mercoledì 17 febbraio 2010

Desde el Sur hacia el Norte #3: Teotihuacan e il carnevale di Huejotzingo

31 gennaio 2010

Al mattino, verso le 9 riprendiamo il viaggio di ritorno dopo aver passato la notte a Pachuca. Dopo una sessantina di Km in direzione Mexico D.F. arriviamo agli scavi archeologici di Teotihuacan, un complesso davvero imponente, se comparato a quelli dello Yucatan o del Guatemala. La sua estensione infatti, e' di circa 20 chilometri quadrati, per questo e' possibile spostarsi con l'auto percorrendo il perimetro esterno delle rovine ed entrando agli scavi da uno dei 5 cancelli dotati di ampi parcheggi e biglietteria.

Il sito e' affollatissimo, dopotutto e' domenica e i residenti messicani non pagano il biglietto nei festivi, quindi centinaia di persone arrivano qui dal D.F. e dai dintorni per conoscere la propria storia e passare una giornata lontani dalla citta'.

La citta' di Teotihuacan raggiunse la massima fioritura tra il 150 e il 450 d.C., quando si stima che potesse accogliere fino a 200 mila persone. Lungo la Calzada de los Muertos (il viale dei morti) sorgevano i palazzi residenziali della nobilta' e i molti altari cerimoniali ancora perfettamente conservati. Non si hanno notizie precise riguardo alla popolazione che la costrui', ma l'ipotesi ad oggi piu' seguita sembra essere quella di una civilta' multi-etnica che comprendeva Toltechi, Zapotechi e Mixtechi.


Le fonti riguardo al collasso di Teotihuacan sono incerte. Inizialmente si pensava ad un'invasione tolteca verso il VII-VIII sec. d.C. o ad un'insurrezione interna visto che molti palazzi nobiliari portano tracce di incendi. Il declino della citta' pero' inizio' gia' nel VI secolo piu' probabilmente legato ad un esteso periodo di siccita' e conseguenti carestie che indussero la popolazione a spostarsi in siti piu' favorevoli.

Al limite sud la Ciudadela, ovvero il vero centro di Teotihuacan con il suo Templo de Quetzalcoatl (il serpente piumato) e l'immensa piazza. Si pensa che qui si svolgesse buona parte della vita quotidiana della citta', probabilmente vi sorgevano le botteghe degli artigiani che ancora oggi lavorano l'ossidiana.




Proseguendo verso nord lungo la Calzada de Los Muertos si incontra la Piramide del Sole, terza al mondo (dopo Cheope e Cholula) con i suoi 70 metri d'altezza. Risale al primo secolo d.C. e se si pensa che venne costruita senza utilizzare strumenti di metallo (che non erano conosciuti dalle popolazioni locali) o l'ausilio della ruota per spostare i blocchi di pietra... beh, il risultato e' davvero imponente. Secondo una corrente di pensiero new age questa piramide e' considerata un centro irradiatore di energia e raggiungere la cima aiuterebbe lo spirito a ricaricarsi. Purtroppo noi, stremati dalla visita di ieri alla Casa Infinita e dalla notte passata in auto sulla Sierra con un nebbione da paura, beh, abbiamo rinunciato all'ascesa cercando di captare l'influenza della piramide dal basso, se possibile!


La giornata e' fredda e ventosa, minaccia pioggia e grosse nuvole corrono sopra di noi. Infatti proprio quando arriviamo ai piedi della Piramide della Luna all'estremo nord della Calzada de Los Muertos il tempo peggiora, cosi' pensiamo sia meglio rifugiarci per un po' nel museo, che e' decisamente ben allestito, anche se molto affollato, come tutto il sito archeologico d'altronde!




Nel primo pomeriggio riprendiamo il viaggio verso sud e prima del tramonto ci fermiamo nel paesino di Huejotzingo per mangiare qualche tacos de carnitas prima di raggiungere i sobborghi di Puebla, dove ci fermeremo per la notte. Caso vuole che a Huejotzingo oggi sia in programma la parata di carnevale, cosi' veniamo letteralmente travolti da centinaia di danzatori mascherati. I temi sono religiosi e tradizionali: la celebrazione del raccolto come ringraziamento al dio azteco dell'acqua Tlaloc, il ricordo del bandito locale Augustin Lorenzo e la battaglia tra esercito francese e messicani. Che meraviglia! E che allegria!










E cosi', con questo splendido carnevale, finisce anche il nostro viaggetto nell'interno, abbiamo giusto il tempo di tornare a Huatulco e restituire l'automobile con cui abbiamo percorso 2500 Km in 6 giorni e con una sola foratura (quasi un miracolo in Messico!).
A presto!

sabato 13 febbraio 2010

Desde el Sur hacia el Norte #2: Las Pozas de Xilitla ovvero "La casa infinita" di Sir Edward James


29 gennaio 2010

Lasciamo Ciudad de Oaxaca presto al mattino e in una decina di minuti siamo fuori dalla citta' diretti a nord. Imbocchiamo la nuova autopista de quota 135 che collega Oaxaca a Mexico D.F. e iniziamo ad attraversare gli altopiani centrali. La vegetazione e il paesaggio cambiano in continuazione, la strada e' deserta e ben tenuta.


Ci godiamo il viaggio senza fretta, gia' sappiamo che passeremo la giornata in auto senza arrivare alla nostra destinazione finale, ma domani probabilmente ce la faremo! Abbiamo deciso di fare questo viaggio nell'interno e prendere un'auto a noleggio solo per andare a Xilitla a vedere "La casa infinita" di Sir Edward James, un'opera d'arte surrealista immersa nella jungla e che da anni speravo di visitare dopo aver letto "La polvere del Messico" di Pino Cacucci.


Certo Xilitla non e' proprio quel che si suol dire "vicina", ma farci un migliaio di chilometri verso nord non ci pesa poi molto, anche grazie all'irrisorio costo della benzina (1 litro = 7,5 pesos, 1 euro = 18 pesos).



La mattinata prosegue tranquilla con Francesco alla guida del nostro minuscolo bolide e io che gli descrivo le bellezze della zona leggendo la Lonely Planet, quando all'improvviso lo vediamo, maestoso, ancora in lontananza, ma ben riconoscibile con la sua cima innevata.



E' "El Popo" ovvero il vulcano Popocatepetl, che in lingua Nahuatl significa "montagna che fuma". E' il secondo monte piu' alto di tutto il Messico (5426 m.) e dal 2000 ha ripreso senza tregua la sua attivita' dopo aver riposato per quasi due secoli. El Popo e' collegato attraverso il Passo de Cortez al vulcano inattivo Iztaccihuatl "la donna bianca" o "la donna dormiente", diciamo cosi' la sua eterna fidanzata. Secondo una delle molte versioni della leggenda infatti, la principessa azteca Iztac si innamoro' di Popocatepetl, uno dei guerrieri di suo padre. Il re invio' il giovane in battaglia a Oaxaca e gli promise che avrebbe potuto sposare sua figlia quando fosse tornato vincitore. Dopo qualche tempo a palazzo inizio' a circolare la falsa voce che il giovane fosse morto in guerra e la principessa Iztac, credendo alla notizia, si lascio' morire di crepacuore. Quando Popocatepetl rientro' dalla battaglia, sconvolto dal dolore per la perdita dell'amata, si rivolse agli dei. Questi, conoscendo la storia dei due ragazzi innamorati, decisero di trasformarli in montagne, cosi' che El Popo potesse vegliare per sempre sulla sua bella Iztac addormentata. Ed in effetti da certe angolazioni il vulcano Iztaccihuatl sembra proprio una fanciulla distesa:


Arrivati a Puebla lasciamo l'autostrada 135 e imbocchiamo un'altra nuovissima autopista che ci portera' piu' a nord nella citta' di Pachuca, dove decidiamo di fare una breve sosta per pranzare anche se ormai sono gia' le 15! Siamo arrivati nello Stato di Hidalgo, conosciuto anche come lo Stato del barbacoa de borrego, ovvero del montone alla piastra, non credo che avremo difficolta' nel trovare qualche posticino dove rifocillarci! Infatti Francesco scova un ristorantino niente male, dove per un centinaio di pesos mangiamo mezzo chilo di carne arrachera (manzo marinato e speziato) con cactus nopales, qualche salsiccia di chorizo, insalata mista, due birrette e una montagna di tortillas calde! Ci voleva proprio!


Abbiamo ancora un paio d'ore di luce, cosi' pensiamo sia meglio macinare ancora un po' chilometri: imbocchiamo la statale 85 che da Pachuca porta sulla Sierra Madre de Oriente e prima del tramonto ci fermiamo a Ixmiquilpan, una graziosa cittadina proprio ai piedi delle grandi montagne. Visto che abbiamo voglia di sgranchirci un po' le gambe, dopo aver trovato un alberghetto economico (200 pesos) per la notte, facciamo una passeggiata in centro e all'interno della Iglesia di San Miguel Arcangel troviamo dei murales singolari con scene di battaglia cruenta tra guerrieri Aquila e guerrieri Giaguaro e scene con le divinita' pagane del Sole e della Luna.








30 gennaio 2010

Alle 8 siamo gia' in auto, ma prima di inerpicarci su per la Sierra, facciamo due passi lungo il fiume di Ixmiquilpan ammirando i suoi alberi secolari... nella nebbiolina del mattino sembra un luogo incantato.





Seguendo sempre la statale 85 proseguiamo su per la Sierra Madre de Oriente, ma non riusciamo a vedere nulla: una nebbia fittissima avvolge le montagne e dopo poco inizia pure a piovere... insomma, non certo il tempo ideale per guidare! Dopo circa quattro ore siamo dall'altra parte della Sierra, nello Stato di San Luis Potosi' e verso le 14 finalmente eccoci a Xilitla. Anche qui il cielo e' grigio e una pioggerellina fina ci accompagna su per la stradina che porta a Las Pozas di Sir Edward James.

Sir Edward James nacque in Inghilterra nel 1907 dall'esploratore William James e da una delle figlie di re Edoardo VII. Essendo benestante di famiglia inizio' a viaggiare per l'Europa e cosi' conobbe un giovane artista spagnolo di cui decise di diventare mecenate: quell'artista era Salvador Dali'. Da qui inizia l'avvicinamento di Edward James al movimento surrealista, a cui dedico' anche alcuni scritti. Negli anni Quaranta decise che avrebbe voluto costruirsi una sorta di "giardino dell'Eden" per le sue ricerche spirituali e cosi' si reco' a Los Angeles, ma non riuscendo a trovare quello che stava cercando, penso' che il Messico poteva essere il posto giusto. Affitto' una casa a Cuernavaca e assunse il giovane indio Plutarco Gastelum come sua guida spirituale attraverso l'immenso territorio messicano. Un giorno mentre stavano facendo un bagno in un torrente nascosto nella jungla chiamato "delle 7 pozze", si racconta che Edward James fu avvolto da un nugolo di farfalle gialle e che questo evento singolare lo convinse che quello poteva essere il luogo ideale per la sua "casa infinita". Inizio' cosi' la follia piu' grande e costosa della sua intera vita, l'opera che lo tenne impegnato fino alla sua morte nel 1984 e che lo rese felice qui nel mezzo del nulla in terra messicana.

La Casa Infinita o Las Pozas, e' un garbuglio di costruzioni diverse, concepite e realizzate senza interferire con la natura rigogliosa di queste aspre colline, senza tagliare un solo albero, un solo fiore. E' una casa senza pareti che si perde nella jungla con le sue scale che portano a nulla, le voliere senza reti, le colonne senza tetti da sostenere. E' il luogo dove Sir Edwar James visse per anni in solitudine progettando sempre nuove follie architettoniche prontamente realizzate da schiere di muratori locali e che lo portarono ben presto a dilapidare il suo intero patrimonio e lo costrinsero a vendere anche tutta la sua collezione di quadri surrealisti, tra cui Il Sogno di Salvador Dali'.






Ora la Casa Infinita e' aperta al pubblico per la modica cifra di 50 pesos e durante la bella stagione si puo' venire qui, non solo per ammirare le lucide pazzie dell'Inglese, ma anche per rinfrescarsi nelle deliziose piscine naturali abbellite dai giochi d'acqua realizzati dall'artista con le sue architetture visionarie.






Visitare la Casa Infinita e passeggiare in questo labirinto inghiottito dalla vegetazione e' come trovarsi per un momento in un altro mondo, trasportati lontano, come in un sogno d'acqua e pace senza fine.









E' quasi il tramonto quando a malincuore lasciamo La Casa Infinita per riprendere la "strada di casa" verso sud. Ci ripromettiamo di tornarci un giorno, magari in estate, cosi' da potersc godere la freschezza dell'acqua a mollo nelle pozas, proprio come piaceva al nostro amato Sir Edward James.
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