sabato 23 agosto 2008

Tikal

Eccoci qui, appena rientrati da questo mini-viaggio verso nord, nello Stato guatemalteco di Petén. Prima di tutto vi posto una mappetta del Guatemala, tanto per renderci conto di cosa stiamo parlando.


Siamo partiti tre giorni fa da Rio Dulce con uno scassatissimo autobus della linea Fuente del Norte che dopo quasi cinque ore ci ha scaricato stanchi ed accaldati nella confusa cittadina di Santa Elena. Il viaggio è stato a dir poco un incubo: dopo essere arrivato alla fermata con 40 minuti di ritardo (ma questo è nulla qui in Guatemala) abbiamo scoperto che i posti a sedere erano tutti occupati, così non ci è rimasto altro da fare che accomodarci in piedi nel corridoio centrale ammassati con altri sfortunati giovani europei e altrettanti guatemaltechi dall'aria rassegnata. L'autista poi, forse pensava di poter recuperare il ritardo schiacciando l'acceleratore... in un paio di occasioni ce la siam vista bruttina anche perchè le strade son quello che sono, ma per fortuna alla fine grazie ad un abbondante uso dei freni tutto è andato per il meglio. E che esperienza! Questo ci ha permesso di entrare più a stretto contatto con i guatemaltechi che, dopo più di un anno trascorso in Messico, ci sembrano timidi e silenziosi, tanto che quando parlano si fa fatica a sentire quello che dicono.

Appena arrivati a Santa Elena abbiamo trovato un piccolo minibus collettivo per El Remate, un delizioso paesino sulle rive del lago Petén Itza a circa 30 km dal parco archeologico di Tikal. Qui si trovano parecchie botteghe dove gli artigiani locali lavorano il legno ed è possibile vederli all'opera e, ovviamente, acquistare le loro creazioni. Quando arriviamo a El Remate è ormai pomeriggio inoltrato, così dopo un breve giretto esplorativo decidiamo di andare a riposare un po', domattina si parte presto per Tikal.


Alle 5.30 del mattino il nostro autobus ci sta aspettando di fronte al piccolo hotel dove abbiamo passato la notte; è carico di turisti ovviamente, ma non tutti americani come al solito, oggi abbiamo una coppia di francesi e una coppia di giovani backpackers danesi che era con noi ieri sull'affollatissimo bus. Dopo una mezz'ora di strada siamo all'ingresso del Parco Archeologico di Tikal, l'unico sito Maya del Guatemala ad essere completamente immerso nella giungla. Il complesso occupa un'area vastissima (circa 500 chilometri quadrati) ed è costituito da migliaia di strutture separate tra loro. Sembra inoltre che la parte ad ora visibile sia remotissima, confrontata a quanto ancora ci sarebbe da scavare.


I Maya si stabilirono in questa zona intorno al 700 a.C. e la città di Tikal fu attiva fino al 900 d.C. circa, anche se le cause del collasso della civiltà rimangono tutt'ora misteriose. L'ipotesi più probabile sembra essere quella di un problema di tipo climatico-ambientale dovuto a lunghi periodi di siccità che avrebbero impoverito i raccolti e portato ad un deperimento generale delle condizioni di vita. I Maya infatti avevano disboscato completamente l'area circostante dove coltivavano immensi campi di mais, alimento principale della dieta di oggi come di allora in questo Paese.
Gli Itza che occuparono parte della zona intorno al 1200 erano a conoscenza della città di Tikal e anche alcuni diari di missionari spagnoli giunti fin qui intorno al 1530 parlano di strutture di pietra nascoste dalla giungla. Solo nel 1848 però il governo del Guatemala decise di inviare una spedizione per la riscoperta del sito, seguito poi da archeologi svizzeri ed inglesi. Nel '900 il sito passò sotto la soprintendenza dell'Università della Pennsylvania e nel 1979 fu dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco.

Per visitare l'intero complesso di rovine è necessario camminare per una decina di chilometri e salire sulla cima dei templi richiede un po' d'attenzione visto che le scalette di legno installate per facilitare l'ascesa sono poste quasi in verticale, ma è soprattutto la discesa a dare dei problemi a chi, come me, soffre di vertigini, brrr...


Iniziamo la nostra giornata visitando quella che viene chiamata la "Gran Plaza". Qui sorgono due templi (numero I e II) costruiti verso la fine del 700 d.C. e un'acropoli le cui strutture più antiche risalgono al 400 a.C. I Maya continuarono a costruire nuovi edifici sopra quelli già esistenti, così abbiamo molteplici strati e molteplici sepolture di diverse epoche.



La foto qui sopra è stata scattata dalla cima del tempio II, alto 38 metri, che si trova esattamente di fronte a quello che si vede, ossia il numero I (44 metri); al centro la Gran Plaza con le steli commemorative dei re Maya e sulla sinistra l'acropoli. Il tempio numero I è attualemente chiuso al pubblico in seguito alla morte di alcuni turisti scivolati malamente dalle sue scale. Certo è che noi abbiamo visto persone avventurarsi sulla cima dei templi con le infradito ai piedi... ma dico io, un paio di scarpe da ginnastica, no? Non si pretende mica l'attrezzatura completa da alpinismo, ma un minimo di buonsenso almeno!


L'atmosfera dalla cima del tempio II è davvero pazzesca. Non sono nemmeno le 7 del mattino, tutto è immerso nella nebbia e il parco è ancora relativamente deserto, così possiamo goderci un tranquillo risveglio.
Da qui ci incamminiamo verso il tempio IV, che vediamo spuntare dalla vegetazione tropicale, ma visto che è in ristrutturazione, decidiamo di non salire, anche perchè diversi gruppi di turisti chiassosi ci precedono e non vogliamo rovinarci la visita al parco aspettando in fila. E meno male che siamo in bassa stagione... chissà come dev'essere questo posto in ottobre-novembre!



Da qui passiamo nella zona sud del parco, dove si trova El Mundo Perdido, un'area che comprende 38 strutture di epoca differente costruite intorno ad una piramide centrale. Francesco decide di aspettarmi sotto una palma, mentre io mi arrampico su per i ripidi scalini.


Ed eccoci finalmente arrivati al pezzo forte: il tempio V, il più alto di tutte le strutture presenti nel parco (58m.), dalla cima del quale è possibile vedere gli altri templi che spuntano dagli alberi. La salita è piuttosto faticosa, un centinaio di gradini in verticale, ma ne vale sicuramenete la pena.

Questo tempio è unico nel suo genere per via della struttura con gli angoli arrotondati e la stanza cerimoniale presente sulla cima è davvero molto piccola (meno di 1 metro di lato) se si pensa che i muri esterni invece hanno uno spessore di quasi 5 metri!
Questa la vista dalla cima del tempio V:



Ultima tappa della nostra giornata a Tikal è il tempio VI, l'unico in questo complesso ad avere delle iscrizioni. Per raggiungerlo è necessario camminare una ventina di minuti, ma la passeggiata è piacevole all'ombra della foltissima vegetazione. Visto che è così isolato non incontriamo nessuno e quasi non ci sembra vero quando lo vediamo spuntare da dietro gli alberi.


Questa una delle iscrizioni ritrovate sulle steli del tempio:


Quando usciamo dal parco sono quasi le 12, così dopo aver visitato uno dei due piccoli musei che espongono manufatti ritrovati all'interno degli scavi, decidiamo di prendere un bus e dirigerci a Flores, una minuscola città sorta su un'isola del lago Petén Itza. Flores è davvero graziosa e, anche se estremamente votata al turismo, camminare per i suoi stretti vicoli tra negozietti di souvenirs e ristorantini ci rende allegri, malgrado il caldo soffocante.




Per il viaggio di ritorno decidiamo di investire 6 euro in più e prendere l'autobus di lusso, così possiamo avere l'aria condizionata e soprattutto un posto a sedere riservato. Ecco un paio di foto scattate durante il tragitto verso Rio Dulce:



Ora siamo tornati alla barca e penso che passeremo la prossima settimana lavorando su Damiana e preparandola per il rimessaggio, visto che dovrà restare qui da sola per un po'. I lavori da completare sono ancora parecchi, ma magari ne parliamo nello specifico in un altro post, per il momento è tutto, un abbraccio e a presto

domenica 17 agosto 2008

Diario agosto 2008 Florida-Guatemala

2 agosto 2008

Dopo 4 settimane di preparativi siamo pronti alla partenza, così alle 11 lasciamo finalmente St. James City, FL. Purtroppo per raggiungere il mare aperto dobbiamo fare un largo giro a motore evitando le molteplici secche delle lagune che circondano la costa ovest della Florida. C'è parecchio traffico nel canale d'uscita e veniamo superati in continuazione da motoscafi che ci lasciano fastidiose onde come regalo... Questo tratto viene chiamato "Miserable Mile" e non tardiamo a capire perchè: il canale navigabile è piuttosto stretto e ai lati l'acqua è davvero bassa tanto che stiamo estremamente concentrati cercando di intuire quale direzione sia la più sicura; inoltre le boe di segnalazione sono confuse, non riusciamo a capirci quasi nulla, ma per fortuna la visibilità è buona... non voglio nemmeno pensare a come sarebbe navigare qui di notte, brrr.
Per le 14 siamo fuori dalle lagune e possiamo tirar su la randa e aprire il genoa: 10-15 nodi, bolina larga intorno ai 60°, non va nemmeno troppo male. Di comune accordo io e Fra decidiamo che per questa traversata non useremo le vele di prua (gennaker e spinnaker), ma ci limiteremo a genoa e trinchetta. Visto che non conosciamo bene Damiana è meglio navigare con due vele facili da controllare e da gestire in caso di mal tempo, piuttosto che avere a che fare con le enormi vele da lasco che per il momento non abbiamo mai armato. In ogni caso ora siamo di bolina, quindi non avremmo comunque potuto usare altra vela che il genoa. Andiamo abbastanza forti (7 nodi) malgrado il vento leggero.
Passiamo il resto del pomeriggio studiando Damiana e al tramonto ci mangiamo una cosa veloce prima di iniziare i turni di guardia. La notte trascorre tranquilla senza alcun problema, solo qualche nave cargo in lontananza mi fa esercitare con il riconoscimento delle luci notturne; Fra fa il primo turno (20.00-01.00) e io il secondo come al solito (01.00-06.00).


3 agosto 2008

Giornata di navigazione tranquilla. Il vento è costante da sud-est intorno a 10-15 nodi con un angolo tra 45° e 60°. Andar di bolina non è poi così male, non ci sono onde e un po' d'aria in faccia ci rinfresca all'ombra delle vele. Damiana è perfetta: va che è una bellezza, anche con poco vento teniamo una media di 6-7 nodi con punte tra 8 e 10. Le vele si gestiscono più che bene malgrado siano enormi, tutto funziona a meraviglia e ci godiamo la pace dell'oceano. Io continuo a pisolare all'ombra, tanto Damiana va da sola e visto che gli ultimi tre mesi sono stati a dir poco intensi, il sonno arretrato comincia a farsi sentire tutto d'un botto. Fra si gode il sole con la protezione 30 e prova diverse combinazioni di vele per cercare di stabilizzare Damiana al meglio.
Al tramonto riceviamo una visita inaspettata: un piccolo uccelletto ci raggiunge e si posa a poppa cinguettando. Non è per nulla intimorito dalla nostra presenza, così gli diamo un po' di pane e una ciotolina d'acqua. Sembra molto stanco e disidratato.


Dopo aver bevuto un bel po' si sposta sotto uno dei travi degli scafi laterali e si addormenta su una rete riparato dal vento e dalle onde. Pazzesco! E soprattutto, che cavolo ci fa un uccellino così piccolo a più di 150 miglia nautiche dalla costa?? Forse viaggiava su uno dei tanti cargo che incontriamo tutti giorni e semplicemente si sposta da una nave all'altra per riposarsi nel mezzo dell'oceano...


Ceniamo con gamberetti al vapore quando ormai è già quasi buio, la faccenda dell'uccelletto ci ha distratto non poco. E così mentre Fra fa il primo turno (20.00-01.00) e io il secondo (01.00-06.30) il nostro piccolo ospite se la dorme della grossa.


4 agosto 2008

Quando finisco il mio turno alle 06.30 il piccolino sta ancora dormendo con l'aluccia ripiegata sulla testa. Mentre Francesco fa colazione io vado a letto un paio d'ore. Quando mi sveglio l'uccelletto sta ancora dormendo, ma poco dopo inizia a muoversi scaldandosi al sole che anche oggi picchia forte. Francesco gli prepara un'altra ciotolina d'acqua e il piccolino, dopo aver bevuto un po', ci si infila dentro sguazzando qui e là prima di riaddormentarsi con le zampine a mollo... è così buffo. Dopo quest'ultimo pisolino e dopo essersi ben bene asciugato al sole appollaiato su una cima cinguettando spicca il volo e ci lascia. Vabbè, è stato bello averlo con noi anche solo per una notte!
Il vento è sempre moderato tra 10 e 15 nodi da sud-est e la bolina sempre uguale, andiamo alla solita velocità (6-7 nodi). Improvvisamente sentiamo un "clang" e alzando lo sguardo notiamo che il carrello che controlla il grasso della randa si è sfilato dalla sua rotaia perchè si è rotto il blocco di fine corsa. Ieri infatti, mentre stavamo seduti in pozzetto mi era caduto in testa un pezzo di plastica con una scanalatura da vite, ma non eravamo stati in grado di capire da dove venisse, beh, ora lo sappiamo! Fra si arrampica sul boma e cerca di tirar giù il carrello, ma la randa è troppo in tensione, così ne tiro giù un bel pezzo, mentre Fra sostituisce la vite mancante con un'altra nuova molto più lunga e robusta della precedente. Poco male, soprattutto con questa brezza leggera; sarebbe stata tutta un'altra faccenda con qualche nodo di vento in più, meno male siamo stati fortunati!
Nel pomeriggio il vento crolla completamente e per la prima volta da quando siamo partiti ci troviamo alla deriva con le vele che sbattono e un caldo infinito. Tanto vale cucinare qualcosa, così preparo delle tagliatelle alla panna, gamberetti e asparagi. Mentre mangiamo in pozzetto aspettando il vento un enorme nave cargo ci passa proprio di fianco, caspita quanto è grossa, meno male che ci schiva perchè altrimenti saremmo stati costretti ad accendere il motore!


Al tramonto un po' di vento (5-10) ci fa riprendere la rotta: se tutto prosegue in questo modo domani dovremmo passare nel canale dello Yucatan tra Cuba e il Messico. La notte trascorre tranquilla con una miriade di stelle cadenti, alcune davvero brillanti con una lunga scia verdastra.


5 agosto 2008

Durante il mio turno di notte il vento (10-15) inizia lentamente a girare, così al mattino siamo di lasco a 120°, finalmente! Purtroppo però con questa andatura non abbiamo più l'ombra delle vele in pozzetto, così passiamo la mattinata boccheggiando e spalmandoci litri di crema protettiva. Certo se armassimo il gennaker potremmo andare molto più veloci, ma preferiamo prender confidenza con Damiana a poco a poco e non rischiare nulla, anche se il tempo sembra promettere bene e la pressione atmosferica è costante. Passiamo attraverso il canale dello Yucatan e, contrariamente a quanto ci era stato pronosticato, non abbiamo nessun problema con la corrente che dovrebbe essere piuttosto forte in quest'area. Anzi, proprio non ci accorgiamo di avere una corrente contraria che dovrebbe rallentarci e continuiamo in rotta con una velocità di 6-7 nodi come nei giorni precedenti.
Passiamo il pomeriggio seduti in coperta a tribordo raccontandoci aneddoti e guardando il mare all'ombra della randa. Per cena cuciniamo del filetto di manzo con patate al vapore. Mentre stiamo per sparecchiare, mi accorgo che c'è una grossa vite che spunta fuori dal caricabasso, così chiedo a Fra: " E' normale che quella vite stia in quella posizione?" E Fra: "No che non lo è! Dobbiamo aver perso il dado che la teneva dall'altro lato!" E così a colpi di martello Fra rimette la vite al suo posto, mentre io cerco un dado che si adatti e per fortuna lo trovo. Meno male che ce ne siamo accorti quando ancora c'era un po' di luce... pensa invece se nel mezzo della notte il caricabasso si fosse malamente staccato dal boma magari con 20 nodi di vento o più... siamo stati fortunati di nuovo!


Francesco fa il primo turno (20.00-01.00) senza nulla da annotare, durante il mio invece (01.00-07.00) il continuo passaggio di navi cargo mi dà non pochi problemi nel riconoscerne la direzione, però cerco di non farmi prendere dal panico e riesco a non svegliare Francesco, che ovviamente apprezza.


6 agosto 2008
 

Quando mi sveglio verso le 9 ho una gran fame, così Fra prepara un'omelette con funghi e salsiccia... buonissima! L'angolo con il vento non è cambiato e siamo sempre di lasco a 120° con punte a 10 nodi di velocità con il genoa! Una nuvola carica di pioggia ci rovescia addosso qualche goccia, ma solo per cinque minuti purtroppo... con il caldo che fa ne avremmo gradito di più! Nel pomeriggio il vento gira di nuovo e torniamo di bolina, anche se non troppo stretta.
Da lontano vediamo una balena che sbuffa, ma non si avvicina. E' la prima volta che ne incontriamo una da questo lato: nel Pacifico invece sembrava esserci molta più vita, ma chissà magari è solo un'impressione sbagliata.
Soliti cargo ci passano da destra e da sinistra, ne vediamo uno della Del Monte carico carico... probabilmente viene dal Sud America e trasporta qualche tipo di frutta (banane? ananas?). Per cena mangiamo un bel bisteccone con le zucchine.
Nella notte soliti turni, soliti cargo e solita distesa di stelle a perdita d'occhio.


7 agosto 2008

Finito il mio turno me ne vado a letto un paio d'ore. Quando mi sveglio verso le 9 mancano solo 140 mn all'arrivo, però il vento è talmente leggero che malgrado Damiana ce la metta tutta non riusciamo ad andare più veloci di 3 nodi. Passiamo la mattinata cercando di aggiustare le vele al meglio per cogliere anche il più leggero alito di vento. Per pranzo cuciniamo una pasta con le zucchine avanzate dalla cena di ieri aggiungendoci un po' di panna e zenzero... yum!! Nel pomeriggio il vento non aumenta, così presi un po' dallo sconforto di non arrivare in tempo (domani è venerdì e gli uffici per le pratiche di entrata chiudono alle 5) ci facciamo una bella doccia in pozzetto. Nel frattempo uno strano gabbiano dal becco blu si dà un gran da fare per pescare qualche pesce volante e noi lo osserviamo curiosi.
Verso il tramonto le consuete navi cargo ci sorpassano veloci, alcune sono così vicine che possiamo vedere gli omini camminare sul ponte. Per cena cuciniamo l'ultima bistecca (non sappiamo infatti se sia consentito importare carne in Guatemala, ma pensiamo di no) e Francesco cuoce pure qualche patata come contorno. Fra fa il suo solito turno, ma quando inizio il mio il cielo si sta coprendo di nuvole e le stelle quasi non si vedono più. Lampi e saette in lontananza non promettono nulla di buono, ma anche nelle notti precedenti abbiamo avuto nuvole e fulmini qui e là, quindi non sono troppo preoccuopata. Verso le 03.00 però il vento inizia ad aumentare abbastanza in fretta e alcune saette finiscono in mare non troppo distanti da noi, così decido di svegliare Francecso che ovviamente non è entusiasta di aver dormito solo due ore. Nel giro di pochi minuti il vento aumenta a dismisura e passiamo da 20 a 30 nodi senza quasi accorgercene, probabilmente perchè siamo ancora al lasco. Inizia a piovere forte ed la notte è talemente scura che se non fosse per il lampi non avremmo nessun tipo di visibilità. Improvvisamente il vento impazzisce e l'ultimo valore che leggo sull'anemometro prima di correre ad arrotolare il genoa è 51 nodi... è una burrasca forte, uff! Damiana corre che è un piacere e riesco a leggere 17 nodi di velocità, ma la pioggia è talmente intensa che faccio fatica a vedere gli strumenti. Fra decide saggiamente di cambiare rotta, anche perchè la tempesta ci sta spingendo troppo vicino alla barriera corallina che costeggia il Belize, così mentre il vento ritorna su valori più normali (15-20) Fra cerca di riposare un po' sdraiato in pozzetto e io aspetto l'alba per riaprire il genoa, visto che le scotte si sono attorcigliate malamente con il ventaccio di prima.


8 agosto 2008

All'alba riapro il genoa dopo aver sgrovigliato le scotte e in lontananza si vede la terra. Dopo 6 giorni è la prima volta che la vediamo ed è sempre emozionante. Purtroppo però non abbiamo vento e ben presto ci rendiamo conto di esser finiti un po' troppo in là, tanto che ora dovremmo essere di fronte all'Honduras... insomma, siamo una cinquantina di miglia nautiche fuori rotta!
Passiamo la mattinata cercando di prendere al meglio il poco vento, ma poi decidiamo di accendere il motore, anche perchè in ogni caso dobbiamo testarlo e forse questo ci permetterà di raggiungere almeno un ancoraggio vicino al nostro porto di entrata in Guatemala. Francesco decide intanto di sostituire lo strumento che legge la velocità della barca, visto che quello che abbiamo non funziona, così, mentre il motore gorgoglia e fa vibrare la povera Damiana noi ci diam da fare con cavi elettrici ed attrezzi tanto che in meno di un'ora abbiamo di nuovo un lettore di velocità funzionante. Nel tardo pomeriggio un brutto temporale ci raggiunge proprio quando siamo in vista della Baia Honduras, tra Gautemala e Belize dove si troverebbe il nostro ancoraggio. Siamo stanchi e bagnati quando finalmente gettiamo l'àncora al buio in 4 metri d'acqua. Non vediamo l'ora di andare a letto, anche perchè dopo la tempesta di ieri non abbiamo potuto riposare molto. Mentre Francesco prepara una carbonara, io scopro che l'oblò che sta sopra il letto deve avere avuto una brutta perdita e durante la burrasca deve aver fatto entrare non poca acqua, visto che il materasso dal mio lato è completamente fradicio, che sfortuna... vabbè dormirò sulla panca, uff. Nella notte l'allarme dell'àncora suona tre o quattro volte... probabilmente il fondo non è adatto all'ancoraggio, ma ci penseremo domani con la luce.


9 agosto 2008

Baia Honduras. Ci svegliamo alle 8 e dando un'occhiata fuori vediamo dove abbiamo ancorato ieri notte. In effetti l'ancoraggio descritto nelle mappe sarebbe un poco più in là in una specie di baietta protetta, noi invece stanchi e al buio abbiamo ancorato appena dietro la lingua di terra che protegge l'intera baia, decidiamo quindi che nel pomeriggio ci sposteremo.
Iniziamo a far asciugare materasso e cuscini, ma il cielo è coperto purtroppo. Una motovedetta della Marina Militare Guatemalteca ci passa di fianco e ci osserva con il binocolo, poi ci salutano allegri e noi ricambiamo. In ogni caso dovremmo aspettare lunedì per avere i documenti di entrata, così ci godiamo questo weekend all'ancora senza poter scendere a terra, ma dopotutto non ci importa molto... con tutto quello che abbiamo da fare in barca! Mentre aspettiamo che i cuscini si asciughino riorganizziamo la cabina di poppa per fare in modo che il vano motore sia sgombro da cose e che, in caso di bisogno, una persona possa scendere a lavorarci senza impazzire. Francesco controlla l'olio del motore e mentre io faccio il pieno di diesel mi accorgo che abbiamo mezza barca allagata perchè Fra si è dimenticato una valvola del bagno aperta... passo il resto della mattinata ad asciugare Damiana. Nel primo pomeriggio riorganizziamo la cucina. Poi decidiamo di cambiare ancoraggio e ci spostaimo nella baia dietro l'angolo dove il fondo in effetti sembra essere migliore, tanto che l'allarme dell'àncora non si fa sentire. Provo a chiamare la Capitania de Puerto di Livingston per sapere se per caso qualche ufficio è aperto anche il sabato, ma non risponde mai nessuno.
Per cena mangiamo la carbonara avanzata da ieri e malgrado i continui temporali dormiamo come sassi e l'àncora non si sposta di un millimetro.


10 agosto 2008

Baia Honduras. Sveglia alle 7. Mentre facciamo colazione ascoltiamo la BBC e scopriamo che sono iniziate le olimpiadi! Francesco decide di riparare delle perdite causate da alcune viti che erano state piantate direttamente nello scafo dal precedente proprietario... pazzesco eh? Cmq poco male, l'importante è essersene accorti e avere il materiale adatto alla riparazione. Dopo aver messo a posto le perdite Fra si butta in acqua per sturare il bocchettone del bagno visto che la pompa ha dei problemi, pensiamo che probabilmnte si sia otturato il foro di uscita. Infatti dopo aver pulito il condotto, il bagno riprende a funzionare normalmente. Nel pomeriggio arriva un'altra barca con bandiera canadese e si ancora poco distante da noi. Verso il tramonto montiamo il battellino di servizio visto che domani ci servirà per scendere a terra a Livingston. Per cena cucino una pasta con il pomodoro e basilico. La notte trascorre lentamente tra temporali, forte vento e l'allarme dell'àncora che ci fa saltar su dal letto almeno un paio di volte.


11 agosto 2008

Baia Honduras. Ci svegliamo alle 6 per essere sicuri di arrivare a Livinston in tempo per fare tutti i documenti di entrata, così dopo colazione accendiamo il motore e iniziamo queste ultime 7 miglia che ci separano dal Rio Dulce. Dopo nemmeno un quarto d'ora però un fischio assordante dal pannello di controllo del motore e una spia lampeggiante ci costringono a fermarci nel bel mezzo della baia per capire cosa non funziona. Dopo parecchi tentativi Francesco si accorge che la cinghia si è sbriciolata e meno male che ne abbiamo una di ricambio! Così dopo averla sostituita ripartiamo e verso le 11 ancoriamo di fronte al molo municipale di Livingston proprio di fianco all'estuario del Rio Dulce: questo tratto di mare è particolarmente insidioso, un po' per via della corrente in uscita dal fiume, un po' per via della bassa profondità che in alcuni punti arriva ad 1.2 metri di altezza, quindi solo le barche che pescano meno di così riescono ad entrare. Damiana pesca più o meno 70 cm con la deriva tirata su al massimo, però quando il profondimetro inizia a darci 1.0/ 1.1m. tratteniamo il respiro e speriamo che la zona di secca passi in fretta. Per fortuna tutto va per il meglio e dopo nemmeno mezz'ora dal nostro arrivo una piccola lancia ci si affianca: a bordo ci sono un ufficiale della Capitania de Puerto, l'addetto all'immigrazione, una graziosa ragazza dai tratti caraibici che si occupa della dogana e il medico per l'ispezione sanitaria. Salgono a bordo, controllano i nostri documenti e ci danno il permesso di scendere a terra per completare le pratiche di entrata. Così qualche ora più tardi con i visti, il permesso di navigazione e l'importazione temporanea del vascello siamo seduti sul molo con una birretta guatemalteca gelata in contemplazione di Damiana che beccheggia all'àncora per via della corrente. Livingston è una tranquilla cittadina di mare e non è collegata da alcuna strada al resto del Guatemala, così l'unico modo per raggiungerla è in barca! Ci vivono circa 17mila persone tra cui una buona percentuale di etnia Garifuna, discendenti degli Africani che vennero portati nel "Nuovo Mondo" come schiavi, infatti camminando per le strette viuzze si incontrano visi dai tratti tipicamente afro-caraibici. Ci sono un sacco di turisti, soprattutto giovani europei con lo zaino in spalla e l'atmosfera è colorata e festosa.


Verso il tramonto ritorniamo in barca e cambiamo ancoraggio spostandoci verso l'imboccatura del fiume dove l'onda è meno persistente e il passaggio delle pangas locali meno frequente. Leggiamo sul giornale locale che proprio ieri un barca americana all'ancora nel Rio Dulce è stata assaltata da quattro uomini armati di machete e che il povero statunitense è stato ucciso a coltellate, mentre la moglie è in ospedale ferita... Qui un link dove potete trovare un articolo al riguardo.
Questa brutta storia comunque ci preoccupa non poco, così prendiamo qualche precauzione ulteriore prima di andare a letto e accendiamo una luce d'àncora bella grossa tenendo a portata di mano torcia e coltellacci, razzi di emergenza e ricetrasmittente visto che siamo l'unica barca in questo ancoraggio deserto. La notte trascorre tranquilla cullati dall'ondina in uscita dal fiume.


12 agosto 2008

Livingston. Alle 5.30 siamo in piedi pronti ad entrare nel Rio Dulce.
Siamo parecchio emozionati, sarà perchè finalmente ci sentiamo arrivati o forse perchè questo tratto di navigazione sembra essere davvero spettacolare, cmq appena iniziamo la risalita del fiume l'atmosfera ci ricorda immediatamente alcuni passaggi del film Apocalypse Now.


Le prime 7 miglia del Rio Dulce vengono chiamate Le Gorge e il fiume si distende in strette anse tra vegetazione tropicale lussureggiante e imponenti bianche scogliere.





Altre imbarcazioni navigano sul fiume insieme a noi, la maggior parte sono pangas cariche di turisti diretti a Livingston, ma vediamo anche delle piccole piroghe locali con pescatori e ragazzini in divisa scolastica che ci fotografano con il telefonino prima di remare verso la scuola. Noi sorridiamo felici a tutti sempre con un minimo di attenzione in più, visto che sembra che gruppi di bandidos siano attivi in questo tratto del fiume e abbordino le imbarcazioni straniere in cerca di denaro e quant'altro sia poi rivendibile al mercato nero locale.



Passiamo di fronte a piccoli villaggi con le case dal tetto di foglie di palma, magnifici fiori nei giardini e anche qualche ristorantino affacciato sull'acqua per i molti turisti che affollano questo tratto di fiume.


Questa in azzurro è una piccola chiesa, l'unico edificio ad essere costruito in cemento invece che in legno di palma.


Dopo circa un'ora siamo finalmente fuori dalle Gorge dove il fiume si apre in un grande lago chiamato El Golfete prima di restringersi nuovamente nel tratto dove sorgono le marine.



Appena arriviamo vicini alla nostra marina, scopriamo che non possiamo entrare immediatamente perchè la barca dello sfortunato americano ucciso due notti prima ci blocca l'entrata e così dobbiamo aspettare qualche ora all'àncora prima che la spostino. Poi, aiutati da un impeccabile team di barcaioli che ci tirano con lunghe cime, "parcheggiamo" Damiana e ci rilassiamo un po'. La marina che ho scelto è splendida: ci sono 22 posti, ma quasi tutte le barche ormeggiate sono vuote e i barcaioli presenti sono solo 5 (tra cui il manager della marina stessa).



Non ci sono strade che la collegano al "mondo civile", così ci si muove con i battellini di servizio e qui il tempo trascorre serenamente in mezzo alla splendida natura locale, non a caso il nome di questa baia e della marina stessa è Monkey Bay, la "baia della scimmia".



Ovviamente tutti qui sono piuttosto scossi per via del recente omicidio, anche perchè sembra che sia accaduto a poche miglia di distanza da qui... e quindi non si parla d'altro, è l'argomento del giorno direi. Comunque tutti sono estremamente gentili ed ospitali e ci accolgono con gioia incuriositi dalla meravigliosa Damiana e dal nostro funny italian accent!

Nelle prossime settimane continueremo i lavori e speriamo di avere un po' di tempo per fare qualche escursione nell'interno e visitare i templi maya e quant'altro questo splendido Paese ha da farci scoprire. Un giretto a terra ogni tanto ci vuole!
In settembre saremo in Italia per circa 4 settimane di saluti ad amici e parenti prima di iniziare la stagione di navigazione verso sud.
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