giovedì 14 maggio 2009

Vivere in barca: il nostro primo anno su Damiana

E' passato ormai un anno da quando Damiana e' diventata la nostra nuova casa e vorremmo celebrare quest'occasione raccontandone la storia e descrivendo come, nel corso di questo periodo, l’abbiamo adattata alle nostre esigenze di crocieristi.

Nel 1983, Damiana fu commissionata dal velista Michael Reppy a Jhon Shuttleworth, quale versione ridotta a 42 piedi rispetto al trimarano da 65 piedi Brittany Ferries GB


realizzato dallo stesso progettista e detentore del record per la traversata dell’Atlantico in solitario nel 1981. Questa storia e’ raccontata in inglese qui. Successivamente, nel 1990 Damiana fu acquistata da Erick e Kathleen che l’hanno accudita per 18 anni partecipando ad alcune regate in Florida e nel Mar dei Caraibi.

Noi la prima volta che l'abbiamo vista dal vero e non in foto su yachtworld.com, ci siamo entusiasmati ancor di piu', pero' abbiamo dovuto immediatamente cominciare a fare i conti con le modifiche da apportarle per renderla un' imbarcazione adatta per viverci in crociera. Damiana infatti, non era stata concepita per essere una comoda abitazione galleggiante, anche se lo spazio al suo interno non e' poi cosi' ristretto (per essere un trimarano intendiamoci; un monoscafo della stessa lunghezza e' molto, ma molto piu' confortevole e ampio). Comunque erano parecchi anni che Damiana non veniva utilizzata per viverci e navigare a tempo pieno, (solo Reppy ci fece crociera per tre anni alla fine degli anni 80), cosi' diciamo che mancavano tutta una serie di accorgimenti sia tecnici, che abitativi.

Per quanto riguarda la strumentazione di bordo, Damiana era gia' ampiamente corredata di ogni gingillo elettronico, noi non abbiamo fatto altro che portarci dietro il nostro vecchio GPS Garmin 162 e il sestante, per il resto la strumentazione era a posto. L'unica vera modifica e' stata la costruzione di una struttura di alluminio da installare a poppa per ospitare il radar ed un generatore eolico Rutland 913 che abbiamo selezionato sulla base della sua robustezza e soprattutto della sua silenziosita’. In realta' nei due anni di crociera con Capitan Kaos il radar l'avremo usato si e no tre volte, sempre in situazioni di nebbia fittissima, ma, visto che Damiana non ne possedeva uno, abbiamo deciso di portarlo con noi! Per quanto riguarda il generatore a vento, precedentemente avevamo fatto affidamento solo su energia fotovoltaica e la necessita’ di una fonte alternativa ci si era presentata piu’ volte durante le giornate nuvolose.
Cosi' a Fort Myers in Florida abbiamo trovato Ken, un "artista dell'alluminio" che in due settimane ci ha disegnato e confezionato la torre di poppa e ha provveduto anche alla sua installazione. Ken lavora a bordo di un grosso barcone di metallo dove ha il suo laboratorio di saldatura e il suo lavoro e' stato veloce ed eseguito a regola d'arte, visto che dovevamo lasciare la Florida prima che la stagione degli uragani diventasse inaffrontabile. Poi questa e' anche l'unica modifica per cui non siamo riusciti ad arrangiarci da soli e lavorare con Ken e' stato un piacere.


Per immagazzinare energia elettrica Damiana era dotata di due banchi di batterie da 100 ampere che abbiamo immediatamente raddoppiato utilizzando le batterie supplementari di Capitan Kaos, da cui abbiamo anche rilevato i quattro pannelli solari flessibili (Unisolar FLX-32) ed il loro controllore di carica (BZ Products MPPT 250) a cui sono stati anche connessi i quattro pannelli rigidi gia’ presenti su Damiana. Ora con energia eolica e solare siamo praticamente autosufficienti e riusciamo a ricaricare ogni giorno quello che consumiamo; naturalmente pero', siamo dipendenti dalle condizioni atmosferiche, per esempio qui a Bocas del Toro con tutta questa pioggia e zero vento siamo stati costretti ogni tanto ad accendere il motore per qualche ora... purtroppo.


Altra tappa fondamentale nella preparazione di Damiana riguarda sicuramente l'ancora. Rispetto all’ancora d’alluminio di Capitan Kaos (Spade), quella di ghisa di Damiana (Delta) pesa il triplo (circa 20 Kg) e l’assenza sia di un rullo getta-ancora, sia di un argano salpa ancore ci ha indotto ad installarli poiche’ senza di essi alla lunga si puo’ rischiare di farsi male alla schiena. Le forze in gioco sono molto maggiori, non solo per via dell’ancora piu’ pesante, ma anche per via della maggior quantita’ di catena e soprattutto per via del peso del vascello (4 tonnellate) il quadruplo di quello a cui eravamo abituati. Mentre prima riuscivo a salpare l'ancora sempre a braccia, ora e’ plausibile solo in condizioni atmosferiche ideali con venti deboli e mare calmo, altrimenti l’argano (Lofran, Royal Manual) diventa indispensabile.


Abbiamo optato per un modello manuale poiche’ quelli elettrici si rompono facilmente. Inoltre e’ nostra filosofia, quando possibile, optare per la soluzione manuale (non elettrica) per qualsiasi dispositivo od utensile; certo e' necessario un po' di tempo in piu' per fare le cose, ma in questo modo riusciamo a conservare energia preziosa e magari utilizzarla per altri scopi, come usare il computer o vedere un film alla sera.

Per quanto riguarda gli "interni", dopo i due anni di dura “gavetta” condotta su Capitan Kaos, (27 piedi e descrivibile quale barca/campeggio per la sua scomodita’) avevamo le idee chiare su quello che ritenevamo essenziale per migliorare la nostra qualita’ della vita.
Difatti abbiamo iniziato dal …letto! Si, perche’ su Capitan Kaos, come in una piccola rulotte dovevamo montare e smontare il letto ogni giorno, cosi’ passare ad uno vero a due piazze era uno dei nostri sogni. Inoltre, riposare bene e’ fondamentale in navigazione: poche ore di sonno "ben dormite" possono cambiare l'andamento della giornata. Damiana all'inizio aveva un letto principale ad una piazza e mezza ed il nostro primo progetto e’ stato quello di ampliarlo e di dotarlo di un materasso ortopedico TempurPedic.


Appesa al "soffitto" poi, ho cucito una zanzariera a maglia finissima, che in Florida e Guatemala e' stata provvidenziale per difenderci dalle no-see ums (pappataci o sand fly).

Per quanto riguarda la cucina, Damiana, come la stragrande maggioranza delle imbarcazioni, era dotata di un fornello/forno a propano, ma abbiamo deciso di sostituirlo con una cucina ad alcool, uguale a quella che avevamo precedentemente, con l’aggiunta pero’ del forno (Origo 6000). Questo non solo perche’ abbiamo visto i resti di vascelli saltati in aria a causa del propano, ma anche perche’ abbiamo conosciuto una signora svizzera sopravvissuta all’esplosione della sua barca, incidente in cui suo marito e suo figlio hanno perso la vita. Cosi’ abbiamo smontato la vecchia cucina e un rottamaio ce l'ha addirittura comprata per 6 dollari. A parte la maggiore sicurezza, l’alcool viene prodotto per fermentazione e non estratto dal sottosuolo come il propano ed e’ quindi una fonte di energia rinnovabile, anche se e’ meno facile da reperire (per questo ce ne portiamo dietro una scorta di 50 litri). Pero', proprio perche’ brucia meno violentemente del propano, l’alcool richiede un pochino di tempo in piu’ per cucinare, ma basta farci l'abitudine.


Sempre parlando di "cucina" Damiana non era dotata di impianto di refrigerazione, ma solo di una semplice ghiacciaia posta sotto il tavolo da carteggio.

Siccome le unita’ termo-elettriche utilizzate su Capitan Kaos avevano dimostrato seri limiti e l’idea di installare un sistema a compressore ci sembrava poco pratico, visto lo spazio a disposizione, abbiamo optato per un frigo/freezer portatile ad alta efficienza (Engel MT45F-U1) che avevamo visto a bordo di un trimarano di amici.

Le sue dimensioni ci hanno consentito di sistemarlo perfettamente in un vano del bagno, altrimenti inutilizzato. Viene tenuto ad una temperatura di -10 gradi e lo spazio di 45 litri e’ parzialmente occupato da gruppi di elementi refrigeranti (di quelli che servono per le borse frigo per intenderci) che con rotazione giornaliera vanno a raffreddare la ghiacciaia. Il resto dello spazio e’ per surgelare cibo di riserva o il pesce da noi stessi pescato, cosi’ ora non siamo piu’ costretti a sprecarne o a cucinarlo tutto immediatamente per non farlo andare a male, come facevamo su Capitan Kaos.

Queste modifiche sono state ultimate in tre settimane, nel luglio 2008, prima di salpare per il Guatemala in vista dell'inasprimento della stagione degli uragani. Certo le cose che ci piacerebbe mettere a posto sono ancora molte, diciamo che siamo ancora un po' "accampati", ma con il tempo e senza fretta sono sicura che riusciremo a sistemare tutto. Il merito di tutte queste nuove comodità va certamente a Francesco che ha progettato e pensato tutte le soluzioni tecniche per la sua adorata barchina, io mi sono limitata ad appesantirla con qualche cassa di libri che naturalmente già non mi bastano più... a volte sento proprio la mancanza della vita terrestre... senza contare che il clima qui a Panama non aiuta certo ad apprezzare la vita a bordo, smetterà di piovere prima o poi?

In attesa di riprendere il mare vi abbraccio,


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