martedì 17 marzo 2009

Diario di bordo marzo 2009. Isla Mujeres (Mexico) - Isla Providencia (Colombia)

28 febbraio 2009


Partenza da Isla Mujeres. Ci svegliamo alla solita ora verso le 6.30 del mattino e iniziamo i preparativi per la partenza. Guardiamo le previsioni del tempo in internet e vediamo che la situazione e' leggermente cambiata: i venti prevalenti saranno da nord, nord-est (e quindi ci porteranno proprio dove vogliamo andare), pero' la loro intensita' potrebbe arrivare fino ad oltre 30 nodi. Oltretutto io ho qualche linea di febbre dovuta ad un raffreddore improvviso (ma dico io: si puo' avere il raffreddore ai tropici??), cosi' decidiamo che ci prenderemo mezza giornata per pensarci su e valutare il da farsi. Per prima cosa pero' bisogna preparare la partenza in ogni caso, anche quello in cui non si partisse. Cosi' scendiamo a terra in una piccola spiaggetta laviamo il fondo del dinghy perche' dopo esser stato quasi due mesi in acqua si porta dietro delle "barbe" di alga lunghissime. Poi andiamo a fare l'ultima provvista d'acqua, ultimi saluti e a mezzogiorno decidiamo che "si, dai, e' meglio partire, se no se ci perdiamo questo vento poi e' tutta di bolina fino al Nicaragua". E allora partiamo e salutiamo Isla Mujeres con la sua splendida baia dalle acque trasparentissime. Dopo un paio d'ore a motore per uscire dalle barriere coralline dell'isola tiriamo su le vele e iniziamo a dirigerci verso est con una bolina a 55-60 gradi e i nostri soliti 6-7 nodi di velocita' con vento intorno ai 15. Per cena Fra cucina del filetto di manzo con del cavolfiore saltato in salsa verde piccante. Purtroppo la mia semi-influenza sta peggiornado cosi' non mi sento proprio di mangiare e vado a letto prestissimo imbottita di aspirine. Francesco fa un turno lungo per lasciarmi riposare cosi' io inizio alle 2. Damiana corre tranquilla, il vento sta pian pianino girando e forse per domani saremo gia' con il vento poppa.



1 marzo 2009

Al mattino ci accoglie uno scoscio di pioggia pazzesco. Lo vediamo arrivarci proprio da dietro: nuvole nere ci rincorrono, il vento inzia a soffiare piu' sostenuto mentre una valanga d'acqua scende giu' da tutte le parti. Francesco e' super felice: finalmente potra' avere un po' d'acqua piovana! Certo perche' Fra c'ha un po' questa passione per l'acqua piovana, la raccoglie ogni volta che puo'(non perche' abbiamo bisogno d'altra acqua, ma solo perche' e' pura e buona!). Cosi' dalla randa piovono delle cascate che vengono prontamente travasate in vari contenitori. Passiamo il resto della mattinata in pozzetto degustando acqua piovana e aspettando un po' di sole. Nel primo pomeriggio il vento inzia a farsi sostenuto (20-25), ma noi non lo sentiamo perche' siamo di super lasco a 130 gradi e corriamo veloci anche a 12-13 nodi. Verso sera pero' il vento continua ad aumentare, cosi' diamo la seconda mano di terzaroli e arrotoliamo ancora un po' il genoa. Non riusciamo nemmeno ad inziare i turni che siamo nel mezzo di una sventilata pazzesca. Per due-tre ore facciamo su e giu' dalle onde con 30-35 nodi. Improvvisamente poi un'onda piu' grossa delle altre ci prende proprio di lato e sottocoperta alcuni barattoli cadono facendo un gran rumore... si e' rotto il vasetto della Nutella, sob, che peccato... Quando superiamo i 40 nodi, anche se di lasco e tutti terzarolari, decidiamo che e' meglio aspettare che la tempesta passi e ci mettiamo alla cappa al vento solo con la randa, senza vela di prua. Saranno le 10 di sera quando Fra va a letto ed io decido mio malgrado di restare in pozzetto per la notte perche' le ondone sottocoperta mi fanno venire un po' di mal di mare e poi qualcuno deve pur controllare che non scarrocciamo troppo e che la barca stia tranquilla. Cosi' tra scrosci di pioggia, stelle cadenti e un vento pazzesco me ne sto sdraiata sulla comoda panca del pozzetto aspettando l'alba e una tregua per domattina.

2 marzo 2009

Al mattino il vento e' un po' diminuto, siamo nella norma dei soliti 25-28 che di lasco sono meravigliosi. Uscendo dalla cappa uno degli stopper delle scotte della trinchetta esplode letteralmente e la trinchetta stessa esce in parte dal suo binario. La riarrotiliamo subito e ci rimettiamo in rotta con un fazzoletto di genoa. Il vento soffia sempre sostenuto e noi andiamo veloci. Le onde ormai saranno alte sui 2 metri, 2 metri e mezzo e Damiana scivola via senza alcun problema. Stiamo per raggiungere la punta del Nicaragua.



Domani sara' una giornata impegnativa perche' queste acque sono piuttosto difficili per la navigazione: e' una zona di secche e banchi di corallo estesi con rocce affioranti piu' o meno riportate dalle mappe. Per cena ci facciamo dei toast con prosciutto e formaggio piu' la solita dose di aspirine per me: ormai tra il poco sonno e l'influenza sono in uno stato di stordimento permanente, ma prima o poi passera' anche questa! Nella notte soliti turni, nulla da segnalare.


3 marzo 2009
Vento al solito sui 25-30 sempre di lasco con onde sparse e disordinate, tutta colpa dei fondali bassi. Una miriade di pesci volanti si spaventano al nostro passaggio e saltano a frotte fuori dall'acqua. Intanto noi ci accorgiamo che la rotta che stiamo seguendo ci sta portando proprio nel mezzo di una secca piuttosto estesa, cosi' dobbiamo virare e passare 5-6 ore di bolina per fare il giro intorno al possibile "pericolo". Quando fa buio riprendiamo la rotta stabilita e siamo nuovamente di lasco a 130 gradi. Notte tranquilla con vento sostenuto e grosse stelle cadenti dalle code verdognole. All'alba incrociamo una nave cargo che dopo averci passato accende una grossa luce intermittente rossa. Non sappiamo cosa voglia dire, stava cercando di dirci qualcosa? Noi non proviamo a comunicare via radio e continuiamo per la nostra strada. Visto che il vento non accenna a calare e che abbiamo anche diverse perdite da un po' tutti gli oblo' e i portelloni, senza contare che un altro stopper si e' rotto (purtroppo tutti quelli di plastica sono destinati a vita breve, per questo noi li preferiamo di metallo), insomma, decidiamo che potremmo fare una sosta all'Isla Providencia, una piccola isola che sta di fronte alla punta del Nicaragua, ma che appartiene alla Colombia. Se tutto continua cosi' dovremmo arrivarci domani nel pomeriggio. Per cena frittata con le zucchine e soliti turni.



4 marzo 2009

Vento sempre costante da nord est a 25-30 nodi. Damiana corre senza problemi diretta all'Isla Providencia e noi ce ne stiamo seduti in pozzetto a controllare le vele e bagnarci con le ondate. Oggi e' nuvoloso cosi' l'immensa distesa blu e' diventata improvvisamente grigia e minacciosa, anche seil vento e' sempre quello di prima. Poco prima del tramonto avvistiamo l'isola in lontananza, facciamo un paio di strambate per prenderla dalla direzione giusta e in un paio d'ore dovremmo essere la'.



Infatti, per l'ora di cena siamo ancorati nella piccola baia della isla mentre il vento se possibile sta aumentando di nuovo. Altre barche sono gia' qui al riparo e tutti ci salutano sorridenti. Buttiamo l'ancora in 2 metri d'acqua e mettiamo un pochino d'ordine su Damiana. Mentre Fra ripone le mappe e da' una rassettata sottocoperta, io stendo tutte le cerate e i nostri vestiti umidi nell'ultimo barlume di sole, anche se spero che nella notte piova cosi' da lavarne via il sale senza sprecare l'acqua del serbatoio. Per cena mangiamo dei tacos con chayote (zucca messicana), carote e longaniza de Valladolid (una specie di salsiccia affumicata e piccante tipica della cucina yucateca). Ci beviamo una birretta in due e alle 8 siamo gia' a letto.


5 marzo 2009
Ci svegliamo alle 6 ancora un po' storditi, forse dalle troppe ore di sonno tutte insieme. Quando chiamo la Capitaneria per avere il permesso di scendere a terra verso le 9 il vento soffia ancora molto forte. Montiamo il dinghy e dopo una mezz'oretta siamo negli uffici dell'immigrazione colombiana con un giovane ufficiale della marina militare e il nostro agente marittimo locale. Le pratiche sono velocissime e in un quarto d'ora siamo gia' a passeggio per il minuscolo paesino.


Quest'isola in passato fu abitata da diverse comunita' di pirati, tra cui il piu' famoso pirata Morgan, mentre ora ci vivono circa 10000 persone sparse nei molti villaggetti costieri. Ispezioniamo alcuni dei piccoli empori della via principale e scopriamo divertiti che vendono la pasta Corticella prodotta a Bologna e lambrusco in quantita' industriali! Curiosiamo ancora un po' e poi decidiamo di tornare in barca per iniziare le consuete riparazioni. Appena arrivati da Damiana abbiamo una delle situazioni peggiori che possano capitarci: la cima d'ancora per la vecchiaia si spezza lasciando l'ancora sul fondo e noi alla deriva per la baia. Proviamo a gettare l'ancora di riserva ma, essendo un'ancora da roccia, non riesce a far presa su questo fondale di sabbia e alghe. Grazie al cielo pero' avevamo legato un piccolo galleggiante alla prima ancora, cosi' Fra si butta in acqua per recuperarla, mentre io mi faccio dei gran giri in tondo con Damiana. E' come se ti dicessero di fare dei giri in tondo con un tir nel parcheggio affollato di un supermercato, visto che Damiana e' piuttosto grande, lo spazio di mare intorno a noi poco, e le altre barche ancorate molto molto vicine. Insomma, alla fine ce la facciamo con non poca fatica e anche con un po' di preoccupazione. A meta' del pomeriggio siamo di nuovo ancorati, ma decidiamo di montare un'altra ancora di riserva, non si sa mai, meglio averne una pronta nel caso in cui ce ne fosse bisogno di nuovo. Questo super lavoro dell'ancoraggio oggi ci ha stancato piu' della traversata. Per cena strangozzi con sugo di pomodori, olive e capperi e per dessert uno scacchetto di cioccolata. Mettiamo l'allarme d'ancora sul gps e andiamo a letto sperando di non doverci pensare piu'.



Pensiamo di fermarci qui per un po'. L'isola e' splendida con la sua tranquillita' e i volti sorridenti dei rasta in motorino. Abbiamo fatto amicizia con alcuni locali e con alcuni barcaioli davvero singolari e le giornate passano serene tra riparazioni, giri in bicicletta e chiacchiere con gli abitanti dell'isola. Senza fretta ci prepariamo a riprendere il mare, vi abbraccio tutti, a presto


venerdì 27 febbraio 2009

Riparazioni


Bene, eccoci qui. In molti ci hanno chiesto che cosa stiamo facendo in questo periodo, quando pensiamo di ripartire e se tutto sta procedendo bene.

Dunque, da una decina di giorni abbiamo lasciato la marina dove "alloggiavamo" e ci siamo trasferiti poco distante all'ancora nella spaziosa baia dell'isola Mujeres.


Come avevo scritto precedentemente siamo stati costretti a questa sosta obbligata per via di un corto circuito nel motorino di avviamento del motore e per fortuna a Cancun si trova una delle agenzie della Yanmar che vende i pezzi di ricambio. Cosi' dopo due settimane di attesa, il pezzo e' finalmente arrivato dagli Stati Uniti, ha passato la dogana e ora e' tornato al suo posto grazie alle sapienti mani del nostro meccanico David, che lavora qui all'isola aggiustando i motori dei gringos barcaioli e facendo ovviamente un sacco di soldi alla faccia loro!

David e' un ometto tranquillo con degli
splendidi occhi verde smeraldo eredita' dei conquistadores secondo lui. Non ha un vero e proprio taller mecanico: il suo laboratorio e' un piccolo garage di cemento dove si trova un po' di tutto, una miriade di cianfrusaglie che David conserva perche' "non si sa mai che possano tornare utili". Poi proprio di fronte c'e' un grande albero con appeso questo cartello che io trovo adorabile:



Passiamo molte ore con lui a chiacchierare, anche dopo che il problema con il motore e' stato risolto: David mi racconta della sua famiglia che vive a Merida e mi fa vedere le foto della sua bimba piu' piccola sul telefonino. Mi dice che prima di lavorare qui guidava i pulmini che portano i turisti a vedere le rovine maya, ma il lavoro era troppo stressante per lui e cosi' dopo sette anni ha smesso. In fondo la meccanica e' sempre stata la sua passione e quindi un giorno e' arrivato all'isola per un lavoretto ad un motore e non se n'e' piu' andato. Aggiunge poi ridendo sotto i baffi "Sai qui alla isla ci sono solo due meccanici, di lavoro ce n'e' sempre tanto e i gringos pagano bene... e poi io sono il piu' bravo!"

Visto che ci rimanevano ancora una decina di giorni da passare attraccati al molo abbiamo deciso di sostituire le reti tra lo scafo centrale di Damiana e quelli laterali... stavano letteralmente cadendo a pezzi, sbriciolandosi sotto il nostro peso affaticate dagli ultravioletti.


Abbiamo provato a chiedere un preventivo ad una ditta statunitense per confezionarci delle nuove reti. Risultato? Sei settimane di tempo e oltre 2000 dollari di spesa... decisamente troppo per il nostro modesto bilancio famigliare! Cosi' abbiamo pensato di farcele da noi le reti: abbiamo
comprato decine e decine di metri di rete da pesca, l'abbiamo misurata (sbagliando anche e dovendo rifare tutto daccapo), l'abbiamo tagliata, abbiamo fatto l'orilla (ossia il contorno alle reti con un filo resistentissimo) e poi le abbiamo montate du Damiana.


Ora abbiamo delle reti nuove di zecca,
molto piu' belle e comode delle precedenti e soprattutto vuoi mettere la soddisfazione personale di fare bene qualcosa che non avevi mai fatto prima senza spendere pressoche' quasi niente? Certo e' stato un lavoro lungo e a tratti faticoso, ci sono volute quasi due settimane lavorandoci in due tutti giorni, ma ora possiamo camminarci sopra e appoggiarci le vele senza paura che ci finiscano in mare.



Un altro problema che avevamo sempre rimandato riguarda poi il bagno di Damiana: diciamo cosi'che il water non ha praticamente mai funzionato, o ha funzionato a singhiozzo giusto il primo mese che stavamo a bordo. Ora Fra sta cercando di aggiustarlo, lo avremo smontato almeno 5 o sei volte, abbiamo cambiato tutte le guarnizioni e ora sembra andare un pochino meglio... in ogni caso la nostra prossima spesa per Damiana sara' comprare un water nuovo, chissa' magari ci riusciremo gia' a Panama...


Un'altra piccola seccatura e'stata una riparazioncina sullo scafo sx di Damiana: quando entrammo alla marina senza motore agganciati ad una lancia di servizio andammo a sbattere con lo scafo contro il molo. In realta'Damiana non si e' fatta nulla, pero' lo scafo andava riparato; cosi' dopo aver tappato il "buco" con materiale epossidico lo abbiamo cartavetrato un pochino per dargli la forma originale e poi ricoperto di vernice (gel coat) per non lasciarlo esposto agli ultravioletti. E' un po' come se Damiana si fosse sbucciata il ditone del piede sinistro...
In tutto cio' ci si e' messa pure una brutta infezione all'orecchio che ha costretto il povero Fra a delle dosi da cavallo di antibiotico;
le infezioni di questo tipo sono molto frequenti nei climi tropicali, quindi nulla di cui preoccuparsi, pero' non abbiamo potuto pensare di ripartire prima che il ciclo di medicine fosse terminato.

Cosi'ora ce ne stiamo all'ancora tranquilli a fare decine di altri lavoretti che avevamo lasciato indietro, dopotutto queste quasi sette settimane di sosta ci hanno consentito di mettere a posto Damiana come mai avevamo avuto modo (e tempo) prima.



Certo i lavori da fare sarebbero ancora molti, chi ha una barca
lo sa che la manutenzione e' infinita e quando ti sembra che tutto sia a posto altre mille piccole cose vengono fuori e chiedono attenzione. Giusto ieri abbiamo scoperto di avere una perdita d'acqua dall'albero motore, ma grazie al cielo Fra e' riuscito ad aggiustarlo con l'aiuto del nostro broker Dennis che via e-mail ci ha spiegato come fare! Meno male!!

Oggi siamo stati alla Capitania de Puerto a fare i documenti di uscita, quindi pensiamo di partire domatina diretti (finalmente) a Panama. Probabilmnete non faremo soste, ci piace troppo passare del tempo in mare, cmq proprio sulla rotta ci sono alcune isolette che offriranno protezione e riposo nel caso in cui ne avessimo bisogno! Contiamo di coprire la distanza da qui a Bocas de Toro (Panama) in una settimana, ma anche meno se il vento sara' favorevole.
Ci sentiamo alla prossima, vi abbraccio

mercoledì 25 febbraio 2009

Molti ci dicono "Beati voi!"

Spesso ci capita che vari conoscenti, quando si parla della nostra scelta di vita, ci dicano "Beati voi!" cio' sottende in altre parole alla domanda, che mai ci rivolgono direttamente, ma invece porgono ai nostri parenti o amici piu' stretti "Ma come fanno senza lavorare?" ovvero "Sono ricchi?".
Vorrei dare di seguito in questo mio primissimo post risposta a questi interrogativi.
Anticipo che il costo di una barca come Damiana e' la meta' o meno di un monolocale a Bologna, giusto per mettere in prospettiva le considerazioni che seguono.
Quando ero, cosi' si dice, produttivo ricevevo uno stipendio o mi guadagnavo da vivere professionalmente come tanti.
Anno dopo anno, facendomi i conti in tasca, sia come impiegato che come lavoratore autonomo, ho verificato che il guadagno lordo di ognuno di noi viene decurtato come segue:

Tasse 30-40%
Affitto o Mutuo 20-30%
Servizi 10-20%

Per i piu' fortunati che gia' posseggono casa la seconda voce e' da omettere e vedranno dal 40% al 60% dei loro guadagni andarsene.
Per chi e' in affitto o sta acquistando casa il drenaggio va dal 60% fino al 90%.
Tradotto in tempo lavoriamo da 4,8 mesi fino a 10,8 mesi all'anno per devolverli in vari modi.
Ci troviamo a dedicare da meta' alla quasi interezza del tempo lavorativo per avere il privilegio di stare nell'ambiente produttivo.
Ho quindi pensato di provare a rinunciare a questo privilegio e valutare le alternative.

Con i risparmi ho comprato Damiana, la nostra casa "viaggiante".
Guadagnando praticamente nulla, pago in proporzione pochissime tasse.
Niente piu' affitti o mutui.
Quanto ai servizi, non abbiamo bisogno di riscaldamento, il vento ed il sole ci forniscono eletticita', abbiamo qualche spesa per telefonare ai genitori per fargli sapere che stiamo bene, consumiamo qualche litro di gasolio all'anno per far manovra nei porti, capita ogni tanto qualche spesa straordinaria per la manutenzione.
Per destrezza e magia il vento ci spinge gratuitamente per migliaia di chilometri.

Per mangiare si pesca ed il costo degli alimentari nella maggioranza dei Paesi che visitiamo e' estremamente limitato, circa 150-200 Euro al mese per due persone inclusi alcolici e carne che sono le voci piu' costose.

L'immagine da spot pubblicitario della vita da nababbi a bordo di uno yacht di lusso e' assai lontana dalla nostra, fatta di frugalita' e duro lavoro da marinai di un tempo.
E' nostra profonda convinzione che la maggior parte dei nostri amici, parenti, e conoscenti non resisterebbero molto a queste condizioni di vita poiche' rinunciare all'ovatta delle societa' industrializzate e' cosa assai difficile, simile alla difficolta' per molti di smettere di fumare o di disintossicarsi dall'eroina o psicofarmaci.
Ed e' vero anche che e' una questione di gusti, e che la vita in barca a vela deve veramente piacerti, motivo per cui mi ritengo fortunato (ed a maggior ragione ad avere una sposa con gli stessi gusti).
Questa scelta di vita mi ha premiato in due modi particolari: innanzitutto, ora ho tanto tempo da dedicare a mia moglie e a pensare a cio' che voglio invece che a cio' che mi porta o puo' portare guadagno; poi il contatto con la natura e tanta gente che non avrei altrimenti mai incontrato e' inestimabile.

Francesco

lunedì 26 gennaio 2009

Volevamo andare a Panama... e invece siamo finiti in Messico!

3 gennaio 2009

Partenza da Monkey Bay Marina, Rio Dulce, Guatemala. La giornata comincia presto al mattino quando, verso le 7, veniamo aiutati da tutti i barcaioli a spostare Damiana e ad uscire dalla marina. Ci aspettano circa 4 ore a motore per uscire dal fiume e raggiungere Livingston, il porto di uscita, dove dobbiamo ritirare il nostro ZARPE (check-out) per Bocas de Toro, Panama.


Arriviamo a Livingston verso mezzogiorno, facciamo i documenti necessari e poi ci dilunghiamo nelle ultime compere per spendere tutti i Quetzal che ci sono rimasti nel borsellino. Alle 15 siamo pronti a ripartire, cosi' Francesco salpa l'ancora mentre io sto al timone. Vogliamo raggiungere un ancoraggio vicino e passare li' la notte per poi partire presto domattina. Al tramonto buttiamo l'ancora a Cabo Tres Puntas nella baia di fronte a Livingston. E' gia' buio quando seduti in pozzetto ci godiamo un meritato mohito dopo questa giornata piena di cose da fare.

Grassetto 4 gennaio 2009

Partenza da Cabo Tres Puntas, Guatemala diretti a Panama. Ci svegliamo verso le 5.30, cosi' dopo aver smontato il battellino e sistemato le ultime cose alle 7.00 siamo pronti a partire. Il vento e' leggero (10 nodi) e visto che siamo di lasco proviamo per la prima volta ad armare il gennaker. Durante la mattinata il vento inizia a ruotare lentamente. Nel pomeriggio ci ritroviamo di bolina con il genoa costretti a fare dei bordi per risalire al largo lungo la costa del Belize e trovarci poi pronti a virare verso la punta del Nicaragua evitando le molte isole dell'Honduras.


Damiana va veloce (7-8 nodi) anche perche' nel frattempo il vento e' aumentato e verso sera abbiamo 20-25 nodi costanti e una fastidiosa onda lunga che ci fa beccheggiare non poco. Per stare tranquilli durante la notte, decidiamo di dare un paio di mani di terzaroli e arrotolare un po' il genoa, cosi' da ridurre la velocita' ed evitare di cadere dalle onde troppo bruscamente. Per cena Francesco cucina un'ottima pasta con panna, zucchine e salmone affumicato, peccato che io non la possa assaggiare: da tre giorni infatti mi porto dietro un fastidioso virus gastro-intestinale che non mi consente di mangiare nulla, uff! Cosi' mentre Francesco e Nussi si godono la cena in pozzetto io vado a letto pronta a iniziare il mio turno come sempre verso la mezzanotte. Quando inizio il turno il vento e' ormai piuttosto teso (25-30) e la bolina non e' cosi' piacevole come prima, anche perche' abbiamo dovuto stringere di piu' il vento e ora siamo a 35 gradi. Damiana corre tra le onde ed io mi sento tranquilla malgrado il turbinio, mentre cerco di combattere i dolori di stomaco a cui ovviamnente si e' aggiunto anche il mal di mare!
Verso le 4 del mattino sono pero' costretta a svegliare Francesco perche' una nave cargo mi sembra troppo vicina e infatti siamo quasi in rotta di collisione. Poco male, viriamo e un minuto dopo siamo di nuovo in rotta perfetta. Ed ecco che accade l'imprevisto. Improvvisamente il motore si accende da solo e non ne vuole sapere di spegnersi. Allora Francesco chiude la valvola del serbatoio del diesel e dopo una decina di minuti il motore si spegne. Che cosa bizzarra! Fra torna a letto ed io finisco il mio turno alle 6.30. Al motore penseremo domani.


5 gennaio 2009


Con le prime luci ci rendiamo conto di cosa e' successo al motore: corto circuito del motorino di accensione causato dall'acqua di mare entrata nel vano motore e che e' andata a bagnare proprio l'interruttore. Fra prova a vedere se e' possibile aggiustarlo, ma l'interruttore si e' completamente bruciato e infatti nella cabina di poppa c'e' un botto di fumo. In ogni caso il motore ora non si accende piu', bisogna cambiare il pezzo che si e' rovinato per via del corto circuito. Cosi' Francesco decide che il posto piu' vicino dove possiamo trovare pezzi di ricambio, o farli arrivare dagli Usa, e' Cancun, Messico. Che peccato, eravamo ormai pronti per virare verso sud in direzione del Nicaragua, ma Francesco ha ragione e poi ci serve il motore in perfette condizioni per passare il canale di Panama. Cosi' continuiamo in direzione nord lungo la costa del Belize, al largo, sempre di bolina a 35 gradi con 20-25 nodi e le solite ondone panciute. La nostra destinazione ora e' Isla Mujeres, proprio di fronte alla citta' di Cancun. La giornata passa veloce con il vento in faccia e 7-8 nodi di velocita'.


Per cena Nussi prepara delle patate bollite, che riesco finalmente a tenere nello stomaco. Nella notte soliti turni e una miriade di stelle cadenti e navi cargo da schivare.



6 gennaio 2009


Alle 6 quando finisco il turno la giornata si preannuncia buona con vento piu' moderato (10-12 nodi) e una bolina piu' larga (60 gradi). Cosi' mi godo un panino al formaggio per colazione con uno slendido sole.


Ora pero' abbiamo un altro problema: stiamo andando troppo veloci, se continuiamo cosi' saremo all'Isla Mujeres nel bel mezzo della notte! Cosi' io e Fra proviamo di tutto, terzaroliamo il piu' possibile, riduciamo la vela di prua, ma niente. Damiana non scende sotto i 6-7 nodi. Durante la notte il vento aumenta fino a 25-27 nodi cosi' siamo costretti a metterci alla cappa per qualche ora se no rischiamo di andare a sbattere contro l'isola! Passo tutto il mio turno alla cappa, aspettando le prime luci per rimettere Damiana in rotta.



7 gennaio 2009


Arriviamo in vista dell'isla Mujeres verso le 9 del mattino. Il vento e' leggero e siamo al lasco, ma senza motore! Cosi' dopo aver chiamato via radio per un tot di volte la Capitania De Puerto, finalmente vediamo arrivare un motoscafozzo addetto al recupero in mare che ci traina fino dentro al porto dove buttiamo l'ancora.


L'ufficiale della Capitania consente ad un solo membro dell'equipaggio di scendere a terra per fare i documenti e Francesco mi spedisce immediatamente sul motoscafo non volendo avere niente a che fare con le questioni burocratiche dicendo "tu parli meglio lo spagnolo, quindi vai tu!" Cosi' mi ritrovo a terra, nell'ufficio della Capitania con ancora addosso i guanti da barca e con tutti i vestiti macchiati di sale... come mi sento fuori posto di fronte a questi ufficiali eleganti ed immacolati. Loro pero' sembrano capire il mio imbarazzo e si divertono a parlare con me spiegandomi la procedura ed aiutandomi a compilare i moduli. La prima tappa e' all'uffico di sanita' internazionale dove, per evitare un'ispezione della barca, mi faccio visitare da questo giovane dottorino adducendo alcuni postumi di quel virus intestinale. In un quarto d'ora ho il mio modulo firmato e non saremo costretti a buttare tutta la frutta e verdura comprata in Guatemala, meno male! Purtroppo l'addetta all'Immigrazione non c'e' e cosi' mi dicono di aspettare qualche ora. Alle 4 del pomeriggio ancora non si vede nessuno, cosi' decido che tornero' domani, anche perche' nel frattempo sta diluviando e le strade di questa minuscola isola sono diventate dei fiumi in piena regola. Chiamo Fra con il mio VHF portatile e una decina di minuti piu' tardi lo vedo arrivare con il battellino. Ho comprato peperoncini habanero e birrette gelate per tutti, cosi' festeggiamo l'arrivo e la documentazione a meta' seduti in pozzetto di fronte ad uno splendido tramonto.





8 gennaio 2009


Alle 9 Francesco mi accompagna a terra con il battellino, cosi' che possa terminare le pratiche di ingresso. Per fortuna stamattina la Migration e' aperta e cosi' dopo aver firmato una quantita' assurda di moduli e pagato i visti alla banca, posso finalmente tornare alla Capitania per il permesso di navigazione. Ora posso chiamare Francesco e Nussi via radio per farli scendere a terra! Passiamo il resto della mattinata in giro per l'isola che e' piena di turisti e negozietti di souvenir. Facciamo la spesa e nel pomeriggio ci trasferiamo alla Marina Paraiso dove staremo per il prossimo mese, fino a che Nussi tornera' in Italia e noi saremo (spero) pronti a ripartire con il motore funzionante.

Quando mi sento triste per questa sosta obbligata penso che la vita dei cruisers e' anche questa: far manutenzione alla barca in luoghi "esotici", parlare con la gente, impazzire per la burocrazia e apprezzare quello che ci circonda ogni giorno. In attesa di riprendere il mare potremo ultimare le migliorie a Damiana e visitare le zone archeologiche maya dello Yucatan... col pensiero all'immensita' che sta la' fuori e ci sta aspettando.

martedì 13 gennaio 2009

Copan (Honduras)

A pochi chilometri dal confine sud-est del Guatemala si trova la graziosa cittadina di Copan, in Honduras, che sorge proprio accanto alle rovine maya. Da Rio Dulce abbiamo preso un autobus diretto fino al punto di confine chiamato El Florido (6-7 ore circa) e poi da qui si prosegue con un piccolo van dopo aver sbrigato le formalita' di ingresso alla Migration hondurena.
Le rovine archeologiche di Copan sono considerate alcune tra le piu' interessanti del Centro America vista la presenza di moltissime iscrizioni e vista anche la portata dei ritrovamenti. Il parco archeologico non e' molto vasto, certo meno spettacolare di Tikal, ma in un certo senso forse piu' affascinante. Si tratta di poche strutture in parte ricostruite che rappresentavano il centro politico, culturale e religioso della comunita'. Cosi' qui troviamo un minuscolo campo per il gioco della pelota, il palazzo del re, uno stadio con gradinate per le adunate militari e civili e la spettacolare scalinata geroglifica che portava al tempio sede della classe sacerdotale. Ecco qui sotto il campo per il gioco della pelota e la scalinata con le iscrizioni coperta da un ampio telone per proteggerla dalla pioggia:




Il parco e' ben tenuto e passeggiare in mezzo alle rovine e' assolutamente rilassante cosi' come scalare le piramidi e godersi la vista dall'alto, proprio come avranno fatto a loro tempo i re della comunita'. Questa infatti fu una delle aree maya piu' attive fino al 1200 circa, secolo in cui la zona venne a poco a poco abbandonata a causa dell'eccessivo sfruttamento agricolo e delle continue inondazioni dovute all'erosione della valle. Nel 1576 Diego Garcia de Palacios al servizio della corona di Spagna riporto' di aver viaggiato attraverso la regione e di aver visto le rovine, ma queste rimasero sepolte nella giungla fino al 1839 anno in cui una spedizione di archeologi americani inizio' ad interessarsene.

Uno dei "pezzi forti" e' sicuramente l'altare Q, o altare dei 16 sovrani di Copan: si tratta di un blocco rettangolare di pietra sui cui lati sono scolpite 16 figure, quattro per ogni lato. Una delle prime ipotesi nell'interpretazione porto' a credere che le figure rappresentassero una riunione dei 16 migliori astronomi maya venuti a Copan da molto lontano per osservare un qualche fenomeno celeste. Piu' recentemente invece gli archeologi hanno pensato che le 16 figure in realta' stiano a rapppresentare i 16 sovrani di Copan, ipotesi confermata poi anche da altre fonti figurative. Qui sotto un particolare dell'altare:


Come a Tikal anche qui e' difficile contenere l'esplosiva natura della foresta pluviale e cosi' splendidi alberi crescono proprio sopra alle rovine creando scorci spettacolari.



Accanto al parco archeologico si trova anche un museo dove vengono conservate sculture, bassorilievi e alcune spettacolari strutture sepolcrali e abitative. A pochi chilometri da queste rovine sono state ritrovate infatti decine di tombe anche monumentali ricostruite per intero all'interno del museo.
Dopo aver passato l'intera mattinata alle rovine (anche se per una come me non sarebbe stata sufficiente una settimana...) abbiamo deciso di visitare un piccolo allevamento di farfalle. All'interno di una grande serra con le pareti di garza e zanzariera abbiamo potuto osservare da vicino decine di differenti tipi di farfalle, un'esperienza davvero pazzesca!







A qualche chilometro di distanza dall'allevamento di farfalle si trova un centro specializzato per la cura e l'aiuto degli uccelli tropicali, cosi' dopo una breve corsa su uno dei buffi taxi locali chiamati tuk tuk, niente meno che delle piccole ape car rosse, ci troviamo di nuovo immersi nella foresta tra una miriade di pappagalli e tucani. Peccato pero' che alcuni siano costretti nelle voliere.



Alla fine del giro e' possibile prendere confidenza con i volatili... eccone un esempio pratico! Aggiungo che tutti noi ci siamo sottoposti a tale "esposizione" e che uno dei tre pennuti e' riuscito persino a farmi un buco nella giacca con il suo becco aguzzo... chissa' probabilmente cercava del cibo!


Ed ecco per ultimo il nostro preferito, e' cosi' buffo con quel becco sproporzionato! Pero' anche molto tranquillo, tanto che si e' lasciato avvicinare senza paura per farsi fare un vero servizio fotografico! Bello il tucano, eh?

mercoledì 24 dicembre 2008

Guatemala mon amour

L'impatto con questo Paese non e' sicuramente dei piu' facili. All'inizio mi sentivo disorientata, come impaurita da questo luogo cosi' diverso dal Messico dove ormai ci eravamo "quasi" stabiliti. Cosi' quando e' arrivato il momento di andare a prendere Nussi all'aeroporto di Guatemala City abbiamo pensato di cogliere l'occasione per conoscere un po' l'interno e la sua storia.

Guatemala City e' un mostro di traffico, smog e poverta' dove le case hanno inferriate ad ogni finestra e le terrazze sono recintate da filo spinato. L'unica zona dove si puo' alloggiare senza troppi problemi di ruberie e' la zona 9-10, il quartiere dove sorgono i grandi alberghi e i centri commerciali. Le strade sono strette e ovunque si vedono passare motorette, automobili, carretti dei gelati, carri trainati da muli, ragazze che portano sulla testa grandi ceste colme di comida o frutta... Sicuramente l'energia di questa citta' e' incredibile, cosi' terribile e cosi' affascinante allo stesso tempo. Il contrasto tra i quarieri ricchi e los suburbios fatiscenti e' cosi' stridente che spesso fa male anche solo guardar fuori dal finestrino del taxi. Dopo una notte a Guatemala City abbiamo deciso di trasferirci a La Antigua Guatemala, o solo Antigua come la chiamano tutti, ovvero la antica capitale che dista piu' o meno 45 Km.
Antigua e' una citta' singolare: fondata nel XVI sec. da colonizzatori spagnoli, venne abbandonata in seguito al devastante terremoto del 1773 che la rase al suolo. Circondata da tre imponenti vulcani attivi, Antigua e' diventata ora uno dei principali centri turistici del Paese.




L'antica citta' distrutta dal terremoto sopravvive accanto ai nuovi edifici, cosi' camminando per le strade di ciottoli si passa accanto a splendide cattedrali diroccate e monasteri mezzi crollati: sembra quasi di trovarsi all'interno di un set cinematografico piuttosto che in una minuscola cittadina nel bel mezzo del Guatemala!



L'atmosfera qui e' davvero rilassata. Pur essendo quasi esclusivamente una citta' votata al turismo, Antigua riesce a mantenere una sua propria originalita' e il fervore culturale della popolazione giovanile si fa sentire forte. Ogni sera ci sono spettacoli e concerti tra le rovine illuminate e rassegne cinematografiche internazionali.

Per non parlare poi della moltitudine di chiese sopravvissute (in parte) ai vari terremoti dove i riti cristiani si mescolano alle antiche tradizioni religiose maya in un sincretismo colorato ed estremamente interessante per noi che arriviamo da un mondo cosi' distante in tutti i sensi.



Da Antigua in circa 4-5 ore di autobus si arriva al lago Atitlan, un grande specchio d'acqua cristallina che sorge proprio nel cratere di un vulcano ed e' circondato a sua volta da altri vulcani piu' o meno attivi. Il viaggio per raggiungerlo e' lungo ed emozionante visto che le strade spesso non sono in buone condizioni e soprattutto l'orografia del Paese non consente lunghi tragitti pianeggianti. Cosi' siamo passati attraverso campi di mais e carote, colline scoscese coltivate diligentemente fino a sfidare la gravita' e a una miriade di piccoli villaggi dove le tradizioni maya sopravvivono senza difficolta' grazie all'ancora relativo isolamento in cui si trovano questi luoghi.



Atitlan e' meraviglioso. Per pochi Quetzal (la valuta guatemalteca) si puo' prendere una lancia e farsi accompagnare nei vari paesini che sorgono sulle rive del lago. Da Panajachel in una mezz'ora si arriva a San Pedro la Laguna e poi con un piccolo traghetto si puo' raggiungere Santiago Atitlan.


Quest'area e' anche l'area in cui si venera il Maximon (si pronuncia Ma-sci-mon): questa divinita' e' probabilmente nata da una commistione tra la figura di Pedro de Alvarado, conquistatore del Guatemala e la figura biblica di Giuda. A Santiago Atitlan abbiamo avuto la possibilita' di incontrare il Maximon e, dopo la dovuta offerta, ho potuto scattare anche una foto. Eccolo per voi:

Il Maximon e' una figura di legno vestita con drappi colorati che sta sempre a fumare un grosso sigaro. Per questo gradisce offerte di sigarette, sigari e rhum! Accanto al Maximon altre figure di Santi di sicura ispirazione cristiana lo accompagnano e lo proteggono. I locali bruciano incensi profumati e mantengono un fuoco acceso per lui recitando infinite preghiere in una lingua sconosciuta. La tradizione vuole che il Maximon qui ad Atitlan "si sposti" da un villaggio all'altro per mantenere un equilibrio nel potere delle forze divine e per essere onorato equamente da tutti gli abitanti della zona.

Il lago con i suoi vulcani e' uno spettacolo maestoso, penso che sarei potuta restare un'intera giornata in sua contemplazione. L'atmosfera qui e' cosi' pacifica e tranquilla e l'aria di montagna rende tutto cosi' pulito, i vulcani infatti sono quasi tutti al di sopra dei 3000 metri di altezza.



Altro luogo da non perdere e' Chichicastenango nel giorno del mercato. Chichi e' una citta' strana e affascinante. Per arrivarci il viaggio da Antigua porta via quasi 6 ore, ma solo perche' la strada e' in ristrutturazione e praticamente si percorrono decine di chilometri lungo un cantiere a cielo aperto. Il mercato di Chichi e' quanto di piu' confuso e colorato si possa immaginare... qui si trova di tutto tra le centinaia di bancarelle fittissime. Qui sotto luna foto della scalinata della chiesa di Santo Tomas: i rituali maya si sono intrecciati con la religione portata dai conquistadores e all'interno della chiesa decine di persone spargono fiori colorati sul pavimento e accendono candele per gli antenati che credono siano sepolti proprio li' sotto.

L'atmosfera del mercato e' piena di energia e bisogna lottare con ogni venditore che cerca di portare a casa la giornata. Qui e' d'obbligo la contrattazione anche per pochi quetzal, cosi' dopo qualche ora trascorsa alla ricerca di qualche buon affare ci trasferiamo nella sezione del mercato coperto, dove si vende soprattutto frutta e verdura.




Il mercato di Chichi e' stata un'esperienza meravigliosa. Ancora adesso quando ci ripenso, gli occhi mi si riempiono di colori! In effetti tutto quello che ho potuto vedere in Guatemala mi ha estremamente entusiasmata. Superate le difficolta' iniziali, questo Paese mi ha conquistata con i suoi colori, i suoi rituali antichi e la riservata allegria della sua gente. Senza dubbio uno dei luoghi piu' affascinanti che abbia mai visitato fino ad ora e dove spero di tornare un giorno non troppo lontano.
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