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giovedì 16 aprile 2009

Isla Providencia (Colombia) to Bocas de Toro (Panama)

2 aprile 2009

Partenza da isla Providencia. Alle 8 del mattino salpo l'ancora e Fra si avvia verso il canale di uscita dalla baia. Mentre cerchiamo di metter giu' la deriva, questa si incastra malamente e per una mezz'ora siamo costretti a lavorarci in due, mentre il pilota automatico timona per noi. Risolto il problema tiro su la randa, Fra apre il genoa e ci mettiamo in rotta: bolina larga a 60 gradi con vento sui 15 nodi. Andiamo piuttosto bene visto che non c'e' molta onda e cosi' non beccheggiamo nemmeno. Un piccolo gruppo di delfini si avvicina e gioca per un po' con Damiana, ma non riusciamo ad entusiasmarci come al solito: Providencia e' la' che si sta allontanando e il nostro umore molto basso. Anche se siamo di bolina oggi fa davvero un gran caldo e cerchiamo di rifugiarci all'ombra della randa. Poi al tramonto il vento crolla proprio quando siamo in vista dell'isla San Andres che ci appare come un lungo serpentone luminoso da cui si alzano in volo decine di aerei. La nostra velocita' e' scarsa, andiamo a 3 nodi e il mare sembra olio.


Con gli ultimi raggi di luce arriva un piccolo uccellino, che decide di fermarsi per la notte sulla ritenuta della randa. Nessuno di noi ha voglia di mangiare, siamo ancora un po' giu' per aver lasciato Providencia, cosi' io me ne vado a letto e Fra inizia il suo turno. A mezzanotte quando inizio il mio, il vento si e' leggermente ripreso e cosi' rimetto Damiana in rotta e riusciamo ad evitare un paio di secche senza dover cambiare le vele.


3 aprile 2009

Al mattino vento sui 12 nodi sempre di bolina a 60 gradi. Verso le 10 ci viene una gran fame, cosi' Fra cucina una splendida frittata con il ragu di pesce che era avanzato due giorni fa. Buonissima. Nel pomeriggio il vento cala di nuovo e iniziamo a notare che questo tratto di mare e' sporco, molto sporco. Spazzatura ovunque ci giriamo. E sara' cosi' per decine di miglia. Plastica ovunque. E anche parecchi tronchi. Probabilmente le pioggie hanno riversato tutto questo in mare. Ce ne stiamo in silenzio in pozzetto aspettando un po' di vento quando in lontananza scorgiamo un puntino che si avvicina. Lo guardiamo con il binocolo e ci sembra un peschereccio malandato, ma molto veloce. Sembra proprio che ci stia puntando. Quando ormai e' a un miglio circa di distanza iniziamo a preoccuparci un po'. Pirati? E se si', cosa facciamo? Beh, aspettiamo e vediamo. Quando si avvicinano passandoci da dietro ci rendiamo conto che probabilmente erano solo curiosi di noi e si allontanano in fretta con quel ciaffo pieno di antenne e taniche di gasolio. Mah!
Per cena crema di funghi liofilizzata e avanzi di frittata. Fra inizia il suo turno senza vento. Durante il mio turno il vento cambia direzione in maniera isterica dandomi un gran da fare per regolare le vele, ma al mattino siamo di lasco a 120 gradi e la costa dei Panama si intravede nella foschia.


4 aprile 2009

Arrivo a Bocas de Toro, Panama. Passiamo la mattinata alla deriva di fronte alla costa ad una quindicina di miglia di distanza. Non c'e' vento. Pero' ci sono dozzine di delfini che si divertono con Damiana e con noi che li chiamiamo da prua. Nel pomeriggio si alza una brezza leggera che ci consente di arrivare a vela fino al canale di entrata a Bocas. Nel bel mezzo del canale una lancia della capitaneria ci intercetta e vedendo la nostra bandiera gialla (Quarantena) ci invita ad ancorarci dove preferiamo promettendo che torneranno tra un'ora per farci fare tutti i documenti.


Cosi' ci ancoriamo in una baia distante dal paese, un posto molto tranquillo e iniziamo a mettere in ordine Damiana dopo la navigazione. Dopo due ore il tizio della Capitania ancora non si vede, cosi' pensiamo che siccome e' sabato e sono le 5 del pomeriggio, probabilmente non verranno piu' e se ne riparlera' lunedi'. E invece no. Proprio mentre sto tagliando la cipolla per un sughetto all'arrabbiata arrivano: l'ufficiale della capitania, quello della MIgration, la signora dell'aduana e l'addetto all'ispezione sanitaria. Salgono a bordo e iniziano a compilare moduli facendo le domande di rito. Dopo una mezz'ora abbiamo tutti i nostri documenti, i visti e l'autorizzazione a togliere la Q flag, ma siccome e' sabato e siccome queste sono ore di lavoro straordinario... ci danno una "pelata" assurda. Praticamente meta' del nostro mensile se ne va per le pratiche di entrata. Ovviamente non abbiamo con noi una cifra del genere, cosi' Fra va con loro in paese per prelevare dei soldi e terminare questa faccenda. Dopo due ore Fra non e' ancora tornato, nel frattempo si e' fatto buio e non abbiamo modo di comunicare visto che il VHF portatile e' rimasto qui sul tavolo da carteggio. Mentre sto in pozzetto per resistere al gran caldo sento una panga avvicinarsi: eccoli! Finalmente! Si sono persi in giro per recuperare altri soldi da un canadese che come noi e' stato spennato per essere arrivato nel weekend! Per cena penne all'arrabbiata e le ultime due birrette colombiane!


5 aprile 2009

Al mattino presto montiamo il dinghy e andiamo a vedere le marine della zona. Volevamo passare una settimana attraccati ad un molo per fare alcuni lavoretti, ma visto come ci hanno spennato ieri, mi sa che sara' difficile. Le marine sono piuttosto belline, mah, decideremo nei prossimi giorni. Esploriamo un po' la zona con il dinghy facendo dei lunghi giri tra le lagune rigogliose di mangrovie. Nel pomeriggio torniamo alla barca stanchissimi, forse il gran caldo ci ha provato. Per cena filetto di manzo con spinaci e pane fatto in barca.




6 aprile 2009

Ci spostiamo di primo mattino all'ancoraggio di fronte al paese. Un tedesco con un cane aski si avvicina con il suo dinghy e ci offre di usare gratuitamente il suo mooring (un ormeggio subaqueo, ossia una boa con un blocco di cemento sotto, chiamato anche gavitello). Accettiamo con gioa. Andiamo in paese per la prima volta e ci orientiamo un po'. L'atmosfera e' quella tipica delle localita' turistiche, con musica e negozietti di souvenir.


Frotte di giovani backpackers si affollano davanti alle botteghe che offrono escursioni subacquee. I tre negozi di alimentari sono gestiti da famiglie di cinesi, che qui sembra abbiano il monopolio dei supermercati. La frutta e' spettacolare: i manghi sono enormi e maturi, le papaye giganti e subito ci viene una gran voglia di cocomero. Quando torniamo alla barca siamo spossati, non riusciamo a capacitarci del perche'. Nel senso che se io sono stanca e' normale (sono nata stanca mi dicono), ma se anche Fra si sente di dover riposare, significa che qualche fattore destabilizzante c'e'. E il caldo qui non scherza. Non c'e' mai vento e il sole picchia forte quando c'e'. Si, perche' in realta' piove spesso, ma il caldo con la pioggia e' quasi peggio. Per cena cucino una zuppa di cavolo con noodles orientali di cui abbiamo una scorta infinita e che dovremo pure consumare a breve per evitare di buttarli.


7 aprile 2009

Decidiamo che visto che ci hanno pelato per i documenti e che Christian ci ha offerto il mooring non andremo alla marina. Se vogliamo possiamo andare a farci la doccia per un dollaro, nel caso in cui non avessimo acqua piovana in eccesso. Nel pomeriggio allora ci andiamo a fare 'sta benedetta doccia, la prima vera doccia dopo due mesi all'ancora o in navigazione. Concordiamo che preferiamo farci il bagno in mare! E' ora pure di sfoltirsi un po', cosi' io taglio i capelli a Fra e lui li taglia a me, stiamo diventando veramente autarchici. Cosi' , con i capelli nuovi ce ne torniamo in barca a prepararci una carbonara.

Bocas de Toro e' una localita' carina e molto frequentata. Ogni giorno arrivano aerei da Panama City e David carichi di turisti statunitensi (facilitati anche dal fatto che la valuta locale a Panama e' il dollaro americano, pazzesco eh?). Noi dovremo fermarci per qualche settimana, stiamo aspettando un paio di pacchi che ci sono stati inviati qui e speriamo arrivino prima della fine di aprile. Poi ripariremo verso Colon, prossima tappa il passaggio del canale.
In attesa di riprendere il viaggio, vi abbraccio

Isla Providencia (Colombia)

Ricordo che l'ufficiale della Migration ci chiese: "Quanto avete intenzione di fermarvi a Providencia?" E noi: "Mah, probabilmente 5 o 6 giorni, giusto un breve scalo tecnico per fare alcune riparazioni mentre aspettiamo che il vento si calmi un po'... poi vorremmo dirigerci verso Panama". Come si suol dire... le ultime parole famose! Alla fine a Providencia ci siamo rimasti per un mese e se il nostro visto non fosse scaduto, probabilmente ci saremmo fermati ancora.

Providencia mi ha totalmente folgorato.
Un'isola minuscola (solo 18 Km il perimetro) nel mezzo del Mar dei Caraibi dove il turismo praticamente ancora non esiste. Gli unici visitatori sono quelli che arrivano qui in barca a vela e che si fermano per un breve scalo o per qualche settimana. La baia di fronte al paese di Old Providence e' piuttosto ampia e puo' ospitare anche una trentina di imbarcazioni, se non di piu'. Certo pero'nei weekends arrivano alcuni piccoli aerei con poche decine di turisti che si "nascondono" per tre giorni nei loro hotels prima di ritornare a Bogota' o in Costa Rica.

Due volte alla settimana invece arrivano i rifornimenti dalla vicina Isla San Andres, molto piu' sviluppata dal punto di vista economico e turistico. Gia' perche' a Providencia non c'e' nulla, nel senso che lo sviluppo dell'agricoltura si e' perso nell'ultimo secolo e cosi' si deve importare tutto. Ci raccontano che una volta, fino ad una cinquantina di anni fa, Providencia era una sola distesa di aranceti, palme da cocco e tamarindi e che gli abitanti dell'isola riuscivano addirittura ad esportare la frutta a Panama o in Costa Rica. E ora che fine hanno fatto tutte quelle coltivazioni? "Gli alberi si ammalarono e morirono e poi nessuno li pianto' nuovamente" ci dice Frank, che avra' si e no vent'anni e aspetta di riprendere il lavoro di meccanico dopo un incidente in motoretta. "E perche'? Cioe' perche' non li ripiantarono? Perche' ora non si coltiva piu' nulla?" "No se, I don't know" con lo sguardo che vaga tra le fronde del suo giardino dove gli alberi da frutto ci sono eccome... cosi' ogni volta che passiamo a trovarlo ce ne torniamo alla barca con una sportina colma di manghi o arance. Frank e' felice di vivere a Providencia, non se ne vuole andare via come molti dei giovani di qui, che trovano un impiego a San Andres o in continente e poi non ritornano piu' indietro. E cosi' mentre ci fa vedere gli alberi da frutto e il piccolo allevamento di tartarughe della sua famiglia ci parla dell'amore per la sua isola e di come nel corso degli anni le cose siano andate peggiorando. "Una volta qui a Providencia tenevan todo y ahora no tengon nada. Pero' la soluzione non e' fare come a San Andres e costruire grandi alberghi e negozi per il turismo. La soluzione sarebbe aiutare la gente di qui a voler restare qui, trovare il modo di riprendere l'agricoltura, sistemare le strade, regolamentare la pesca... Il problema e' che in questo tempo in cui viviamo la gente pensa solo al dinero e non e' interessata ad altro. E cosi' un'isola come Providencia muore". E lo capiamo bene. Passiamo qualche pomeriggio a parlare di politica con Frank, che sotto quell'aria timida nasconde un piglio da rivoluzionario quando racconta la storia della sua terra.

Certo il clima secco e sempre ventilato consentirebbe di coltivare ogni cosa, anche se il problema principale a quanto pare e' l'acqua. Del rio Agua Dulce che secoli fa forniva scorte d'acqua alle navi di passaggio e' rimasto solo un rigagnolo. L'acqua potabile arriva dal cielo, cosi' ogni casa ha una piu' cisterne nel cortile. Durante la stagione delle piogge si cerca di raccoglierne il piu' possibile per affrontare anche la stagione secca. L'acqua per il bucato, le stoviglie e per lavarsi invece, viene distibuita soltanto determinati giorni della settimana a seconda del livello delle riserve comuni. C'era il progetto di un desalinizzatore, ma poi tutto e' sfumato non si sa bene perche'. "Beh, ma Providencia e' cosi'" ci dice sorridendo Noel che e' tornato qui dopo molti anni passati negli Stati Uniti. Ci ha invitato a casa sua per mangiare il RONDON, il piatto tipico, e cosi' ci perdiamo in chiacchiere mentre Noel grattugia il cocco e taglia a pezzetti la yucca e le patate. Noel ci dice che l'ultimo uragano ha fatto volar via il tetto della casa e che hanno perso tutto quello che avevano, una bella sfortuna se si pensa che a Providencia gli uragani non sono poi cosi' frequenti. La casa della nonna invece, di fianco alla sua, costruita in legno cent'anni or sono non ha fatto una piega, non si e' nemmeno allagata perche' opportunamente rialzata di qualche metro da terra. Cosi' ci ritroviamo in giardino con un piatto di rondon fumante: questa zuppa di pesce e verdura cucinata nel latte di cocco ha un sapore delizioso. Mentre ci accompagna alla spiaggia dove abbiamo lasciato il nostro dinghy, Noel ci dice che lui stesso ancora fatica a capire la mentalita' della sua gente dopo esser stato lontano per tanto tempo. Ha un sacco di progetti per il futuro che potrebbero anche funzionare, se solo le cose a Providencia si muovessero in modo "normale". Il cambiamento fa fatica ad entrare, ma questo e' forse proprio uno dei punti di vantaggio di questo luogo: tutto rimane immobile. Solo le case si incrinano per via dei frequenti terremoti, anche se non crollano, cosi' i paesini assumono un'aspetto quasi surreale con tutti quei muri storti e le colonne pendenti dei porticati. Decine di polli razzolano liberi per i cortili con frotte di ragazzini che li inseguono gioiosi. Non facciamo fatica a comprendere perche' la gente e' cosi' rilassata: avere la fortuna di vivere in una piccola comunita'in un luogo paesaggisticamente meraviglioso, dove si passano i pomeriggi in spiaggia all'ombra di una palma e dove i bambini possono giocare per strada senza problemi di criminalita' alcuna rende sicuramente la vita piu' piacevole di quella a cui siamo stati abituati nella vecchia Europa!


Questa poi e' l'isola di Morgan, il pirata piu' famoso di questi mari, unica vera attrazione turistica del luogo! Henry Morgan in realta' era un ex soldato di ventura inglese che dopo aver partecipato nel 1655 alla presa della Jamaica continuo' a combattere gli Spagnoli come pirata. Cosi'negli anni successivi si impadroni' di una fortuna leggendaria conquistando citta' e miniere d'argento qui e la' per i Caraibi, combattendo gli Spagnoli in Venezuela e in Messico con una serie di prodezze che lo portarono al successo. Al termine del conflitto anglo-spagnolo Morgan fini' nelle prigioni inglesi con l'accusa di pirateria, ma venne graziato da re Carlo II che lo nomino' governatore della Jamaica proprio con il compito di ripulire i Caraibi dai pirati! Morgan aveva una delle sue basi a Providencia, dove si possono ancora vedere i resti del fortino e i cannoni recuperati dalla giungla in anni recenti.


Del suo tesoro si son perse le tracce, comunque c'e' anche chi ha provato a cercarlo qui senza risultati. Noel ci racconta che qualche anno fa una spedizione di europei ha iniziato a sondare il mare qui intorno e che sono riusciti a recuperare qualche altro cannone, qualche pezzo di vasellame e una manciata di monete. Troppo poco per continuare le ricerche, certo sarebbe stato sufficiente per allestire un piccolo museo, ma a nessuno e' venuta l'idea.

Seguendo un sentiero arrabattato tra palme crollate e sottobosco tropicale si arriva ad una roccia singolare chiamata appunto "cabeza de Morgan" perche' ricorderebbe il profilo del piu' famoso abitante del luogo.


All'estremo opposto invece il suo "deretano" troneggia sulle barche all'ancora nella baia!


Facendo il giro dell'isola in bicicletta abbiamo visitato i piccoli paesini sparsi lungo il litorale e le splendide spiagge della zona sud-ovest dove la gente di qui si rilassa ascoltando musica reggae all'ombra mentre i bambini giocano in mare o provano a pescare dagli scogli. I pochi turisti che abbiamo incontrato ci hanno detto che l'isola di San Andres e' molto piu' bella, che c'e' piu' vita e che anche il mare e' piu' brillante, ma per noi Providencia e' uno dei posti migliori dove siamo stati negli ultimi tre anni. E' la sensazione di serenita'che ci ha accolto quando siamo arrivati e che mai ci ha abbandonato durante il nostro scalo. E la disponibilita' e la bellezza della sua gente. E la luce abbagliante del sole, i colori del mare ci hanno come ripulito da tutto lo stress di Cancun e dalle difficolta' della traversata.

martedì 17 marzo 2009

Diario di bordo marzo 2009. Isla Mujeres (Mexico) - Isla Providencia (Colombia)

28 febbraio 2009


Partenza da Isla Mujeres. Ci svegliamo alla solita ora verso le 6.30 del mattino e iniziamo i preparativi per la partenza. Guardiamo le previsioni del tempo in internet e vediamo che la situazione e' leggermente cambiata: i venti prevalenti saranno da nord, nord-est (e quindi ci porteranno proprio dove vogliamo andare), pero' la loro intensita' potrebbe arrivare fino ad oltre 30 nodi. Oltretutto io ho qualche linea di febbre dovuta ad un raffreddore improvviso (ma dico io: si puo' avere il raffreddore ai tropici??), cosi' decidiamo che ci prenderemo mezza giornata per pensarci su e valutare il da farsi. Per prima cosa pero' bisogna preparare la partenza in ogni caso, anche quello in cui non si partisse. Cosi' scendiamo a terra in una piccola spiaggetta laviamo il fondo del dinghy perche' dopo esser stato quasi due mesi in acqua si porta dietro delle "barbe" di alga lunghissime. Poi andiamo a fare l'ultima provvista d'acqua, ultimi saluti e a mezzogiorno decidiamo che "si, dai, e' meglio partire, se no se ci perdiamo questo vento poi e' tutta di bolina fino al Nicaragua". E allora partiamo e salutiamo Isla Mujeres con la sua splendida baia dalle acque trasparentissime. Dopo un paio d'ore a motore per uscire dalle barriere coralline dell'isola tiriamo su le vele e iniziamo a dirigerci verso est con una bolina a 55-60 gradi e i nostri soliti 6-7 nodi di velocita' con vento intorno ai 15. Per cena Fra cucina del filetto di manzo con del cavolfiore saltato in salsa verde piccante. Purtroppo la mia semi-influenza sta peggiornado cosi' non mi sento proprio di mangiare e vado a letto prestissimo imbottita di aspirine. Francesco fa un turno lungo per lasciarmi riposare cosi' io inizio alle 2. Damiana corre tranquilla, il vento sta pian pianino girando e forse per domani saremo gia' con il vento poppa.



1 marzo 2009

Al mattino ci accoglie uno scoscio di pioggia pazzesco. Lo vediamo arrivarci proprio da dietro: nuvole nere ci rincorrono, il vento inzia a soffiare piu' sostenuto mentre una valanga d'acqua scende giu' da tutte le parti. Francesco e' super felice: finalmente potra' avere un po' d'acqua piovana! Certo perche' Fra c'ha un po' questa passione per l'acqua piovana, la raccoglie ogni volta che puo'(non perche' abbiamo bisogno d'altra acqua, ma solo perche' e' pura e buona!). Cosi' dalla randa piovono delle cascate che vengono prontamente travasate in vari contenitori. Passiamo il resto della mattinata in pozzetto degustando acqua piovana e aspettando un po' di sole. Nel primo pomeriggio il vento inzia a farsi sostenuto (20-25), ma noi non lo sentiamo perche' siamo di super lasco a 130 gradi e corriamo veloci anche a 12-13 nodi. Verso sera pero' il vento continua ad aumentare, cosi' diamo la seconda mano di terzaroli e arrotoliamo ancora un po' il genoa. Non riusciamo nemmeno ad inziare i turni che siamo nel mezzo di una sventilata pazzesca. Per due-tre ore facciamo su e giu' dalle onde con 30-35 nodi. Improvvisamente poi un'onda piu' grossa delle altre ci prende proprio di lato e sottocoperta alcuni barattoli cadono facendo un gran rumore... si e' rotto il vasetto della Nutella, sob, che peccato... Quando superiamo i 40 nodi, anche se di lasco e tutti terzarolari, decidiamo che e' meglio aspettare che la tempesta passi e ci mettiamo alla cappa al vento solo con la randa, senza vela di prua. Saranno le 10 di sera quando Fra va a letto ed io decido mio malgrado di restare in pozzetto per la notte perche' le ondone sottocoperta mi fanno venire un po' di mal di mare e poi qualcuno deve pur controllare che non scarrocciamo troppo e che la barca stia tranquilla. Cosi' tra scrosci di pioggia, stelle cadenti e un vento pazzesco me ne sto sdraiata sulla comoda panca del pozzetto aspettando l'alba e una tregua per domattina.

2 marzo 2009

Al mattino il vento e' un po' diminuto, siamo nella norma dei soliti 25-28 che di lasco sono meravigliosi. Uscendo dalla cappa uno degli stopper delle scotte della trinchetta esplode letteralmente e la trinchetta stessa esce in parte dal suo binario. La riarrotiliamo subito e ci rimettiamo in rotta con un fazzoletto di genoa. Il vento soffia sempre sostenuto e noi andiamo veloci. Le onde ormai saranno alte sui 2 metri, 2 metri e mezzo e Damiana scivola via senza alcun problema. Stiamo per raggiungere la punta del Nicaragua.



Domani sara' una giornata impegnativa perche' queste acque sono piuttosto difficili per la navigazione: e' una zona di secche e banchi di corallo estesi con rocce affioranti piu' o meno riportate dalle mappe. Per cena ci facciamo dei toast con prosciutto e formaggio piu' la solita dose di aspirine per me: ormai tra il poco sonno e l'influenza sono in uno stato di stordimento permanente, ma prima o poi passera' anche questa! Nella notte soliti turni, nulla da segnalare.


3 marzo 2009
Vento al solito sui 25-30 sempre di lasco con onde sparse e disordinate, tutta colpa dei fondali bassi. Una miriade di pesci volanti si spaventano al nostro passaggio e saltano a frotte fuori dall'acqua. Intanto noi ci accorgiamo che la rotta che stiamo seguendo ci sta portando proprio nel mezzo di una secca piuttosto estesa, cosi' dobbiamo virare e passare 5-6 ore di bolina per fare il giro intorno al possibile "pericolo". Quando fa buio riprendiamo la rotta stabilita e siamo nuovamente di lasco a 130 gradi. Notte tranquilla con vento sostenuto e grosse stelle cadenti dalle code verdognole. All'alba incrociamo una nave cargo che dopo averci passato accende una grossa luce intermittente rossa. Non sappiamo cosa voglia dire, stava cercando di dirci qualcosa? Noi non proviamo a comunicare via radio e continuiamo per la nostra strada. Visto che il vento non accenna a calare e che abbiamo anche diverse perdite da un po' tutti gli oblo' e i portelloni, senza contare che un altro stopper si e' rotto (purtroppo tutti quelli di plastica sono destinati a vita breve, per questo noi li preferiamo di metallo), insomma, decidiamo che potremmo fare una sosta all'Isla Providencia, una piccola isola che sta di fronte alla punta del Nicaragua, ma che appartiene alla Colombia. Se tutto continua cosi' dovremmo arrivarci domani nel pomeriggio. Per cena frittata con le zucchine e soliti turni.



4 marzo 2009

Vento sempre costante da nord est a 25-30 nodi. Damiana corre senza problemi diretta all'Isla Providencia e noi ce ne stiamo seduti in pozzetto a controllare le vele e bagnarci con le ondate. Oggi e' nuvoloso cosi' l'immensa distesa blu e' diventata improvvisamente grigia e minacciosa, anche seil vento e' sempre quello di prima. Poco prima del tramonto avvistiamo l'isola in lontananza, facciamo un paio di strambate per prenderla dalla direzione giusta e in un paio d'ore dovremmo essere la'.



Infatti, per l'ora di cena siamo ancorati nella piccola baia della isla mentre il vento se possibile sta aumentando di nuovo. Altre barche sono gia' qui al riparo e tutti ci salutano sorridenti. Buttiamo l'ancora in 2 metri d'acqua e mettiamo un pochino d'ordine su Damiana. Mentre Fra ripone le mappe e da' una rassettata sottocoperta, io stendo tutte le cerate e i nostri vestiti umidi nell'ultimo barlume di sole, anche se spero che nella notte piova cosi' da lavarne via il sale senza sprecare l'acqua del serbatoio. Per cena mangiamo dei tacos con chayote (zucca messicana), carote e longaniza de Valladolid (una specie di salsiccia affumicata e piccante tipica della cucina yucateca). Ci beviamo una birretta in due e alle 8 siamo gia' a letto.


5 marzo 2009
Ci svegliamo alle 6 ancora un po' storditi, forse dalle troppe ore di sonno tutte insieme. Quando chiamo la Capitaneria per avere il permesso di scendere a terra verso le 9 il vento soffia ancora molto forte. Montiamo il dinghy e dopo una mezz'oretta siamo negli uffici dell'immigrazione colombiana con un giovane ufficiale della marina militare e il nostro agente marittimo locale. Le pratiche sono velocissime e in un quarto d'ora siamo gia' a passeggio per il minuscolo paesino.


Quest'isola in passato fu abitata da diverse comunita' di pirati, tra cui il piu' famoso pirata Morgan, mentre ora ci vivono circa 10000 persone sparse nei molti villaggetti costieri. Ispezioniamo alcuni dei piccoli empori della via principale e scopriamo divertiti che vendono la pasta Corticella prodotta a Bologna e lambrusco in quantita' industriali! Curiosiamo ancora un po' e poi decidiamo di tornare in barca per iniziare le consuete riparazioni. Appena arrivati da Damiana abbiamo una delle situazioni peggiori che possano capitarci: la cima d'ancora per la vecchiaia si spezza lasciando l'ancora sul fondo e noi alla deriva per la baia. Proviamo a gettare l'ancora di riserva ma, essendo un'ancora da roccia, non riesce a far presa su questo fondale di sabbia e alghe. Grazie al cielo pero' avevamo legato un piccolo galleggiante alla prima ancora, cosi' Fra si butta in acqua per recuperarla, mentre io mi faccio dei gran giri in tondo con Damiana. E' come se ti dicessero di fare dei giri in tondo con un tir nel parcheggio affollato di un supermercato, visto che Damiana e' piuttosto grande, lo spazio di mare intorno a noi poco, e le altre barche ancorate molto molto vicine. Insomma, alla fine ce la facciamo con non poca fatica e anche con un po' di preoccupazione. A meta' del pomeriggio siamo di nuovo ancorati, ma decidiamo di montare un'altra ancora di riserva, non si sa mai, meglio averne una pronta nel caso in cui ce ne fosse bisogno di nuovo. Questo super lavoro dell'ancoraggio oggi ci ha stancato piu' della traversata. Per cena strangozzi con sugo di pomodori, olive e capperi e per dessert uno scacchetto di cioccolata. Mettiamo l'allarme d'ancora sul gps e andiamo a letto sperando di non doverci pensare piu'.



Pensiamo di fermarci qui per un po'. L'isola e' splendida con la sua tranquillita' e i volti sorridenti dei rasta in motorino. Abbiamo fatto amicizia con alcuni locali e con alcuni barcaioli davvero singolari e le giornate passano serene tra riparazioni, giri in bicicletta e chiacchiere con gli abitanti dell'isola. Senza fretta ci prepariamo a riprendere il mare, vi abbraccio tutti, a presto


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