Carissimi,
eccoci qui con qualche aggiornamento sulle nostre riparazioni. Come già accennato nel post precedente, in queste ultime settimane ci siamo dedicati quasi esclusivamente alla deriva. Purtroppo ci siamo subito resi conto che non sarebbe stato facile cercare di rimettere in sesto quella che ci eravamo fatti costruire a San Felipe: il legno, dopo esser stato esposto al sole ed essersi ben asciugato, si è irrimediabilmente imbarcato e deformato, cosa che ahinoi temevamo già dal principio. Questo è accaduto essenzialmente perchè la stagionatura del legno (e forse anche il tipo) non era sufficiente per poter essere usato in ambiente marino, però avevamo sperato che avrebbe potuto funzionare lo stesso...
Quindi ci siamo ritrovati punto e a capo, con la deriva rotta completamente da rifare. E allora abbiamo deciso di cambiare tecnica. Visto che le derive moderne (tra cui anche quella che avevamo sul trimarano precedente Captain Kaos) sono costruite di schiuma poliuretanica (polimeri espansi) e fibra di vetro, abbiamo deciso di fare un tentativo. Abbiamo deciso di usare una delle tecniche che i surfisti usano per costruire le loro tavole, con lastre di polistirolo ad alta densità al posto della schiuma per imbarcazioni (molto costosa e difficile da reperire).
Così dopo averle opportunamente misurate e tagliate abbiamo iniziato il processo di "incollaggio": l'idea era di fare un triplo sandwich di polistirolo e fibra di vetro per rinforzarne la struttura. Ecco qui sotto Francesco che spalma la resina epossidica ad essicazione lenta (15 ore) mescolata con materiale adesivo:
E poi ci mettiamo uno strato di fibra di vetro:
Una volta ottenuto il triplo sandwich abbiamo iniziato a tagliarlo e modellarlo con le specifiche della deriva, che deve essere estremamente precisa in modo da entrare perfettamente nella sua scassa. Inoltre abbiamo "ripassato" alcuni punti critici con una dose extra di resina, giusto per star sicuri che fosse perfettamente incollata:
Poi siamo passati al profilo alare della pinna. Dopo averlo stampato alla giusta grandezza ci siamo costruiti un modello del profilo con uno scarto di polistirolo, in modo da poter scolpire la deriva seguendo le specifiche originali:
Ed ecco qui Francesco che finisce di lisciare il modello prima di riportare il disegno del profilo sulla deriva stessa prima di iniziare a scolpirla:
Insomma, è un lavoro lento e di estrema precisione anche se scolpire il polistirolo si è rivelato meno complicato del previsto ed è un materiale che sicuramente può dare soddisfazione. Certo allo stesso tempo basta un minimo di distrazione e si rischia di dover rifare tutto daccapo, il rischio di fare errori nel modellare e` piuttosto alto.
Per questo abbiamo preferito prenderla con calma, dedicando il giusto tempo ad ogni fase, pur sapendo che la nostra sosta a Santa Rosalia si sarebbe prolungata oltre le tre settimane previste. D'altronde va così, ci sono anni in cui si naviga a tempo pieno ed altri in cui capita di stare per lunghi periodi fermi in porto, inutile prendersela a male.
Ultimata la modellazione della pinna, ci siamo dedicati ai dettagli, ovvero alla preparazione dei fori per le cime, che abbiamo dovuto foderare di fibra di vetro e rinforzare con cilindri di plexiglass a loro volta ricoperti di resina e fibra:
E poi finalmente eccoci alla prima delle fasi finali: ricoprire l'intera deriva con un lenzuolo di fibra di vetro per darle rigidità e resistenza strutturale:
Ed infine un ultimo strato di resina mischiata ad un riempitore (microballons) che darà ulteriore rigidità al tutto e renderà la deriva nuovamente modellabile con pialle e carta vetrata per la "lisciatura" finale:
Ormai ci mancano pochi dettagli, quindi la settimana prossima contiamo di impermeabilizzarla con un sigillante per scafi e dipingerla con l'antivegetativa. Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto fin'ora, anzi diciamo proprio che non ci aspettavamo sarebbe venuta così bene. Certo dovremo sperimentarla in navigazione e vedere come si comporterà, soprattutto in caso di vento forte e onde alte, il rischio è che possa vibrare/andare in risonanza, oppure, alla peggio, rompersi di nuovo. Vedremo.
Certo nella sfortuna di dover passare tanto tempo attraccati a un molo, almeno siamo in un luogo che conosciamo bene e dove, dopotutto, non ci pesa più che tanto vivere per un periodo. Vi lascio con un tramonto di qualche sera fa e colgo l'occasione anche per augurarvi buona Pasqua! A presto!



























































