domenica 24 febbraio 2008

Bilancio del primo anno in barca

Il 2 febbraio 2007, dopo lunghi mesi di preparazione, ci trovavamo finalmente pronti per mettere Captain Kaos in acqua e iniziare il nostro viaggio. E così navigando e aspettando il vento è passato un anno.

E' stato un anno intenso e a volte complicato, ma ricco di cambiamenti e novità. La vita in mare non è sempre facile, specie se si naviga con una barca piccolina che non consente molte comodità, ma questo ci rende comunque sereni e ci consente di viaggiare spendendo poco o niente e di conoscere persone meravigliose.

La cosa di cui sentiamo forte il bisogno però, sarebbe davvero avere un pochino di spazio in più per noi e per tutto il resto, acqua, cibo e attrezzature di sicurezza comprese. Quindi, dopo mesi di ricerche e riflessioni, Francesco è finalmente giunto ad una sola inevitabile conclusione: ABBIAMO BISOGNO DI UNA BARCA PIU' GRANDE. E così si sta guardando intorno e forse potrebbe capitare l'occasione di un trimarano più spazioso, più sicuro e più adatto alla navigazione in oceano e alle lunghe traversate. Per quanto mi riguarda, da buon topo di bibilioteca quale sono, l'idea di una barca più grande solletica la mia fantasia di poter avere finalmente qualche libro in più a bordo e magari perchè no, un po' di spazio per poter lavorare!

Per questo motivo abbiamo deciso di invertire la nostra rotta e tornare verso nord pur dovendo risalire il vento. L'ipotesi di una barca nuova infatti presuppone la vendita e/o un rimessaggio di quella vecchia, così dobbiamo riavvicinarci a Santa Rosalia dove abbiamo lasciato il carrello di Captain Kaos necessario per poter tirare la barca in secco.

Cambiare barca è davvero una decisione importante, forse anche avventata, ma è l'unica possibile se vogliamo continuare a vivere in mare. Comunque per il momento non abbiamo nessuna certezza, siamo in attesa di conferme e pensiamo solamente a goderci queste ultime settimane con il nostro caro piccolo Captain Kaos.

Queste le novità. Aspettando vento favorevole vi abbraccio,

Diario febbraio 2008: da Baia Banderas a Mazatlan

7 febbraio 2008

La Cruz - Punta De Mita (Baia Banderas). Sveglia alle 7, colazione e ultimi saluti agli amici barcaioli con cui abbiamo trascorso le ultime serate all'àncora. Partiamo verso le 8 con una brezza leggerissima da sud-est e il gennaker che continua ad afflosciarsi... ma non abbiamo nessuna voglia di tirar fuori lo spinnaker, tanto sappiamo che il vento cambierà presto. Mentre cerchiamo di mantenerci in movimento, vediamo una serie di mante salterine e riusciamo a fotografarne qualcuna.


Verso mezzogiorno si alza il consueto stagionale vento da nord-ovest e così iniziamo a risalire la baia in un turbine con punte di 20 nodi. Decidiamo però di fermarci quasi subito al primo ancoraggio disponibile, perchè doppiare Punta De Mita durante la notte potrebbe essere rischioso visto che ci sono una miriade di rocce che affiorano qui e là. Quindi, alle 15.30 siamo già ancorati, ma purtroppo c'è subito qualcosa da fare: il genoa si è strappato vicino a uno dei garrocci e bisogna pensare a come ripararlo. Fra prepara una guacamole, mentre io asciugo il dinghy che con le ondate si è letteralmente riempito d'acqua visto che lo teniamo appoggiato su una delle reti per non smontarlo e rimontarlo ogni volta. Per cena preparo una polenta da mangiare con degli avanzi di ragù e mentre ci godiamo lo splendido tramonto pensiamo alla rotta dei prossimi giorni. Vogliamo partire presto, ma c'è ancora il genoa da cucire.



8-9-10 febbraio 2008

Punta De MIta - San Blas. Ci svegliamo alle 6.30 e Fra inizia quasi subito a cucire un rattoppo sul genoa. Così verso le 10 siamo pronti a partire anche se il vento langue. Mentre con pazienza facciamo dei bordi per uscire dalla baia vediamo dei galleggianti per le nasse che si muovono ad una velocità pazzesca: ci deve essere qualcosa di grosso sotto! Fra sostiene che ci siano delle balene legate ai galleggianti così i ragazzi che ti portano a vedere le balene sanno sempre dove sono... io la trovo una teoria assurda, comunque tutto può essere, anche se spero davvero che non ci siano balene al guinzaglio in nessuna parte del mondo.
Facciamo rotta su Chacala, una piccola baia dove vorremmo passare la notte, ma non c'è vento quindi dobbiamo cambiare i nostri piani e dirigerci direttamente verso San Blas. Per la notte proviamo per una volta a fare due turni di tre ore ciascuno, invece che le solite sei ore continuate. All'alba quando finisco il mio secondo turno il vento è crollato completamente e siamo alla deriva di fronte alla costa con le vele che sbattono e un'umidità pazzesca.

In mattinata riusciamo finalmente a muoverci con 5-7 nodi da nord-ovest e la bolina non è troppo fastidiosa, ma ovviamente andiamo pianissimo: la nostra velocità media sta intorno ai 2-3 nodi. Però vediamo moltissime tartarughe che dormono al sole galleggiando intorno a noi! Poverine, quando si accorgono di noi si spaventano moltissimo e subito si immergono.


San Blas è ancora lontana e presto ci rendiamo conto che nemmeno oggi riusciremo ad arrivarci, pazienza. Nel pomeriggio incontriamo una decina di balene che si dirigono a nord come noi, contro vento. Vanno a passare la primavera nel mare di Cortez dove l'acqua sarà calda e ricca di plancton, che meraviglia! Ecco, qui potete vedere una "mamma balena" con il suo "balenino":





Seconda notte, ma stavolta riprendiamo i soliti turni di sei ore: Fra dice che riposa meglio, per me è esattamente uguale. Purtroppo durante il mio turno (dalle 3 alle 9) non abbiamo nemmeno un alito di vento, così non mi rimane altro da fare che pazientare e cercare di non addormentarmi per la noia. Passiamo il resto della mattinata aggiustando le vele al meglio, ma solo nel primo pomeriggio abbiamo 15 nodi da nord-ovest che ci consentono di arrivare a San Blas per il tramonto.
Entriamo in porto seguiti dalle pangas dei pescatori che ci salutano festosi e ci ancoriamo in un'ansa dell'estuario della grande laguna vicino ad altre barche. Accendiamo immediatamente uno zampirone e ci mettiamo litri di repellente perchè qui le no-see-ums o sand-fly non perdonano. Per cena una bella pasta con gli ultimi avanzi di ragu'. La notte trascorre confusa tra pangas che sfrecciano avanti e indietro facendoci "ballare" con l'onda.


11 febbraio 2008

San Blas. Ci svegliamo alle 7 e andiamo subito alla Capitania de Puerto per notificare il nostro arrivo e fare un paio di firme di rito. Poi facciamo un giro per il paesetto e compriamo un po' di frutta e verdura. Nel pomeriggio montiamo il motore sul dinghy e andiamo ad esplorare l'immensa laguna circostante. Ecco alcune foto di quello che abbiamo trovato:








12 -13 febbraio 2008


Navigazione verso Isla Isabela. Partiamo al mattino presto da San Blas e appena usciti dal porto un pellicano scambia la nostra esca artificiale per un pesce vero e rimane agganciato. Fra lo tira fino alla barca e poi lo libera, povero Pelli...
C'è una leggera brezza così andiamo pianino godendoci il sole. Dopo qualche ora un grosso tonno "pinne gialle" abbocca e Fra lo tira su con la gaffa e lo appoggia su una delle reti: è veramente grosso, anzi è il pesce più grosso che abbiamo mai pescato fino ad ora.


Nel pomeriggio solito vento da nord-ovest a 10-15 nodi, dopotutto la bolina non è così fastidiosa oggi. Durante la notte però il vento cala, così solo al mattino siamo in vista della minuscola Isla Isabela. Passiamo la giornata facendo dei bordi per raggiungere l'isola e quando ci arriviamo abbiamo non pochi problemi nel far settare l'àncora, visto che il fondale è un misto di rocce e sabbia, o meglio, il fondale è roccioso con qualche macchia di sabbia qui e là. Altre quattro barche sono già ancorate poco distanti e tutti i barcaioli ci salutano e ci indicano qual è il punto migliore per gettare l'àncora. Mentre io sistemo il ponte e le vele, Fra cucina il tonno e lo mette sott'olio, così lo potremo conservare più a lungo. Alle 20 siamo già a letto.


14 febbraio 2008


Isla Isabela. Ci alziamo alle 6.30, sentiamo le previsioni del tempo alla radio e poi passiamo un'oretta in chiacchiere con un tizio che sta in un vecchio trimarano di fianco al nostro. Questo tipo ci racconta che qualche giorno prima è finito per sbaglio contro uno squalo-balena e che uno degli scafi laterali si è squarciato provocando una brutta falla... ma di che materiale è fatta la sua barca... di cartapesta? Mah.
Finalmente scendiamo a terra: l'isola è una riserva naturale dedicata agli uccelli marini e ce ne sono davvero migliaia. Sulla spiaggia vive anche una piccola comunità di pescatori che ci salutano felici. Così prendiamo uno dei sentieri che attraversano l'isola e scattiamo qualche foto. Ecco, questa è la spiaggia con le baracche di lamiera dei pescatori:


Questi sono due piccoli di fregata:



Queste invece sono delle Sule Piediazzurri (Blue-footed booby) e si chiamano in questo modo perchè durante il periodo del corteggiamento i loro piedini palmati si tingono di blu. Ora purtroppo siamo fuori stagione quindi i piedi sono verdognoli...




Questa è una fregata che si asciuga le ali al sole:




Qui un'altra fregata mentre protegge il suo pulcino nel nido:


E ancora una fregata maschio con il tipico gozzo rosso della stagione degli amori:


Nel pomeriggio torniamo alla barca e cerchiamo di riparare alla meglio la randa che ovviamente si è stracciata di nuovo, diciamo che sta letteralmente cadendo a pezzi. Per cena Fra cucina un risotto al tonno eccezionale.


15 - 16 - 17 febbraio 2008


Navigazione verso Mazatlan, poi ritorno ad Isla Isabela. Partiamo al mattino verso le 8 dopo aver aggiustato un pezzo del telecomando del motore e aver disincagliato l'ancora da un corallo ostinato. Appena ci allontaniamo un po' dall'isola veniamo seguiti per ore da tre grosse balene che sembrano giocare a rincorrerci, magnifiche!






Nel pomeriggio il vento aumenta improvvisamente e ci ritroviamo a dover terzarolare in fretta prima che la randa si sfasci. Questi 25 nodi di bolina si sentono tutti e dopo qualche ora le onde iniziano a crescere e crescere, tanto che al tramonto le più alte saranno ormai sui tre metri. Il vento sembra non volersi calmare, così decidiamo di virare e tornare sui nostri passi, anche perchè non abbiamo nessuna voglia di fare la notte con un tempo del genere. Poi dopo la mezzanotte il vento cala del tutto e al mattino siamo nuovamente in vista dell'isla Isabela. Decidiamo di riprovare la rotta per Mazatlan, anche se non abbiamo le previsioni del tempo aggiornate. In tarda mattinata il vento inizia ad aumentare e in breve siamo di nuovo a 25 nodi. Poco male. Andiamo avanti per una quarantina di miglia con onde sempre più alte e spruzzi continui. Improvvisamente un'ondata più grossa delle altre ci entra in cabina e bagna tutto ciò che abbiamo, dal cibo ai cuscini... Che sfortuna! Fra propone di tornare indietro nuovamente e io non posso che essere d'accordo con lui... abbiamo bisogno di asciugarci e riposare questo è certo. Così dopo una notte al lasco con il fiocco e due mani di terzaroli alla randa e con quasi 6 nodi di velocità, alle 6 del mattino siamo alla cappa di fronte all'isla Isabela aspettando che si alzi il sole per raggiungere l'ancoraggio.
Alle 7 gettiamo l'ancora e dopo aver asciugato alla bell'e meglio la cabina, montiamo il letto e crolliamo subito. Mentre Fra dorme ancora un po', io inizio a stendere al sole tutta la roba bagnata, domani penseremo alle sentine. Per cena stufato di cavolo rosso e frittata con tonno e patate. Alle 20 siamo di nuovo già a letto, mentre fuori soffia ancora un ventaccio teso.


18 febbraio 2008


Isla Isabela. Sveglia alle 6.30. Sentiamo la NET per le previsioni del tempo, ma il segnale è basso e non riceviamo nulla. Prendiamo il dinghy e andiamo a terra a sgranchirci un po' le gambe con un a breve escursione fino al cratere di un piccolo vulcano che ora ospita una laguna salmastra.



Poi torniamo in barca e passiamo il resto della giornata svuotando le sentine e asciugandone il contenuto. Inoltre, l'àncora non si è settata bene, così Fra la deve tirar più volte prima di centrare un pezzo di fondale sabbioso. Per cena abbiamo ospiti: si chiamano André e Claire, sono svizzeri francesi e da anni girano il mondo in barca a vela. La serata trascorre piacevolmente tra una pasta al tonno, un piatto di lenticchie e una delle ultime bottiglie di Pinot Grigio che ci rimangono.



19 febbraio 2008


Isla Isabela. Sveglia alle 6.30, colazione, NET e finalmente un po' di relax. Il vento si è calmato, anzi, il vento è crollato del tutto, così oggi fa un gran caldo e i nostri panni si asciugheranno di sicuro! In ogni caso domattina partiremo. Scendiamo a terra per l'ultima volta e salutiamo anche gli amici svizzeri.



Nel pomeriggio, mentre prepariamo la barca per la partenza, ci accorgiamo che il genoa si è strappato di nuovo nello stesso punto, così Fra lo aggiusta nuovamente e speriamo bene.

20-21-22 febbraio 2008
Navigazione verso Mazatlan. Partiamo verso le 7.30, il vento è leggero (10-15) e la mattinata passa tranquilla tentando di pescare e aggiustando le vele per prendere velocità. Nel pomeriggio al solito il vento aumenta un pochino, così la bolina diventa più fastidiosa, ma finalmente ci muoviamo un po'! La notte trascorre lentamente con poco vento e le vele che sbattono in continuazione. Al mattino siamo ancora distanti da Mazatlan e probabilmente non riusciremo ad arrivarci in giornata, così ci mettiamo l'anima in pace e aspettiamo un po' di brezza leggendo sdraiati in pozzetto. Nel pomeriggio solito vento da nord-ovest a 15-18 nodi. Per cena cucino delle penne all'arrabbiata, mentre Fra sta al timone. Scende il buio e mentre facciamo due chiacchiere prima di inziare i turni di notte io noto una strana macchia scura che sta coprendo la luna piena: è un'eclisse e totale per giunta! Che sorpresa! Fra si gode lo spettacolo durante il suo turno; purtroppo poi durante il mio turno il vento cala completamente e così aspetto l'alba mestamente osservando la luna che tramonta in lontananza.


Oggi siamo ottimisti: forse riusciuremo ad arrivare a Mazatlan prima di sera e siamo eccitati e impazienti. Delfini ci salutano prima di giungere nelle vicinanze della costa.



Alle 17 siamo di fronte a Mazatlan, ma quando è il momento di togliere le vele e accendere il motore per entrare in porto, beh, il telecomando del fuori bordo si rompe definitivamente, così Fra è costretto a usarlo manualmente e la nostra capacità di manovra è davvero limitata. Per fortuna ad attenderci sul molo della marina ci sono due inservienti che ci aiutano con le cime d'ormeggio. Non ci sembra vero di essere finalemente arrivati. Qui reincontriamo gli amici di Tupo (Janet e Erik) e 4 P.A.C.K che avevamo conosciuto a Santa Rosalia. Non sappiamo ancora quanto tempo ci fermeremo, sicuramente almeno una settimana o forse di più, chissà.

venerdì 1 febbraio 2008

Impressioni dal Messico: cronaca del viaggio in auto verso nord. PARTE 2

25 gennaio 2008. Partiamo presto da San Blas, ma la strada è tutta una buca così Francesco è costretto a rallentare in continuazione. Passiamo in mezzo ai campi, tra alberi di mango e piccoli impianti per l'allevamento di gamberetti, che vengono venduti agli incroci da alcuni sorridenti ambulanti (1Kg per l'equivalente di 5 euro!!). La mappa che abbiamo è piena di errori, così sbagliamo strada un paio di volte prima di arrivare a Santiago Ixcuintla dove abbiamo previsto una breve sosta per visitare il Centro Huichol. Facciamo una passeggiata in piazza, entriamo nella splendida iglesia e poi uno zelante agente di polizia ci accompagna fino a destinazione.


Il Centro Huichol deve aver visto tempi migliori... sembra che non ci venga nessuno da anni; entriamo fiduciosi e infatti due simpatiche signore ci mostrano i pezzi di artigianato in vendita e iniziamo una piccola trattativa per acquistare qualche rarità.
Riprendiamo il viaggio e dopo una trentina di chilometri siamo all' imbarcadero per l'Isla Mexcaltitlan, situata nell'omonima laguna. Quest'isola è considerata la "culla della messicanità", si pensa addirittura che si tratti della leggendaria città di Aztlan, da cui partì la migrazione azteca che culminò con la fondazione dell'impero di Tenocthitlan. Sull'isola risiedono circa 1500 persone, non ci sono auto e gli abitanti vivono pescando nella sterminata laguna circostante, che inoltre, ospita migliaia di volatili. Affittiamo una lancia con barcaiolo e dopo appena un quarto d'ora siamo in vista dell'isola:


La città è minuscola e graziosa. Iniziamo così ad esplorare quella che gli abitanti della zona chiamano "la Venezia Messicana" e ci perdiamo nelle viuzze polverose ombreggiate dalle bouganville. Seduti di fronte a casa i pescatori aggiustano le reti chiacchierando e sorridendo ai passanti, i bambini si rincorrono nella piazza e una signora pubblicizza ad alta voce i suoi budini di riso. La sensazione è quella di essere stati catapultati in un altro mondo... come passare una giornata dentro ad un romanzo di Garcìa Marquez.


Ci fermiamo per pranzo in uno splendido ristorantino affacciato sulla laguna e assaggiamo le specialità della casa: albondigas en caldo (frittelline tonde di pasta di gambero in brodo), pescado sarandeado e ancora camarones alla matequilla (gamberetti al burro). Intorno a noi decine di uccelli acquatici si riposano o pescano.




Nella laguna inoltre vive una cospicua comunità di pellicani bianchi:




E poi ancora altre specie di aironi:




Poi, dopo aver mangiato, Nussi getta in acqua un pezzetto di tortilla per vedere se ci sono dei pesci nell'acqua fangosa della laguna e incredibilmente decine di pesci gatto fanno a gara per ingozzarsi di cibo!


Prima di ritornare all'auto diamo un'occhiata al minuscolo museo archeologico nella piazza e poi riprendiamo la lancia. Decidiamo di provare a raggiungere Mazatlan, certo mancano ancora 200Km, ma possiamo utilizzare la nuova autopista a pagamento che è appena stata inaugurata. La strada infatti è nuova di zecca e deserta, incontriamo solo pochi camiones e qualche auto più veloce di noi. Intorno sempre lagune di cui non vediamo la fine e piantagioni di agave e cocomeri. Al tramonto vediamo le luci di Mazatlan in lontananza e un'ora dopo siamo già in centro per una passeggiata e un aperitivo.


26 gennaio 2008. Mazatlan è una città piena di colori. Ricorda un po' Lisbona con i vicoli in salita che si arrampicano su per le colline e le piastrelle decorate sulle facciate delle case. La zona vecchia è recentemente stata rimessa a nuovo e i turisti si affollano nei ristorantini in stile europeo. Andiamo a vedere il museo archeologico e poi il teatro della città che è stato ristrutturato dopo più di 10 di abbandono ed ora è splendido.


La giornata trascorre tranquilla anche se purtroppo il cielo è coperto, così non possiamo goderci le spiaggie che ci dicono siano bellissime. Ecco una foto della playa Olas Altas:

La zona a nord, chiamata Zona Dorada è la parte più turistica della città: qui sorgono i grandi alberghi e le strade sono affollate di
gringos che fanno shopping. Ci facciamo solo un giro veloce in auto e poi scappiamo via in fretta diretti al mercato coperto nel centro: qui si può trovare di tutto, dal cibo ai vestiti e la qualità sembra eccellente. Ovviamente è un luogo affollatissimo, chi mangia, chi vende, chi suona, chi compra... come una festa di paese permanente in un turbine di autobus e clacson assordanti. Decidiamo di trascorrere il pomeriggio in relax: esploriamo alcune piccole gallerie d'arte e poi beviamo l'ultima margarita seduti ad uno dei tanti bistrot in una delle piazzette del centro prima di andare a cena. Domani torneremo a La Cruz.

giovedì 31 gennaio 2008

Impressioni dal Messico: cronaca del viaggio in auto verso nord. PARTE 1

23 gennaio 2008. Partiamo da La Cruz in tarda mattinata senza una meta ben definita. Prendiamo la carretera inter-statale in direzione nord con Francesco alla guida, Nussi sul sedile posteriore a godersi il paesaggio e io con mappe e Lonely Planet alla mano.

La strada è la stessa che avevamo già percorso qualche giorno prima andando a Chacala, una delle spiaggie più belle dello stato di Nayarit. Ecco un paio di foto scattate nella caletta:



La strada è ombreggiata grazie alla folta vegetazione tropicale e mentre riconosciamo i paesini, Fra cerca di evitare le topa(s). Cosa sono? Credo che in italiano si chiamino "dossi artificiali"; dai, sono quelle specie di cunette che stanno in mezzo alla strada per rallentare la velocità. Beh, il Messico è pieno di topa(s), che detta così sembra tutta un'altra cosa! Spesso sono segnalate da cartelli di questo tipo...


...ma ancora più spesso te le trovi davanti completamente inaspettate o peggio ancora invisibili. A volte poi sono altissime tanto che, anche a velocità ridottissima, è impossibile non sfiorarle con il fondo dell'automobile. Comunque, nel caso in cui ci si dovesse rimettere una ruota (o anche peggio) le llanterie (gommisti) sono ovunque e i meccanici sanno fare bene il loro lavoro. Sempre lungo questa strada qualche giorno prima ci era capitato che il bordo di un cerchione si piegasse malamente dopo aver preso una grossa buca e un sapiente gommista ce l'aggiustò in 5 minuti con due martellate!

Decidiamo di andare alla laguna Santa Maria de Oro dove vivono diverse specie di uccelli acquatici. La laguna si trova in realtà nel cratere di un vulcano e capita a volte che le acque borbottino emettendo vapori sulfurei, per questo è rinomata per le sue qualità termali
. La zona è particolarmente spettacolare dal punto di vista panoramico e le leggende sul luogo si sprecano. Raccontano gli abitanti della regione che durante la conquista spagnola l'oro abbondava a tal punto, che si credeva che bastasse sradicare un certo tipo di pianta che cresceva nei dintorni per trovare la polvere d'oro!

Il posto è veramente meraviglioso. Arriviamo alla laguna poco prima del tramonto, giusto in tempo per fare un giro in auto e trovare una camera per la notte in un piccolo campeggio con bungalows proprio di fronte alla riva. Lungo il lago ci sono decine di ristorantini che servono le specialità della zona: pescado sarandeado (ossia pesce speziato cucinato alla griglia) e chicharrones de pescado (piccoli pezzi di polpa di pesce impanati e fritti). Optiamo per i chicharrones e ne mangiamo un chilo in tre, mentre le folaghe e le anatre si godono gli ultimi attimi di luce su un vecchio pontile.



24 gennaio 2008. Francesco si sveglia all'alba, così non sono nemmeno le 8 quando siamo già in auto diretti a Tepic, capitale dello stato di Nayarit, che da qui dista poco meno di 40 Km. La prima cosa che ci colpisce è un grande zuccherificio e la moltitudine di camion sovraccarichi di canna da zucchero che vi affluiscono lentamente. La città deve essersi espansa velocemente negli ultimi anni tanto da aver inglobato questa fabbrica che una volta si trovava sicuramente più decentrata. Le strade sono trafficate, piene di colori e di gente.
Parcheggiamo poco distante dalla cattedrale, ma prima di tutto andiamo a visitare il minuscolo museo archeologico e visto che l'addetto al pagamento non c'è... entriamo gratis! Ci sono solo 4 o 5 sale con una moltitudine di reperti preistorici e soprattutto di epoca precolombiana. Il tutto è molto ben organizzato con cartelli informativi in spagnolo sulle pareti e nelle teche.


Cerchiamo di andare anche al Museo De Los Quatros Pueblos che espone oggetti della tradizione popolare e ha due belle sale dedicate agli indios Huichol, però purtroppo stanno aggiustando l'impianto elettrico così le stanze sono buie e riusciamo a vedere ben poco. Peccato. D'obbligo una visita alla cattedrale che domina la piazza del municipio dove due enormi altoparlanti diffondono la tipica musica messicana ad un volume inimmaginabile!


Decidiamo di lasciare Tepic per farci qualche ora di mare a San Blas, una cittadina distante una sessantina di Km. Uscire dalla città si dimostra più complicato del previsto e non riesco a trovare la strada giusta al primo colpo anche per colpa di un paio di cartelli stradali sbagliati. Poco male. La strada per ritornare sulla costa è tutta una curva e il povero Fra non ha un attimo di tregua, per fortuna il manto stradale è perfetto, sembra quasi che l'abbiano asfaltata per noi! Il paesaggio cambia in continuazione: passiamo attraverso piantagioni di banani, alberi di mango, palme da cocco e poi in lontananza iniziamo a scorgere l'oceano. Le spiagge nei dintorni di San Blas sono deserte e meravigliose. L'unico problema sono le no-see-ums, ossia delle minuscole moschine pressochè invisibili che hanno massacrato di punturine me e Francesco. Le avevamo già incontrate in primavera all'Isla Espiritu Santo, ma non ci ricordavamo che fossero tanto affamate!


La cittadina è molto carina e sembra rimasta messicana al 100%. Certo ci sono decine di hotel e ristoranti e i gringos non mancano, però l'impressione è stata molto positiva. Prendiamo un aperitivo nella piazza principale e poi andiamo a cena al ristorante "La Familia" dove mangiamo dell'ottimo filetto di pesce cucinato splendidamente. Le punture delle no-see-ums iniziano a frasi sentire! Ahi!
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