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giovedì 16 aprile 2009

Isla Providencia (Colombia)

Ricordo che l'ufficiale della Migration ci chiese: "Quanto avete intenzione di fermarvi a Providencia?" E noi: "Mah, probabilmente 5 o 6 giorni, giusto un breve scalo tecnico per fare alcune riparazioni mentre aspettiamo che il vento si calmi un po'... poi vorremmo dirigerci verso Panama". Come si suol dire... le ultime parole famose! Alla fine a Providencia ci siamo rimasti per un mese e se il nostro visto non fosse scaduto, probabilmente ci saremmo fermati ancora.

Providencia mi ha totalmente folgorato.
Un'isola minuscola (solo 18 Km il perimetro) nel mezzo del Mar dei Caraibi dove il turismo praticamente ancora non esiste. Gli unici visitatori sono quelli che arrivano qui in barca a vela e che si fermano per un breve scalo o per qualche settimana. La baia di fronte al paese di Old Providence e' piuttosto ampia e puo' ospitare anche una trentina di imbarcazioni, se non di piu'. Certo pero'nei weekends arrivano alcuni piccoli aerei con poche decine di turisti che si "nascondono" per tre giorni nei loro hotels prima di ritornare a Bogota' o in Costa Rica.

Due volte alla settimana invece arrivano i rifornimenti dalla vicina Isla San Andres, molto piu' sviluppata dal punto di vista economico e turistico. Gia' perche' a Providencia non c'e' nulla, nel senso che lo sviluppo dell'agricoltura si e' perso nell'ultimo secolo e cosi' si deve importare tutto. Ci raccontano che una volta, fino ad una cinquantina di anni fa, Providencia era una sola distesa di aranceti, palme da cocco e tamarindi e che gli abitanti dell'isola riuscivano addirittura ad esportare la frutta a Panama o in Costa Rica. E ora che fine hanno fatto tutte quelle coltivazioni? "Gli alberi si ammalarono e morirono e poi nessuno li pianto' nuovamente" ci dice Frank, che avra' si e no vent'anni e aspetta di riprendere il lavoro di meccanico dopo un incidente in motoretta. "E perche'? Cioe' perche' non li ripiantarono? Perche' ora non si coltiva piu' nulla?" "No se, I don't know" con lo sguardo che vaga tra le fronde del suo giardino dove gli alberi da frutto ci sono eccome... cosi' ogni volta che passiamo a trovarlo ce ne torniamo alla barca con una sportina colma di manghi o arance. Frank e' felice di vivere a Providencia, non se ne vuole andare via come molti dei giovani di qui, che trovano un impiego a San Andres o in continente e poi non ritornano piu' indietro. E cosi' mentre ci fa vedere gli alberi da frutto e il piccolo allevamento di tartarughe della sua famiglia ci parla dell'amore per la sua isola e di come nel corso degli anni le cose siano andate peggiorando. "Una volta qui a Providencia tenevan todo y ahora no tengon nada. Pero' la soluzione non e' fare come a San Andres e costruire grandi alberghi e negozi per il turismo. La soluzione sarebbe aiutare la gente di qui a voler restare qui, trovare il modo di riprendere l'agricoltura, sistemare le strade, regolamentare la pesca... Il problema e' che in questo tempo in cui viviamo la gente pensa solo al dinero e non e' interessata ad altro. E cosi' un'isola come Providencia muore". E lo capiamo bene. Passiamo qualche pomeriggio a parlare di politica con Frank, che sotto quell'aria timida nasconde un piglio da rivoluzionario quando racconta la storia della sua terra.

Certo il clima secco e sempre ventilato consentirebbe di coltivare ogni cosa, anche se il problema principale a quanto pare e' l'acqua. Del rio Agua Dulce che secoli fa forniva scorte d'acqua alle navi di passaggio e' rimasto solo un rigagnolo. L'acqua potabile arriva dal cielo, cosi' ogni casa ha una piu' cisterne nel cortile. Durante la stagione delle piogge si cerca di raccoglierne il piu' possibile per affrontare anche la stagione secca. L'acqua per il bucato, le stoviglie e per lavarsi invece, viene distibuita soltanto determinati giorni della settimana a seconda del livello delle riserve comuni. C'era il progetto di un desalinizzatore, ma poi tutto e' sfumato non si sa bene perche'. "Beh, ma Providencia e' cosi'" ci dice sorridendo Noel che e' tornato qui dopo molti anni passati negli Stati Uniti. Ci ha invitato a casa sua per mangiare il RONDON, il piatto tipico, e cosi' ci perdiamo in chiacchiere mentre Noel grattugia il cocco e taglia a pezzetti la yucca e le patate. Noel ci dice che l'ultimo uragano ha fatto volar via il tetto della casa e che hanno perso tutto quello che avevano, una bella sfortuna se si pensa che a Providencia gli uragani non sono poi cosi' frequenti. La casa della nonna invece, di fianco alla sua, costruita in legno cent'anni or sono non ha fatto una piega, non si e' nemmeno allagata perche' opportunamente rialzata di qualche metro da terra. Cosi' ci ritroviamo in giardino con un piatto di rondon fumante: questa zuppa di pesce e verdura cucinata nel latte di cocco ha un sapore delizioso. Mentre ci accompagna alla spiaggia dove abbiamo lasciato il nostro dinghy, Noel ci dice che lui stesso ancora fatica a capire la mentalita' della sua gente dopo esser stato lontano per tanto tempo. Ha un sacco di progetti per il futuro che potrebbero anche funzionare, se solo le cose a Providencia si muovessero in modo "normale". Il cambiamento fa fatica ad entrare, ma questo e' forse proprio uno dei punti di vantaggio di questo luogo: tutto rimane immobile. Solo le case si incrinano per via dei frequenti terremoti, anche se non crollano, cosi' i paesini assumono un'aspetto quasi surreale con tutti quei muri storti e le colonne pendenti dei porticati. Decine di polli razzolano liberi per i cortili con frotte di ragazzini che li inseguono gioiosi. Non facciamo fatica a comprendere perche' la gente e' cosi' rilassata: avere la fortuna di vivere in una piccola comunita'in un luogo paesaggisticamente meraviglioso, dove si passano i pomeriggi in spiaggia all'ombra di una palma e dove i bambini possono giocare per strada senza problemi di criminalita' alcuna rende sicuramente la vita piu' piacevole di quella a cui siamo stati abituati nella vecchia Europa!


Questa poi e' l'isola di Morgan, il pirata piu' famoso di questi mari, unica vera attrazione turistica del luogo! Henry Morgan in realta' era un ex soldato di ventura inglese che dopo aver partecipato nel 1655 alla presa della Jamaica continuo' a combattere gli Spagnoli come pirata. Cosi'negli anni successivi si impadroni' di una fortuna leggendaria conquistando citta' e miniere d'argento qui e la' per i Caraibi, combattendo gli Spagnoli in Venezuela e in Messico con una serie di prodezze che lo portarono al successo. Al termine del conflitto anglo-spagnolo Morgan fini' nelle prigioni inglesi con l'accusa di pirateria, ma venne graziato da re Carlo II che lo nomino' governatore della Jamaica proprio con il compito di ripulire i Caraibi dai pirati! Morgan aveva una delle sue basi a Providencia, dove si possono ancora vedere i resti del fortino e i cannoni recuperati dalla giungla in anni recenti.


Del suo tesoro si son perse le tracce, comunque c'e' anche chi ha provato a cercarlo qui senza risultati. Noel ci racconta che qualche anno fa una spedizione di europei ha iniziato a sondare il mare qui intorno e che sono riusciti a recuperare qualche altro cannone, qualche pezzo di vasellame e una manciata di monete. Troppo poco per continuare le ricerche, certo sarebbe stato sufficiente per allestire un piccolo museo, ma a nessuno e' venuta l'idea.

Seguendo un sentiero arrabattato tra palme crollate e sottobosco tropicale si arriva ad una roccia singolare chiamata appunto "cabeza de Morgan" perche' ricorderebbe il profilo del piu' famoso abitante del luogo.


All'estremo opposto invece il suo "deretano" troneggia sulle barche all'ancora nella baia!


Facendo il giro dell'isola in bicicletta abbiamo visitato i piccoli paesini sparsi lungo il litorale e le splendide spiagge della zona sud-ovest dove la gente di qui si rilassa ascoltando musica reggae all'ombra mentre i bambini giocano in mare o provano a pescare dagli scogli. I pochi turisti che abbiamo incontrato ci hanno detto che l'isola di San Andres e' molto piu' bella, che c'e' piu' vita e che anche il mare e' piu' brillante, ma per noi Providencia e' uno dei posti migliori dove siamo stati negli ultimi tre anni. E' la sensazione di serenita'che ci ha accolto quando siamo arrivati e che mai ci ha abbandonato durante il nostro scalo. E la disponibilita' e la bellezza della sua gente. E la luce abbagliante del sole, i colori del mare ci hanno come ripulito da tutto lo stress di Cancun e dalle difficolta' della traversata.

mercoledì 25 febbraio 2009

Molti ci dicono "Beati voi!"

Spesso ci capita che vari conoscenti, quando si parla della nostra scelta di vita, ci dicano "Beati voi!" cio' sottende in altre parole alla domanda, che mai ci rivolgono direttamente, ma invece porgono ai nostri parenti o amici piu' stretti "Ma come fanno senza lavorare?" ovvero "Sono ricchi?".
Vorrei dare di seguito in questo mio primissimo post risposta a questi interrogativi.
Anticipo che il costo di una barca come Damiana e' la meta' o meno di un monolocale a Bologna, giusto per mettere in prospettiva le considerazioni che seguono.
Quando ero, cosi' si dice, produttivo ricevevo uno stipendio o mi guadagnavo da vivere professionalmente come tanti.
Anno dopo anno, facendomi i conti in tasca, sia come impiegato che come lavoratore autonomo, ho verificato che il guadagno lordo di ognuno di noi viene decurtato come segue:

Tasse 30-40%
Affitto o Mutuo 20-30%
Servizi 10-20%

Per i piu' fortunati che gia' posseggono casa la seconda voce e' da omettere e vedranno dal 40% al 60% dei loro guadagni andarsene.
Per chi e' in affitto o sta acquistando casa il drenaggio va dal 60% fino al 90%.
Tradotto in tempo lavoriamo da 4,8 mesi fino a 10,8 mesi all'anno per devolverli in vari modi.
Ci troviamo a dedicare da meta' alla quasi interezza del tempo lavorativo per avere il privilegio di stare nell'ambiente produttivo.
Ho quindi pensato di provare a rinunciare a questo privilegio e valutare le alternative.

Con i risparmi ho comprato Damiana, la nostra casa "viaggiante".
Guadagnando praticamente nulla, pago in proporzione pochissime tasse.
Niente piu' affitti o mutui.
Quanto ai servizi, non abbiamo bisogno di riscaldamento, il vento ed il sole ci forniscono eletticita', abbiamo qualche spesa per telefonare ai genitori per fargli sapere che stiamo bene, consumiamo qualche litro di gasolio all'anno per far manovra nei porti, capita ogni tanto qualche spesa straordinaria per la manutenzione.
Per destrezza e magia il vento ci spinge gratuitamente per migliaia di chilometri.

Per mangiare si pesca ed il costo degli alimentari nella maggioranza dei Paesi che visitiamo e' estremamente limitato, circa 150-200 Euro al mese per due persone inclusi alcolici e carne che sono le voci piu' costose.

L'immagine da spot pubblicitario della vita da nababbi a bordo di uno yacht di lusso e' assai lontana dalla nostra, fatta di frugalita' e duro lavoro da marinai di un tempo.
E' nostra profonda convinzione che la maggior parte dei nostri amici, parenti, e conoscenti non resisterebbero molto a queste condizioni di vita poiche' rinunciare all'ovatta delle societa' industrializzate e' cosa assai difficile, simile alla difficolta' per molti di smettere di fumare o di disintossicarsi dall'eroina o psicofarmaci.
Ed e' vero anche che e' una questione di gusti, e che la vita in barca a vela deve veramente piacerti, motivo per cui mi ritengo fortunato (ed a maggior ragione ad avere una sposa con gli stessi gusti).
Questa scelta di vita mi ha premiato in due modi particolari: innanzitutto, ora ho tanto tempo da dedicare a mia moglie e a pensare a cio' che voglio invece che a cio' che mi porta o puo' portare guadagno; poi il contatto con la natura e tanta gente che non avrei altrimenti mai incontrato e' inestimabile.

Francesco

mercoledì 24 dicembre 2008

Guatemala mon amour

L'impatto con questo Paese non e' sicuramente dei piu' facili. All'inizio mi sentivo disorientata, come impaurita da questo luogo cosi' diverso dal Messico dove ormai ci eravamo "quasi" stabiliti. Cosi' quando e' arrivato il momento di andare a prendere Nussi all'aeroporto di Guatemala City abbiamo pensato di cogliere l'occasione per conoscere un po' l'interno e la sua storia.

Guatemala City e' un mostro di traffico, smog e poverta' dove le case hanno inferriate ad ogni finestra e le terrazze sono recintate da filo spinato. L'unica zona dove si puo' alloggiare senza troppi problemi di ruberie e' la zona 9-10, il quartiere dove sorgono i grandi alberghi e i centri commerciali. Le strade sono strette e ovunque si vedono passare motorette, automobili, carretti dei gelati, carri trainati da muli, ragazze che portano sulla testa grandi ceste colme di comida o frutta... Sicuramente l'energia di questa citta' e' incredibile, cosi' terribile e cosi' affascinante allo stesso tempo. Il contrasto tra i quarieri ricchi e los suburbios fatiscenti e' cosi' stridente che spesso fa male anche solo guardar fuori dal finestrino del taxi. Dopo una notte a Guatemala City abbiamo deciso di trasferirci a La Antigua Guatemala, o solo Antigua come la chiamano tutti, ovvero la antica capitale che dista piu' o meno 45 Km.
Antigua e' una citta' singolare: fondata nel XVI sec. da colonizzatori spagnoli, venne abbandonata in seguito al devastante terremoto del 1773 che la rase al suolo. Circondata da tre imponenti vulcani attivi, Antigua e' diventata ora uno dei principali centri turistici del Paese.




L'antica citta' distrutta dal terremoto sopravvive accanto ai nuovi edifici, cosi' camminando per le strade di ciottoli si passa accanto a splendide cattedrali diroccate e monasteri mezzi crollati: sembra quasi di trovarsi all'interno di un set cinematografico piuttosto che in una minuscola cittadina nel bel mezzo del Guatemala!



L'atmosfera qui e' davvero rilassata. Pur essendo quasi esclusivamente una citta' votata al turismo, Antigua riesce a mantenere una sua propria originalita' e il fervore culturale della popolazione giovanile si fa sentire forte. Ogni sera ci sono spettacoli e concerti tra le rovine illuminate e rassegne cinematografiche internazionali.

Per non parlare poi della moltitudine di chiese sopravvissute (in parte) ai vari terremoti dove i riti cristiani si mescolano alle antiche tradizioni religiose maya in un sincretismo colorato ed estremamente interessante per noi che arriviamo da un mondo cosi' distante in tutti i sensi.



Da Antigua in circa 4-5 ore di autobus si arriva al lago Atitlan, un grande specchio d'acqua cristallina che sorge proprio nel cratere di un vulcano ed e' circondato a sua volta da altri vulcani piu' o meno attivi. Il viaggio per raggiungerlo e' lungo ed emozionante visto che le strade spesso non sono in buone condizioni e soprattutto l'orografia del Paese non consente lunghi tragitti pianeggianti. Cosi' siamo passati attraverso campi di mais e carote, colline scoscese coltivate diligentemente fino a sfidare la gravita' e a una miriade di piccoli villaggi dove le tradizioni maya sopravvivono senza difficolta' grazie all'ancora relativo isolamento in cui si trovano questi luoghi.



Atitlan e' meraviglioso. Per pochi Quetzal (la valuta guatemalteca) si puo' prendere una lancia e farsi accompagnare nei vari paesini che sorgono sulle rive del lago. Da Panajachel in una mezz'ora si arriva a San Pedro la Laguna e poi con un piccolo traghetto si puo' raggiungere Santiago Atitlan.


Quest'area e' anche l'area in cui si venera il Maximon (si pronuncia Ma-sci-mon): questa divinita' e' probabilmente nata da una commistione tra la figura di Pedro de Alvarado, conquistatore del Guatemala e la figura biblica di Giuda. A Santiago Atitlan abbiamo avuto la possibilita' di incontrare il Maximon e, dopo la dovuta offerta, ho potuto scattare anche una foto. Eccolo per voi:

Il Maximon e' una figura di legno vestita con drappi colorati che sta sempre a fumare un grosso sigaro. Per questo gradisce offerte di sigarette, sigari e rhum! Accanto al Maximon altre figure di Santi di sicura ispirazione cristiana lo accompagnano e lo proteggono. I locali bruciano incensi profumati e mantengono un fuoco acceso per lui recitando infinite preghiere in una lingua sconosciuta. La tradizione vuole che il Maximon qui ad Atitlan "si sposti" da un villaggio all'altro per mantenere un equilibrio nel potere delle forze divine e per essere onorato equamente da tutti gli abitanti della zona.

Il lago con i suoi vulcani e' uno spettacolo maestoso, penso che sarei potuta restare un'intera giornata in sua contemplazione. L'atmosfera qui e' cosi' pacifica e tranquilla e l'aria di montagna rende tutto cosi' pulito, i vulcani infatti sono quasi tutti al di sopra dei 3000 metri di altezza.



Altro luogo da non perdere e' Chichicastenango nel giorno del mercato. Chichi e' una citta' strana e affascinante. Per arrivarci il viaggio da Antigua porta via quasi 6 ore, ma solo perche' la strada e' in ristrutturazione e praticamente si percorrono decine di chilometri lungo un cantiere a cielo aperto. Il mercato di Chichi e' quanto di piu' confuso e colorato si possa immaginare... qui si trova di tutto tra le centinaia di bancarelle fittissime. Qui sotto luna foto della scalinata della chiesa di Santo Tomas: i rituali maya si sono intrecciati con la religione portata dai conquistadores e all'interno della chiesa decine di persone spargono fiori colorati sul pavimento e accendono candele per gli antenati che credono siano sepolti proprio li' sotto.

L'atmosfera del mercato e' piena di energia e bisogna lottare con ogni venditore che cerca di portare a casa la giornata. Qui e' d'obbligo la contrattazione anche per pochi quetzal, cosi' dopo qualche ora trascorsa alla ricerca di qualche buon affare ci trasferiamo nella sezione del mercato coperto, dove si vende soprattutto frutta e verdura.




Il mercato di Chichi e' stata un'esperienza meravigliosa. Ancora adesso quando ci ripenso, gli occhi mi si riempiono di colori! In effetti tutto quello che ho potuto vedere in Guatemala mi ha estremamente entusiasmata. Superate le difficolta' iniziali, questo Paese mi ha conquistata con i suoi colori, i suoi rituali antichi e la riservata allegria della sua gente. Senza dubbio uno dei luoghi piu' affascinanti che abbia mai visitato fino ad ora e dove spero di tornare un giorno non troppo lontano.

domenica 15 giugno 2008

Cambiare barca...

Carissimi,

siamo arrivati da quattro giorni a Mazatlan dopo 2200Km con il nostro Ramiro (così abbiamo chiamato lo scassatissimo van che abbiamo acquistato a Los Angeles, visto che è un Dodge della serie RAM!). Eccovi una fotina dove appare piuttosto in forma!

Inizio solo ora a realizzare davvero cosa significhi "cambiare barca". Lasciando per un attimo da parte il legame affettivo con il nostro piccolo Captain Kaos, beh, traslocare è forse una tra le cose più faticose e destabilizzanti che io conosca. Per fortuna almeno il clima sembra esser più clemente del solito e così da quando siamo arrivati è piovuto pressochè ogni giorno consentendoci di non soffrire il caldo umido tropicale tipico di questi mesi estivi... anche se ciò significa dover traslocare sotto la pioggia!

Tre giorni fa abbiamo iniziato a svuotare Kaos e ancora non so bene quanti scatoloni abbiamo impacchettato. Fatto sta che il van è quasi pieno fino al soffitto e i pneumatici stanno iniziando a soffrire sotto il peso di tutta l'attrezzatura. Non mi ero assolutamente resa conto di quanta roba poteva contenere... e ci credo che eravamo sovraccarichi con una barchina così piccola stipata in quel modo! Pure i barcaioli che stanno nel nostro stesso molo si sono stupiti di tutto quello che siamo riusciti a tirarne fuori, quasi fossimo una sorta di spettacolo magico di quelli con l'illusionista e il cilindro per intenderci.



Ricordo ancora quando io sognavo di poter avere le due barche (quella nuova e quella vecchia) una di fianco all'altra per poter fare il trasloco con calma... e invece la soluzione logisticamente più semplice ed economicamente più furba si è rivelata questa: trasloco internazionale Mazatlan (MX) - Florida (U.S.) su mini-van decrepito che speriamo di poter rivendere una volta arrivati a destinazione.


Se non ci saranno intoppi speriamo di essere pronti a ripartire verso gli Stati Uniti in 2-3 giorni, anche se è triste lasciare qui Captain Kaos tutto solo... d'altronde Damiana sta aspettando... 


Leggevo tempo fa sul sito di altri amici velisti che cambiare barca è un po' come cambiare fidanzato, nel senso che la scelta va fatta con cura pensando sia per sempre. Speriamo quindi che Francesco abbia fatto la scelta giusta, fosse stato per me Damiana non l'avremmo mai comprata... non so, troppo bella, troppo grande, troppo tutto... però mi rende felice vedere Francesco così contento del suo nuovo gioco, che poi sarà anche la nostra nuova casa! Insomma, emozioni contrastanti mi accompagnano in questi giorni e meno male che ho tanto da fare, così non ho tempo di pensarci e di diventare malinconica o lasciarmi travolgere dai dubbi!



E comunque l'atmosfera qui alla marina non aiuta davvero: le barche ormeggiate alle banchine sono quasi tutte vuote in rimessaggio estivo per via dell'imminente arrivo degli uragani e anche quei pochi barcaioli che incontriamo si stanno preparando a partire verso nord o a lasciare qui la loro casa galleggiante. Proprio ieri abbiamo salutato l'equipaggio di 4 P.A.C.K. (coppia di genitori con due ragazzini al seguito) con cui abbiamo trascorso molte piacevoli giornate nell'ultimo anno di navigazione.



Ormai ci restano pochi ritocchi e tutto sarà pronto. Ieri abbiamo smontato il radar e altre attrezzature che vogliamo portare su Damiana e a parte alcune micro-riparazioni cosmetiche e un po' di pulizia siamo più o meno a posto. Presto sarà tempo di ripartire. In attesa di aggiornarvi nuovamente vi abbraccio,
a presto

domenica 24 febbraio 2008

Bilancio del primo anno in barca

Il 2 febbraio 2007, dopo lunghi mesi di preparazione, ci trovavamo finalmente pronti per mettere Captain Kaos in acqua e iniziare il nostro viaggio. E così navigando e aspettando il vento è passato un anno.

E' stato un anno intenso e a volte complicato, ma ricco di cambiamenti e novità. La vita in mare non è sempre facile, specie se si naviga con una barca piccolina che non consente molte comodità, ma questo ci rende comunque sereni e ci consente di viaggiare spendendo poco o niente e di conoscere persone meravigliose.

La cosa di cui sentiamo forte il bisogno però, sarebbe davvero avere un pochino di spazio in più per noi e per tutto il resto, acqua, cibo e attrezzature di sicurezza comprese. Quindi, dopo mesi di ricerche e riflessioni, Francesco è finalmente giunto ad una sola inevitabile conclusione: ABBIAMO BISOGNO DI UNA BARCA PIU' GRANDE. E così si sta guardando intorno e forse potrebbe capitare l'occasione di un trimarano più spazioso, più sicuro e più adatto alla navigazione in oceano e alle lunghe traversate. Per quanto mi riguarda, da buon topo di bibilioteca quale sono, l'idea di una barca più grande solletica la mia fantasia di poter avere finalmente qualche libro in più a bordo e magari perchè no, un po' di spazio per poter lavorare!

Per questo motivo abbiamo deciso di invertire la nostra rotta e tornare verso nord pur dovendo risalire il vento. L'ipotesi di una barca nuova infatti presuppone la vendita e/o un rimessaggio di quella vecchia, così dobbiamo riavvicinarci a Santa Rosalia dove abbiamo lasciato il carrello di Captain Kaos necessario per poter tirare la barca in secco.

Cambiare barca è davvero una decisione importante, forse anche avventata, ma è l'unica possibile se vogliamo continuare a vivere in mare. Comunque per il momento non abbiamo nessuna certezza, siamo in attesa di conferme e pensiamo solamente a goderci queste ultime settimane con il nostro caro piccolo Captain Kaos.

Queste le novità. Aspettando vento favorevole vi abbraccio,
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