giovedì 16 aprile 2009

Isla Providencia (Colombia) to Bocas de Toro (Panama)

2 aprile 2009

Partenza da isla Providencia. Alle 8 del mattino salpo l'ancora e Fra si avvia verso il canale di uscita dalla baia. Mentre cerchiamo di metter giu' la deriva, questa si incastra malamente e per una mezz'ora siamo costretti a lavorarci in due, mentre il pilota automatico timona per noi. Risolto il problema tiro su la randa, Fra apre il genoa e ci mettiamo in rotta: bolina larga a 60 gradi con vento sui 15 nodi. Andiamo piuttosto bene visto che non c'e' molta onda e cosi' non beccheggiamo nemmeno. Un piccolo gruppo di delfini si avvicina e gioca per un po' con Damiana, ma non riusciamo ad entusiasmarci come al solito: Providencia e' la' che si sta allontanando e il nostro umore molto basso. Anche se siamo di bolina oggi fa davvero un gran caldo e cerchiamo di rifugiarci all'ombra della randa. Poi al tramonto il vento crolla proprio quando siamo in vista dell'isla San Andres che ci appare come un lungo serpentone luminoso da cui si alzano in volo decine di aerei. La nostra velocita' e' scarsa, andiamo a 3 nodi e il mare sembra olio.


Con gli ultimi raggi di luce arriva un piccolo uccellino, che decide di fermarsi per la notte sulla ritenuta della randa. Nessuno di noi ha voglia di mangiare, siamo ancora un po' giu' per aver lasciato Providencia, cosi' io me ne vado a letto e Fra inizia il suo turno. A mezzanotte quando inizio il mio, il vento si e' leggermente ripreso e cosi' rimetto Damiana in rotta e riusciamo ad evitare un paio di secche senza dover cambiare le vele.


3 aprile 2009

Al mattino vento sui 12 nodi sempre di bolina a 60 gradi. Verso le 10 ci viene una gran fame, cosi' Fra cucina una splendida frittata con il ragu di pesce che era avanzato due giorni fa. Buonissima. Nel pomeriggio il vento cala di nuovo e iniziamo a notare che questo tratto di mare e' sporco, molto sporco. Spazzatura ovunque ci giriamo. E sara' cosi' per decine di miglia. Plastica ovunque. E anche parecchi tronchi. Probabilmente le pioggie hanno riversato tutto questo in mare. Ce ne stiamo in silenzio in pozzetto aspettando un po' di vento quando in lontananza scorgiamo un puntino che si avvicina. Lo guardiamo con il binocolo e ci sembra un peschereccio malandato, ma molto veloce. Sembra proprio che ci stia puntando. Quando ormai e' a un miglio circa di distanza iniziamo a preoccuparci un po'. Pirati? E se si', cosa facciamo? Beh, aspettiamo e vediamo. Quando si avvicinano passandoci da dietro ci rendiamo conto che probabilmente erano solo curiosi di noi e si allontanano in fretta con quel ciaffo pieno di antenne e taniche di gasolio. Mah!
Per cena crema di funghi liofilizzata e avanzi di frittata. Fra inizia il suo turno senza vento. Durante il mio turno il vento cambia direzione in maniera isterica dandomi un gran da fare per regolare le vele, ma al mattino siamo di lasco a 120 gradi e la costa dei Panama si intravede nella foschia.


4 aprile 2009

Arrivo a Bocas de Toro, Panama. Passiamo la mattinata alla deriva di fronte alla costa ad una quindicina di miglia di distanza. Non c'e' vento. Pero' ci sono dozzine di delfini che si divertono con Damiana e con noi che li chiamiamo da prua. Nel pomeriggio si alza una brezza leggera che ci consente di arrivare a vela fino al canale di entrata a Bocas. Nel bel mezzo del canale una lancia della capitaneria ci intercetta e vedendo la nostra bandiera gialla (Quarantena) ci invita ad ancorarci dove preferiamo promettendo che torneranno tra un'ora per farci fare tutti i documenti.


Cosi' ci ancoriamo in una baia distante dal paese, un posto molto tranquillo e iniziamo a mettere in ordine Damiana dopo la navigazione. Dopo due ore il tizio della Capitania ancora non si vede, cosi' pensiamo che siccome e' sabato e sono le 5 del pomeriggio, probabilmente non verranno piu' e se ne riparlera' lunedi'. E invece no. Proprio mentre sto tagliando la cipolla per un sughetto all'arrabbiata arrivano: l'ufficiale della capitania, quello della MIgration, la signora dell'aduana e l'addetto all'ispezione sanitaria. Salgono a bordo e iniziano a compilare moduli facendo le domande di rito. Dopo una mezz'ora abbiamo tutti i nostri documenti, i visti e l'autorizzazione a togliere la Q flag, ma siccome e' sabato e siccome queste sono ore di lavoro straordinario... ci danno una "pelata" assurda. Praticamente meta' del nostro mensile se ne va per le pratiche di entrata. Ovviamente non abbiamo con noi una cifra del genere, cosi' Fra va con loro in paese per prelevare dei soldi e terminare questa faccenda. Dopo due ore Fra non e' ancora tornato, nel frattempo si e' fatto buio e non abbiamo modo di comunicare visto che il VHF portatile e' rimasto qui sul tavolo da carteggio. Mentre sto in pozzetto per resistere al gran caldo sento una panga avvicinarsi: eccoli! Finalmente! Si sono persi in giro per recuperare altri soldi da un canadese che come noi e' stato spennato per essere arrivato nel weekend! Per cena penne all'arrabbiata e le ultime due birrette colombiane!


5 aprile 2009

Al mattino presto montiamo il dinghy e andiamo a vedere le marine della zona. Volevamo passare una settimana attraccati ad un molo per fare alcuni lavoretti, ma visto come ci hanno spennato ieri, mi sa che sara' difficile. Le marine sono piuttosto belline, mah, decideremo nei prossimi giorni. Esploriamo un po' la zona con il dinghy facendo dei lunghi giri tra le lagune rigogliose di mangrovie. Nel pomeriggio torniamo alla barca stanchissimi, forse il gran caldo ci ha provato. Per cena filetto di manzo con spinaci e pane fatto in barca.




6 aprile 2009

Ci spostiamo di primo mattino all'ancoraggio di fronte al paese. Un tedesco con un cane aski si avvicina con il suo dinghy e ci offre di usare gratuitamente il suo mooring (un ormeggio subaqueo, ossia una boa con un blocco di cemento sotto, chiamato anche gavitello). Accettiamo con gioa. Andiamo in paese per la prima volta e ci orientiamo un po'. L'atmosfera e' quella tipica delle localita' turistiche, con musica e negozietti di souvenir.


Frotte di giovani backpackers si affollano davanti alle botteghe che offrono escursioni subacquee. I tre negozi di alimentari sono gestiti da famiglie di cinesi, che qui sembra abbiano il monopolio dei supermercati. La frutta e' spettacolare: i manghi sono enormi e maturi, le papaye giganti e subito ci viene una gran voglia di cocomero. Quando torniamo alla barca siamo spossati, non riusciamo a capacitarci del perche'. Nel senso che se io sono stanca e' normale (sono nata stanca mi dicono), ma se anche Fra si sente di dover riposare, significa che qualche fattore destabilizzante c'e'. E il caldo qui non scherza. Non c'e' mai vento e il sole picchia forte quando c'e'. Si, perche' in realta' piove spesso, ma il caldo con la pioggia e' quasi peggio. Per cena cucino una zuppa di cavolo con noodles orientali di cui abbiamo una scorta infinita e che dovremo pure consumare a breve per evitare di buttarli.


7 aprile 2009

Decidiamo che visto che ci hanno pelato per i documenti e che Christian ci ha offerto il mooring non andremo alla marina. Se vogliamo possiamo andare a farci la doccia per un dollaro, nel caso in cui non avessimo acqua piovana in eccesso. Nel pomeriggio allora ci andiamo a fare 'sta benedetta doccia, la prima vera doccia dopo due mesi all'ancora o in navigazione. Concordiamo che preferiamo farci il bagno in mare! E' ora pure di sfoltirsi un po', cosi' io taglio i capelli a Fra e lui li taglia a me, stiamo diventando veramente autarchici. Cosi' , con i capelli nuovi ce ne torniamo in barca a prepararci una carbonara.

Bocas de Toro e' una localita' carina e molto frequentata. Ogni giorno arrivano aerei da Panama City e David carichi di turisti statunitensi (facilitati anche dal fatto che la valuta locale a Panama e' il dollaro americano, pazzesco eh?). Noi dovremo fermarci per qualche settimana, stiamo aspettando un paio di pacchi che ci sono stati inviati qui e speriamo arrivino prima della fine di aprile. Poi ripariremo verso Colon, prossima tappa il passaggio del canale.
In attesa di riprendere il viaggio, vi abbraccio

Isla Providencia (Colombia)

Ricordo che l'ufficiale della Migration ci chiese: "Quanto avete intenzione di fermarvi a Providencia?" E noi: "Mah, probabilmente 5 o 6 giorni, giusto un breve scalo tecnico per fare alcune riparazioni mentre aspettiamo che il vento si calmi un po'... poi vorremmo dirigerci verso Panama". Come si suol dire... le ultime parole famose! Alla fine a Providencia ci siamo rimasti per un mese e se il nostro visto non fosse scaduto, probabilmente ci saremmo fermati ancora.

Providencia mi ha totalmente folgorato.
Un'isola minuscola (solo 18 Km il perimetro) nel mezzo del Mar dei Caraibi dove il turismo praticamente ancora non esiste. Gli unici visitatori sono quelli che arrivano qui in barca a vela e che si fermano per un breve scalo o per qualche settimana. La baia di fronte al paese di Old Providence e' piuttosto ampia e puo' ospitare anche una trentina di imbarcazioni, se non di piu'. Certo pero'nei weekends arrivano alcuni piccoli aerei con poche decine di turisti che si "nascondono" per tre giorni nei loro hotels prima di ritornare a Bogota' o in Costa Rica.

Due volte alla settimana invece arrivano i rifornimenti dalla vicina Isla San Andres, molto piu' sviluppata dal punto di vista economico e turistico. Gia' perche' a Providencia non c'e' nulla, nel senso che lo sviluppo dell'agricoltura si e' perso nell'ultimo secolo e cosi' si deve importare tutto. Ci raccontano che una volta, fino ad una cinquantina di anni fa, Providencia era una sola distesa di aranceti, palme da cocco e tamarindi e che gli abitanti dell'isola riuscivano addirittura ad esportare la frutta a Panama o in Costa Rica. E ora che fine hanno fatto tutte quelle coltivazioni? "Gli alberi si ammalarono e morirono e poi nessuno li pianto' nuovamente" ci dice Frank, che avra' si e no vent'anni e aspetta di riprendere il lavoro di meccanico dopo un incidente in motoretta. "E perche'? Cioe' perche' non li ripiantarono? Perche' ora non si coltiva piu' nulla?" "No se, I don't know" con lo sguardo che vaga tra le fronde del suo giardino dove gli alberi da frutto ci sono eccome... cosi' ogni volta che passiamo a trovarlo ce ne torniamo alla barca con una sportina colma di manghi o arance. Frank e' felice di vivere a Providencia, non se ne vuole andare via come molti dei giovani di qui, che trovano un impiego a San Andres o in continente e poi non ritornano piu' indietro. E cosi' mentre ci fa vedere gli alberi da frutto e il piccolo allevamento di tartarughe della sua famiglia ci parla dell'amore per la sua isola e di come nel corso degli anni le cose siano andate peggiorando. "Una volta qui a Providencia tenevan todo y ahora no tengon nada. Pero' la soluzione non e' fare come a San Andres e costruire grandi alberghi e negozi per il turismo. La soluzione sarebbe aiutare la gente di qui a voler restare qui, trovare il modo di riprendere l'agricoltura, sistemare le strade, regolamentare la pesca... Il problema e' che in questo tempo in cui viviamo la gente pensa solo al dinero e non e' interessata ad altro. E cosi' un'isola come Providencia muore". E lo capiamo bene. Passiamo qualche pomeriggio a parlare di politica con Frank, che sotto quell'aria timida nasconde un piglio da rivoluzionario quando racconta la storia della sua terra.

Certo il clima secco e sempre ventilato consentirebbe di coltivare ogni cosa, anche se il problema principale a quanto pare e' l'acqua. Del rio Agua Dulce che secoli fa forniva scorte d'acqua alle navi di passaggio e' rimasto solo un rigagnolo. L'acqua potabile arriva dal cielo, cosi' ogni casa ha una piu' cisterne nel cortile. Durante la stagione delle piogge si cerca di raccoglierne il piu' possibile per affrontare anche la stagione secca. L'acqua per il bucato, le stoviglie e per lavarsi invece, viene distibuita soltanto determinati giorni della settimana a seconda del livello delle riserve comuni. C'era il progetto di un desalinizzatore, ma poi tutto e' sfumato non si sa bene perche'. "Beh, ma Providencia e' cosi'" ci dice sorridendo Noel che e' tornato qui dopo molti anni passati negli Stati Uniti. Ci ha invitato a casa sua per mangiare il RONDON, il piatto tipico, e cosi' ci perdiamo in chiacchiere mentre Noel grattugia il cocco e taglia a pezzetti la yucca e le patate. Noel ci dice che l'ultimo uragano ha fatto volar via il tetto della casa e che hanno perso tutto quello che avevano, una bella sfortuna se si pensa che a Providencia gli uragani non sono poi cosi' frequenti. La casa della nonna invece, di fianco alla sua, costruita in legno cent'anni or sono non ha fatto una piega, non si e' nemmeno allagata perche' opportunamente rialzata di qualche metro da terra. Cosi' ci ritroviamo in giardino con un piatto di rondon fumante: questa zuppa di pesce e verdura cucinata nel latte di cocco ha un sapore delizioso. Mentre ci accompagna alla spiaggia dove abbiamo lasciato il nostro dinghy, Noel ci dice che lui stesso ancora fatica a capire la mentalita' della sua gente dopo esser stato lontano per tanto tempo. Ha un sacco di progetti per il futuro che potrebbero anche funzionare, se solo le cose a Providencia si muovessero in modo "normale". Il cambiamento fa fatica ad entrare, ma questo e' forse proprio uno dei punti di vantaggio di questo luogo: tutto rimane immobile. Solo le case si incrinano per via dei frequenti terremoti, anche se non crollano, cosi' i paesini assumono un'aspetto quasi surreale con tutti quei muri storti e le colonne pendenti dei porticati. Decine di polli razzolano liberi per i cortili con frotte di ragazzini che li inseguono gioiosi. Non facciamo fatica a comprendere perche' la gente e' cosi' rilassata: avere la fortuna di vivere in una piccola comunita'in un luogo paesaggisticamente meraviglioso, dove si passano i pomeriggi in spiaggia all'ombra di una palma e dove i bambini possono giocare per strada senza problemi di criminalita' alcuna rende sicuramente la vita piu' piacevole di quella a cui siamo stati abituati nella vecchia Europa!


Questa poi e' l'isola di Morgan, il pirata piu' famoso di questi mari, unica vera attrazione turistica del luogo! Henry Morgan in realta' era un ex soldato di ventura inglese che dopo aver partecipato nel 1655 alla presa della Jamaica continuo' a combattere gli Spagnoli come pirata. Cosi'negli anni successivi si impadroni' di una fortuna leggendaria conquistando citta' e miniere d'argento qui e la' per i Caraibi, combattendo gli Spagnoli in Venezuela e in Messico con una serie di prodezze che lo portarono al successo. Al termine del conflitto anglo-spagnolo Morgan fini' nelle prigioni inglesi con l'accusa di pirateria, ma venne graziato da re Carlo II che lo nomino' governatore della Jamaica proprio con il compito di ripulire i Caraibi dai pirati! Morgan aveva una delle sue basi a Providencia, dove si possono ancora vedere i resti del fortino e i cannoni recuperati dalla giungla in anni recenti.


Del suo tesoro si son perse le tracce, comunque c'e' anche chi ha provato a cercarlo qui senza risultati. Noel ci racconta che qualche anno fa una spedizione di europei ha iniziato a sondare il mare qui intorno e che sono riusciti a recuperare qualche altro cannone, qualche pezzo di vasellame e una manciata di monete. Troppo poco per continuare le ricerche, certo sarebbe stato sufficiente per allestire un piccolo museo, ma a nessuno e' venuta l'idea.

Seguendo un sentiero arrabattato tra palme crollate e sottobosco tropicale si arriva ad una roccia singolare chiamata appunto "cabeza de Morgan" perche' ricorderebbe il profilo del piu' famoso abitante del luogo.


All'estremo opposto invece il suo "deretano" troneggia sulle barche all'ancora nella baia!


Facendo il giro dell'isola in bicicletta abbiamo visitato i piccoli paesini sparsi lungo il litorale e le splendide spiagge della zona sud-ovest dove la gente di qui si rilassa ascoltando musica reggae all'ombra mentre i bambini giocano in mare o provano a pescare dagli scogli. I pochi turisti che abbiamo incontrato ci hanno detto che l'isola di San Andres e' molto piu' bella, che c'e' piu' vita e che anche il mare e' piu' brillante, ma per noi Providencia e' uno dei posti migliori dove siamo stati negli ultimi tre anni. E' la sensazione di serenita'che ci ha accolto quando siamo arrivati e che mai ci ha abbandonato durante il nostro scalo. E la disponibilita' e la bellezza della sua gente. E la luce abbagliante del sole, i colori del mare ci hanno come ripulito da tutto lo stress di Cancun e dalle difficolta' della traversata.

martedì 17 marzo 2009

Diario di bordo marzo 2009. Isla Mujeres (Mexico) - Isla Providencia (Colombia)

28 febbraio 2009


Partenza da Isla Mujeres. Ci svegliamo alla solita ora verso le 6.30 del mattino e iniziamo i preparativi per la partenza. Guardiamo le previsioni del tempo in internet e vediamo che la situazione e' leggermente cambiata: i venti prevalenti saranno da nord, nord-est (e quindi ci porteranno proprio dove vogliamo andare), pero' la loro intensita' potrebbe arrivare fino ad oltre 30 nodi. Oltretutto io ho qualche linea di febbre dovuta ad un raffreddore improvviso (ma dico io: si puo' avere il raffreddore ai tropici??), cosi' decidiamo che ci prenderemo mezza giornata per pensarci su e valutare il da farsi. Per prima cosa pero' bisogna preparare la partenza in ogni caso, anche quello in cui non si partisse. Cosi' scendiamo a terra in una piccola spiaggetta laviamo il fondo del dinghy perche' dopo esser stato quasi due mesi in acqua si porta dietro delle "barbe" di alga lunghissime. Poi andiamo a fare l'ultima provvista d'acqua, ultimi saluti e a mezzogiorno decidiamo che "si, dai, e' meglio partire, se no se ci perdiamo questo vento poi e' tutta di bolina fino al Nicaragua". E allora partiamo e salutiamo Isla Mujeres con la sua splendida baia dalle acque trasparentissime. Dopo un paio d'ore a motore per uscire dalle barriere coralline dell'isola tiriamo su le vele e iniziamo a dirigerci verso est con una bolina a 55-60 gradi e i nostri soliti 6-7 nodi di velocita' con vento intorno ai 15. Per cena Fra cucina del filetto di manzo con del cavolfiore saltato in salsa verde piccante. Purtroppo la mia semi-influenza sta peggiornado cosi' non mi sento proprio di mangiare e vado a letto prestissimo imbottita di aspirine. Francesco fa un turno lungo per lasciarmi riposare cosi' io inizio alle 2. Damiana corre tranquilla, il vento sta pian pianino girando e forse per domani saremo gia' con il vento poppa.



1 marzo 2009

Al mattino ci accoglie uno scoscio di pioggia pazzesco. Lo vediamo arrivarci proprio da dietro: nuvole nere ci rincorrono, il vento inzia a soffiare piu' sostenuto mentre una valanga d'acqua scende giu' da tutte le parti. Francesco e' super felice: finalmente potra' avere un po' d'acqua piovana! Certo perche' Fra c'ha un po' questa passione per l'acqua piovana, la raccoglie ogni volta che puo'(non perche' abbiamo bisogno d'altra acqua, ma solo perche' e' pura e buona!). Cosi' dalla randa piovono delle cascate che vengono prontamente travasate in vari contenitori. Passiamo il resto della mattinata in pozzetto degustando acqua piovana e aspettando un po' di sole. Nel primo pomeriggio il vento inzia a farsi sostenuto (20-25), ma noi non lo sentiamo perche' siamo di super lasco a 130 gradi e corriamo veloci anche a 12-13 nodi. Verso sera pero' il vento continua ad aumentare, cosi' diamo la seconda mano di terzaroli e arrotoliamo ancora un po' il genoa. Non riusciamo nemmeno ad inziare i turni che siamo nel mezzo di una sventilata pazzesca. Per due-tre ore facciamo su e giu' dalle onde con 30-35 nodi. Improvvisamente poi un'onda piu' grossa delle altre ci prende proprio di lato e sottocoperta alcuni barattoli cadono facendo un gran rumore... si e' rotto il vasetto della Nutella, sob, che peccato... Quando superiamo i 40 nodi, anche se di lasco e tutti terzarolari, decidiamo che e' meglio aspettare che la tempesta passi e ci mettiamo alla cappa al vento solo con la randa, senza vela di prua. Saranno le 10 di sera quando Fra va a letto ed io decido mio malgrado di restare in pozzetto per la notte perche' le ondone sottocoperta mi fanno venire un po' di mal di mare e poi qualcuno deve pur controllare che non scarrocciamo troppo e che la barca stia tranquilla. Cosi' tra scrosci di pioggia, stelle cadenti e un vento pazzesco me ne sto sdraiata sulla comoda panca del pozzetto aspettando l'alba e una tregua per domattina.

2 marzo 2009

Al mattino il vento e' un po' diminuto, siamo nella norma dei soliti 25-28 che di lasco sono meravigliosi. Uscendo dalla cappa uno degli stopper delle scotte della trinchetta esplode letteralmente e la trinchetta stessa esce in parte dal suo binario. La riarrotiliamo subito e ci rimettiamo in rotta con un fazzoletto di genoa. Il vento soffia sempre sostenuto e noi andiamo veloci. Le onde ormai saranno alte sui 2 metri, 2 metri e mezzo e Damiana scivola via senza alcun problema. Stiamo per raggiungere la punta del Nicaragua.



Domani sara' una giornata impegnativa perche' queste acque sono piuttosto difficili per la navigazione: e' una zona di secche e banchi di corallo estesi con rocce affioranti piu' o meno riportate dalle mappe. Per cena ci facciamo dei toast con prosciutto e formaggio piu' la solita dose di aspirine per me: ormai tra il poco sonno e l'influenza sono in uno stato di stordimento permanente, ma prima o poi passera' anche questa! Nella notte soliti turni, nulla da segnalare.


3 marzo 2009
Vento al solito sui 25-30 sempre di lasco con onde sparse e disordinate, tutta colpa dei fondali bassi. Una miriade di pesci volanti si spaventano al nostro passaggio e saltano a frotte fuori dall'acqua. Intanto noi ci accorgiamo che la rotta che stiamo seguendo ci sta portando proprio nel mezzo di una secca piuttosto estesa, cosi' dobbiamo virare e passare 5-6 ore di bolina per fare il giro intorno al possibile "pericolo". Quando fa buio riprendiamo la rotta stabilita e siamo nuovamente di lasco a 130 gradi. Notte tranquilla con vento sostenuto e grosse stelle cadenti dalle code verdognole. All'alba incrociamo una nave cargo che dopo averci passato accende una grossa luce intermittente rossa. Non sappiamo cosa voglia dire, stava cercando di dirci qualcosa? Noi non proviamo a comunicare via radio e continuiamo per la nostra strada. Visto che il vento non accenna a calare e che abbiamo anche diverse perdite da un po' tutti gli oblo' e i portelloni, senza contare che un altro stopper si e' rotto (purtroppo tutti quelli di plastica sono destinati a vita breve, per questo noi li preferiamo di metallo), insomma, decidiamo che potremmo fare una sosta all'Isla Providencia, una piccola isola che sta di fronte alla punta del Nicaragua, ma che appartiene alla Colombia. Se tutto continua cosi' dovremmo arrivarci domani nel pomeriggio. Per cena frittata con le zucchine e soliti turni.



4 marzo 2009

Vento sempre costante da nord est a 25-30 nodi. Damiana corre senza problemi diretta all'Isla Providencia e noi ce ne stiamo seduti in pozzetto a controllare le vele e bagnarci con le ondate. Oggi e' nuvoloso cosi' l'immensa distesa blu e' diventata improvvisamente grigia e minacciosa, anche seil vento e' sempre quello di prima. Poco prima del tramonto avvistiamo l'isola in lontananza, facciamo un paio di strambate per prenderla dalla direzione giusta e in un paio d'ore dovremmo essere la'.



Infatti, per l'ora di cena siamo ancorati nella piccola baia della isla mentre il vento se possibile sta aumentando di nuovo. Altre barche sono gia' qui al riparo e tutti ci salutano sorridenti. Buttiamo l'ancora in 2 metri d'acqua e mettiamo un pochino d'ordine su Damiana. Mentre Fra ripone le mappe e da' una rassettata sottocoperta, io stendo tutte le cerate e i nostri vestiti umidi nell'ultimo barlume di sole, anche se spero che nella notte piova cosi' da lavarne via il sale senza sprecare l'acqua del serbatoio. Per cena mangiamo dei tacos con chayote (zucca messicana), carote e longaniza de Valladolid (una specie di salsiccia affumicata e piccante tipica della cucina yucateca). Ci beviamo una birretta in due e alle 8 siamo gia' a letto.


5 marzo 2009
Ci svegliamo alle 6 ancora un po' storditi, forse dalle troppe ore di sonno tutte insieme. Quando chiamo la Capitaneria per avere il permesso di scendere a terra verso le 9 il vento soffia ancora molto forte. Montiamo il dinghy e dopo una mezz'oretta siamo negli uffici dell'immigrazione colombiana con un giovane ufficiale della marina militare e il nostro agente marittimo locale. Le pratiche sono velocissime e in un quarto d'ora siamo gia' a passeggio per il minuscolo paesino.


Quest'isola in passato fu abitata da diverse comunita' di pirati, tra cui il piu' famoso pirata Morgan, mentre ora ci vivono circa 10000 persone sparse nei molti villaggetti costieri. Ispezioniamo alcuni dei piccoli empori della via principale e scopriamo divertiti che vendono la pasta Corticella prodotta a Bologna e lambrusco in quantita' industriali! Curiosiamo ancora un po' e poi decidiamo di tornare in barca per iniziare le consuete riparazioni. Appena arrivati da Damiana abbiamo una delle situazioni peggiori che possano capitarci: la cima d'ancora per la vecchiaia si spezza lasciando l'ancora sul fondo e noi alla deriva per la baia. Proviamo a gettare l'ancora di riserva ma, essendo un'ancora da roccia, non riesce a far presa su questo fondale di sabbia e alghe. Grazie al cielo pero' avevamo legato un piccolo galleggiante alla prima ancora, cosi' Fra si butta in acqua per recuperarla, mentre io mi faccio dei gran giri in tondo con Damiana. E' come se ti dicessero di fare dei giri in tondo con un tir nel parcheggio affollato di un supermercato, visto che Damiana e' piuttosto grande, lo spazio di mare intorno a noi poco, e le altre barche ancorate molto molto vicine. Insomma, alla fine ce la facciamo con non poca fatica e anche con un po' di preoccupazione. A meta' del pomeriggio siamo di nuovo ancorati, ma decidiamo di montare un'altra ancora di riserva, non si sa mai, meglio averne una pronta nel caso in cui ce ne fosse bisogno di nuovo. Questo super lavoro dell'ancoraggio oggi ci ha stancato piu' della traversata. Per cena strangozzi con sugo di pomodori, olive e capperi e per dessert uno scacchetto di cioccolata. Mettiamo l'allarme d'ancora sul gps e andiamo a letto sperando di non doverci pensare piu'.



Pensiamo di fermarci qui per un po'. L'isola e' splendida con la sua tranquillita' e i volti sorridenti dei rasta in motorino. Abbiamo fatto amicizia con alcuni locali e con alcuni barcaioli davvero singolari e le giornate passano serene tra riparazioni, giri in bicicletta e chiacchiere con gli abitanti dell'isola. Senza fretta ci prepariamo a riprendere il mare, vi abbraccio tutti, a presto


venerdì 27 febbraio 2009

Riparazioni


Bene, eccoci qui. In molti ci hanno chiesto che cosa stiamo facendo in questo periodo, quando pensiamo di ripartire e se tutto sta procedendo bene.

Dunque, da una decina di giorni abbiamo lasciato la marina dove "alloggiavamo" e ci siamo trasferiti poco distante all'ancora nella spaziosa baia dell'isola Mujeres.


Come avevo scritto precedentemente siamo stati costretti a questa sosta obbligata per via di un corto circuito nel motorino di avviamento del motore e per fortuna a Cancun si trova una delle agenzie della Yanmar che vende i pezzi di ricambio. Cosi' dopo due settimane di attesa, il pezzo e' finalmente arrivato dagli Stati Uniti, ha passato la dogana e ora e' tornato al suo posto grazie alle sapienti mani del nostro meccanico David, che lavora qui all'isola aggiustando i motori dei gringos barcaioli e facendo ovviamente un sacco di soldi alla faccia loro!

David e' un ometto tranquillo con degli
splendidi occhi verde smeraldo eredita' dei conquistadores secondo lui. Non ha un vero e proprio taller mecanico: il suo laboratorio e' un piccolo garage di cemento dove si trova un po' di tutto, una miriade di cianfrusaglie che David conserva perche' "non si sa mai che possano tornare utili". Poi proprio di fronte c'e' un grande albero con appeso questo cartello che io trovo adorabile:



Passiamo molte ore con lui a chiacchierare, anche dopo che il problema con il motore e' stato risolto: David mi racconta della sua famiglia che vive a Merida e mi fa vedere le foto della sua bimba piu' piccola sul telefonino. Mi dice che prima di lavorare qui guidava i pulmini che portano i turisti a vedere le rovine maya, ma il lavoro era troppo stressante per lui e cosi' dopo sette anni ha smesso. In fondo la meccanica e' sempre stata la sua passione e quindi un giorno e' arrivato all'isola per un lavoretto ad un motore e non se n'e' piu' andato. Aggiunge poi ridendo sotto i baffi "Sai qui alla isla ci sono solo due meccanici, di lavoro ce n'e' sempre tanto e i gringos pagano bene... e poi io sono il piu' bravo!"

Visto che ci rimanevano ancora una decina di giorni da passare attraccati al molo abbiamo deciso di sostituire le reti tra lo scafo centrale di Damiana e quelli laterali... stavano letteralmente cadendo a pezzi, sbriciolandosi sotto il nostro peso affaticate dagli ultravioletti.


Abbiamo provato a chiedere un preventivo ad una ditta statunitense per confezionarci delle nuove reti. Risultato? Sei settimane di tempo e oltre 2000 dollari di spesa... decisamente troppo per il nostro modesto bilancio famigliare! Cosi' abbiamo pensato di farcele da noi le reti: abbiamo
comprato decine e decine di metri di rete da pesca, l'abbiamo misurata (sbagliando anche e dovendo rifare tutto daccapo), l'abbiamo tagliata, abbiamo fatto l'orilla (ossia il contorno alle reti con un filo resistentissimo) e poi le abbiamo montate du Damiana.


Ora abbiamo delle reti nuove di zecca,
molto piu' belle e comode delle precedenti e soprattutto vuoi mettere la soddisfazione personale di fare bene qualcosa che non avevi mai fatto prima senza spendere pressoche' quasi niente? Certo e' stato un lavoro lungo e a tratti faticoso, ci sono volute quasi due settimane lavorandoci in due tutti giorni, ma ora possiamo camminarci sopra e appoggiarci le vele senza paura che ci finiscano in mare.



Un altro problema che avevamo sempre rimandato riguarda poi il bagno di Damiana: diciamo cosi'che il water non ha praticamente mai funzionato, o ha funzionato a singhiozzo giusto il primo mese che stavamo a bordo. Ora Fra sta cercando di aggiustarlo, lo avremo smontato almeno 5 o sei volte, abbiamo cambiato tutte le guarnizioni e ora sembra andare un pochino meglio... in ogni caso la nostra prossima spesa per Damiana sara' comprare un water nuovo, chissa' magari ci riusciremo gia' a Panama...


Un'altra piccola seccatura e'stata una riparazioncina sullo scafo sx di Damiana: quando entrammo alla marina senza motore agganciati ad una lancia di servizio andammo a sbattere con lo scafo contro il molo. In realta'Damiana non si e' fatta nulla, pero' lo scafo andava riparato; cosi' dopo aver tappato il "buco" con materiale epossidico lo abbiamo cartavetrato un pochino per dargli la forma originale e poi ricoperto di vernice (gel coat) per non lasciarlo esposto agli ultravioletti. E' un po' come se Damiana si fosse sbucciata il ditone del piede sinistro...
In tutto cio' ci si e' messa pure una brutta infezione all'orecchio che ha costretto il povero Fra a delle dosi da cavallo di antibiotico;
le infezioni di questo tipo sono molto frequenti nei climi tropicali, quindi nulla di cui preoccuparsi, pero' non abbiamo potuto pensare di ripartire prima che il ciclo di medicine fosse terminato.

Cosi'ora ce ne stiamo all'ancora tranquilli a fare decine di altri lavoretti che avevamo lasciato indietro, dopotutto queste quasi sette settimane di sosta ci hanno consentito di mettere a posto Damiana come mai avevamo avuto modo (e tempo) prima.



Certo i lavori da fare sarebbero ancora molti, chi ha una barca
lo sa che la manutenzione e' infinita e quando ti sembra che tutto sia a posto altre mille piccole cose vengono fuori e chiedono attenzione. Giusto ieri abbiamo scoperto di avere una perdita d'acqua dall'albero motore, ma grazie al cielo Fra e' riuscito ad aggiustarlo con l'aiuto del nostro broker Dennis che via e-mail ci ha spiegato come fare! Meno male!!

Oggi siamo stati alla Capitania de Puerto a fare i documenti di uscita, quindi pensiamo di partire domatina diretti (finalmente) a Panama. Probabilmnete non faremo soste, ci piace troppo passare del tempo in mare, cmq proprio sulla rotta ci sono alcune isolette che offriranno protezione e riposo nel caso in cui ne avessimo bisogno! Contiamo di coprire la distanza da qui a Bocas de Toro (Panama) in una settimana, ma anche meno se il vento sara' favorevole.
Ci sentiamo alla prossima, vi abbraccio

mercoledì 25 febbraio 2009

Molti ci dicono "Beati voi!"

Spesso ci capita che vari conoscenti, quando si parla della nostra scelta di vita, ci dicano "Beati voi!" cio' sottende in altre parole alla domanda, che mai ci rivolgono direttamente, ma invece porgono ai nostri parenti o amici piu' stretti "Ma come fanno senza lavorare?" ovvero "Sono ricchi?".
Vorrei dare di seguito in questo mio primissimo post risposta a questi interrogativi.
Anticipo che il costo di una barca come Damiana e' la meta' o meno di un monolocale a Bologna, giusto per mettere in prospettiva le considerazioni che seguono.
Quando ero, cosi' si dice, produttivo ricevevo uno stipendio o mi guadagnavo da vivere professionalmente come tanti.
Anno dopo anno, facendomi i conti in tasca, sia come impiegato che come lavoratore autonomo, ho verificato che il guadagno lordo di ognuno di noi viene decurtato come segue:

Tasse 30-40%
Affitto o Mutuo 20-30%
Servizi 10-20%

Per i piu' fortunati che gia' posseggono casa la seconda voce e' da omettere e vedranno dal 40% al 60% dei loro guadagni andarsene.
Per chi e' in affitto o sta acquistando casa il drenaggio va dal 60% fino al 90%.
Tradotto in tempo lavoriamo da 4,8 mesi fino a 10,8 mesi all'anno per devolverli in vari modi.
Ci troviamo a dedicare da meta' alla quasi interezza del tempo lavorativo per avere il privilegio di stare nell'ambiente produttivo.
Ho quindi pensato di provare a rinunciare a questo privilegio e valutare le alternative.

Con i risparmi ho comprato Damiana, la nostra casa "viaggiante".
Guadagnando praticamente nulla, pago in proporzione pochissime tasse.
Niente piu' affitti o mutui.
Quanto ai servizi, non abbiamo bisogno di riscaldamento, il vento ed il sole ci forniscono eletticita', abbiamo qualche spesa per telefonare ai genitori per fargli sapere che stiamo bene, consumiamo qualche litro di gasolio all'anno per far manovra nei porti, capita ogni tanto qualche spesa straordinaria per la manutenzione.
Per destrezza e magia il vento ci spinge gratuitamente per migliaia di chilometri.

Per mangiare si pesca ed il costo degli alimentari nella maggioranza dei Paesi che visitiamo e' estremamente limitato, circa 150-200 Euro al mese per due persone inclusi alcolici e carne che sono le voci piu' costose.

L'immagine da spot pubblicitario della vita da nababbi a bordo di uno yacht di lusso e' assai lontana dalla nostra, fatta di frugalita' e duro lavoro da marinai di un tempo.
E' nostra profonda convinzione che la maggior parte dei nostri amici, parenti, e conoscenti non resisterebbero molto a queste condizioni di vita poiche' rinunciare all'ovatta delle societa' industrializzate e' cosa assai difficile, simile alla difficolta' per molti di smettere di fumare o di disintossicarsi dall'eroina o psicofarmaci.
Ed e' vero anche che e' una questione di gusti, e che la vita in barca a vela deve veramente piacerti, motivo per cui mi ritengo fortunato (ed a maggior ragione ad avere una sposa con gli stessi gusti).
Questa scelta di vita mi ha premiato in due modi particolari: innanzitutto, ora ho tanto tempo da dedicare a mia moglie e a pensare a cio' che voglio invece che a cio' che mi porta o puo' portare guadagno; poi il contatto con la natura e tanta gente che non avrei altrimenti mai incontrato e' inestimabile.

Francesco

lunedì 26 gennaio 2009

Volevamo andare a Panama... e invece siamo finiti in Messico!

3 gennaio 2009

Partenza da Monkey Bay Marina, Rio Dulce, Guatemala. La giornata comincia presto al mattino quando, verso le 7, veniamo aiutati da tutti i barcaioli a spostare Damiana e ad uscire dalla marina. Ci aspettano circa 4 ore a motore per uscire dal fiume e raggiungere Livingston, il porto di uscita, dove dobbiamo ritirare il nostro ZARPE (check-out) per Bocas de Toro, Panama.


Arriviamo a Livingston verso mezzogiorno, facciamo i documenti necessari e poi ci dilunghiamo nelle ultime compere per spendere tutti i Quetzal che ci sono rimasti nel borsellino. Alle 15 siamo pronti a ripartire, cosi' Francesco salpa l'ancora mentre io sto al timone. Vogliamo raggiungere un ancoraggio vicino e passare li' la notte per poi partire presto domattina. Al tramonto buttiamo l'ancora a Cabo Tres Puntas nella baia di fronte a Livingston. E' gia' buio quando seduti in pozzetto ci godiamo un meritato mohito dopo questa giornata piena di cose da fare.

Grassetto 4 gennaio 2009

Partenza da Cabo Tres Puntas, Guatemala diretti a Panama. Ci svegliamo verso le 5.30, cosi' dopo aver smontato il battellino e sistemato le ultime cose alle 7.00 siamo pronti a partire. Il vento e' leggero (10 nodi) e visto che siamo di lasco proviamo per la prima volta ad armare il gennaker. Durante la mattinata il vento inizia a ruotare lentamente. Nel pomeriggio ci ritroviamo di bolina con il genoa costretti a fare dei bordi per risalire al largo lungo la costa del Belize e trovarci poi pronti a virare verso la punta del Nicaragua evitando le molte isole dell'Honduras.


Damiana va veloce (7-8 nodi) anche perche' nel frattempo il vento e' aumentato e verso sera abbiamo 20-25 nodi costanti e una fastidiosa onda lunga che ci fa beccheggiare non poco. Per stare tranquilli durante la notte, decidiamo di dare un paio di mani di terzaroli e arrotolare un po' il genoa, cosi' da ridurre la velocita' ed evitare di cadere dalle onde troppo bruscamente. Per cena Francesco cucina un'ottima pasta con panna, zucchine e salmone affumicato, peccato che io non la possa assaggiare: da tre giorni infatti mi porto dietro un fastidioso virus gastro-intestinale che non mi consente di mangiare nulla, uff! Cosi' mentre Francesco e Nussi si godono la cena in pozzetto io vado a letto pronta a iniziare il mio turno come sempre verso la mezzanotte. Quando inizio il turno il vento e' ormai piuttosto teso (25-30) e la bolina non e' cosi' piacevole come prima, anche perche' abbiamo dovuto stringere di piu' il vento e ora siamo a 35 gradi. Damiana corre tra le onde ed io mi sento tranquilla malgrado il turbinio, mentre cerco di combattere i dolori di stomaco a cui ovviamnente si e' aggiunto anche il mal di mare!
Verso le 4 del mattino sono pero' costretta a svegliare Francesco perche' una nave cargo mi sembra troppo vicina e infatti siamo quasi in rotta di collisione. Poco male, viriamo e un minuto dopo siamo di nuovo in rotta perfetta. Ed ecco che accade l'imprevisto. Improvvisamente il motore si accende da solo e non ne vuole sapere di spegnersi. Allora Francesco chiude la valvola del serbatoio del diesel e dopo una decina di minuti il motore si spegne. Che cosa bizzarra! Fra torna a letto ed io finisco il mio turno alle 6.30. Al motore penseremo domani.


5 gennaio 2009


Con le prime luci ci rendiamo conto di cosa e' successo al motore: corto circuito del motorino di accensione causato dall'acqua di mare entrata nel vano motore e che e' andata a bagnare proprio l'interruttore. Fra prova a vedere se e' possibile aggiustarlo, ma l'interruttore si e' completamente bruciato e infatti nella cabina di poppa c'e' un botto di fumo. In ogni caso il motore ora non si accende piu', bisogna cambiare il pezzo che si e' rovinato per via del corto circuito. Cosi' Francesco decide che il posto piu' vicino dove possiamo trovare pezzi di ricambio, o farli arrivare dagli Usa, e' Cancun, Messico. Che peccato, eravamo ormai pronti per virare verso sud in direzione del Nicaragua, ma Francesco ha ragione e poi ci serve il motore in perfette condizioni per passare il canale di Panama. Cosi' continuiamo in direzione nord lungo la costa del Belize, al largo, sempre di bolina a 35 gradi con 20-25 nodi e le solite ondone panciute. La nostra destinazione ora e' Isla Mujeres, proprio di fronte alla citta' di Cancun. La giornata passa veloce con il vento in faccia e 7-8 nodi di velocita'.


Per cena Nussi prepara delle patate bollite, che riesco finalmente a tenere nello stomaco. Nella notte soliti turni e una miriade di stelle cadenti e navi cargo da schivare.



6 gennaio 2009


Alle 6 quando finisco il turno la giornata si preannuncia buona con vento piu' moderato (10-12 nodi) e una bolina piu' larga (60 gradi). Cosi' mi godo un panino al formaggio per colazione con uno slendido sole.


Ora pero' abbiamo un altro problema: stiamo andando troppo veloci, se continuiamo cosi' saremo all'Isla Mujeres nel bel mezzo della notte! Cosi' io e Fra proviamo di tutto, terzaroliamo il piu' possibile, riduciamo la vela di prua, ma niente. Damiana non scende sotto i 6-7 nodi. Durante la notte il vento aumenta fino a 25-27 nodi cosi' siamo costretti a metterci alla cappa per qualche ora se no rischiamo di andare a sbattere contro l'isola! Passo tutto il mio turno alla cappa, aspettando le prime luci per rimettere Damiana in rotta.



7 gennaio 2009


Arriviamo in vista dell'isla Mujeres verso le 9 del mattino. Il vento e' leggero e siamo al lasco, ma senza motore! Cosi' dopo aver chiamato via radio per un tot di volte la Capitania De Puerto, finalmente vediamo arrivare un motoscafozzo addetto al recupero in mare che ci traina fino dentro al porto dove buttiamo l'ancora.


L'ufficiale della Capitania consente ad un solo membro dell'equipaggio di scendere a terra per fare i documenti e Francesco mi spedisce immediatamente sul motoscafo non volendo avere niente a che fare con le questioni burocratiche dicendo "tu parli meglio lo spagnolo, quindi vai tu!" Cosi' mi ritrovo a terra, nell'ufficio della Capitania con ancora addosso i guanti da barca e con tutti i vestiti macchiati di sale... come mi sento fuori posto di fronte a questi ufficiali eleganti ed immacolati. Loro pero' sembrano capire il mio imbarazzo e si divertono a parlare con me spiegandomi la procedura ed aiutandomi a compilare i moduli. La prima tappa e' all'uffico di sanita' internazionale dove, per evitare un'ispezione della barca, mi faccio visitare da questo giovane dottorino adducendo alcuni postumi di quel virus intestinale. In un quarto d'ora ho il mio modulo firmato e non saremo costretti a buttare tutta la frutta e verdura comprata in Guatemala, meno male! Purtroppo l'addetta all'Immigrazione non c'e' e cosi' mi dicono di aspettare qualche ora. Alle 4 del pomeriggio ancora non si vede nessuno, cosi' decido che tornero' domani, anche perche' nel frattempo sta diluviando e le strade di questa minuscola isola sono diventate dei fiumi in piena regola. Chiamo Fra con il mio VHF portatile e una decina di minuti piu' tardi lo vedo arrivare con il battellino. Ho comprato peperoncini habanero e birrette gelate per tutti, cosi' festeggiamo l'arrivo e la documentazione a meta' seduti in pozzetto di fronte ad uno splendido tramonto.





8 gennaio 2009


Alle 9 Francesco mi accompagna a terra con il battellino, cosi' che possa terminare le pratiche di ingresso. Per fortuna stamattina la Migration e' aperta e cosi' dopo aver firmato una quantita' assurda di moduli e pagato i visti alla banca, posso finalmente tornare alla Capitania per il permesso di navigazione. Ora posso chiamare Francesco e Nussi via radio per farli scendere a terra! Passiamo il resto della mattinata in giro per l'isola che e' piena di turisti e negozietti di souvenir. Facciamo la spesa e nel pomeriggio ci trasferiamo alla Marina Paraiso dove staremo per il prossimo mese, fino a che Nussi tornera' in Italia e noi saremo (spero) pronti a ripartire con il motore funzionante.

Quando mi sento triste per questa sosta obbligata penso che la vita dei cruisers e' anche questa: far manutenzione alla barca in luoghi "esotici", parlare con la gente, impazzire per la burocrazia e apprezzare quello che ci circonda ogni giorno. In attesa di riprendere il mare potremo ultimare le migliorie a Damiana e visitare le zone archeologiche maya dello Yucatan... col pensiero all'immensita' che sta la' fuori e ci sta aspettando.

martedì 13 gennaio 2009

Copan (Honduras)

A pochi chilometri dal confine sud-est del Guatemala si trova la graziosa cittadina di Copan, in Honduras, che sorge proprio accanto alle rovine maya. Da Rio Dulce abbiamo preso un autobus diretto fino al punto di confine chiamato El Florido (6-7 ore circa) e poi da qui si prosegue con un piccolo van dopo aver sbrigato le formalita' di ingresso alla Migration hondurena.
Le rovine archeologiche di Copan sono considerate alcune tra le piu' interessanti del Centro America vista la presenza di moltissime iscrizioni e vista anche la portata dei ritrovamenti. Il parco archeologico non e' molto vasto, certo meno spettacolare di Tikal, ma in un certo senso forse piu' affascinante. Si tratta di poche strutture in parte ricostruite che rappresentavano il centro politico, culturale e religioso della comunita'. Cosi' qui troviamo un minuscolo campo per il gioco della pelota, il palazzo del re, uno stadio con gradinate per le adunate militari e civili e la spettacolare scalinata geroglifica che portava al tempio sede della classe sacerdotale. Ecco qui sotto il campo per il gioco della pelota e la scalinata con le iscrizioni coperta da un ampio telone per proteggerla dalla pioggia:




Il parco e' ben tenuto e passeggiare in mezzo alle rovine e' assolutamente rilassante cosi' come scalare le piramidi e godersi la vista dall'alto, proprio come avranno fatto a loro tempo i re della comunita'. Questa infatti fu una delle aree maya piu' attive fino al 1200 circa, secolo in cui la zona venne a poco a poco abbandonata a causa dell'eccessivo sfruttamento agricolo e delle continue inondazioni dovute all'erosione della valle. Nel 1576 Diego Garcia de Palacios al servizio della corona di Spagna riporto' di aver viaggiato attraverso la regione e di aver visto le rovine, ma queste rimasero sepolte nella giungla fino al 1839 anno in cui una spedizione di archeologi americani inizio' ad interessarsene.

Uno dei "pezzi forti" e' sicuramente l'altare Q, o altare dei 16 sovrani di Copan: si tratta di un blocco rettangolare di pietra sui cui lati sono scolpite 16 figure, quattro per ogni lato. Una delle prime ipotesi nell'interpretazione porto' a credere che le figure rappresentassero una riunione dei 16 migliori astronomi maya venuti a Copan da molto lontano per osservare un qualche fenomeno celeste. Piu' recentemente invece gli archeologi hanno pensato che le 16 figure in realta' stiano a rapppresentare i 16 sovrani di Copan, ipotesi confermata poi anche da altre fonti figurative. Qui sotto un particolare dell'altare:


Come a Tikal anche qui e' difficile contenere l'esplosiva natura della foresta pluviale e cosi' splendidi alberi crescono proprio sopra alle rovine creando scorci spettacolari.



Accanto al parco archeologico si trova anche un museo dove vengono conservate sculture, bassorilievi e alcune spettacolari strutture sepolcrali e abitative. A pochi chilometri da queste rovine sono state ritrovate infatti decine di tombe anche monumentali ricostruite per intero all'interno del museo.
Dopo aver passato l'intera mattinata alle rovine (anche se per una come me non sarebbe stata sufficiente una settimana...) abbiamo deciso di visitare un piccolo allevamento di farfalle. All'interno di una grande serra con le pareti di garza e zanzariera abbiamo potuto osservare da vicino decine di differenti tipi di farfalle, un'esperienza davvero pazzesca!







A qualche chilometro di distanza dall'allevamento di farfalle si trova un centro specializzato per la cura e l'aiuto degli uccelli tropicali, cosi' dopo una breve corsa su uno dei buffi taxi locali chiamati tuk tuk, niente meno che delle piccole ape car rosse, ci troviamo di nuovo immersi nella foresta tra una miriade di pappagalli e tucani. Peccato pero' che alcuni siano costretti nelle voliere.



Alla fine del giro e' possibile prendere confidenza con i volatili... eccone un esempio pratico! Aggiungo che tutti noi ci siamo sottoposti a tale "esposizione" e che uno dei tre pennuti e' riuscito persino a farmi un buco nella giacca con il suo becco aguzzo... chissa' probabilmente cercava del cibo!


Ed ecco per ultimo il nostro preferito, e' cosi' buffo con quel becco sproporzionato! Pero' anche molto tranquillo, tanto che si e' lasciato avvicinare senza paura per farsi fare un vero servizio fotografico! Bello il tucano, eh?

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