Eccoci qui, appena rientrati da questo mini-viaggio verso nord, nello Stato guatemalteco di Petén. Prima di tutto vi posto una mappetta del Guatemala, tanto per renderci conto di cosa stiamo parlando.

Siamo partiti tre giorni fa da Rio Dulce con uno scassatissimo autobus della linea Fuente del Norte che dopo quasi cinque ore ci ha scaricato stanchi ed accaldati nella confusa cittadina di Santa Elena. Il viaggio è stato a dir poco un incubo: dopo essere arrivato alla fermata con 40 minuti di ritardo (ma questo è nulla qui in Guatemala) abbiamo scoperto che i posti a sedere erano tutti occupati, così non ci è rimasto altro da fare che accomodarci in piedi nel corridoio centrale ammassati con altri sfortunati giovani europei e altrettanti guatemaltechi dall'aria rassegnata. L'autista poi, forse pensava di poter recuperare il ritardo schiacciando l'acceleratore... in un paio di occasioni ce la siam vista bruttina anche perchè le strade son quello che sono, ma per fortuna alla fine grazie ad un abbondante uso dei freni tutto è andato per il meglio. E che esperienza! Questo ci ha permesso di entrare più a stretto contatto con i guatemaltechi che, dopo più di un anno trascorso in Messico, ci sembrano timidi e silenziosi, tanto che quando parlano si fa fatica a sentire quello che dicono.
Appena arrivati a Santa Elena abbiamo trovato un piccolo minibus collettivo per El Remate, un delizioso paesino sulle rive del lago Petén Itza a circa 30 km dal parco archeologico di Tikal. Qui si trovano parecchie botteghe dove gli artigiani locali lavorano il legno ed è possibile vederli all'opera e, ovviamente, acquistare le loro creazioni. Quando arriviamo a El Remate è ormai pomeriggio inoltrato, così dopo un breve giretto esplorativo decidiamo di andare a riposare un po', domattina si parte presto per Tikal.
Alle 5.30 del mattino il nostro autobus ci sta aspettando di fronte al piccolo hotel dove abbiamo passato la notte; è carico di turisti ovviamente, ma non tutti americani come al solito, oggi abbiamo una coppia di francesi e una coppia di giovani backpackers danesi che era con noi ieri sull'affollatissimo bus. Dopo una mezz'ora di strada siamo all'ingresso del Parco Archeologico di Tikal, l'unico sito Maya del Guatemala ad essere completamente immerso nella giungla. Il complesso occupa un'area vastissima (circa 500 chilometri quadrati) ed è costituito da migliaia di strutture separate tra loro. Sembra inoltre che la parte ad ora visibile sia remotissima, confrontata a quanto ancora ci sarebbe da scavare.
I Maya si stabilirono in questa zona intorno al 700 a.C. e la città di Tikal fu attiva fino al 900 d.C. circa, anche se le cause del collasso della civiltà rimangono tutt'ora misteriose. L'ipotesi più probabile sembra essere quella di un problema di tipo climatico-ambientale dovuto a lunghi periodi di siccità che avrebbero impoverito i raccolti e portato ad un deperimento generale delle condizioni di vita. I Maya infatti avevano disboscato completamente l'area circostante dove coltivavano immensi campi di mais, alimento principale della dieta di oggi come di allora in questo Paese.
Gli Itza che occuparono parte della zona intorno al 1200 erano a conoscenza della città di Tikal e anche alcuni diari di missionari spagnoli giunti fin qui intorno al 1530 parlano di strutture di pietra nascoste dalla giungla. Solo nel 1848 però il governo del Guatemala decise di inviare una spedizione per la riscoperta del sito, seguito poi da archeologi svizzeri ed inglesi. Nel '900 il sito passò sotto la soprintendenza dell'Università della Pennsylvania e nel 1979 fu dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco.
Per visitare l'intero complesso di rovine è necessario camminare per una decina di chilometri e salire sulla cima dei templi richiede un po' d'attenzione visto che le scalette di legno installate per facilitare l'ascesa sono poste quasi in verticale, ma è soprattutto la discesa a dare dei problemi a chi, come me, soffre di vertigini, brrr...
Iniziamo la nostra giornata visitando quella che viene chiamata la "Gran Plaza". Qui sorgono due templi (numero I e II) costruiti verso la fine del 700 d.C. e un'acropoli le cui strutture più antiche risalgono al 400 a.C. I Maya continuarono a costruire nuovi edifici sopra quelli già esistenti, così abbiamo molteplici strati e molteplici sepolture di diverse epoche.
La foto qui sopra è stata scattata dalla cima del tempio II, alto 38 metri, che si trova esattamente di fronte a quello che si vede, ossia il numero I (44 metri); al centro la Gran Plaza con le steli commemorative dei re Maya e sulla sinistra l'acropoli. Il tempio numero I è attualemente chiuso al pubblico in seguito alla morte di alcuni turisti scivolati malamente dalle sue scale. Certo è che noi abbiamo visto persone avventurarsi sulla cima dei templi con le infradito ai piedi... ma dico io, un paio di scarpe da ginnastica, no? Non si pretende mica l'attrezzatura completa da alpinismo, ma un minimo di buonsenso almeno!

L'atmosfera dalla cima del tempio II è davvero pazzesca. Non sono nemmeno le 7 del mattino, tutto è immerso nella nebbia e il parco è ancora relativamente deserto, così possiamo goderci un tranquillo risveglio.
Da qui ci incamminiamo verso il tempio IV, che vediamo spuntare dalla vegetazione tropicale, ma visto che è in ristrutturazione, decidiamo di non salire, anche perchè diversi gruppi di turisti chiassosi ci precedono e non vogliamo rovinarci la visita al parco aspettando in fila. E meno male che siamo in bassa stagione... chissà come dev'essere questo posto in ottobre-novembre!
L'atmosfera dalla cima del tempio II è davvero pazzesca. Non sono nemmeno le 7 del mattino, tutto è immerso nella nebbia e il parco è ancora relativamente deserto, così possiamo goderci un tranquillo risveglio.
Da qui ci incamminiamo verso il tempio IV, che vediamo spuntare dalla vegetazione tropicale, ma visto che è in ristrutturazione, decidiamo di non salire, anche perchè diversi gruppi di turisti chiassosi ci precedono e non vogliamo rovinarci la visita al parco aspettando in fila. E meno male che siamo in bassa stagione... chissà come dev'essere questo posto in ottobre-novembre!
Da qui passiamo nella zona sud del parco, dove si trova El Mundo Perdido, un'area che comprende 38 strutture di epoca differente costruite intorno ad una piramide centrale. Francesco decide di aspettarmi sotto una palma, mentre io mi arrampico su per i ripidi scalini.
Ed eccoci finalmente arrivati al pezzo forte: il tempio V, il più alto di tutte le strutture presenti nel parco (58m.), dalla cima del quale è possibile vedere gli altri templi che spuntano dagli alberi. La salita è piuttosto faticosa, un centinaio di gradini in verticale, ma ne vale sicuramenete la pena.
Questa la vista dalla cima del tempio V:
Ultima tappa della nostra giornata a Tikal è il tempio VI, l'unico in questo complesso ad avere delle iscrizioni. Per raggiungerlo è necessario camminare una ventina di minuti, ma la passeggiata è piacevole all'ombra della foltissima vegetazione. Visto che è così isolato non incontriamo nessuno e quasi non ci sembra vero quando lo vediamo spuntare da dietro gli alberi.
Questa una delle iscrizioni ritrovate sulle steli del tempio:
Quando usciamo dal parco sono quasi le 12, così dopo aver visitato uno dei due piccoli musei che espongono manufatti ritrovati all'interno degli scavi, decidiamo di prendere un bus e dirigerci a Flores, una minuscola città sorta su un'isola del lago Petén Itza. Flores è davvero graziosa e, anche se estremamente votata al turismo, camminare per i suoi stretti vicoli tra negozietti di souvenirs e ristorantini ci rende allegri, malgrado il caldo soffocante.
Per il viaggio di ritorno decidiamo di investire 6 euro in più e prendere l'autobus di lusso, così possiamo avere l'aria condizionata e soprattutto un posto a sedere riservato. Ecco un paio di foto scattate durante il tragitto verso Rio Dulce:
Ora siamo tornati alla barca e penso che passeremo la prossima settimana lavorando su Damiana e preparandola per il rimessaggio, visto che dovrà restare qui da sola per un po'. I lavori da completare sono ancora parecchi, ma magari ne parliamo nello specifico in un altro post, per il momento è tutto, un abbraccio e a presto
