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sabato 7 aprile 2012

Riparazioni... alla deriva #2 (prima parte)

Carissimi,

eccoci qui con qualche aggiornamento sulle nostre riparazioni. Come già accennato nel post precedente, in queste ultime settimane ci siamo dedicati quasi esclusivamente alla deriva. Purtroppo ci siamo subito resi conto che non sarebbe stato facile cercare di rimettere in sesto quella che ci eravamo fatti costruire a San Felipe: il legno, dopo esser stato esposto al sole ed essersi ben asciugato, si è irrimediabilmente imbarcato e deformato, cosa che ahinoi temevamo già dal principio. Questo è accaduto essenzialmente perchè la stagionatura del legno (e forse anche il tipo) non era sufficiente per poter essere usato in ambiente marino, però avevamo sperato che avrebbe potuto funzionare lo stesso...



Quindi ci siamo ritrovati punto e a capo, con la deriva rotta completamente da rifare. E allora abbiamo deciso di cambiare tecnica. Visto che le derive moderne (tra cui anche quella che avevamo sul trimarano precedente Captain Kaos) sono costruite di schiuma poliuretanica (polimeri espansi) e fibra di vetro, abbiamo deciso di fare un tentativo. Abbiamo deciso di usare una delle tecniche che i surfisti usano per costruire le loro tavole, con lastre di polistirolo ad alta densità al posto della schiuma per imbarcazioni (molto costosa e difficile da reperire).



Così dopo averle opportunamente misurate e tagliate abbiamo iniziato il processo di "incollaggio": l'idea era di fare un triplo sandwich di polistirolo e fibra di vetro per rinforzarne la struttura. Ecco qui sotto Francesco che spalma la resina epossidica ad essicazione lenta (15 ore) mescolata con materiale adesivo:



E poi ci mettiamo uno strato di fibra di vetro:



Una volta ottenuto il triplo sandwich abbiamo iniziato a tagliarlo e modellarlo con le specifiche della deriva, che deve essere estremamente precisa in modo da entrare perfettamente nella sua scassa. Inoltre abbiamo "ripassato" alcuni punti critici con una dose extra di resina, giusto per star sicuri che fosse perfettamente incollata:


  

Poi siamo passati al profilo alare della pinna. Dopo averlo stampato alla giusta grandezza ci siamo costruiti un modello del profilo con uno scarto di polistirolo, in modo da poter scolpire la deriva seguendo le specifiche originali:





Ed ecco qui Francesco che finisce di lisciare il modello prima di riportare il disegno del profilo sulla deriva stessa prima di  iniziare a scolpirla:




Insomma, è un lavoro lento e di estrema precisione anche se scolpire il polistirolo si è rivelato meno complicato del previsto ed è un materiale che sicuramente può dare soddisfazione. Certo allo stesso tempo basta un minimo di distrazione e si rischia di dover rifare tutto daccapo, il rischio di fare errori nel modellare e` piuttosto alto. 




Per questo abbiamo preferito prenderla con calma, dedicando il giusto tempo ad ogni fase, pur sapendo che la nostra sosta a Santa Rosalia si sarebbe prolungata oltre le tre settimane previste. D'altronde va così, ci sono anni in cui si naviga a tempo pieno ed altri in cui capita di stare per lunghi periodi fermi in porto, inutile prendersela a male. 

Ultimata la modellazione della pinna, ci siamo dedicati ai dettagli, ovvero alla preparazione dei fori per le cime, che abbiamo dovuto foderare di fibra di vetro e rinforzare con cilindri di plexiglass a loro volta ricoperti di resina e fibra:





E poi finalmente eccoci alla prima delle fasi finali: ricoprire l'intera deriva con un lenzuolo di fibra di vetro per darle rigidità e resistenza strutturale:



Ed infine un ultimo strato di resina mischiata ad un riempitore (microballons) che darà ulteriore rigidità al tutto e renderà la deriva nuovamente modellabile con pialle e carta vetrata per la "lisciatura" finale:



Ormai ci mancano pochi dettagli, quindi la settimana prossima contiamo di impermeabilizzarla con un sigillante per scafi e dipingerla con l'antivegetativa. Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto fin'ora, anzi diciamo proprio che non ci aspettavamo sarebbe venuta così bene. Certo dovremo sperimentarla in navigazione e vedere come si comporterà, soprattutto in caso di vento forte e onde alte, il rischio è che possa vibrare/andare in risonanza, oppure, alla peggio, rompersi di nuovo. Vedremo.

Certo nella sfortuna di dover passare tanto tempo attraccati a un molo, almeno siamo in un luogo che conosciamo bene e dove, dopotutto, non ci pesa più che tanto vivere per un periodo. Vi lascio con un tramonto di qualche sera fa e colgo l'occasione anche per augurarvi buona Pasqua! A presto!





sabato 22 ottobre 2011

Riparazioni... alla deriva!

Carissimi,

le due settimane di sosta prevista a San Felipe si sono in realta' "dilatate" un pochino a causa di un incidente di percorso piuttosto complicato da risolvere: ci si e' rotta la deriva!  

Nel post precedente avevo accennato al fatto che non riuscivamo piu' a recuperarla, pensavamo si fosse incastrata come spesso ci accade, anche se in realta' avevamo il sospetto che la cosa fosse piu' grave. Infatti, nelle ultime 24 ore di navigazione avevamo notato una certa difficolta' di Damiana nel tenere la rotta di bolina, ma avevamo dato la colpa al meccanismo di sicurezza del timone che aveva ceduto. Poi il vento aveva girato di poppa e, al lasco, ci sembrava che Damiana si comportasse quasi normalmente, cosi' non ci eravamo allarmati piu' che tanto.
Quando abbiamo iniziato a lavorarci per disincastrarla, ci e' subito apparsa una crepa evidente, ma non pensavamo che il danno fosse cosi' grave. Questo e' quello che ci e' apparso quando siamo riusciti a tirarla su:


Non solo la testa si era spezzata in verticale, ma avevamo perso completamente la sua pinna di due metri di lunghezza, parte fondamentale della nostra imbarcazione. La deriva infatti e' la nostra "chiglia mobile", necessaria per evitare lo scarroccio soprattutto con l'andatura di bolina e senza di essa Damiana non riuscirebbe a navigare "dritta" se mi consentite questa terminologia poco nautica. Sapevamo che non sarebbe durata in eterno, anche perche' dopo 28 anni puo' succedere che il legno fosse indebolito da infiltrazioni d'acqua, e proprio per questo avevamo in progetto di migliorarne l'impermeabilizzazione una volta giunti in cantiere per fare carena entro la fine 2011.

Dopo esserci ripresi dalla brutta sorpresa, per forza di cose abbiamo dovuto cercare una soluzione in loco e l'abbiamo trovata. Inizialmente Francesco pensava di sostituirla con una soluzione temporanea composta da una testa di legno e una pinna di metallo, ma poi abbiamo incontrato Eduardo, un carpentiere eccezionale che si e' offerto di ricostruirla ex novo in legno, proprio come quella originale. Eccoci nel suo laboratorio durante la prima fase nella quale i blocchi di legno vengono incollati tra loro per creare il parallelepipedo che verra' poi scolpito con la forma e il profilo del pezzo originale:



Poi Eduardo ha iniziato a modellarlo secondo le indicazioni di Francesco e del progettista di Damiana John Shuttleworth, che nel frattempo ci aveva fatto pervenire uno schema del profilo alare della pinna, che altrimenti non avremmo potuto ricostruire, visto che quella originale e' andata persa.





Finito il lavoro di Eduardo, che ci ha consegnato il pezzo modellato secondo quello che rimaneva dell'originale, abbiamo dovuto procedere con il processo di impermeabilizzazione. I ragazzi della marina ci hanno fornito gentilemente uno spazio dove poter lavorare ed ecco quello a cui abbiamo dedicato le nostre giornate nelle ultime due settimane.

Prima di inizare un'ultima piallatina per perfezionarne il profilo:



Poi abbiamo continuato stuccando le imperfezioni del legno, i nodi e i punti piu' sensibili:



E poi una prima mano con la resina di poliestere di modo che penetrasse a fondo nel legno:


Dopodiche' abbiamo ricoperto la deriva di fibra di vetro imbevuta nella resina di poliestere:




Una volta seccatasi per bene, abbiamo iniziato a stuccare i punti di congiunzione della fibra e quelli piu' esposti alla pressione delle onde con microballoons e resina :





A questo punto e' stato necessario rimuovere lo stucco in eccesso lisciando nuovamente la superficie e rimodellando le curve originali:





E poi di nuovo stucco nei punti critici e resina nelle minuscole intercapedini createsi nella fibra di vetro:




E infine la verniciatura con l'antivegetativa per la pinna e con pittura resistente agli ultravioletti per la testa:



Insomma, un lavoro piuttosto lungo e complesso, dovuto anche ai tempi di essicazione dei materiali utilizzati e al gran caldo delle ore pomeridiane qui a San Felipe.
Alla fine, aiutati da alcuni amigos qui alla marina, abbiamo trasportato la deriva fino al molo, perche' in fondo si tratta sempre di un centinaio di chili che difficilemente in due saremmo riusciti a maneggiare:





Ecco gli ultimi dettagli per aggiungere alcune placche di metallo atte ad evitare sfregamenti all'interno della scassa:


E finalmente ecco la deriva che viene da me issata su Damiana con una drizza, mentre Francesco sta attento a non danneggiare gli scafi e aiuta la pinna nel suo percorso verso "casa".




Una volta raggiunta la scassa abbiamo avuto non pochi problemi nell'abbassarla: sembrava che la pinna avesse uno spessore eccessivo, nel senso che arrivata ad un certo punto si incastrava malamente e non ne voleva piu' sapere di scendere. Cosi' Francesco si e' buttato in acqua e ha scoperto che sul fondo della scassa erano state aggiunte due minuscole paratie di fibra di vetro, forse per evitare che la pinna precedente sbattesse troppo, ma che nel nostro caso impedivano alla deriva di scendere oltre. Una volta rimosse le paratie con martello e scalpello grazie al Capitano eccellente subacqueo, la deriva e' scesa senza alcun problema ed ora, dopo aver fatto parecchie prove, possiamo dire di essere sicuri che funzioni bene.



Dopotutto, nella sfortuna del danno inaspettato, siamo capitati in un luogo decisamente piacevole. Visto che qui di barcaioli ne arrivano pochi e quelli che ci arrivano lo fanno solo per "parcheggiare" le imbarcazioni durante la stagione degli uragani e poi ripartire immediatamente, la nostra presenza stabile in porto e in paese ha generato una catena di solidarieta' tra gli abitanti del posto che ci hanno aiutato in ogni modo possibile e ci hanno supportato nei momenti difficili. Senza contare che poi di Europei se ne vedono pochi in questa zona, quindi siamo stati in un certo qual modo adottati da tutti, dal venditore di polli arrosto che ha sempre una parola buona, ai pescatori che ci accompagnano giornalmente in paese con le loro camionetas, ai ragazzi della marina che sono stati di una gentilezza squisita.

Ieri abbiamo terminato i lavori alla deriva e, meteo permettendo, tra qualche giorno vorremmo riprendere la navigazione diretti ovviamente a sud, ma stavolta prendendola con un po' di calma e fermandoci in tutti gli ancoraggi piu' belli da qui a Santa Rosalia, dove faremo scalo prima di attraversare il Mare di Cortes e dirigerci a Guaymas dove faremo carena in un cantiere commerciale.

Per il momento e' tutto, spero di riuscire ad aggiornarvi presto, un abbraccio.
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