venerdì 31 luglio 2009

Diario di bordo luglio 2009: Arcipelago de San Blas o Kuna Yala e navigazione verso Colon

30 giugno 2009

Isla El Porvenir. Ci svegliamo alle 6.30. Ieri sera un americano da una barca vicina ci ha avvisato che alle 6.45 dovrebbe arrivare il primo aereo della giornata sulla scassatissima pista di atterraggio dell’isola, cosi’ Francesco e’ tutto emozionato e lo aspetta in pozzetto come un ragazzino. Abbastanza puntuale verso le 7 arriva un piccolo bimotore che atterra senza problemi e riparte subito caricando nuovi passeggeri.


Dopo colazione mettiamo il barchino in acqua e andiamo in Capitaneria, pero’ purtroppo il Capitano non c’e’, cosi’ riusciamo solo a rinnovare il nostro visto alla Migration e a pagare la tassa di ancoraggio ai Kuna per la durata di un mese (20 dollari per la barca + 2 dollari a persona). Visto che abbiamo montato anche il fuoribordo, facciamo un breve giro di esplorazione intorno alle isole vicine: sono stipate di capanne e piccoli edifici in cemento, tanto che non rimane nemmeno un minuscolo spazio libero tra le case, ma addirittura ci sono dei moli che si estendono sull’acqua al termine dei quali si trovano i bagni di ogni abitazione.



Tornando alla barca passiamo vicino ad un barcone, o meglio, ad una vera e propria nave, ancorata poco distante e mentre ci giriamo intorno meravigliati dalla bellezza dell’oggetto, Ludwig (uno dell’equipaggio) ci invita a salire a bordo. Stahlratte e’ il nome di questa splendida imbarcazione di 30 metri con bandiera tedesca, ex peschereccio norvegese a vela del primo novecento ed ora utilizzata come nave da turismo: durante l’estate fanno base qui a El Porvenir e trasportano backpackers a Cartagena in Colombia ogni settimana. D’inverno invece si spostano a Cuba e Jamaica. Passiamo la mattinata a chiacchiere con Ludwig, un omaccione tedesco molto simpatico che da quando ha 14 anni vive in mare. Decidiamo di stare insieme per cena, ovviamente su Stahlratte dove la cucina e’ una vera cucina e c’e’ posto per stare tutti seduti comodamente. Che meraviglia! A volte solo il pensiero di poter avere un po' più di spazio, specie nelle condizioni climatiche attuali, mi rende felice!


Torniamo a Damiana e nonostante il caldo accendiamo il forno e prepariamo del pane e una crostata di pesche per stasera. Alle 6 siamo di nuovo a bordo di Stahlratte e c’e’ anche una famiglia di Kuna che Ludwig conosce da tempo: una coppia giovanissima (lei 16 e lui 21) con un neonato carino e silenzioso, davvero adorabili ed estremamente gentili. Per cena abbiamo linguine al sugo di tonno fresco stile italiano, yucca fritta e tonno fritto stile Kuna, una quiche con funghi e formaggio cucinata da Ludwig, vino bianco e crostata per dessert. Facciamo tardi in chiacchiere, poi su questa splendida nave si sta cosi’ bene, infatti sono quasi le 23 quando torniamo su Damiana che ci aspettava paziente con la sua fievole lucina d’ancora preventivamente accesa!


1 luglio 2009
Isla El Porvenir. Alle 5 mi sveglio per via dei tuoni che, sebbene lontani, fanno una strana vibrazione con lo scafo. Verso le 8 proviamo ad andare in Capitania, ma il capitano ancora non c’e’. “Magnana sin falta” (domani di sicuro) ci dicono, ma chissa’, a questo punto tutto e’ possibile.


Piove forte per gran parte della mattinata, meno male perche’ ci serviva l’acqua per fare il bucato. Nel pome disinfettiamo le taniche vuote dell’acqua con la clorina e le lasciamo in pozzetto ad asciugarsi. Decidiamo una rotta di massima per le prossime 3 settimane e facciamo una lista di pasti disponibili, cosi’ da essere sicuri di non sprecare nulla ed ottimizzare la cambusa. In ogni caso qui non ci sono negozi in cui comprare frutta e verdura, quindi ci dovremo arrangiare con quello che abbiamo. Per cena padellata di chayote, patate e carote e una grossa omelette ripiena di prosciutto, funghi e formaggio. Quando ormai e’ gia’ buio da qualche ora, vediamo in lontananza la lucina di una barca a vela in avvicinamento e cosi’ ne seguiamo con apprensione il percorso tra le barriere coralline fino a che non si ancora poco distante da noi.


2 luglio 2009
Da isla El Porvenir a Cayos Chichime. All’alba siamo in piedi, il cielo e’ ancora nuvoloso e minaccia pioggia. Alle 7 scendiamo a terra per vedere il Capitano e incontriamo Ludwig. Sbrighiamo le formalita’ burocratiche e poi andiamo a salutare Stahlratte che oggi parte per le isole Carti’ e poi per Coco Bandero. Noi invece andremo ai Cayos Chichime. Visto che distano solo 2 m/n decidiamo di andarci a motore, cosi’ da ricaricare le batterie, anche se durante il tragitto si scatena un temporale pazzesco, con fulmini e tuoni vicinissimi e zero visibilita’. La fortuna pero’ ci assiste, cosi’ quando siamo ormai a mezzo miglio dalle isole, lo scroscio di pioggia diminuisce lasciandoci intravedere le barriere coralline e facendoci imboccare lo stretto canale di entrata senza troppi problemi.


Ancoriamo in 9 metri davanti ad una barca spagnola registrata a Barcellona che si chiama Maria. Appena gettata l’ancora veniamo letteralmente assaliti dai Kuna che con le loro canoe (ulu) ci abbordano chiedendoci caramelle, biscotti, riviste di moda, ma soprattutto Coca Cola. Ovviamente noi non abbiamo nulla di tutto cio’, ma loro non sembrano crederci per davvero, cosi’ rimangono in attesa attaccati agli scafi laterali. Dopo un paio d’ore mi decido a comprare un piccolo delizioso mola per arredare un po’ Damiana e solo allora si dirigono verso la prossima imbarcazione ancorata poco piu’ in la’.


Effettivamente, la guida nautica diceva che i Kuna possono essere persistenti, ma non immaginavamo fino a questo punto. La pioggia ci da’ una tregua, cosi’ Francesco fa un lungo bagno nell’acqua a 33 gradi, mentre io raccolgo l’acqua rimasta nelle pieghe della randa e faccio il bucato. Passiamo il primo pomeriggio in faccende varie, pulendo la coperta e facendo un po’ di controlli al motore. Verso le 15 si alza un bel venticello che porta via un po’di nuvole, cosi’ smette definitivamente di piovere, anche se la maggior parte del cielo rimane coperta. L’ancoraggio e’ veramente gradevole tra due isolotti coperti di palme tra cui si intravedono le casette di canne dei Kuna.


Unica nota negativa l’affollamento: nella piccola baia ci sono altre 6 barche oltre a noi, per fortuna che la stagione estiva, ovvero la stagione delle piogge, doveva essere bassa stagione per il turismo nautico! Passiamo un po’ di tempo in pozzetto guardandoci intorno, mentre altri Kuna passano chiedendoci altre cose. Per porre fine alla questua regalo loro una cipolla e tre penne malandate. Per cena ci mangiamo un avanzo della verdura di ieri e gamberetti al vapore. Nella notte temporali con i soliti fulmini e tuoni spettacolari. Raccogliamo 40 litri d’acqua piovana, sembra proprio che domani potremo fare la doccia con l’acqua dolce!


3 luglio 2009

Cayos Chichime.
Sveglia alle 6.30. Non piove, ma la coltre di nuvole e’ cosi’ spessa che non si riesce nemmeno ad intravedere il sole. Raccogliamo l’acqua rimasta tra le pieghe della randa, svuotiamo il dinghy e mettiamo in ammollo le lenzuola. Ne approfittiamo per dare una bella lavata con il sapone agli scafi e al pozzetto. Mentre ce ne stiamo a pulire, arrivano due Kuna che ci chiedono se possiamo ricaricare i loro cellulari perche’ hanno la batteria scarica. Pazzesco! Sulle isole non c'e' elettricita’ quindi hanno bisogno che qualcuno li aiuti quando finisce la batteria; allora e’ vero che gran parte dei soldi che riescono a guadagnare vendendo le molas o il pesce, li usano per comprare i cellulari e le schede di ricarica! Francesco conia il termine “surrealismo tecnologico” per descrivere questa situazione e credo proprio che sia azzeccato. Ci mettiamo d’accordo con i Kuna perche’ tornino tra un paio d’ore quando i telefoni saranno carichi, ma pensa te! Il tempo non sta migliorando, ma visto che non piove decidiamo di fare almeno un giretto a piedi su una delle due isole. Vediamo anche il relitto di una nave incagliato nella barriera corallina.


I bimbi ci chiamano e altre donne provano a venderci altre molas. Incontriamo anche due buffi maialetti e Francesco si diverte a fare il "naufrago":


Purtroppo ricomincia a piovere , cosi’ torniamo su Damiana e io colgo l’occasione per fare una nuova saponata e lavare lo scafo che non eravamo poi riusciti a finire ieri. Francesco prepara il pane e quando smette di piovere stendiamo il bucato su due cime tese tra le sartie laterali: con il venticello fresco che si e’ alzato potrebbe anche asciugarsi prima di stasera. Francesco passa il resto del pomeriggio leggendo in pozzetto, io preparo una pentolona di ragu’. Nel frattempo arrivano altri ragazzini con la canoa e ci portano altri cellulari da ricaricare. Per cena ovviamente rigatoni al ragu’. Nella notte temporali e vento forte da est.


4 luglio 2009

Cayos Chichime. Pioggia torrenziale, raccogliamo altri 30 litri d’acqua per il serbatoio. Io c’ho l’emicrania cosi’ passo la mattinata a letto al buio, Francesco legge aspettando un miglioramento del tempo. Siamo pure costretti ad accendere il motore per un’ora perche’ le batterie sono un po’ giu’ e non c’e’ luce per nulla. Verso le 12 ci si affianca una grossa canoa: e’ Venancio, un mola master, che vorrebbe farci vedere le sue creazioni. Le sue molas sono stupende, con una cura dei dettagli e delle rifiniture che ci stupisce per la pazienza el’accuratezza del lavoro. Cosi’, dopo aver passato un paio d’ore a visionare tutte le sue molas e a contrattarne il prezzo, ne compriamo quattro bellissime.


Nel pomeriggio abbiamo un sacco di problemi con una forte corrente che non fa stare Damiana al vento e cosi’ rischiamo di andare a sbattere contro un grosso monoscafo colmo di surfisti che si e’ forse ancorato un po’ troppo vicino a noi. Verso il tramonto il cielo si apre un po’, ma altri temporali si intuiscono all’orizzonte. Per cena cavolo saltato in padella, riso basmati e fagioli refritos mexicani.


5 luglio 2009

Da Cayos Chichime a Cayos Holandeses Ovest.
Sveglia alle 5.30. Fuori sembra sereno o quasi, cosi’ alle 7 salpiamo l’ancora e usciamo a motore dallo stretto passaggio tra le barriere coralline. L’obiettivo e’ un gruppo di cayos a 6 m/n piu’ a est e con questo vento leggero di 5 nodi siamo di bolina a 30 gradi. In meno di tre ore siamo ancorati di fronte a queste isolette coperte di palme. C’e’ anche un’altra barca a vela e un gruppo di giovani campeggiatori sulla spiaggia.



Esce un po’ di sole cosi’ Francesco si butta in acqua e fa un po’ di snorkeling, mentre io do l’olio al teak visto che oggi non piovera’. Quando il Capitano torna dalla sua esplorazione si mette a leggere in pozzetto, io invece finisco le faccende quotidiane di pulizia e ordine sottocoperta. Nel primo pomeriggio arriva una bella canoa dipinta di verde e rosso con a bordo Prato, un altro mola master che ci chiede di comprare qualche mola. Purtroppo abbiamo speso gia’ quasi tutti i nostri soldi ieri comprando quelle da Venancio, cosi’ gli offriamo dell’acqua e lui in cambio ci da’ un cellulare da ricaricare! Gli diciamo che glielo porteremo al villaggio quando la batteria sara’ a posto e lui ci sorride felice. Cosi’ dopo qualche ora buttiamo il barchino in acqua e a remi raggiungiamo riva; camminiamo tra le palme per qualche minuto e vediamo spuntare i tetti delle capanne poco piu’ in la’.



Prato ci chiama da lontano e appena gli restituiamo il cellulare subito fa una lunghissima telefonata probabilmente a dei parenti su un’altra isola. Ci presenta pure la sua mamma che e’ l’unica nel villaggio a portare il costume tradizionale con la gonna blu a stampe verdi e il tipico fazzoletto rosso in testa.


Tornati alla spiaggia facciamo un lungo bagno nell’acqua trasparente e verso le 17 torniamo su Damiana. Per cena spaghetti con zenzero e acciughe.


6 luglio 2009
Dai Cayos Holandeses Ovest ai Cayos Holandeses Est. Sveglia alle 6. Francesco prova ad accendere il motore per farlo scaldare un po’, ma qualcosa non va: non abbiamo elettricita’. Cosi’ il Capitano scende nello “sgabuzzino dei cavi” dove ci sono tutti collegamenti elettrici e scopre che la vite del blocco di connessione del polo negativo si e’ allentata per via sia del caldo che delle vibrazioni. Una volta riavvitata abbiamo nuovamente elettricita’ e usciamo a motore dalle barriere coralline. Il cielo e’ in parte coperto, ma siamo ottimisti. Il vento e’ leggero (5-7 nodi) e siamo al traverso con il gennaker gonfio e la randa panciuta. Dopo nemmeno mezz’ora pero’ il vento gira, cosi’ ora siamo di bolina a 30 gradi con rischio continuo di virata non desiderata. Verso le 11 poi il vento crolla del tutto lasciandoci alla deriva a sole 2 m/n dalla nostra meta. Pazienza, accendiamo il motore ed imbocchiamo con cautela il passaggio tra le barriere coralline per raggiungere l’ancoraggio, chiamato “swimming pool” dai crocieristi. Il posto e’ meraviglioso, non ci stupiamo che ci siano almeno altre 15 barche gia’ alla fonda in questa grande baia poco profonda e dall’acqua trasparente.


Ci mettiamo su uno degli scafi ad osservare il fondale, ma non vediamo pesci, ne’ stelle marine, solo sabbia e qualche alga qui e la’. Montiamo il piccolo outboard sul barchino e scendiamo subito a terra su uno dei cayos, chiamato “Barbeque Island” dai barcaioli, vista l’abitudine di ritrovarsi qui e cucinare insieme sulla spiaggia.



Siamo storditi dalla bellezza del luogo e dalla luce accecante del sole, che nel frattempo ha sciolto tutta la foschia mattutina. Non possiamo resistere, cosi’ ci buttiamo in acqua e stiamo in ammollo durante le ore piu’ calde.



Quando torniamo alla barca e’ ancora caldissimo, ma abbiamo energia in eccesso grazie ai pannelli solari, cosi’ mentre Fra legge in pozzetto all’ombra, io posso usare un po’ il computer ed inziare a scrivere i testi del blog! Per cena pollo al curry, piselli saltati con le carote, riso basmati e un bicchiere di vino rosato. Stiamo in pozzetto ad osservare le stelle, ma verso le 8.30 crolliamo gia’ dal sonno.


7 luglio 2009

Cayos Holandeses Est.
Sveglia alle 8. Fuori nuvoloni neri, piove fino quasi alle 11 con temporali continui. Raccogliamo altri 40 litri d’acqua piovana per il serbatoio, per bere e per il bucato. Appena il cielo si apre un po’ facciamo un lungo giro con il barchino esplorando le isole vicine e poi ci dirigiamo verso la barriera corallina. Vediamo una grossa manta che cerca di mimetizzarsi sotto la sabbia.




Decidiamo di sgranchirci un po’ le gambe sull’isola di Banedup: come al solito spazzatura ovunque. Al primo posto come sempre bottigliette di plastica di ogni tipo, seguite da scarpe e sandali rigorosamente spaiati, in ultimo confezioni di polistirolo ed altri tipi di imballaggi.



Questa faccenda della spazzatura ci fa passare il buonumore, non ci era mai capitato in Messico sul Pacifico di trovare tanta plastica sulle spiagge. Certo sporadicamente qualche bottiglietta qui e la’, che prontamente raccoglievamo e portavamo con noi in barca per poi lasciarla in qualche grosso centro dove fosse possibile riciclarla, ma qui… come si fa?? La plastica e’ ovunque e ne arriva in continuazione dal mare. Alcune isole sono tenute pulite dai barcaioli, ma la soluzione e’ ovviamente raccogliere tutta la plastica e poi farne un bel falo’, soluzione che non riduce il problema, ma semmai ne crea altri con la dispersione dei fumi nell’aria. Insomma, la soluzione finale sarebbe quella di non usare proprio piu’ per niente la plastica, almeno che non vi siano delle strutture in grado di processarla, ma qui a Panama, cosi’ come in tutti i Paesi del Centro America, noi non abbiamo mai visto nessuna iniziativa di raccolta differenziata, se non raramente per l’alluminio. Terminato il giro dell’isola ci divertiamo con alcuni paguri prima di tornare in barca.



Nel pomeriggio faccio il bucato e poi ci mettiamo all’ombra in pozzetto a far due chiacchiere. Al tramonto arriva un cayuco con a bordo il capo delle isole che ci fa pagare 5 dollari per poterci ancorare qui. In realta’ ci dice, la tariffa giusta sarebbe 10 dollari, ma siccome siamo italiani, ci fa uno sconto. Gli regaliamo una scatola di Kinder per il suo bambino chiedendoci a cosa sia servito pagare la tassa di ancoraggio di 24 dollari al Congeso dei Kuna, se poi in ogni isola ci chiedono altri 5-10 dollari per poter stare li’, mah! Per cena rigatoni panna, prosciutto e funghi e qualche pistacchio nel dopocena in pozzetto.


8 luglio 2009
Cayos Holandeses Est.
Giornata di relax pescando e pulendo Damiana.


9 luglio 2009

Da Cayos Holandeses Est a Coco Bandero Ovest. Sveglia alle 6.30. Il tempo sembra abbastanza buono, cosi’ alle 7.30 salpo l’ancora e Francesco fa lo slalom tra le varie barche ancorate vicino. C’e’ poco vento, nemmeno 5 nodi, ma riusciamo a tenere una bolina sui 60 gradi e dopo un paio d’ore siamo di fianco alle isole di Coco Bandero. Quando stiamo approcciando urtiamo il fondale con la deriva, non ci eravamo accorti che la profondita’ era improvvisamente crollata a 2 metri. Tiriamo immediatamente su la deriva e cominciamo a tener d’occhio il profondimetro, che pero’ ora da’ 10 metri, mannaggia, era una secca! Il Capitano non si arrabbia e mi dice che puo’ succedere, che i banchi di sabbia si spostano, ma io mi sento molto in colpa, visto che la rotta l’ho fatta io e sulle mappe nautiche non sembravano esserci problemi. Dopo esserci ancorati in 11 metri, Francesco si butta in acqua e va a vedere se la deriva ha subito dei danni e sembra che si sia soltanto lievemente sbucciata la vernice antivegetativa, meno male!



Il cielo e’ coperto, ma i pannelli solari lavorano bene con la luce diffusa, cosi’ mettiamo in acqua il barchino e andiamo vicino a riva per provare a pescare delle piccole sardine con la rete. Purtroppo nonostante la nostra dedizione le sardine ci deridono e dopo qualche ora ributtiamo in mare le poche che abbiamo preso, tanto non sarebbero comunque sufficienti nemmeno per farci un sugo. Scendiamo a terra per far due passi; ci sono due Kuna che accatastano cocchi e poi li caricano sul loro cayuco. Sulla spiaggia solite montagne di spazzatura. Torniamo alla barca e arriva un altro cayuco con a bordo tre pescatori che ci offrono dei granchi giganti per pochi dollari: affare fatto, io adoro il granchio!!


Nel pomeriggio poi arriva un altro grosso cayuco carico di frutta, verdura, alcolici e quant’altro. Il venditore di chiama Apio (che in spagnolo significa sedano) e ci sembra affidabile, cosi’ compriamo un po’ di verdura e gli commissioniamo 4 chili di farina da portarci domani. Purtroppo la verdura che abbiamo comprato non e’ freschissima, cosi’ sono costretta a cucinarla tutta e subito, per poi congelarla se non vogliamo buttarla domani. Passo il resto del pomeriggi ai fornelli e Francesco legge all’ombra in pozzetto. Verso il tramonto cuciniamo l’enorme granchio che non sta nemmeno nella pentola e poi ce lo mangiamo in pozzetto usando le tenaglie per spaccare le chele: buonissimo! Nella notte vento forte da nord e temporali che stranamente vengono dal mare e non da terra, probabilmente ci deve essere una qualche depressione sui Caraibi.


10 luglio 2009

Da Coco Bandero Ovest a Coco Bandero Est. Sveglia alle 6.30. Il cielo e’ coperto. Cosi’ decidiamo di sfruttare l’ora di motore necessaria per ricaricare le batterie per spostarci nelle prossime isole distanti circa 3 m/n. Qui ci sono gia’ altre 6 barche e l’unico spazio rimasto e’ vicino ad uno degli isolotti in 11 metri.


Passiamo la mattinata a far manutenzione al salpa-ancore: ogni 6 mesi circa, bisogna smontarlo, lavarlo con acqua dolce e ingrassare i meccanismi se vogliamo che duri nel tempo. Oggi abbiamo un eccesso di energia con i pannelli solari, cosi’ posso preparare alcuni testi del blog al computer e anche tenere acceso un ventilatore per un’oretta. Nel pomeriggio riorganizziamo la dispensa e ci facciamo uno spuntino con una bella tazzona di noodles cinesi scaduti dalla notte dei tempi! Il cielo e’ sempre coperto e non vuole saperne di migliorare, anzi, tira una bella arietta (15-18 nodi) da nord e minaccia altra pioggia. Verso le 14 arriva Apio con il suo cayuco e ci dice che non e’ riuscito a trovare la farina, ma che se gli ordiniamo altre cose e gli diamo un po’ di dollari d’anticipo ci portera’ la merce per domani o dopodomani al massimo. Anche se un po’ diffidenti gli diamo 40 dollari e speriamo bene. Nel frattempo il vento aumenta ancora e piove anche un pochino, cosi’ passiamo il resto del pomeriggio a fare altri lavoretti di manutenzione e poi ci diamo alla lettura. Ceniamo presto verso le 16.30 con una frittata ripiena di fagiolini e prosciutto con contorno di cavolo e carote. Verso le 8 siamo gia’ a letto, nella notte temporali con vento piuttosto forte, a volte le raffiche erano oltre i 40 nodi. Altri barcaioli sono costretti a ri-ancorarsi con il buio, per fortuna la nostra Delta tiene, anche se spesso mi alzo per controllare che l’ancora sia al suo posto!


11 luglio 2009
Coco Badero Est. Sveglia alle 7. Il tempo non e’ buono, piove a dirotto con nuvoloni ovunque. Durante la notte abbiamo raccolto 20 litri di acqua ed ora non sappiamo pi’ dove metterla perche’ il serbatoio e’ pieno. La mattinata trascorre lenta assorti nella lettura. Poi mettiamo giu’ il barchino e andiamo in esplorazione della barriera corallina per vedere il relitto di una grande nave, ma ricomincia a piovere quasi subito, cosi’ torniamo in barca e siamo costretti ad accendere il motore per caricare la batteria.


Nel pomeriggio il tempo migliora un po’, cosi’ cogliamo l’occasione per fare una bella doccia con l’acqua dolce in coperta. Mentre ci stiamo asciugando al sole vediamo arrivare Aquileia, la barca italiana che avevamo visto chiusa all’Isla Linton: siamo emozionati, sarebbe la prima volta che incontriamo degli altri compatrioti giramondo. Purtroppo pero’ Aquileia dopo nemmeno un’ora salpa l’ancora e se ne va, proprio quando stavamo per prendere il barchino e andare a salutare il suo equipaggio, che peccato! Francesco prepara il pane, mentre io faccio il pieno di alcool al fornello. Verso le 16 arriva Apio che pero’ ci ha portato solo la meta’ delle cose che gli avevamo chiesto; ci mettiamo d’accordo per vederci domani in un altro ancoraggio. Passiamo il resto del pomeriggio ad aggiustare con la fibra di vetro e la resina epossidica una stecca del parasole che si e’ spezzata durante la notte per via del vento. Per cena ci facciamo una bella zuppetta clam chowder in scatola e una padellata di piselli con le patate e alle 8 siamo nel mondo dei sogni.


12 luglio 2009
Da Coco Bandero Est all’Isla Verde. Sveglia alle 5 per via di un temporalone con saette spettacolari. Alle 8 smette di piovere e decidiamo di spostarci nelle isole vicine distanti solo 2 m/n, cosi’ ci andiamo a motore, perche’ non vale la pena di far la fatica di tirar su le vele per 15-30 minuti di navigazione! Facciamo un po’ di fatica a distinguere le barriere coralline e il passaggio d’entrata, ma la guida nautica ci ha fornito dei punti gps che ci sono d’aiuto con questa luce abbagliante che non ci fa vedere dove siano esattamente le barriere, malgrado gli occhiali polarizzati. Ci sono altre 2 barche ancorate qui, ma proprio mentre arriviamo se ne vanno, cosi’ siamo soli finalmente!! Esce pure il sole, abbiamo energia in eccesso con i pannelli e il vento. Tutto e’ cosi’ tranquillo qui.



Buttiamo fuori tutta la roba che sta a prua (vele, cerate, maglioni, stivali…) e la stendiamo al sole perche’ e’ perennemente umida. Cosi’ colgo l’occasione per tirar fuori delle nuove provviste dal gavone di prua e per dare una pulita alle muffe che continuano a formarsi senza sosta. Svuotiamo anche il gavone di poppa e Francesco ci si infila dentro per vedere se e’ possibile scoprire qual e’ il problema della radio SSB: la scatola con i collegamenti dell’antenna sta qui sotto. Passiamo un paio d’ore a fare delle prove con la radio e dopo aver cambiato alcuni settaggi, ora sembra funzionare un pochino meglio, almeno sentiamo qualcosa. Per ora e’ gia’ un progresso! Nel pomeriggio passano due giovanissimi pescatori che hanno il cayuco colmo di aragoste, polipi, molluschi e c’e’ anche una grossa tartaruga. Compriamo un polipo per la cena e lo mettiamo in un secchio in attesa di cucinarlo.


Continuiamo con i lavori di manutenzione ad una serie di viti che perdono acqua sottocoperta: bisogna smontare i pezzi, pulirli e rimontarli con una tonnellata di silicone. Per cena quindi polipo, fagioli in insalata e patate bollite. Al tramonto si alza un bel venticello teso da nord-ovest. Dalle montagne invece arrivano nuvole cariche di pioggia. Nella notte il vento aumenta oltre i 20 nodi e il generatore eolico va che e’ una bellezza; l’ancora e’ settata bene e non ci spostiamo di un metro, anche grazie alla protezione delle due barriere coralline poco distanti.


13 luglio 2009

Isla Verde.
Alle 5.30 siamo in pozzetto a goderci l’alba con un bel vento sostenuto da nord-est.



La mattinata trascorre lenta tra manutenzioni varie. Nel pomeriggio visto che e’ uscito un po’ di sole usciamo in pozzetto e iniziamo ad occuparci dei due winch piu’ grandi: solita storia, vanno smontati, puliti, ingrassati e rimontati nuovamente. Francesco poi prepara il pane, mentre io finisco di fare il bucato e stendo i panni al sole. Arriva anche Apio che ci porta un gallone di benzina, ma non la verdura che gli avevamo chiesto perche’ la nave con i rifornimenti non e’ arrivata, dice. Cosi’ ci mettiamo d’accordo per vederci tra due giorni in un’altra isola. Mentre Francesco finisce di ingrassare i winch, io mi occupo di alcune faccende in cucina: travaso olio e acqua, smonto e pulisco saliera e pepiera, ungo i coltelli e le coppe di metallo dopo averle ben lavate e asciugate, per evitare che facciano troppa ruggine. Per cena abbiamo insalata di tonno, fagioli e cipolla e un’ottima ciabatta fatta in barca. Nella notte il vento continua forte da nord.


14 luglio 2009
Isla Verde. Sveglia alle 6, colazione e relax in pozzetto. Oggi e’ il nostro secondo anniversario di matrimonio, cosi’ ce la prendiamo con calma stamattina. Passiamo qualche ora facendo l’ammollo alle lenzuola e al coprimaterasso mentre il vento da nord inizia a diminuire un pochino. Poi mettiamo il barchino in acqua e facciamo a piedi il giro dell’isola: come al solito spazzatura ovunque, ma stavolta Francesco riesce a recuperare alcune cose utili, tipo un’esca di plastica, un grosso pezzo di gomma e un galleggiante.




Facciamo un lungo bagno nell’acqua limpida fino a che un nuvolone carico di pioggia ci fa correre in barca a chiudere i portelloni. Ovviamente quando si ha fretta il fuoribordo non ne vuol sapere di partire, cosi’ passiamo il resto della mattinata a filtrare la benzina che anche questa volta sembra contenere un pochino di acqua. Risolto il problema ripartiamo in direzione di una piccola isola affollata di palme e troviamo delle stelle marine e delle orchidee splendide.




Alle 2 torniamo in barca, ora fa veramente caldo, cosi’ Fra legge all’ombra in pozzetto, io sottocoperta. Per cena abbiamo in programma risotto con polpa di granchio, ma quando apriamo il pacco del riso arborio i chicchi sono tutti ricoperti da una patina scura tipo muffa. Prima di buttarlo voglio provare a lavarlo, cosi’ dopo diversi risciaqui il riso sembra di nuovo in forma e infatti poi il risultato sara’ ottimo. Abbiamo anche una bottiglia di Chardonney cileno per l’occasione! La notte passa tranquilla, senza vento ne’ temporali, forse la prima da quando siamo partiti da Bocas del Toro un mese fa.


15 luglio 2009

Da Isla Verde a Cambombia.
Quando ci svegliamo alle 6 si e’ alzato un bel vento da sud e sta per piovere. Aspettiamo qualche ora che il cielo si apra un po’ e poi partiamo diretti all’isola di Cambombia. La distanza e’ veramente irrisoria, cosi’ dopo un’oretta a motore siamo ancorati in 10 metri d’acqua con uno spicchio di sole che fa capolino dalle nuvole. Stendiamo il bucato ancora umido da ieri, mentre un grosso barcone a motore e un catamarano salpano l’ancora e ci lasciano soli.


Nel pomeriggio dovrebbe venire Apio per portarci le ultime cose, speriamo bene. Passiamo il resto della mattinata e parte del pomeriggio a pulire il fondo di Damiana: e’ un lavoro lungo e faticoso, ma in un’altra sessione dovremmo aver finito per bene (per ricominciare da capo tra tre settimane). Pulendo vicino alla scassa della deriva, Francesco scopre che abbiamo tre pescetti blu che probabilmente vivono li’, perche’ ogni volta che si butta in acqua sono sempre nello stesso posto…ci domandiamo: ma come fanno ogni volta che ci spostiamo?? Mah, li terremo d’occhio, anche perche’ ora devo aggiornare nuovamente la lista dei clandestini. Oltre ai due gechi imbarcati a Bocas, abbiamo un bacherozzo (una sorta di grosso vespone solitario) che vive in un anfratto della seconda crocetta ed ora tre pescetti blu nella scassa della deriva… iniziamo ad essere un po’ troppo affollati! Visto che Apio non arriva proviamo a chiamarlo con il satellitare e ci dice che verra’ domani, perche’ la nave con la verdura ancora non e’ arrivata, sara’ vero? Cominciamo a pensare che non rivedremo piu’ i 20 dollari che ci deve. Con il dinghy andiamo ad esplorare un po’ i dintorni, ma c’e’ molto vento, il cielo e’ veramente scuro e cosi’ torniamo quasi subito in barca. Per cena tagliatelle al ragu’. Verso le 18.30 quando fuori e’ gia’ buio arriva un cayuco con a bordo una coppia di Kuna; la signora mi dice che sono stanchi e affamati, cosi’ mi offro di cucinare loro qualcosa di caldo. Rifiutano dicendomi che preferirebbero una Pepsi-Cola… rimango senza parole mentre si allontanano pagaiando lentamente nella notte. Alle 8 siamo a letto, mentre fuori spiovicchia.


16 luglio 2009

Cambombia.
Francesco si sveglia all’alba ed esce a vedere le ultime stelle, cosi’ quando mi alzo alle 7.30 lo trovo in pozzetto intento nella lettura.


Il cielo e’ quasi sereno, c’e’ un po’ di sole e una bella arietta da nord, ma grazie alla protezione dell’isola non c’e’ onda per nulla. Visto che ancora non si vedono altre barche, ci godiamo l’ancoraggio e osserviamo i pescatori Kuna che pagaiano sui loro cayucos. Oggi non abbiamo problemi con l’energia: tra vento e sole carichiamo piu’ di 10 ampere all’ora e per stasera la batteria potrebbe essere anche completamente carica. Passiamo la mattinata in faccende, prima sostituiamo le scotte del gennaker con due piu’ leggere, poi diamo una bella pulita alla coperta e agli acciai e Francesco prepara il pane fresco. Verso le 12 ci viene una gran fame, cosi’ preparo uno spuntino: zuppa d’avena regalata da altri barcaioli che hanno lasciato la barca in rimessaggio a Bocas, dopotutto buona, anche se magari migliore in un clima un po’ piu’ fresco! Nel pomeriggio relax in pozzetto per il gran caldo, e’ pressoche’ impossibile stare sottocoperta anche perche’ abbiamo il forno acceso. Doccia con l’acqua dolce per me (unico lusso che ci concediamo una volta in settimana) e doccia con acqua salata per il Capitano. Chiamiamo Apio che trova nuove scuse e promette di raggiungerci domani, siamo piuttosto arrabbiati. Per cena padellata di cavolo e zucchine ripiene di riso in stile turco.


17 luglio 2009

Cambombia.
Cielo coperto e caldo da morire, c’e’ un’afa pazzesca. Passiamo la mattinata smontando delle viti che perdono acqua sottocoperta e rimontando i pezzi con silicone. Chiamiamo di nuovo Apio, facciamo inisieme di nuovo la lista della spesa e promette che verra’ nel pomeriggio. Io ormai non gli credo piu’. Prepariamo Damiana come se dovessimo spostarci, perche’ se davvero Apio arrivasse ci piacerebbe cambiare ormeggio. Tiriamo su il barchino e il fuoribordo, mettiamo a posto la coperta, controlliamo le sartie e le vele. Francesco legge in pozzetto, mentre io metto a posto la cuicina e la dispensa. Passiamo il pomeriggio ad aspettare Apio che non si fa vedere, siamo molto arrabbiati e anche un po’ delusi. Fa caldissimo, abbiamo quasi 35 gradi sottocoperta e anche in pozzetto si fa fatica a respirare. Pulizia delle muffe sulla tuga e piani di navigazione per i prossimi giorni e per passare il Canale di Panama. Per cena bucatini all’amatriciana (purtroppo con il bacon e non con il guanciale, ma il risultato e’ dignitoso). Nella notte vento forte da nord-est.


18 luglio 2009

Da Cambombia a Los Grullos.
Sveglia alle 6.30 e preparazione generale della barca. Il vento e’ ancora sostenuto (15-18) da nord-est. Verso le 8 siamo pronti a partire e arriva Apio che ci porta delle carote, un ananas ed una cassa di birra, si scusa, ma dalle nostre facce deve aver capito che ci eravamo scocciati. Usciamo dalle barriere coralline a motore, poi tiriam su le vele e diamo alla randa una mano di terzaroli, se no rischiamo di andare troppo veloci e di arrivare al prossimo ancoraggio in 10 minuti! Siamo di lasco a 120 gradi e dopo una ventina di minuti siamo di fronte alla nostra meta, purtroppo pero' ci accorgiamo che non c’e’ per niente protezione dal vento e dall’onda, cosi’ proseguiamo verso due piccole isolette distanti un altro miglio: los Grullos.


Qui non c’e’ onda grazie a ben due barriere coralline, pero’ facciamo una gran fatica a trovare un buon punto per l’ancoraggio perche’ il fondale e’ corallo con qualche buco di sabbia. Buttiamo l’ancora e Francesco va a vedere come si e’ settata: non va bene, bisogna rifare. Cosi’ la tiro su e la ributtiamo nella sabbia stavolta. Tutta questa operazione ci porta via piu’ di un’ora e i turisti ci guardano curiosi da una delle isole dove c’e’ un piccolo resort gestito dai Kuna.



Passiamo il resto della mattinata a far ordine nei gavoni del pozzetto e a mettere a posto cime e cimini. Nuovi tentativi di ascolto delle previsioni del tempo con la SSB, ma niente, non sentiamo nulla, cosi’ Francesco si mette a leggere in pozzetto ed io preparo alcuni testi del blog al computer visto che abbiamo energia in eccesso. Nel pomeriggio arriva una panga con una famiglia Kuna: tre bimbi, due ragazzine, due signore in abito tradizionale e un omino che si mette a far due chiacchiere con Francesco. Ci chiede se non abbiamo paura dei ladrones navigando di notte e questa cosa ci diverte molto, allora gli spieghiamo che di solito non stiamo vicino alla costa e che in mezzo al mare non ci sono problemi! Dopo aver salutato i Kuna, proviamo ad aggiustare con la fibra di vetro la stecca del parasole che si e' spezzata di nuovo. Durante il pomeriggio il vento ruota ed ora viene da nord. Al tramonto arrivano anche un catamarano francese che fa charter e un grosso barcozzo a motore registrato alle Isole Marshall. Per cena padellata di patate e carote con svizzere di manzo. Verso le 9 accendiamo la SSB e finalmente sentiamo bene: di notte la propagazione delle onde e' migliore. Ascoltiamo per una mezz'ora una trasmissione in una lingua che ci sembra russo. Fuori il vento soffia come un pazzo da nord-est.


19 luglio 2009

Los Grullos.
Sveglia alle 6.30, colazione e ancora vento forte da nord-est. Il cielo e' in parte coperto, ma forse tra qualche ora migliorera'. Accendiamo la SSB e finalmente riusciamo a sentire la net Panama Connection sugli 8107 kHz, cosi' abbiamo le previsioni del tempo per i prossimi giorni: il vento forte continuera' per via di una serie di depressioni nei Caraibi. Provo a fare il check-in nella net, ma quando trasmetto nessuno mi sente, che delusione... ora sappiamo che anche la trasmittente e' rotta! Mettiamo il barchino in acqua e andiamo a remi al piu' piccolo dei due "grulli". Francesco mi da' la prima lezione di snorkeling: ebbene si', dopo tre anni di vita marina finalmente mi sono decisa a vincere il mio senso di claustrofobia e voglio riuscire ad andare sott'acqua con la maschera. Facciamo una breve immersione vediamo molti pescetti vicino alla barriera corallina. Torniamo alla barca e passiamo il resto della mattinata in relax: Francesco legge in pozzetto, io suono la chitarra per un po' all'ombra del boma. Nel pomeriggio fa caldissimo, cosi' il Capitano fa una lunga nuotata attorno a tutte la barriere coralline. Per cena abbiamo un'ottima focaccia con pomodoro, simil-mozzarella e olive con un contorno di fagioli refritos piccanti. Nella notte il vento resta bello teso, ma l'ancora e' inchiodata nel fondo e non ci spostiamo di un metro.


20 luglio 2009

Da Los Grullos a Cayos Limones. Sveglia alle 6.30, cielo coperto e vento da est a 15-18 nodi. Salpo l'ancora con il verricello e con molta fatica perche' la catena si e' incastrata nei coralli e il ventaccio non da' tregua. Quando siamo liberi dalle barriere coralline tiriamo su la randa con due mani di terzaroli e apriamo la trinchetta: questa scelta di vele sarebbe in realta' per un vento ben piu' sostenuto di questo, ma siccome il prossimo ancoraggio e' molto vicino, vorremmo arrivarci con un po' di calma, cosi' cerchiamo di rallentare Damiana che vorrebbe sempre correre! Infatti andiamo quasi pianino (a 5 nodi!) di lasco e in 30 minuti siamo ai Cayos Limones, dove c'e' gia' un catamarano che se ne andra' poco dopo il nostro arrivo. Passiamo la mattinata a far manutanzione alla ralinga della randa, ai garrocci e alle stecche, lavoro faticoso e complicato anche perche' la randa pesa una tonnellata! Compriamo un piccolo mola da una signora Kuna con una montagna di monetine e tre scatolette di verdura. Nel pomeriggio Francesco legge in pozzetto, io sottocoperta, dopo aver disinfettato le taniche dell'acqua.




Al tramonto veniamo assaliti dalle no-see ums, ma per fortuna si alza un po' di vento, cosi' gli insetti se ne vanno. Per cena zuppa di noodles cinesi con cavolo capuccio e zenzero. Nella notte fulmini che illuminano a giorno.


21 luglio 2009

Dai Cayos Limones al Porvenir. Sveglia alle 6, le no-see ums sono ovunque e ci stanno massacrando cosi' ci sbrighiamo a far colazione partiamo subito. Non c'e' vento per nulla, allora andiamo a motore verso il Porvenir che dista solo 2 m/n. Ci ancoriamo di fronte alla spiaggia in 8 metri. Ci sono gia' molte barche qui, ma molte se ne andranno dopo aver fatto i documenti alla Capitania o alla Migration. Andiamo a remi fino al piccolo paesino nell'isola vicina e compriamo qualche cipolla e un cavolo nell'unico negozio. Quando torniamo alla barca ci vengono a trovare i ragazzi Kuna che avevamo conosciuto a cena su Stahlratte e ci dicono che Ludwig dovrebbe arrivare domani, cosi' decidiamo di aspettare per fare i documenti di uscita perche' vorremmo salutarlo.


Nel pomeriggio il vento aumenta ed ora viene da nord-ovest. Sfruttiamo la brezza per asciugare nuovamente tutta la roba che sta nella cabina di prua; non riusciamo a capire perche' qui e' tutto perennemente umido. Probabilmente il materasso si e' bagnato con l'acqua salata ed ora non riusciamo piu' a farlo seccare... dovremo cercare di alvarlo con acqua dolce prima o poi. Per cena cous cous con pesce, carote, pomodori e piselli. Notte tranquilla senza temporali e senza vento.


22 luglio 2009

El Porvenir.
Sveglia alle 7. Il cielo e' piuttosto coperto, ma si intravede il sole in lontananza. Alle 8.30 ascoltiamo le previsioni del tempo con la SSB e, a parte una Tropical Wave in arrivo per sabato, non ci saranno venti molto forti nei prossimi giorni. Partiremo domani diretti a Colon, anche se faremo qualche tappa intermedia sempre per il fatto che non vogliamo navigare di notte in questa zona. Verso le 9 mettiamo il barchino in acqua e andiamo in Capitania a fare lo ZARPE che qui costa 12 dollari anziche' 9, mah? Quando torniamo su Damiana arrivano dei Kuna che ci chiedono se possiamo fare loro una fotocopia, ma la nostra stampante ha finito l'inchiostro, cosi' li mandiamo da un grosso monoscafo svedese e vediamo che li fanno salire a bordo. Nel pomeriggio compriamo due strani pesci da un pescatore gentile e curioso che ci fa un sacco di domande mentre si riposa attaccato a Damiana. Per cena pane fatto in barca e arrosto di maiale con le patate. Ci perdiamo nei pensieri con questo splendido tramonto.




23 luglio 2009

Navigazione da El Porvenir verso Punta di Playa Chiquita. Sveglia alle 6. Arriva uno scroscio di pioggia pazzesco che in 10 minuti ci fa raccogliere piu' di 20 litri d'acqua. Partiamo alle 7.30 uscendo a motore dal canale tra le barriere coralline. Vorremmo arrivare per la notte a Punta Macolla distante circa 30 m/n, ma c'e' poco vento (5-6 nodi) e una corrente contraria, cosi' quasi non ci muoviamo anche se la bolina e' a 60 gradi, quasi al traverso. Vesro le 12 accendiamo un'oretta il motore, ma non miglioriamo la situazione. Cosi' iniziamo a cercare un ancoraggio altrenativo sulle mappe e optiamo per una piccola baia distante una quindicina di miglia e protetta dai venti da est che dovrebbero alzarsi nella notte. Verso le 15 si alza un bel venticello (8-10) che per fortuna ci fa acquistare un po' di velocita' e ci fa arrivare fino a Punta di Playa Chiquita proprio un attimo prima del tramonto.


La giornata di navigazione e' stata tranquilla (anche troppo) e queste ultime quattro ore di bolina ci hanno rinfrescato. L'ancoraggio qui a Chiquita e' tranquillo e ben protetto; molti pescatori passano salutandoci dalle pangas. Per cena avanzo dell'arrosto di maiale e frittata con formaggio e fagiolini.


24 luglio 2009

Navigazione da Punta di Playa Chiquita a Portobelo.
Sveglia alle 6, il tempo e' buono, abbiamo pure una bella brezzolina da sud. Partiamo alle 7 con 6-8 nodi di lasco a 120 gradi, velocita' 5-6 nodi. Andiamo proprio bene oggi e probabilmente ce la faremo ad arrivare fino a Portobelo. Verso le 14 il vento aumenta (15-18 nodi) e siamo al traverso cosi' andiamo veloci con punte anche di 9-10 nodi. Entriamo in volata nella baia di Portobelo verso le 16 e ci ancoriamo di fronte al paese. Dopo nemmeno una mezz'ora si scatena un temporale pazzesco con raffiche olte i 40 nodi. Il fondale fangoso non perdona e la nostra ancora si sgancia per ben tre volte... ci ri-ancoriamo sotto il diluvio e nuovamente scartiamo indietro. Dopo quasi un'ora finalmente troviamo un punto in cui il fondale sembra migliore, infatti l'ancora si pianta e non si spostera' piu'... ma che fatica pero'! Siamo stanchi e fradici, cosi' per cena ci facciamo della pastina in brodo e io vado a letto alle 7.30, mentre Francesco legge per qualche ora. Riusciamo pero' a catturare uno dei due gechi clandestini, lo mettiamo in una scatolina coperta da una garza e domani lo libereremo a terra!

Nei prossimi giorni abbiamo in programma di prendere l'autobus e andare a Colon per fare un po' di provviste prima di spostarci definitivamente la' per il passaggio del Canale. In attesa di altre novita', vi abbraccio, a presto

giovedì 30 luglio 2009

Kuna Yala o Arcipelago de San Blas

Prima di postarvi il diario di bordo delle nostre tre settimane in Kuna Yala, ho pensato di raccogliere un po' di informazioni sulla storia di questo luogo e sulla sua gente. Vi dico inoltre che alcune delle foto in questo post le ho dovute "prendere in prestito" dal web, perche', anche se ci sarebbe tanto piaciuto, non abbiamo avuto occasione di fare dei ritratti alle persone: da quando i Kuna hanno scoperto che a Panama City vendono le cartoline con le loro fotografie, beh, da allora sono soliti chiedere ai turisti 1 dollaro per farsi fotografare. L'arcipelago di San Blas o Kuna Yala si estende per circa 80 miglia nautiche e comprende piu' di 300 isole, molte delle quali disabitate.



Questo e' il territorio dei Kuna, la piu' popolosa etnia autoctona del Centro America, che nel corso degli anni e' riuscita a mantenere piu' o meno intatte le tradizioni ancestrali e ad ottenere anche una sorta di indipendenza dal governo centrale di Panama nel 1925. Si stima che il numero di Kuna attualmente in Kuna Yala sia circa 55 mila, ossia circa un 10% del loro numero totale prima dell'arrivo degli Spagnoli. Gli antenati dei Kuna vivevano sulle montagne Darien nell'interno, ma a causa delle continue inondazioni e frane, iniziarono a spostarsi verso la costa e le isole vicine. Qui trovarono meno problemi di adattamento anche grazie alla minore presenza di animali selvatici e alla migliore protezione nei confronti delle tribu' nemiche. Nel XVI e XVII secolo i Kuna dovettero affrontare l'occupazione dei "conquistadores" spagnoli e le conseguenti epidemie e carestie, per questo, attorno al 1750 i Kuna divennero stranamente bellicosi e massacrarono gli invasori. Nel 1785 poi, venne firmato un trattato di pace con gli Spagnoli e da qui per il popolo Kuna inizio' il commercio delle noci di cocco. L'economia kuna infatti, e' tutt'oggi strettamente basata sulla coltivazione delle palme da cocco che crescono senza fatica sulle centinaia di isolette dell'arcipelago (peraltro e' proibito per un non-Kuna prendere dei cocchi, anche se sono caduti a terra, perche' ogni palma ha un suo proprietario). Le noci di cocco vengono poi vendute alle navi Colombiane che portano in Kuna Yala rifornimenti di base, come cibo in scatola, cipolle, patate, carburante e quant'altro. I Kuna pero' riescono ad esportare anche aragoste, granchi giganti e polipi che normalmente costituiscono buona parte della loro dieta quotidiana. Sulla costa hanno anche piccole coltivazioni di ananas e yucca con cui integrano i loro pasti composti per lo piu' da proteine.

La Comarca de Kuna Yala e' ora una nazione a se' stante all'interno dello Stato di Panama ed e' governata da tre caciques o alti capi, cosi' come ogni villaggio e' retto da tre sailas che detengono l'autorita' sulla comunita'. Nonostante cio', Kuna Yala e' una societa' matriarcale: le donne controllano il denaro e gli uomini si trasferiscono dalla famiglia della moglie dopo il matrimonio.


Le donne hanno anche il compito di guadagnare i soldi necessari alla comunita' vendendo le molas, ossia delle applique' per le camicette tradizionali, cucite utilizzando diversi strati (da 3 a 7) di tessuto di differenti colori. Ogni mola e' unico e richiede anche diversi mesi di lavoro, dipende sempre da quanto il disegno e' elaborato. Le tematiche rappresentate sono prese dalla vita quotidiana in Kuna Yala: animali del mare, fiori, uccelli tropicali, scene che raccontano la mitologia e la storia dei Kuna...


In realta' la tecnica per creare queste composizioni di stoffa venne introdotta nel XIX secolo dai missionari cristiani che insegnarono alle donne Kuna l'arte del ricamo e delle applique'. Cosi' i Kuna, utilizzando i disegni tradizionali che prima si tatuavano sul corpo, iniziarono a produrre le molas e ad avere cosi' una nuova fonte di sostentamento. La qualita' delle molas dipende pero' da molti fattori: quelle piu' antiche sono pregiate, cosi' come quelle a disegno geometrico tradizionale. Le molas di nuova generazione hanno solitamente pochi strati di tessuto, i punti sono fatti a macchina e i disegni variano le tematiche e le tecniche di rappresentazione.
I tipici villaggi kuna sono normalmente ben inseriti nel paesaggio: le capanne sono costruite con bambu' e foglie di palma e il pavimento e' di solito rialzato di circa 20 cm grazie ad un gradino di sabbia compattata.




Ogni villaggio ha poi due capanne piu' grandi: una e' il congreso, ossia il luogo dove gli abitanti si radunano per discutere quasi ogni sera; l'altra e' la chicha, dove si celebrano riti spirituali legati all'uso di una bevanda intossicante (la chicha appunto) che viene ricavata dalla canna da zucchero ed altri ingredienti. Questi rituali si svolgono un paio di volte all'anno sotto la guida dello sciamano (nele in Kuna) che utilizza la chicha anche per intraprendere il percorso che lo porta a viaggiare tra qui e l'aldila'. Ora i paesini sulla costa hanno per lo piu' abbandonato le antiche tecniche di costruzione e gli edifici sono in cemento dotati di elettricita'; solo sulle isole i villaggi mantengono il loro aspetto tradizionale, anche se la societa' sta cambiando velocemente. Le nuove generazioni infatti raramente vestono con i costumi tradizionali e sulle canoe scavate nei tronchi spesso si vedono motori fuoribordo anziche' remi. Certo la regione e' vasta e nella parte piu' a est, al confine con la Colombia, le tradizioni rimangono ben radicate, anche per via del minor numero di visitatori.

sabato 25 luglio 2009

Bocas del Toro – El Porvenir (Arcipelago de San Blas o Kuna Yala), Panama


Carissimi,

dopo quasi due mesi lontani dalla cosiddetta civilta´, ho finalmente un po´di tempo e un internet point per aggiornarvi. Vi posto una parte del diario di bordo di queste settimane, quando sara´pronto vi postero´il seguito che per ora e´ancora in formato cartaceo nel log di bordo. A prestissimo, un abbraccio a tutti voi!




15 giugno 2009

Partenza da Bocas del Toro. Partiamo verso le 12.30 dopo aver passato la mattinata ad aggiustare il gps e il pilota automatico che proprio all’ultimo avevano deciso insieme di non voler funzionare. I ragazzi della marina ci aiutano ad uscire dall’intrico di moli tirandoci con delle lunghe cime. Ed ecco che finalmente siamo liberi e cosi’ ci facciamo un’oretta a motore per uscire dal canale di approccio visto che c’e’ molto traffico tra piccoli cayucos e pangas che sfrecciano di qua e di la’. Appena fuori , tiro su la randa e Fra apre il gennaker, abbiamo 6-7 nodi di vento, mare piatto e andiamo bene con una bolina larga a 50-60 gradi. Abbiamo deciso che proveremo ad evitare di navigare di notte in questa zona (quando possibile) visto che proprio durante la notte abbiamo urtato il tronco che ha danneggiato lo scafo destro di Damiana, cosi’ poco prima del tramonto buttiamo l’ancora ai Cayos Zapatillas, due piccole isolette non abitate, una delle mete piu’ frequentate dai turisti che visitano Bocas Del Toro.


Insieme a noi arrivano anche altre due barche che avevamo gia’ visto all’ancoraggio in paese. Non facciamo nemmeno in tempo a far settare l’ancora che subito arriva un omino su una panga che ci chiede 10 dollari a testa come “biglietto di ingresso” al parco nazionale dei Cayos Zapatillas, vabbe’, paghiamo e pensiamo che magari visto il prezzo ci fermeremo qui anche domani. Proviamo ad ascoltare con la radio ssb una frequenza dove dovrebbe esserci una net di italiani in barca a vela, ma non riusciamo a sentire nulla; comincio a pensare che sia la radio ad avere dei problemi. Per cena preparo una pasta con pomodoro fresco e olive, mentre Fra in pozzetto osserva le grosse nuvole nere che stanno arrivando con un bel venticello da sud. Mentre mangiamo al fresco in pozzetto, scopriamo di avere a bordo un piccolo geco che si nasconde impaurito dietro la timoneria… deve essere salito alla marina a Bocas, mannaggia ora lo dovremo catturare e lo dovremo far sbarcare prima o poi! Quando fa buio ci guardiamo un pezzetto di un film fino a che la batteria del pc non muore e poi usciamo in coperta a vedere le stelle.

16 giugno 2009

Cayos Zapatillas. Quando ci svegliamo verso le 7 piove forte con tuoni e nuvoloni neri da ogni lato. Decidiamo di aspettare un miglioramento e, nel mentre, raccogliamo acqua piovana per il serbatoio e per il bucato. In tarda mattinata il cielo si apre, cosi’ visto che ormai sarebbe troppo tardi per spostarsi, pensiamo che potremmo montare il barchino e andare a fare due passi a terra. Il mare e’ limpidissimo e calmo, la temperatura dell’acqua e’ 33 gradi, decisamente piu’ calda dell’aria che e’ solo, si fa per dire, a 29 gradi.




Facciamo a piedi il giro dell’isola e siamo un po’ delusi dalla quantita’ di spazzatura (plastica) che troviamo nella giungla e sulle spiagge… ma non doveva essere parco nazionale?? Il paesaggio comunque e´stupendo, ci voleva proprio un po´di sole dopo tutta la pioggia dei mesi passati! Ci godiamo la spiaggia deserta e facciamo un lungo bagno, il primo vero bagno da quando siamo arrivati a Panama due mesi fa ormai.




Verso le 2 del pomeriggio torniamo in barca cotti dal sole e facciamo un po’ di manutenzione ad una delle cime che servono per tirar su e giu la deriva che si sta un po’ sfaldando. Cambiamo anche il sistema per armare il gennaker facendo fare un percorso differente alla cima del punto di mura. E’ veramente molto caldo, cosi’ stiamo in pozzetto a prendere un po’ d’aria, quando si avvicina un dinghy da una delle altre barche e Wim, olandese, ci invita a bordo di Thetis per l’aperitivo. Ringraziamo con gioia e subito mi metto a preparare almeno una salsina con tonno e capperi visto che non abbiamo alcolici da offrire. Alle 17.30 siamo a bordo di Thetis e facciamo tardi in chiacchiere con il suo equipaggio. Quando torniamo a Damiana e’ talmente buio che quasi facciamo fatica a ritrovarla: non avevamo pensato di accendere la luce d’ancora in anticipo, nel caso in cui ci fossimo dilungati fin dopo il tramonto. Nella notte temporali e vento forte da sud-ovest, per fortuna l’ancora sembra ben piantata e l’allarme del gps non suona nemmeno una volta.



17 giugno 2009

Cayos Zapatillas. Quando ci svegliamo il cielo e’ se possibile ancora piu’ scuro del solito. Piove forte e gli strati di nuvole sono cosi’ spessi che proprio non si riesce ad intuire un miglioramento.

Accendiamo il motore per ricaricare le batterie, con questo tempo infatti il solare e il vento non sono riusciti a mantenerci in pari. Fra decide che e’ tempo di pulire il fondo di Damiana dalle alghe e dai denti di cane che con queste temperature crescono fittissimi e ogni 2-3 settimane al massimo bisogna passare la spatola. Cosi’ mentre lui fa lo scafo centrale io mi occupo dei laterali che hanno la chiglia meno profonda. Nel pomeriggio scendiamo a terra per una passeggiata, ma c’e’ parecchio vento e anche tirare il barchino in secco diventa una piccola impresa con i cavalloni che frangono (non parliamo poi di ripartire da riva…). Per cena stufato di fagioli borlotti con pomodoro. Nella notte temporali senza fine.



18 giugno 2009

Navigazione da Cayos Zapatillas alla Laguna Bluefield. Sveglia alle 7. Ascoltiamo la South-West Carribean Net per le previsioni del tempo e scopriamo che la nostra ssb ha definitivamente dei problemi, visto che con il piccolo ricevitore multi banda portatile sentiamo bene, mentre con il radiolone non riceviamo nulla. Pazienza, appena possibile dovremo farla vedere da un bravo tecnico, la radio e’ forse l’unica cosa che non siamo capaci di aggiustare da soli. Oggi e’ il compleanno di Fra, cosi’ il capitano decide di partire anche se il tempo non e’ proprio ottimale e verso le 9 siamo a vela con vento leggero (5-10) da ovest che ci spinge proprio nella direzione giusta (una volta tanto!). Vediamo dei tronchi enormi tra le onde e facciamo appena in tempo a schivarne uno, prima che ci finisca sotto lo scafo centrale, brr. Dopo 3 ore di navigazione ci ancoriamo in una baia della grande laguna Bluefield, il vento ora e’ aumentato e sta iniziando a piovere di nuovo. Molti pescatori ci salutano dai loro cayucos.





Fra si butta in acqua e va a controllare l’ancora, mentre io gli preparo una torta di compleanno. Verso le 15 la torta e il pane sono pronti, cosi’ ci riposiamo un po’ in attesa della cena. Verso le 16 arrivano due cayucos: compriamo un grosso ananas e un’aragosta per pochi dollari e facciamo due chiacchiere con i pescatori che rimangono colpiti da Damiana e ci dicono che sembra un aeroplano! Cosi’ per cena abbiamo aragosta, un avanzo di fagioli stufati e pure’ di patate, il tutto innaffiato per l’occasione con un ottimo vino rosato e ovviamente la crostata per dessert.



Mentre ci gustiamo il dolce in pozzetto scopriamo di avere un altro minuscolissimo geco come clandestino! Ora ne abbiamo due da catturare e far scendere nei prossimi scali! Nella notte piove a dirotto, tanto che per il rumore ci svegliamo piu’ volte e raccogliamo piu’ di 30 litri di acqua.



19 giugno 2009
Navigazione dalla Laguna Bluefield verso Isola Escudo de Veragua. Al mattino il cielo non promette nulla di buono, il mare e’ grigio, le nuvole nere. Non c’e’ luce per niente, cosi’ i pannelli solari non caricano nulla. Decidiamo di partire lo stesso e facciamo un lungo giro a motore per uscire dalle barriere coralline che circondano la laguna (tanto avremo dovuto accenderlo comunque per caricare le batterie); quando e’ il momento di tirar su le vele il vento e’ scarso, nemmeno 10 nodi, ma per fortuna siamo di lasco a 120-130 gradi, cosi’ riusciamo ad andare anche a 5-6 nodi di velocita’ su un mare liscio come l’olio. Putroppo il vento e’ molto variabile, cosi’ ci diamo un gran daffare per mantenere Damiana in rotta e non farla strambare. Quando mancano 15 miglia nautiche all’isola Escudo de Veragua il vento inizia a girare e ora siamo di bolina.

Alle 16 ci ancoriamo di fronte alla spiaggia sud dell’isola e ce ne stiamo in pozzetto a far due chiacchiere. Poco dopo arriva un cayuco con a bordo Mauricio, che si presenta come “capo” e “politico” dell’isola; ci mostra tutta una serie di depliant informativi sulle bellezze del luogo e ci chiede 20 dollari come pedaggio, visto che anche qui sarebbe parco nazionale. Ci chiede poi degli ami e del filo da pesca, promettendoci in cambio noci di cocco e pesce per domani. Un po’ diffidenti gli regaliamo una decina di ami e un rocchetto di filo, speriamo bene. Mauricio prova poi a chiederci delle penne, delle birre, delle bibite e quant’altro nella sua immaginazione noi potremmo avere a bordo, ma putroppo non abbiamo nulla di quello che desidera, cosi’ ci dice che tornera’ domani per fare due chiacchiere. Per cena zucchine trifolate e scaloppine al limone con un bicchiere di vino avanzato da ieri. Nella notte il vento gira da sud, cosi’ ora non siamo piu’ riparati dall’isola, ma per fortuna, avendo tre scafi, non rolliamo quasi per niente anche con quest’ondetta scomposta.



20 giugno 2009

Isla Escudo de Veragua. Ci svegliamo alle 8 e fuori finalmente c’e’ un po’ di sole. Francesco decide di fare un accurato controllo del motore, mentre io metto a posto la cucina e la dispensa e stendo al sole la roba umida dei giorni scorsi. Montiamo il piccolo motore fuoribordo sul barchino e andiamo a fare un lungo giro intorno all’isola.






Verso mezzogiorno tiriamo il dinghy in spiaggia e ci mettiamo a passeggiare sul bagnasciuga un po’ delusi dalla plastica che si trova ovunque, malgrado i 20 dollari che ogni veliero paga per la “limpieza de la playa”.



Vediamo anche la carcassa di una grossa tartaruga spiaggiata. Dopo qualche ora facciamo un bel bagno rinfrescante, oggi il sole picchia forte e, malgrado l’acqua sia a 33 gradi, e’ comunque un bel refrigerio. Quando saliamo sul dinghy per tornare su Damiana, il motore fuoribordo non ne vuole sapere di ripartire, cosi’ prendiamo i remi (e uno dei due si rompe nel tragitto… oggi proprio non ne va bene una!). Tornati in barca svuotiamo il serbatoio del motorino e vediamo che la benzina contiene un po’ d’acqua, ecco perche’ non funzionava! Passiamo il resto del pomeriggio a filtrare tutta la benzina delle tanichette e ad aggiustare il remo malandato e per merenda ci aspetta una grossa fetta d’anguria (fresca! Che lusso!). Francesco si mette ad aggiustare la levetta per tenere il fuoribordo alzato, lavoro che si rimandava da tempo, e mentre lui “smartella” in pozzetto, io leggo un po’. Al tramonto torna Mauricio con il suo cayuco e ci porta due tonnetti e quattro grosse noci di cocco. Gli faccio notare che la spiaggia e’ ricoperta di spazzatura e lui mi dice che ogni tanto si’ la pulisce, ma con la plastica non c’e’ controllo, nel senso che non fa in tempo a raccoglierla che altrettanta ne arriva dal mare. E non stentiamo a crederci purtroppo. Stiamo in chiacchiere per un’oretta e Mauricio curioso ci fa un sacco di domande, vuole sapere da quanto tempo siamo sposati, quando abbiamo comprato la barca e soprattutto perche’ tanti americani vengono a vivere a Panama, chissa’. Gli regaliamo l’ultimo grosso pezzo di torta e i suoi figli che se ne stanno in silenzio seduti a prua sorridono felici. Per cena linguine con acciughe e zenzero. Il pesce che ci ha regalato Mauricio lo mettiamo in freezer perche’ ormai e’ troppo buio per cucinarlo. Nella notte piove a dirotto con tuoni fortissimi.



21 giugno 2009

Isla Escudo de Veragua. Alle 7 quando ci svegliamo diluvia ancora. Passiamo la mattinata leggendo aspettando che la pioggia ci dia una tregua. Accendiamo il motore per ricaricare le batterie. La pioggia continua incessante. Raccogliamo piu’ di 50 litri di acqua piovana per il serbatoio. Nel primo pomeriggio decidiamo di tirar su il dinghy su una delle reti per evitargli troppo stress con le onde: l’ancoraggio e’ esposto a sud e il vento viene proprio da li’, quindi si e’ formata un’ondetta fastidiosa che riesce anche a farci ballare un po’. Colgo l’occasione per aprire la stiva di prua e tirar fuori delle nuove provviste. Nel gavone di prua infatti abbiamo viveri per 3-4 mesi e periodicamente vanno ispezionati e va aggiornato l’inventario per poter poi ricomprare quello che e’ stato consumato. Verso le 16 il tempo sembra migliorare, ma ormai l’onda e’ formata e per tutta la sera andiam su e giu’. Per cena carote, chayote (zucca) e patate alla julienne con i due tonnetti di Mauricio, buonissimi. Alle 8 siamo gia’ a letto.


22 giugno 2009
Isla Escudo de Veragua. Sveglia alle 7, il tempo non e’ cambiato: nuvoloni neri da ogni parte e pioggia costante. Come se non bastasse io ho pure un attacco di emicrania. Cosi’ Francesco accende il motore per caricare le batterie e verso le 11 decidiamo di andare a terra per salutare Mauricio, vorremmo infatti partire domani. Purtroppo non riusciamo a trovarlo, ma incontriamo quattro ragazzi (due americani e due tedesche) in esplorazione che ci invitano a cena con loro sulla spiaggia. Ringraziamo con gioia, ma non sappiamo se riusciranno a tornare dal loro giro prima del tramonto, vedremo. Tornati alla barca il vento muore ed esplode il caldo. Francesco fa il bagno e scopre che abbiamo tutta una serie di “lumacotti” che si arrampicano su per gli scafi. Visto che non piove piu’ mi metto a pulire il pozzetto e a far asciugare la montagna di cime umide che stanno addirittura iniziando a fare la muffa. Per cena fusilli con pomodoro fresco, olive e capperi. Dopo cena stiamo in pozzetto nel buio della notte e sentiamo dei rumori come di “pinnate” sull’acqua. Inizialmente pensiamo ad un delfino, ma poi ci sembra piu’ verosimile l’ipotesi di una tartaruga, cmq non riusciamo a vedere nulla, cosi’ andiamo a letto pensando alle testuggini intorno a noi.


23 giugno 2009 – 24 giugno 2009

Navigazione da Isla Escudo de Veragua verso Portobelo. Partiamo alle 8.30 e Francesco deve aiutarmi a salpare l’ancora perche’ con il ventaccio dei giorni scorsi si e’ insabbiata cosi’ bene che non ne vuol sapere di staccarsi dal fondo. Per tutta la mattinata non abbiamo vento, cosi’ andiamo alla deriva e non riusciamo a fare che una decina di miglia. Poi, verso mezzogiorno, il vento cambia per via dell’inversione termica e con 10-12 nodi di bolina a 50 gradi andiamo veloci con una media di 7-8 nodi. Inoltre questa arietta e’ cosi’ piacevole visto che ci ristora dal gran sole. Vediamo una tartaruga da lontano, ma si inabissa quasi subito spaventata dalla barca. Il mare e’ piatto e si va molto bene, senza spruzzi ne’ onde improvvise, pero’ continuiamo ad essere un po’ in apprensione per i tronchi che vediamo galleggiare qui e la’. Al tramonto il vento crolla e ci lascia un paio d’ore alla deriva. Per cena Francesco prepara degli spaghetti alla carbonara e alle 18 io me ne vado a letto lasciandolo in pozzetto ad aspettare un po’ di brezza. Dopo nemmeno un’ora il Capitano mi sveglia perche’ c’e’ uno strano aereo con dei fari che vola bassissimo e ogni tanto illumina anche noi, mai visto nulla del genere. Francesco sostiene sia una pattuglia anti-trafficanti, ma non ne siamo sicuri. Torno a letto, ma dopo nemmeno due ore Francesco mi sveglia di nuovo perche’ il vento e’ aumentato parecchio e bisogna terzarolare. Cosi’ mentre mi do da fare per tirar giu’ la randa e ridurre il genoa, Fra rimette Damiana in rotta e siamo di bolina stretta con un vento che porta via, anche se in realta’ sono solo 17 nodi, ma si sentono tutti. Come se non bastasse inizia a piovere, ma visto che il mio compito e’ terminato provo a tornare sottocoperta per un ultimo sonnellino prima del mio turno. Francesco sta sveglio fino alle 2, poi mi chiama. Il vento ora e’ leggero (5-10) e costante, cosi’ riesco a tenere Damiana in rotta e verso l’alba gira completamente, cosi’ ora siamo di gran lasco e in lontananza si intravede il porto di Colon, con le molte navi cargo ancorate di fronte.


Alle prime luci quindi chiudo il genoa ed apro il gennaker dopo aver tirato su la randa che per precauzione avevamo deciso di tenere terzarolata durante la notte nel caso di un altro temporale improvviso. Alle 6.30 Francesco e’ gia’ sveglio, cosi’ lo lascio fare colazione con calma mentre continuo il mio turno fino alle 8. Vediamo uno sparuto branco di delfini in lontananza, sono i primi dopo tanto tempo, pensare che in Pacifico ne vedevamo decine ogni giorno. Il vento e’ leggero (5 nodi) ma di lasco andiamo bene e a mezzogiorno siamo proprio di fronte a Colon. Purtroppo pero’ il vento crolla del tutto, cosi’ dopo esser stati per un paio d’ore alla deriva, decidiamo di accendere il motore per un po’ giusto per riuscire ad arrivare a Portobelo prima del tramonto (mancherebbero meno di 20 miglia nautiche alla nostra destinazione). Dopo un’oretta fortunatamente il vento torna, cosi’ spegnamo il motore e apriamo il genoa: siamo di bolina a 60 gradi, velocita’ 6 nodi. Siamo proprio di fronte all’imboccatura del porto di Portobelo a circa 4 miglia, quando uno scroscio di pioggia pazzesco ci avvolge completamente. Il vento aumenta in un attimo e ci lascia giusto il tempo di tirar giu’ le vele prima di essere completamente travolti dal turbine. La visibilita’ e’ zero, la costa che, fino ad un attimo prima, stava li’ davanti a noi, ora e’ avvolta nella foschia e non riusciamo proprio piu’ a distinguere nulla. Poco male, seguiamo la rotta e ci affidiamo al gps, che una volta tanto ci viene in aiuto andando pianino con il motore. I tuoni sono fortissimi e un fulmine cade a poche centinaia di meri da Damiana con un lampo di luce abbagliante. Rimaniamo in silenzio un po’ storditi dallo spavento e ci affidiamo a qualche dio dei naviganti perche’ ci faccia uscire dal temporale indenni. Una decina di minuti piu’ tardi la pioggia sembra diminuire e il profilo della costa si intuisce in lontananza, siamo quasi fuori e quasi arrivati finalmente. La baia di Portobelo e’ grande e ben protetta, ci sono altre 6 barche a vela alla fonda e qualche peschereccio. Ci ancoriamo vicino al paese in qualche metro d’acqua.

Abbiamo ancora un’oretta di luce e una marea di cose da fare; malgrado le cerate siamo belli fradici, la quantita’ di pioggia e’ stata davvero impressionante, cosi’ mentre il Capitano stende i vestiti umidi in coperta, io preparo da mangiare. Per cena abbiamo filetto di manzo con patate e zucchine al vapore. Siamo molto stanchi, ma ancora un po’tesi per il temporale di prima, cosi’ facciamo fatica ad addormentarci e stiamo qualche ora in pozzetto a veder passare le auto sulla strada costiera.


25 giugno 2009

Portobelo. Sveglia alle 7. Il cielo e’ sempre coperto, cosi’ accendiamo un pochino il motore per caricare le batterie, uff. Francesco si mette a studiare il manuale del motore, mentre io faccio dei piani di navigazione per i giorni futuri con i possibili scali e diverse possibili rotte. Decidiamo di prenderci una giornata di pausa e fare i turisti oggi, cosi’ scendiamo a terra e andiamo a visitare i resti dei fortini spagnoli. Il luogo fu scoperto da Cristoforo Colombo nel suo viaggio del 1502 e per i 200 anni successivi fu il porto Spagnolo piu’ importante del Centro America: da qui sono transitate tonnellate di oro e altri tesori provenienti dal Peru e dall’Oriente, tesori che venivano sbarcati nel Pacifico a Panama City e poi trasportati a dorso di mulo verso questo lato, a Portobelo appunto, per essere caricati su altre navi e raggiungere l’Europa.




Portobelo fu pero’ distrutto nel 1739 dagli Inglesi, cosi’ gli Spagnoli abbandonarono la rotta commerciale centro-americana ed iniziarono a navigare verso sud, passando da Capo Horn per mantenere i contatti con il Sud-America occidentale. Ancora oggi rimangono parecchie tracce del suo glorioso passato nei fortini spagnoli di San Jeronimo e Santiago che sorgono proprio ai lati del paesino.



Dopo aver passeggiato all’interno dei fortini per qualche ora andiamo ad ispezionare i negozi di alimentari e scopriamo con disappunto che non vendono verdura fresca, l’unica cosa di cui avevamo davvero bisogno. L’unica soluzione e’ prendere un autobus e andare a Colon a fare la spesa, ma ci penseremo domani perche’ ormai e’ troppo tardi per muoversi. Cosi’ prendiamo il barchino e andiamo a remi dall’altro lato della baia dove si trova il fuerte San Fernando, che e’anche quello di piu’ recente costruzione. Anche se il cielo e’ coperto fa molto caldo e quando torniamo alla barca siamo spossati, forse un po’ disidratati. Apriamo un cocco in pozzetto e poi ci mettiamo a fare i soliti lavoretti di manutenzione necessari e dopotutto piacevoli. Per cena pane fatto in barca, frittata al forno con fagiolini e formaggio.


26 giugno 2009
Portobelo. Sveglia alle 6.30. Fuori e’ sereno, ma per noi oggi e’ giornata di viaggi: andiamo a Colon in autobus per fare provviste. Cosi’ lasciamo il barchino ormeggiato al molo pubblico e alle 8 siamo alla stazione dove il nostro autobus coloratissimo con il suo autista Antonio stanno gia’ aspettando. La corsa fino a Colon costa 1 dollaro, sono circa 40 Km e ci vogliono 2 ore per coprire la distanza, anche per via delle molte fermate a richiesta! Gli autobus sono pazzescamente belli: si tratta di vecchi scuolabus (probabilmente americani) ridipinti con graffiti a tema a seconda delle preferenze dell’autista, il cui nome troneggia in grassetto sulle due fiancate. All’interno poi sono spettacolari: decorazioni colorate ovunque e piume tipo boa color porpora che svolazzano qui e la’ con il vento che entra dai finestrini rigorosamente tutti aperti.
Cosi’ verso le 10 siamo alle porte di Colon di fronte ad un grande centro commerciale dove ci hanno detto che possiamo trovare ogni cosa. Compriamo due ceste di verdura, un po’ di carne e qualche confezione di pasta con marca italiana. Alle 12 siamo pronti per tornare a Portobelo e l’autobus non si fa nemmeno attendere troppo: ora il guidatore e’ Gabriel e, se possibile, qui ci sono ancora piu’ piume che nel precedente, senza contare la musica caraibica a tutto volume. Dopo due ore siamo di nuovo in barca ed ora dobbiamo stivare tutta la roba che abbiamo comprato. Dopo un’oretta torniamo in paese con il barchino per comprare le ultime cose: uova, farina, patate e qualche birretta fresca per la cena. Nonostante il caldo (sottocoperta ci sono quasi 33 gradi) ci mangiamo una bella porzione di spezzatino di manzo con le patate e poi ce ne andiamo in pozzetto ad aspettare le stelle.


27 giugno 2009

Navigazione da Portobelo all’Isla Linton. Partiamo verso le 10. Francesco fa un ultimo salto in paese per comprare un paio di cose che ci eravamo dimenticati, poi issiamo il barchino su una delle reti e salpo l’ancora senza bisogno del verricello (non c’e’ vento per niente oggi). La prossima tappa dista solo 6 m/n, ma visto che appunto il vento stenta a farsi sentire, ci arriveremo solo verso le 14.30. Buttiamo l’ancora in 13 metri d’acqua, che per noi e’ una bella profondita’ visto che di solito ancoriamo in 3-4 metri. L’ancoraggio e’ affollatissimo, ci saranno piu’ di 20 barche, anche se la maggior parte sembrano chiuse gia’ da tempo.


Proprio di fianco a noi c’e’ una barca con bandiera italiana, di nome fa Aquileia e la targa e’ genovese, ma anche questa sembra chiusa, in ogni caso il dinghy non e’ a bordo, cosi’ aspettiamo il suo equipaggio emozionati perche’ sarebbe la prima volta che incontriamo degli altri giramondo italiani. Il cielo si e’ rasserenato un po’ ed ora c’e’ pure un po’ si sole. Per cena ci mangiamo un avanzo di spezzatino e poi stiamo in pozzetto fino a che fa buio ascoltando strani versi di uccelli dalla giungla. L’equipaggio di Aquileia ancora non si vede, probabilmente avranno lasciato la barca all’ancora qui per qualche giorno, chissa’.



28 giugno 2009
Navigazione da Isla Linton verso Nombre de Dios. Sveglia alle 7. Anche se il tempo e la mia emicrania non promettono nulla di buono, il Capitano decide che partiamo lo stesso. Il vento e’ pressoche’ nullo e ci sono degli ondoni lunghi alti alti che ci fanno andare su e giu’ come da enormi pacifiche colline. Il prossimo ancoraggio e’ davvero molto vicino, cosi’ visto che dobbiamo caricare le batterie ci andiamo a motore. Dopo nemmeno un’oretta siamo ancorati a Nombre de Dios, il porto che gli Spagnoli utilizzavano prima che Colombo scoprisse la baia di Portobelo. Qui non c’e’ nessuno, la protezione dall’onda e’ ottima, unica nota negativa il cielo scuro e minaccioso. Vorremmo scendere a terra per una passeggiata prima che piova, cosi’ aggiustiamo un remo che si era rotto (di nuovo) e dopo pochi minuti siamo in spiaggia che anche qui e’ coperta di spazzatura (sempre plastica).


Il paesino e’ grazioso, ma la maggior parte delle case sembrano abbandonate o chiuse. Ci compriamo una bibita fresca nell’unico negozietto aperto (ovviamente cinese) e poi corriamo in barca perche’ sta per scatenarsi un temporale di quelli seri. Facciamo appena in tempo a tirare su il barchino che inizia lo scroscio. Francesco decide cosi’ di accendere il forno per fare il pane e una focaccia con prosciutto e simil-mozzarella che mangeremo per cena. Io raccolgo acqua piovana. Al tramonto la pioggia ci lascia un po’ di tregua cosi’ ci godiamo la focaccia e un’abbondante porzione di broccolo saltato nel sugo avanzato dallo spezzatino. Nella notte sentiamo degli strani rumori provenire dallo scafo: un po’ preoccupati cerchiamo di capire di che si tratta, ma non ci riusciremo. L’ipotesi piu’ verosimile e’ che si trattasse di migliaia di gamberetti o cicale di mare che per qualche ora ci hanno letteralmente avvolto. Alle 9 improvvisamente se ne andranno lasciandoci increduli e ancora storditi dal rimbombo sottocoperta.



29 giugno 2009

Navigazione da Nombre de Dios verso El Porvenir (Kuna Yala – San Blas). Sveglia alle 6.30. Partiamo presto con una brezza da sud che ci fa andare di lasco fino in tarda mattinata ad una media di 5 nodi. Per l’ora di pranzo saremmo di fronte a Puerto Escribanos, ma solo dopo aver tirato giu’ le vele ci accorgiamo che l’entrata della laguna e’ veramente stretta e circondata da barriere coralline frangenti… a malincuore decidiamo che e’ meglio proseguire, cosi’ tiro su di nuovo la randa, Francesco apre il genoa ed ora siamo di bolina stretta a 30 gradi con un vento di 15 nodi. Andiamo piuttosto veloci, a volte abbiamo delle punte di 8-9 nodi di velocita’, cosi’ in due ore siamo arrivati al porto d’entrata dell’Arcipelago delle San Blas: El Porvenir.


Dobbiamo ammettere che il canale d’entrata tra le barriere ci ha dato un po’ di difficolta’ ad essere individuato, ma per fortuna tutto va per il meglio e ci ancoriamo di fronte alla spiaggia vicino ad altre 5 barche. Francesco si butta subito in acqua per rinfrescarsi e, mentre io metto in ordine sottocoperta, compra un grosso tonno da un pescatore per due dollari. Che bello! Ci mettiamo su uno scafo laterale a pulirlo e sfilettarlo. Per cena sashimi di tonno con salsa di soia e cavolfiore al vapore. Ci sediamo in pozzetto a goderci il tramonto e alle 8 siamo gia’ nel mondo dei sogni.

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