giovedì 21 gennaio 2010

Da Puerto Chiapas a Huatulco (MX), ovvero il passaggio del Golfo di Tehuantepec

Carissimi,

ce l'abbiamo fatta ad arrivare a Huatulco e ormai ci siamo lasciati alle spalle anche il Golfo di Tehuantepec, uno dei passaggi che piu' preoccupano i naviganti in quest'area. In effetti, non c'e' da stare tranquilli pensando che la media annuale dei venti in questo luogo e' ben superiore ai 20 nodi, ma il vero problema in realta' e' l'altezza delle onde e la rapidita' con cui si sviluppano. Vi posto un immagine di un modello metereologico per farvi capire quali sono le condizioni "normali" del posto:
I venti, chiamati anche Tehuantepeckers, sono originati da un'area di alta pressione presente sulle grandi pianure del Nord America e scendono a gran velocita' dal Golfo del Messico passando tra la cordigliera messicana. Insomma, e' come se si incanalassero in un imbuto e per questo motivo, una volta raggiunto il Pacifico acquistano nuova forza e intensita'. Spesso questi episodi possono durare anche per 5-7 giorni consecutivi e gli effetti delle raffiche violente si fanno sentire anche a 200 miglia di distanza dalla costa. Ci sono due "scuole" di barcaioli riguardo a come attraversare il golfo: c'e' chi suggerisce di stare almeno 300 m/n al largo e chi suggerisce di navigare con one foot on the beach, ossia non piu' di 2-3 m/n dalla costa.

Dopo questa breve introduzione, vi posto il diario di bordo di questa mini-traversata che si e' rivelata piu' lunga e impegnativa del previsto: ci abbiamo messo 6 giorni per percorrere 200 m/n... ed ecco come e' andata!



14 gennaio 2010

Partenza da Puerto Chiapas.
Alle 6.30 siamo in piedi perche' aspettiamo l'ispezione della Marina Militare per le 7. Finalmente la Capitaneria ci ha dato il permesso di partire, le previsioni meteo sono buone, abbiamo ben 3 giorni di calma nel Golfo per raggiungere Huatulco. Alle 7.30, siccome ancora non si vede nessuno, chiamo con la radio per sollecitare l'ispecion de salida e alla fine siamo costretti ad aspettare fino alle 9 prima che un barcozzo carico di militari si avvicini. E' la prima volta che ci ispezionano la barca con i cani anti...?? droga? armi? boh? Il tutto si svolge in un clima rilassato e tranquillo con un simpatico ufficiale che prende appunti e il povero cagnuzzo che scivola sulla superficie liscia di Damiana. Cosi' alle 10 siamo pronti, salpiamo l'ancora e per le 10.30 siamo fuori dal porto, con le vele issate e zero vento.

Proviamo a percorrere qualche miglio a motore per vedere se piu' al largo c'e' un po' di brezza ed, in effetti, qualche nodo da ovest ci aiuta a tenere una bolina a 40 gradi, ma andiamo lenti davvero. Inoltre c'e' un'onda lunga piuttosto fastidiosa che mi fa venire subito un terribile mal di mare, cosi' riattivo il mio braccialetto ad impulsi che non usavo piu' da molti mesi ormai... eh beh, si sa che il mal di mare e' sempre in agguato! Il pomeriggio trascorre noiosamente cercando di aggiustare le vele al meglio per tenere la rotta, se va avanti cosi' non ce la faremo mai ad arrivare in due giorni!
Per cena Francesco mi prepara una zuppetta calda che mi rimette a posto lo stomaco, mentre lui si mangia dei gamberetti al vapore e del chayote con la maionese. Nella notte i soliti turni (Fra dalle 18.00 a 00.00, io da 00.00 alle 06.00), pochissimo vento variabile e una miriade di pescherecci intorno a noi.


15 gennaio 2010


Navigazione verso Huatulco. Al mattino quando finisco il mio turno dietro di noi c'e' un nuvolone nero gigante da cui scende anche una minuscola tromba marina... meno male che almeno abbiamo un po' di brezza sui 6-7 nodi e riusciamo ad allontanarci. Continuiamo di bolina, allargando a poco a poco, sole a picco e decine di tartarughe a mollo intorno a noi.

Una addirittura ci segue per un po', tanto la nostra velocita' e' pressoche' nulla!

La prospettiva di arrivare in due giorni infatti sta lentamente sfumando: in 24 ore abbiamo percorso solo 52 m/n, se non si alza un po' di vento saremo in mezzo al golfo giusti giusti per beccarci una bella sventilata prevista per domenica 17, speriamo bene! Il caldo e' insopportabile, nel pomeriggio il vento cala ancora e continua a cambiare direzione facendoci diventare matti con la regolazione delle vele... un sacco di lavoro per nulla, visto che la velocita' non aumenta!
Per cena tacos con cavolfiore e pesce dorado saltato in padella. Nella notte soliti turni e vento inesistente. Dopo la mezzanotte improvvisamente il vento gira di 180 gradi ed ora viene da nord est, finalemente ci muoviamo bene, con 12-15 nodi andiamo a 7-8 di velocita' e il gps ci da' una stima di arrivo positiva, e vai!


16 gennaio 2010


Navigazione verso Huatulco.
Al mattino il venticello dal nord-est soffia ancora quasi piu' sostenuto che nella notte e questo ci preoccupa un poco, visto che potrebbe essere un Tehuantepecker in anticipo. Ascolto la net per le previsioni meteo e ci assicurano che tutto sara' tranquillo fino a domani. Le ultime parole famose: nemmeno due ore dopo siamo in mezzo ad una burrasca forte con vento oltre i 35 nodi e onde di 3-4 metri (Francesco sostiene piu' alte ancora, in effetti erano previste onde di 18 piedi, circa 5.5 metri). Diamo subito due mani di terzaroli e arrotoliamo parte del genoa, ma tenere la rotta con un mare cosi' diventa subito poco confortevole.

Io scendo sottocoperta ad infilare la cerata e tempo 5 minuti abbiamo spruzzi da ogni lato e il povero Fra e' fradicio da testa ai piedi. Che dire? Stiamo correndo a 10 nodi con una bolina larga a 55 gradi, ma dopo un'oretta la navigazione diventa davvero un po' troppo "umida". Il Capitano decide che non vale la pena di continuare e ci mettiamo alla cappa, tanto tra meno di 12 ore il vento dovrebbe teoricamente diminuire.



Quando siamo gia' alla cappa diamo una terza mano di terzaroli alla randa e pensiamo che quando arriveremo a La Paz, nel Mare di Cortez, ci faremo fare una quarta mano dal nostro velaio di fiducia. Mentre ce ne stiamo seduti in pozzetto storditi dal gran vento e dalle ondone che ci fanno andar su e giu', il generatore eolico impazzisce e comincia a fare un rumoraccio tremendo. Francesco scende nello sgabuzzino per spegnerlo dal controllo centrale, ma non funziona nulla! Con molta pazienza e una gran dose di fortuna riusciamo a bloccarlo senza lasciarci un braccio dentro, meno male va!
Ovviamente con un vento cosi' abbiamo uno scarroccio di 2 nodi che ci allontana dalla meta, ma speriamo di recuperare domani! Passiamo il resto della giornata sottocoperta, il mal di mare e' difficile da controllare, pure il Capitano dice che non riesce a leggere senza che gli venga la nausea! Beato lui, io non riesco nemmeno a stare sdraiata! Nella notte a poco a poco il vento diminuisce, ora restano solo le onde!



17 gennaio 2010


Navigazione verso Huatulco.
Alle 6 del mattino il vento e' decisamente piu' benevolo (20-25 nodi), cosi' apriamo la trinchetta e con tre mani di terzaroli alla randa ci rimettiamo in rotta. La nostra velocita' e' buona, andiamo sui 5-6 e anche le onde stanno lentamente abbassandosi. Lo scarroccio ci ha portato al largo per 24 miglia rispetto alla rotta originale, cosi' dobbiamo recuperare. Una grossa motovedetta della Marina Militare Messicana ci incrocia e ci contatta per radio: chiedono i nostri dati, la nostra destinazione e il motivo per cui siamo tanto lontani dalla costa. Spieghiamo loro che il vento ci ha colto si sorpresa e abbiamo preferito aspettare alla cappa. Mi faccio dare anche l'ultimo aggiornamento del bollettino meteo e tutto sembra tranquillo per i prossimi giorni! Evviva! Nel pomeriggio il vento gradualmente diminuisce e noi gradualmente tiriamo su la randa e apriamo il genoa. Per l'ora di cena c'e' solo una leggera brezza a 5-6 nodi di bolina a 40 gradi e un' onda disordinata che fa lavorare un sacco il pilota automatico! Ci consoliamo con un bel piattone di gobi al ragu' bolognese. Nella notte soliti turni e una miriade di stelle cadenti.


18 gennaio 2010


Navigazione verso Huatulco.
All'alba mancano 40 m/n alla nostra destinazione, se vien su un po' di vento per stasera potremmo essere ancorati in una delle molte baie della zona. Purtroppo, pur avendo le vele gonfie e l'elichetta della velocita' che segna 4 nodi, il gps e' di tutt'altra opinione: secondo lui siamo a velocita' zero, anzi stiamo addirittura tornando indietro. Ci deve essere una corrente pazzesca che non ci permette di avanzare, tanto che al tramonto siamo costretti ad accendere il motore per diverse ore. In tutta la giornata abbiamo percorso solo 7 m/n... questo posto e' l'incubo dei naviganti! Per cena ci facciamo dell'altra pasta al ragu'. Nella notte soliti turni e un po' di vento che ci permette di contrastare la corrente e muoverci a 2 nodi di velocita'. La costa ancora non si intuisce nella foschia.


19 gennaio 2010


Arrivo a Huatulco, Bahia Chahue'.
Al mattino quando finisco il mio turno finalmente vediamo terra e mancano 10 m/n. Certo il vento non e' dalla nostra parte, cosi' passiamo la mattinata a fare dei bordi per raggiungere l'ancoraggio e verso le 13 buttiamo l'ancora nell'acqua limpida di Bahia Chahue', di fronte ad una spiaggia dove sorgono molti resorts turistici. Purtroppo ora abbiamo un altro problema: mentre cerchiamo di tirarla su, la deriva si incastra e passiamo il resto del pomeriggio cercando di tirarla fuori. Alla fine Fra si butta in acqua e la disincastra da sotto e io con una drizza la tiro su completamente, vedremo nei prossimi giorni come fare per ripararla definitivamente. Mettiamo il barchino in acqua e andiamo a vedere se alla marina qui di fianco hanno un posto per Damiana, in fondo e' da agosto che non andiamo in una vera marina e se i prezzi sono buoni, perche' no? Alla marina hanno una meravigliosa end-tie (ovvero una fine-molo) e pagando la rata mensile si risparmia piu' del 40%, cosi' decidiamo che domani ci trasferiremo. Torniamo alla barca e prima del tramonto ci godiamo una buona guacamole fresca con l'ultimo avocado. Per cena ci mangiamo una bistecca enorme con contorno di carote, patate e piselli. Siamo stanchi da morire, ma felici: finalmente ci siam tolti questo peso di Tehuantepec e da qui la navigazione verso nord non dovrebbe comportare particolari problemi.



Programmi futuri: visto che abbiamo preso una slip all marina, pensavamo di farci anche un girettino nell'interno, sembra infatti che lo Stato di Oaxaca sia uno dei piu' affascinanti di tutto il Messico. Certo poi abbiamo le solite riparazioni da fare, specie il generatore eolico... solo all'idea di smontarlo mi passa la voglia (ricordo bene la fatica di installarlo!!). Non sappiamo quanto tempo ci fermeremo qui, probabilmente 3 settimane, contiamo di riprendere la rotta verso nord alla meta' di febbraio. In attesa di raccontarvi del prossimo road-trip, vi abbraccio, a presto

martedì 12 gennaio 2010

Puerto Chiapas... e dintorni!

Carissimi,

ci troviamo quasi pronti a lasciare il Chiapas, grazie anche al bollettino meteo che ci regala una tregua nel Golfo di Tehuantepec per questo fine settimana, cosi' potremo finalmente percorrere le 200 m/n che ci separano da Huatulco, nostra prossima destinazione.
E cosi' sta per terminare anche questo scalo d'emergenza, ma tanto piacevole che restera' nei ricordi come una delle soste da non perdere nel sud del Messico.

Puerto Chiapas, nei portolani chiamato con il vecchio nome di Puerto Madero, e' un porto artificiale, costruito negli ultimi decenni dell'800 per cercare di sviluppare il trasporto e l'esportazione del caffe' per via marittima, senza troppa fortuna. Il porto infatti non conobbe ulteriore sviluppo nel corso del XX secolo e sulle mappe nautiche e' segnalato come un luogo tranquillo, assopito tra le sue comunita´di pescatori e la base navale della Marina Messicana.
In realta´ negli ultimi anni Puerto Chiapas, grazie ad un cospicuo investimento del Governo, ha ottenuto un grande progetto di restaurazione culminato con l'inaugaurazione del nuovo molo per le navi da crociera nel 2006. Noi non ne sapevamo nulla, perche' le nostre guide non sono aggiornate... potete immaginarvi la sorpresa quando un mattino ci siamo visti apparire questi due "mostri"!


Certo questa faccenda delle navi da crociera sta sicuramente aiutando l'economia locale e gli abitanti del luogo sembrano davvero felici di accogliere i turisti, anche se raramente riescono ad incontrarli, visto che l'area loro riservata e' off limits per i non addetti e non scherzano davvero con la security! Un giorno siamo scesi a terra sul molo dei cruzeros per chiedere una sessantina di litri d'acqua all'autorita´portuale e, per fare a piedi 100 metri, siamo stati scortati e tutte le guardie hanno dovuto scrivere i nostri nomi sul loro rapporto... insomma, per due taniche d'acqua abbiamo perso tutta la mattinata!


Puerto Chiapas rimane comunque la destinazione balneare preferita dagli abitanti dei dintorni che durante il periodo delle festivita´natalizie si sono riversati tutti qui per mangiare mariscos nei molti ristorantini sul mare e per passare qualche giorno di vacanza.





E anche noi non abbiamo certo rinunciato all'opportunita' di assaggiare le specialita' locali! Abbiamo per cosi' dire "adottato" uno dei ristorantini, ovvero il numero 28 EL PELICANO, da quando lo abbiamo provato ci andiamo sempre e durante il giorno lasciamo la' il nostro dinghy, cosi' che non rimanga proprio abbandonato sulla spiaggia, se no al nostro rientro lo trovavamo sempre pieno di basura!

Abbiamo colto l'occasione anche per fare un po' i turisti. Spesso siamo andati a Tapachula, distante solo 28 Km, citta' dove in realta' eravamo gia' passati qualche tempo fa durante il nostro viaggio in autobus attraverso il Messico, ma che non avevamo avuto tempo di conoscere ed apprezzare a pieno! Tapachula chiamata anche la "perla del Soconusco" dal nome dell'omonima regione e' una citta' di confine caotica e piena di energia, che solo recentemente ha conosciuto uno sviluppo turistico, sempre grazie all'arrivo dei cruzeros. Dalle navi infatti, le centinaia di passeggeri vengono trasferiti in citta' con decine di pullman e scortati a conoscere il centro. Da vedere in realta' c'e' poco o nulla, a parte la piazza centrale e il mercato
brulicante di ogni tipo di mercanzia, l'unica attrazione diciamo cosi' storico-culturale e' il museo antropologico, che e' piccolo, ma ben tenuto, con dei pezzi davvero notevoli, tipo questi:




E ovviamente non potevano mancare i suonatori di marimba, il cui suono nei miei ricordi rimarra' per sempre legato a questa citta' dove ormai ci muoviamo con disinvoltura tra stazioni degli autobus e le strade affollate di bancarelle ad ogni ora del giorno.



Ieri invece abbiamo pensato di andare a prendere un po' d'aria di montagna, cosi' da Tapachula abbiamo preso un minibus per Cacahoacan e da li' un altro transporte collectivo che ci ha lasciato a Santo Domingo, un piccolo paese abbarbicato sulle pendici del vulcano Tacana' al confine con il Guatemala e famoso per la produzione di caffe'. La storia di questo villaggio e di quelli circostanti inizia alla fine dell'800 quando una cospicua comunita' di imprenditori tedeschi decise di trasferirsi qui e tentare la fortuna con le piante di caffe'. L'influenza alemanna rimane tutt'oggi non solo nei nomi delle varie aziende produttrici (per esempio Finca Hamburg), ma anche e soprattutto nello stile "architettonico" locale:




L'attrazione del luogo rimane comunque la grande Casa Braun costruita all'inizio del '900 dalla famiglia omonima e ora sede del minuscolo, ma interessante museo del caffe' e di un ottimo ristorante con vista panoramica. Pino Cacucci nel suo "La polvere del Messico" ci informa che il Signor Braun, proprietario di gran parte dei terreni circostanti, sarebbe in realta' il babbo di Eva Braun e sembra che ogni anno il 20 di aprile una schiera di aficionados si riunisca qui nella grande tenuta di famiglia per celebrare il compleanno di Hitler (non ho idea se questa tradizione continui tutt'ora o no, ma penso che anche se avessimo chiesto informazioni al gentilissimo metre, probabilmente non avremmo avuto fortuna con un argomento cosi' delicato).

La casa merita comunque una visita, e' stata ristrutturata rispettando il progetto originale e i pavimenti di legno sono quelli dell'epoca. E poi, prendere un caffe' o due tacos seduti in terrazza permette di ammirare il panorama e le infinite pianure intorno a Tapachula dove crescono centinaia di alberi di mango.




Santo Domingo in effetti e' davvero un paesino grazioso, cosi' tranquillo, immerso nella frescura e nel profumo dei fiori di caffe', che all'inizio avevamo scambiato per gelsomini... Passiamo quache ora passeggiando per le viuzze ritorte e compriamo giustamente un po' di caffe' appena macinato, mentre osserviamo i cortili dove i chicchi si stanno seccando lentamente.



Tornati a Puerto Chiapas abbiamo trovato un "ospite" ad attenderci sullo scafo di Damiana.



Povero pellicano... ha una zampina rotta e da qualche giorno sta sempre vicino alla barca, anche perche' tutti i pescetti si nascondono sotto Damiana all'ombra delle reti. Almeno riesce a pescare!
Siamo sicuri che lo troveremo la' anche stasera quando rientreremo!

In attesa di risentirci da Huatulco, vi abbraccio, a presto
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