sabato 25 luglio 2009

Bocas del Toro – El Porvenir (Arcipelago de San Blas o Kuna Yala), Panama


Carissimi,

dopo quasi due mesi lontani dalla cosiddetta civilta´, ho finalmente un po´di tempo e un internet point per aggiornarvi. Vi posto una parte del diario di bordo di queste settimane, quando sara´pronto vi postero´il seguito che per ora e´ancora in formato cartaceo nel log di bordo. A prestissimo, un abbraccio a tutti voi!




15 giugno 2009

Partenza da Bocas del Toro. Partiamo verso le 12.30 dopo aver passato la mattinata ad aggiustare il gps e il pilota automatico che proprio all’ultimo avevano deciso insieme di non voler funzionare. I ragazzi della marina ci aiutano ad uscire dall’intrico di moli tirandoci con delle lunghe cime. Ed ecco che finalmente siamo liberi e cosi’ ci facciamo un’oretta a motore per uscire dal canale di approccio visto che c’e’ molto traffico tra piccoli cayucos e pangas che sfrecciano di qua e di la’. Appena fuori , tiro su la randa e Fra apre il gennaker, abbiamo 6-7 nodi di vento, mare piatto e andiamo bene con una bolina larga a 50-60 gradi. Abbiamo deciso che proveremo ad evitare di navigare di notte in questa zona (quando possibile) visto che proprio durante la notte abbiamo urtato il tronco che ha danneggiato lo scafo destro di Damiana, cosi’ poco prima del tramonto buttiamo l’ancora ai Cayos Zapatillas, due piccole isolette non abitate, una delle mete piu’ frequentate dai turisti che visitano Bocas Del Toro.


Insieme a noi arrivano anche altre due barche che avevamo gia’ visto all’ancoraggio in paese. Non facciamo nemmeno in tempo a far settare l’ancora che subito arriva un omino su una panga che ci chiede 10 dollari a testa come “biglietto di ingresso” al parco nazionale dei Cayos Zapatillas, vabbe’, paghiamo e pensiamo che magari visto il prezzo ci fermeremo qui anche domani. Proviamo ad ascoltare con la radio ssb una frequenza dove dovrebbe esserci una net di italiani in barca a vela, ma non riusciamo a sentire nulla; comincio a pensare che sia la radio ad avere dei problemi. Per cena preparo una pasta con pomodoro fresco e olive, mentre Fra in pozzetto osserva le grosse nuvole nere che stanno arrivando con un bel venticello da sud. Mentre mangiamo al fresco in pozzetto, scopriamo di avere a bordo un piccolo geco che si nasconde impaurito dietro la timoneria… deve essere salito alla marina a Bocas, mannaggia ora lo dovremo catturare e lo dovremo far sbarcare prima o poi! Quando fa buio ci guardiamo un pezzetto di un film fino a che la batteria del pc non muore e poi usciamo in coperta a vedere le stelle.

16 giugno 2009

Cayos Zapatillas. Quando ci svegliamo verso le 7 piove forte con tuoni e nuvoloni neri da ogni lato. Decidiamo di aspettare un miglioramento e, nel mentre, raccogliamo acqua piovana per il serbatoio e per il bucato. In tarda mattinata il cielo si apre, cosi’ visto che ormai sarebbe troppo tardi per spostarsi, pensiamo che potremmo montare il barchino e andare a fare due passi a terra. Il mare e’ limpidissimo e calmo, la temperatura dell’acqua e’ 33 gradi, decisamente piu’ calda dell’aria che e’ solo, si fa per dire, a 29 gradi.




Facciamo a piedi il giro dell’isola e siamo un po’ delusi dalla quantita’ di spazzatura (plastica) che troviamo nella giungla e sulle spiagge… ma non doveva essere parco nazionale?? Il paesaggio comunque e´stupendo, ci voleva proprio un po´di sole dopo tutta la pioggia dei mesi passati! Ci godiamo la spiaggia deserta e facciamo un lungo bagno, il primo vero bagno da quando siamo arrivati a Panama due mesi fa ormai.




Verso le 2 del pomeriggio torniamo in barca cotti dal sole e facciamo un po’ di manutenzione ad una delle cime che servono per tirar su e giu la deriva che si sta un po’ sfaldando. Cambiamo anche il sistema per armare il gennaker facendo fare un percorso differente alla cima del punto di mura. E’ veramente molto caldo, cosi’ stiamo in pozzetto a prendere un po’ d’aria, quando si avvicina un dinghy da una delle altre barche e Wim, olandese, ci invita a bordo di Thetis per l’aperitivo. Ringraziamo con gioia e subito mi metto a preparare almeno una salsina con tonno e capperi visto che non abbiamo alcolici da offrire. Alle 17.30 siamo a bordo di Thetis e facciamo tardi in chiacchiere con il suo equipaggio. Quando torniamo a Damiana e’ talmente buio che quasi facciamo fatica a ritrovarla: non avevamo pensato di accendere la luce d’ancora in anticipo, nel caso in cui ci fossimo dilungati fin dopo il tramonto. Nella notte temporali e vento forte da sud-ovest, per fortuna l’ancora sembra ben piantata e l’allarme del gps non suona nemmeno una volta.



17 giugno 2009

Cayos Zapatillas. Quando ci svegliamo il cielo e’ se possibile ancora piu’ scuro del solito. Piove forte e gli strati di nuvole sono cosi’ spessi che proprio non si riesce ad intuire un miglioramento.

Accendiamo il motore per ricaricare le batterie, con questo tempo infatti il solare e il vento non sono riusciti a mantenerci in pari. Fra decide che e’ tempo di pulire il fondo di Damiana dalle alghe e dai denti di cane che con queste temperature crescono fittissimi e ogni 2-3 settimane al massimo bisogna passare la spatola. Cosi’ mentre lui fa lo scafo centrale io mi occupo dei laterali che hanno la chiglia meno profonda. Nel pomeriggio scendiamo a terra per una passeggiata, ma c’e’ parecchio vento e anche tirare il barchino in secco diventa una piccola impresa con i cavalloni che frangono (non parliamo poi di ripartire da riva…). Per cena stufato di fagioli borlotti con pomodoro. Nella notte temporali senza fine.



18 giugno 2009

Navigazione da Cayos Zapatillas alla Laguna Bluefield. Sveglia alle 7. Ascoltiamo la South-West Carribean Net per le previsioni del tempo e scopriamo che la nostra ssb ha definitivamente dei problemi, visto che con il piccolo ricevitore multi banda portatile sentiamo bene, mentre con il radiolone non riceviamo nulla. Pazienza, appena possibile dovremo farla vedere da un bravo tecnico, la radio e’ forse l’unica cosa che non siamo capaci di aggiustare da soli. Oggi e’ il compleanno di Fra, cosi’ il capitano decide di partire anche se il tempo non e’ proprio ottimale e verso le 9 siamo a vela con vento leggero (5-10) da ovest che ci spinge proprio nella direzione giusta (una volta tanto!). Vediamo dei tronchi enormi tra le onde e facciamo appena in tempo a schivarne uno, prima che ci finisca sotto lo scafo centrale, brr. Dopo 3 ore di navigazione ci ancoriamo in una baia della grande laguna Bluefield, il vento ora e’ aumentato e sta iniziando a piovere di nuovo. Molti pescatori ci salutano dai loro cayucos.





Fra si butta in acqua e va a controllare l’ancora, mentre io gli preparo una torta di compleanno. Verso le 15 la torta e il pane sono pronti, cosi’ ci riposiamo un po’ in attesa della cena. Verso le 16 arrivano due cayucos: compriamo un grosso ananas e un’aragosta per pochi dollari e facciamo due chiacchiere con i pescatori che rimangono colpiti da Damiana e ci dicono che sembra un aeroplano! Cosi’ per cena abbiamo aragosta, un avanzo di fagioli stufati e pure’ di patate, il tutto innaffiato per l’occasione con un ottimo vino rosato e ovviamente la crostata per dessert.



Mentre ci gustiamo il dolce in pozzetto scopriamo di avere un altro minuscolissimo geco come clandestino! Ora ne abbiamo due da catturare e far scendere nei prossimi scali! Nella notte piove a dirotto, tanto che per il rumore ci svegliamo piu’ volte e raccogliamo piu’ di 30 litri di acqua.



19 giugno 2009
Navigazione dalla Laguna Bluefield verso Isola Escudo de Veragua. Al mattino il cielo non promette nulla di buono, il mare e’ grigio, le nuvole nere. Non c’e’ luce per niente, cosi’ i pannelli solari non caricano nulla. Decidiamo di partire lo stesso e facciamo un lungo giro a motore per uscire dalle barriere coralline che circondano la laguna (tanto avremo dovuto accenderlo comunque per caricare le batterie); quando e’ il momento di tirar su le vele il vento e’ scarso, nemmeno 10 nodi, ma per fortuna siamo di lasco a 120-130 gradi, cosi’ riusciamo ad andare anche a 5-6 nodi di velocita’ su un mare liscio come l’olio. Putroppo il vento e’ molto variabile, cosi’ ci diamo un gran daffare per mantenere Damiana in rotta e non farla strambare. Quando mancano 15 miglia nautiche all’isola Escudo de Veragua il vento inizia a girare e ora siamo di bolina.

Alle 16 ci ancoriamo di fronte alla spiaggia sud dell’isola e ce ne stiamo in pozzetto a far due chiacchiere. Poco dopo arriva un cayuco con a bordo Mauricio, che si presenta come “capo” e “politico” dell’isola; ci mostra tutta una serie di depliant informativi sulle bellezze del luogo e ci chiede 20 dollari come pedaggio, visto che anche qui sarebbe parco nazionale. Ci chiede poi degli ami e del filo da pesca, promettendoci in cambio noci di cocco e pesce per domani. Un po’ diffidenti gli regaliamo una decina di ami e un rocchetto di filo, speriamo bene. Mauricio prova poi a chiederci delle penne, delle birre, delle bibite e quant’altro nella sua immaginazione noi potremmo avere a bordo, ma putroppo non abbiamo nulla di quello che desidera, cosi’ ci dice che tornera’ domani per fare due chiacchiere. Per cena zucchine trifolate e scaloppine al limone con un bicchiere di vino avanzato da ieri. Nella notte il vento gira da sud, cosi’ ora non siamo piu’ riparati dall’isola, ma per fortuna, avendo tre scafi, non rolliamo quasi per niente anche con quest’ondetta scomposta.



20 giugno 2009

Isla Escudo de Veragua. Ci svegliamo alle 8 e fuori finalmente c’e’ un po’ di sole. Francesco decide di fare un accurato controllo del motore, mentre io metto a posto la cucina e la dispensa e stendo al sole la roba umida dei giorni scorsi. Montiamo il piccolo motore fuoribordo sul barchino e andiamo a fare un lungo giro intorno all’isola.






Verso mezzogiorno tiriamo il dinghy in spiaggia e ci mettiamo a passeggiare sul bagnasciuga un po’ delusi dalla plastica che si trova ovunque, malgrado i 20 dollari che ogni veliero paga per la “limpieza de la playa”.



Vediamo anche la carcassa di una grossa tartaruga spiaggiata. Dopo qualche ora facciamo un bel bagno rinfrescante, oggi il sole picchia forte e, malgrado l’acqua sia a 33 gradi, e’ comunque un bel refrigerio. Quando saliamo sul dinghy per tornare su Damiana, il motore fuoribordo non ne vuole sapere di ripartire, cosi’ prendiamo i remi (e uno dei due si rompe nel tragitto… oggi proprio non ne va bene una!). Tornati in barca svuotiamo il serbatoio del motorino e vediamo che la benzina contiene un po’ d’acqua, ecco perche’ non funzionava! Passiamo il resto del pomeriggio a filtrare tutta la benzina delle tanichette e ad aggiustare il remo malandato e per merenda ci aspetta una grossa fetta d’anguria (fresca! Che lusso!). Francesco si mette ad aggiustare la levetta per tenere il fuoribordo alzato, lavoro che si rimandava da tempo, e mentre lui “smartella” in pozzetto, io leggo un po’. Al tramonto torna Mauricio con il suo cayuco e ci porta due tonnetti e quattro grosse noci di cocco. Gli faccio notare che la spiaggia e’ ricoperta di spazzatura e lui mi dice che ogni tanto si’ la pulisce, ma con la plastica non c’e’ controllo, nel senso che non fa in tempo a raccoglierla che altrettanta ne arriva dal mare. E non stentiamo a crederci purtroppo. Stiamo in chiacchiere per un’oretta e Mauricio curioso ci fa un sacco di domande, vuole sapere da quanto tempo siamo sposati, quando abbiamo comprato la barca e soprattutto perche’ tanti americani vengono a vivere a Panama, chissa’. Gli regaliamo l’ultimo grosso pezzo di torta e i suoi figli che se ne stanno in silenzio seduti a prua sorridono felici. Per cena linguine con acciughe e zenzero. Il pesce che ci ha regalato Mauricio lo mettiamo in freezer perche’ ormai e’ troppo buio per cucinarlo. Nella notte piove a dirotto con tuoni fortissimi.



21 giugno 2009

Isla Escudo de Veragua. Alle 7 quando ci svegliamo diluvia ancora. Passiamo la mattinata leggendo aspettando che la pioggia ci dia una tregua. Accendiamo il motore per ricaricare le batterie. La pioggia continua incessante. Raccogliamo piu’ di 50 litri di acqua piovana per il serbatoio. Nel primo pomeriggio decidiamo di tirar su il dinghy su una delle reti per evitargli troppo stress con le onde: l’ancoraggio e’ esposto a sud e il vento viene proprio da li’, quindi si e’ formata un’ondetta fastidiosa che riesce anche a farci ballare un po’. Colgo l’occasione per aprire la stiva di prua e tirar fuori delle nuove provviste. Nel gavone di prua infatti abbiamo viveri per 3-4 mesi e periodicamente vanno ispezionati e va aggiornato l’inventario per poter poi ricomprare quello che e’ stato consumato. Verso le 16 il tempo sembra migliorare, ma ormai l’onda e’ formata e per tutta la sera andiam su e giu’. Per cena carote, chayote (zucca) e patate alla julienne con i due tonnetti di Mauricio, buonissimi. Alle 8 siamo gia’ a letto.


22 giugno 2009
Isla Escudo de Veragua. Sveglia alle 7, il tempo non e’ cambiato: nuvoloni neri da ogni parte e pioggia costante. Come se non bastasse io ho pure un attacco di emicrania. Cosi’ Francesco accende il motore per caricare le batterie e verso le 11 decidiamo di andare a terra per salutare Mauricio, vorremmo infatti partire domani. Purtroppo non riusciamo a trovarlo, ma incontriamo quattro ragazzi (due americani e due tedesche) in esplorazione che ci invitano a cena con loro sulla spiaggia. Ringraziamo con gioia, ma non sappiamo se riusciranno a tornare dal loro giro prima del tramonto, vedremo. Tornati alla barca il vento muore ed esplode il caldo. Francesco fa il bagno e scopre che abbiamo tutta una serie di “lumacotti” che si arrampicano su per gli scafi. Visto che non piove piu’ mi metto a pulire il pozzetto e a far asciugare la montagna di cime umide che stanno addirittura iniziando a fare la muffa. Per cena fusilli con pomodoro fresco, olive e capperi. Dopo cena stiamo in pozzetto nel buio della notte e sentiamo dei rumori come di “pinnate” sull’acqua. Inizialmente pensiamo ad un delfino, ma poi ci sembra piu’ verosimile l’ipotesi di una tartaruga, cmq non riusciamo a vedere nulla, cosi’ andiamo a letto pensando alle testuggini intorno a noi.


23 giugno 2009 – 24 giugno 2009

Navigazione da Isla Escudo de Veragua verso Portobelo. Partiamo alle 8.30 e Francesco deve aiutarmi a salpare l’ancora perche’ con il ventaccio dei giorni scorsi si e’ insabbiata cosi’ bene che non ne vuol sapere di staccarsi dal fondo. Per tutta la mattinata non abbiamo vento, cosi’ andiamo alla deriva e non riusciamo a fare che una decina di miglia. Poi, verso mezzogiorno, il vento cambia per via dell’inversione termica e con 10-12 nodi di bolina a 50 gradi andiamo veloci con una media di 7-8 nodi. Inoltre questa arietta e’ cosi’ piacevole visto che ci ristora dal gran sole. Vediamo una tartaruga da lontano, ma si inabissa quasi subito spaventata dalla barca. Il mare e’ piatto e si va molto bene, senza spruzzi ne’ onde improvvise, pero’ continuiamo ad essere un po’ in apprensione per i tronchi che vediamo galleggiare qui e la’. Al tramonto il vento crolla e ci lascia un paio d’ore alla deriva. Per cena Francesco prepara degli spaghetti alla carbonara e alle 18 io me ne vado a letto lasciandolo in pozzetto ad aspettare un po’ di brezza. Dopo nemmeno un’ora il Capitano mi sveglia perche’ c’e’ uno strano aereo con dei fari che vola bassissimo e ogni tanto illumina anche noi, mai visto nulla del genere. Francesco sostiene sia una pattuglia anti-trafficanti, ma non ne siamo sicuri. Torno a letto, ma dopo nemmeno due ore Francesco mi sveglia di nuovo perche’ il vento e’ aumentato parecchio e bisogna terzarolare. Cosi’ mentre mi do da fare per tirar giu’ la randa e ridurre il genoa, Fra rimette Damiana in rotta e siamo di bolina stretta con un vento che porta via, anche se in realta’ sono solo 17 nodi, ma si sentono tutti. Come se non bastasse inizia a piovere, ma visto che il mio compito e’ terminato provo a tornare sottocoperta per un ultimo sonnellino prima del mio turno. Francesco sta sveglio fino alle 2, poi mi chiama. Il vento ora e’ leggero (5-10) e costante, cosi’ riesco a tenere Damiana in rotta e verso l’alba gira completamente, cosi’ ora siamo di gran lasco e in lontananza si intravede il porto di Colon, con le molte navi cargo ancorate di fronte.


Alle prime luci quindi chiudo il genoa ed apro il gennaker dopo aver tirato su la randa che per precauzione avevamo deciso di tenere terzarolata durante la notte nel caso di un altro temporale improvviso. Alle 6.30 Francesco e’ gia’ sveglio, cosi’ lo lascio fare colazione con calma mentre continuo il mio turno fino alle 8. Vediamo uno sparuto branco di delfini in lontananza, sono i primi dopo tanto tempo, pensare che in Pacifico ne vedevamo decine ogni giorno. Il vento e’ leggero (5 nodi) ma di lasco andiamo bene e a mezzogiorno siamo proprio di fronte a Colon. Purtroppo pero’ il vento crolla del tutto, cosi’ dopo esser stati per un paio d’ore alla deriva, decidiamo di accendere il motore per un po’ giusto per riuscire ad arrivare a Portobelo prima del tramonto (mancherebbero meno di 20 miglia nautiche alla nostra destinazione). Dopo un’oretta fortunatamente il vento torna, cosi’ spegnamo il motore e apriamo il genoa: siamo di bolina a 60 gradi, velocita’ 6 nodi. Siamo proprio di fronte all’imboccatura del porto di Portobelo a circa 4 miglia, quando uno scroscio di pioggia pazzesco ci avvolge completamente. Il vento aumenta in un attimo e ci lascia giusto il tempo di tirar giu’ le vele prima di essere completamente travolti dal turbine. La visibilita’ e’ zero, la costa che, fino ad un attimo prima, stava li’ davanti a noi, ora e’ avvolta nella foschia e non riusciamo proprio piu’ a distinguere nulla. Poco male, seguiamo la rotta e ci affidiamo al gps, che una volta tanto ci viene in aiuto andando pianino con il motore. I tuoni sono fortissimi e un fulmine cade a poche centinaia di meri da Damiana con un lampo di luce abbagliante. Rimaniamo in silenzio un po’ storditi dallo spavento e ci affidiamo a qualche dio dei naviganti perche’ ci faccia uscire dal temporale indenni. Una decina di minuti piu’ tardi la pioggia sembra diminuire e il profilo della costa si intuisce in lontananza, siamo quasi fuori e quasi arrivati finalmente. La baia di Portobelo e’ grande e ben protetta, ci sono altre 6 barche a vela alla fonda e qualche peschereccio. Ci ancoriamo vicino al paese in qualche metro d’acqua.

Abbiamo ancora un’oretta di luce e una marea di cose da fare; malgrado le cerate siamo belli fradici, la quantita’ di pioggia e’ stata davvero impressionante, cosi’ mentre il Capitano stende i vestiti umidi in coperta, io preparo da mangiare. Per cena abbiamo filetto di manzo con patate e zucchine al vapore. Siamo molto stanchi, ma ancora un po’tesi per il temporale di prima, cosi’ facciamo fatica ad addormentarci e stiamo qualche ora in pozzetto a veder passare le auto sulla strada costiera.


25 giugno 2009

Portobelo. Sveglia alle 7. Il cielo e’ sempre coperto, cosi’ accendiamo un pochino il motore per caricare le batterie, uff. Francesco si mette a studiare il manuale del motore, mentre io faccio dei piani di navigazione per i giorni futuri con i possibili scali e diverse possibili rotte. Decidiamo di prenderci una giornata di pausa e fare i turisti oggi, cosi’ scendiamo a terra e andiamo a visitare i resti dei fortini spagnoli. Il luogo fu scoperto da Cristoforo Colombo nel suo viaggio del 1502 e per i 200 anni successivi fu il porto Spagnolo piu’ importante del Centro America: da qui sono transitate tonnellate di oro e altri tesori provenienti dal Peru e dall’Oriente, tesori che venivano sbarcati nel Pacifico a Panama City e poi trasportati a dorso di mulo verso questo lato, a Portobelo appunto, per essere caricati su altre navi e raggiungere l’Europa.




Portobelo fu pero’ distrutto nel 1739 dagli Inglesi, cosi’ gli Spagnoli abbandonarono la rotta commerciale centro-americana ed iniziarono a navigare verso sud, passando da Capo Horn per mantenere i contatti con il Sud-America occidentale. Ancora oggi rimangono parecchie tracce del suo glorioso passato nei fortini spagnoli di San Jeronimo e Santiago che sorgono proprio ai lati del paesino.



Dopo aver passeggiato all’interno dei fortini per qualche ora andiamo ad ispezionare i negozi di alimentari e scopriamo con disappunto che non vendono verdura fresca, l’unica cosa di cui avevamo davvero bisogno. L’unica soluzione e’ prendere un autobus e andare a Colon a fare la spesa, ma ci penseremo domani perche’ ormai e’ troppo tardi per muoversi. Cosi’ prendiamo il barchino e andiamo a remi dall’altro lato della baia dove si trova il fuerte San Fernando, che e’anche quello di piu’ recente costruzione. Anche se il cielo e’ coperto fa molto caldo e quando torniamo alla barca siamo spossati, forse un po’ disidratati. Apriamo un cocco in pozzetto e poi ci mettiamo a fare i soliti lavoretti di manutenzione necessari e dopotutto piacevoli. Per cena pane fatto in barca, frittata al forno con fagiolini e formaggio.


26 giugno 2009
Portobelo. Sveglia alle 6.30. Fuori e’ sereno, ma per noi oggi e’ giornata di viaggi: andiamo a Colon in autobus per fare provviste. Cosi’ lasciamo il barchino ormeggiato al molo pubblico e alle 8 siamo alla stazione dove il nostro autobus coloratissimo con il suo autista Antonio stanno gia’ aspettando. La corsa fino a Colon costa 1 dollaro, sono circa 40 Km e ci vogliono 2 ore per coprire la distanza, anche per via delle molte fermate a richiesta! Gli autobus sono pazzescamente belli: si tratta di vecchi scuolabus (probabilmente americani) ridipinti con graffiti a tema a seconda delle preferenze dell’autista, il cui nome troneggia in grassetto sulle due fiancate. All’interno poi sono spettacolari: decorazioni colorate ovunque e piume tipo boa color porpora che svolazzano qui e la’ con il vento che entra dai finestrini rigorosamente tutti aperti.
Cosi’ verso le 10 siamo alle porte di Colon di fronte ad un grande centro commerciale dove ci hanno detto che possiamo trovare ogni cosa. Compriamo due ceste di verdura, un po’ di carne e qualche confezione di pasta con marca italiana. Alle 12 siamo pronti per tornare a Portobelo e l’autobus non si fa nemmeno attendere troppo: ora il guidatore e’ Gabriel e, se possibile, qui ci sono ancora piu’ piume che nel precedente, senza contare la musica caraibica a tutto volume. Dopo due ore siamo di nuovo in barca ed ora dobbiamo stivare tutta la roba che abbiamo comprato. Dopo un’oretta torniamo in paese con il barchino per comprare le ultime cose: uova, farina, patate e qualche birretta fresca per la cena. Nonostante il caldo (sottocoperta ci sono quasi 33 gradi) ci mangiamo una bella porzione di spezzatino di manzo con le patate e poi ce ne andiamo in pozzetto ad aspettare le stelle.


27 giugno 2009

Navigazione da Portobelo all’Isla Linton. Partiamo verso le 10. Francesco fa un ultimo salto in paese per comprare un paio di cose che ci eravamo dimenticati, poi issiamo il barchino su una delle reti e salpo l’ancora senza bisogno del verricello (non c’e’ vento per niente oggi). La prossima tappa dista solo 6 m/n, ma visto che appunto il vento stenta a farsi sentire, ci arriveremo solo verso le 14.30. Buttiamo l’ancora in 13 metri d’acqua, che per noi e’ una bella profondita’ visto che di solito ancoriamo in 3-4 metri. L’ancoraggio e’ affollatissimo, ci saranno piu’ di 20 barche, anche se la maggior parte sembrano chiuse gia’ da tempo.


Proprio di fianco a noi c’e’ una barca con bandiera italiana, di nome fa Aquileia e la targa e’ genovese, ma anche questa sembra chiusa, in ogni caso il dinghy non e’ a bordo, cosi’ aspettiamo il suo equipaggio emozionati perche’ sarebbe la prima volta che incontriamo degli altri giramondo italiani. Il cielo si e’ rasserenato un po’ ed ora c’e’ pure un po’ si sole. Per cena ci mangiamo un avanzo di spezzatino e poi stiamo in pozzetto fino a che fa buio ascoltando strani versi di uccelli dalla giungla. L’equipaggio di Aquileia ancora non si vede, probabilmente avranno lasciato la barca all’ancora qui per qualche giorno, chissa’.



28 giugno 2009
Navigazione da Isla Linton verso Nombre de Dios. Sveglia alle 7. Anche se il tempo e la mia emicrania non promettono nulla di buono, il Capitano decide che partiamo lo stesso. Il vento e’ pressoche’ nullo e ci sono degli ondoni lunghi alti alti che ci fanno andare su e giu’ come da enormi pacifiche colline. Il prossimo ancoraggio e’ davvero molto vicino, cosi’ visto che dobbiamo caricare le batterie ci andiamo a motore. Dopo nemmeno un’oretta siamo ancorati a Nombre de Dios, il porto che gli Spagnoli utilizzavano prima che Colombo scoprisse la baia di Portobelo. Qui non c’e’ nessuno, la protezione dall’onda e’ ottima, unica nota negativa il cielo scuro e minaccioso. Vorremmo scendere a terra per una passeggiata prima che piova, cosi’ aggiustiamo un remo che si era rotto (di nuovo) e dopo pochi minuti siamo in spiaggia che anche qui e’ coperta di spazzatura (sempre plastica).


Il paesino e’ grazioso, ma la maggior parte delle case sembrano abbandonate o chiuse. Ci compriamo una bibita fresca nell’unico negozietto aperto (ovviamente cinese) e poi corriamo in barca perche’ sta per scatenarsi un temporale di quelli seri. Facciamo appena in tempo a tirare su il barchino che inizia lo scroscio. Francesco decide cosi’ di accendere il forno per fare il pane e una focaccia con prosciutto e simil-mozzarella che mangeremo per cena. Io raccolgo acqua piovana. Al tramonto la pioggia ci lascia un po’ di tregua cosi’ ci godiamo la focaccia e un’abbondante porzione di broccolo saltato nel sugo avanzato dallo spezzatino. Nella notte sentiamo degli strani rumori provenire dallo scafo: un po’ preoccupati cerchiamo di capire di che si tratta, ma non ci riusciremo. L’ipotesi piu’ verosimile e’ che si trattasse di migliaia di gamberetti o cicale di mare che per qualche ora ci hanno letteralmente avvolto. Alle 9 improvvisamente se ne andranno lasciandoci increduli e ancora storditi dal rimbombo sottocoperta.



29 giugno 2009

Navigazione da Nombre de Dios verso El Porvenir (Kuna Yala – San Blas). Sveglia alle 6.30. Partiamo presto con una brezza da sud che ci fa andare di lasco fino in tarda mattinata ad una media di 5 nodi. Per l’ora di pranzo saremmo di fronte a Puerto Escribanos, ma solo dopo aver tirato giu’ le vele ci accorgiamo che l’entrata della laguna e’ veramente stretta e circondata da barriere coralline frangenti… a malincuore decidiamo che e’ meglio proseguire, cosi’ tiro su di nuovo la randa, Francesco apre il genoa ed ora siamo di bolina stretta a 30 gradi con un vento di 15 nodi. Andiamo piuttosto veloci, a volte abbiamo delle punte di 8-9 nodi di velocita’, cosi’ in due ore siamo arrivati al porto d’entrata dell’Arcipelago delle San Blas: El Porvenir.


Dobbiamo ammettere che il canale d’entrata tra le barriere ci ha dato un po’ di difficolta’ ad essere individuato, ma per fortuna tutto va per il meglio e ci ancoriamo di fronte alla spiaggia vicino ad altre 5 barche. Francesco si butta subito in acqua per rinfrescarsi e, mentre io metto in ordine sottocoperta, compra un grosso tonno da un pescatore per due dollari. Che bello! Ci mettiamo su uno scafo laterale a pulirlo e sfilettarlo. Per cena sashimi di tonno con salsa di soia e cavolfiore al vapore. Ci sediamo in pozzetto a goderci il tramonto e alle 8 siamo gia’ nel mondo dei sogni.

giovedì 14 maggio 2009

Vivere in barca: il nostro primo anno su Damiana

E' passato ormai un anno da quando Damiana e' diventata la nostra nuova casa e vorremmo celebrare quest'occasione raccontandone la storia e descrivendo come, nel corso di questo periodo, l’abbiamo adattata alle nostre esigenze di crocieristi.

Nel 1983, Damiana fu commissionata dal velista Michael Reppy a Jhon Shuttleworth, quale versione ridotta a 42 piedi rispetto al trimarano da 65 piedi Brittany Ferries GB


realizzato dallo stesso progettista e detentore del record per la traversata dell’Atlantico in solitario nel 1981. Questa storia e’ raccontata in inglese qui. Successivamente, nel 1990 Damiana fu acquistata da Erick e Kathleen che l’hanno accudita per 18 anni partecipando ad alcune regate in Florida e nel Mar dei Caraibi.

Noi la prima volta che l'abbiamo vista dal vero e non in foto su yachtworld.com, ci siamo entusiasmati ancor di piu', pero' abbiamo dovuto immediatamente cominciare a fare i conti con le modifiche da apportarle per renderla un' imbarcazione adatta per viverci in crociera. Damiana infatti, non era stata concepita per essere una comoda abitazione galleggiante, anche se lo spazio al suo interno non e' poi cosi' ristretto (per essere un trimarano intendiamoci; un monoscafo della stessa lunghezza e' molto, ma molto piu' confortevole e ampio). Comunque erano parecchi anni che Damiana non veniva utilizzata per viverci e navigare a tempo pieno, (solo Reppy ci fece crociera per tre anni alla fine degli anni 80), cosi' diciamo che mancavano tutta una serie di accorgimenti sia tecnici, che abitativi.

Per quanto riguarda la strumentazione di bordo, Damiana era gia' ampiamente corredata di ogni gingillo elettronico, noi non abbiamo fatto altro che portarci dietro il nostro vecchio GPS Garmin 162 e il sestante, per il resto la strumentazione era a posto. L'unica vera modifica e' stata la costruzione di una struttura di alluminio da installare a poppa per ospitare il radar ed un generatore eolico Rutland 913 che abbiamo selezionato sulla base della sua robustezza e soprattutto della sua silenziosita’. In realta' nei due anni di crociera con Capitan Kaos il radar l'avremo usato si e no tre volte, sempre in situazioni di nebbia fittissima, ma, visto che Damiana non ne possedeva uno, abbiamo deciso di portarlo con noi! Per quanto riguarda il generatore a vento, precedentemente avevamo fatto affidamento solo su energia fotovoltaica e la necessita’ di una fonte alternativa ci si era presentata piu’ volte durante le giornate nuvolose.
Cosi' a Fort Myers in Florida abbiamo trovato Ken, un "artista dell'alluminio" che in due settimane ci ha disegnato e confezionato la torre di poppa e ha provveduto anche alla sua installazione. Ken lavora a bordo di un grosso barcone di metallo dove ha il suo laboratorio di saldatura e il suo lavoro e' stato veloce ed eseguito a regola d'arte, visto che dovevamo lasciare la Florida prima che la stagione degli uragani diventasse inaffrontabile. Poi questa e' anche l'unica modifica per cui non siamo riusciti ad arrangiarci da soli e lavorare con Ken e' stato un piacere.


Per immagazzinare energia elettrica Damiana era dotata di due banchi di batterie da 100 ampere che abbiamo immediatamente raddoppiato utilizzando le batterie supplementari di Capitan Kaos, da cui abbiamo anche rilevato i quattro pannelli solari flessibili (Unisolar FLX-32) ed il loro controllore di carica (BZ Products MPPT 250) a cui sono stati anche connessi i quattro pannelli rigidi gia’ presenti su Damiana. Ora con energia eolica e solare siamo praticamente autosufficienti e riusciamo a ricaricare ogni giorno quello che consumiamo; naturalmente pero', siamo dipendenti dalle condizioni atmosferiche, per esempio qui a Bocas del Toro con tutta questa pioggia e zero vento siamo stati costretti ogni tanto ad accendere il motore per qualche ora... purtroppo.


Altra tappa fondamentale nella preparazione di Damiana riguarda sicuramente l'ancora. Rispetto all’ancora d’alluminio di Capitan Kaos (Spade), quella di ghisa di Damiana (Delta) pesa il triplo (circa 20 Kg) e l’assenza sia di un rullo getta-ancora, sia di un argano salpa ancore ci ha indotto ad installarli poiche’ senza di essi alla lunga si puo’ rischiare di farsi male alla schiena. Le forze in gioco sono molto maggiori, non solo per via dell’ancora piu’ pesante, ma anche per via della maggior quantita’ di catena e soprattutto per via del peso del vascello (4 tonnellate) il quadruplo di quello a cui eravamo abituati. Mentre prima riuscivo a salpare l'ancora sempre a braccia, ora e’ plausibile solo in condizioni atmosferiche ideali con venti deboli e mare calmo, altrimenti l’argano (Lofran, Royal Manual) diventa indispensabile.


Abbiamo optato per un modello manuale poiche’ quelli elettrici si rompono facilmente. Inoltre e’ nostra filosofia, quando possibile, optare per la soluzione manuale (non elettrica) per qualsiasi dispositivo od utensile; certo e' necessario un po' di tempo in piu' per fare le cose, ma in questo modo riusciamo a conservare energia preziosa e magari utilizzarla per altri scopi, come usare il computer o vedere un film alla sera.

Per quanto riguarda gli "interni", dopo i due anni di dura “gavetta” condotta su Capitan Kaos, (27 piedi e descrivibile quale barca/campeggio per la sua scomodita’) avevamo le idee chiare su quello che ritenevamo essenziale per migliorare la nostra qualita’ della vita.
Difatti abbiamo iniziato dal …letto! Si, perche’ su Capitan Kaos, come in una piccola rulotte dovevamo montare e smontare il letto ogni giorno, cosi’ passare ad uno vero a due piazze era uno dei nostri sogni. Inoltre, riposare bene e’ fondamentale in navigazione: poche ore di sonno "ben dormite" possono cambiare l'andamento della giornata. Damiana all'inizio aveva un letto principale ad una piazza e mezza ed il nostro primo progetto e’ stato quello di ampliarlo e di dotarlo di un materasso ortopedico TempurPedic.


Appesa al "soffitto" poi, ho cucito una zanzariera a maglia finissima, che in Florida e Guatemala e' stata provvidenziale per difenderci dalle no-see ums (pappataci o sand fly).

Per quanto riguarda la cucina, Damiana, come la stragrande maggioranza delle imbarcazioni, era dotata di un fornello/forno a propano, ma abbiamo deciso di sostituirlo con una cucina ad alcool, uguale a quella che avevamo precedentemente, con l’aggiunta pero’ del forno (Origo 6000). Questo non solo perche’ abbiamo visto i resti di vascelli saltati in aria a causa del propano, ma anche perche’ abbiamo conosciuto una signora svizzera sopravvissuta all’esplosione della sua barca, incidente in cui suo marito e suo figlio hanno perso la vita. Cosi’ abbiamo smontato la vecchia cucina e un rottamaio ce l'ha addirittura comprata per 6 dollari. A parte la maggiore sicurezza, l’alcool viene prodotto per fermentazione e non estratto dal sottosuolo come il propano ed e’ quindi una fonte di energia rinnovabile, anche se e’ meno facile da reperire (per questo ce ne portiamo dietro una scorta di 50 litri). Pero', proprio perche’ brucia meno violentemente del propano, l’alcool richiede un pochino di tempo in piu’ per cucinare, ma basta farci l'abitudine.


Sempre parlando di "cucina" Damiana non era dotata di impianto di refrigerazione, ma solo di una semplice ghiacciaia posta sotto il tavolo da carteggio.

Siccome le unita’ termo-elettriche utilizzate su Capitan Kaos avevano dimostrato seri limiti e l’idea di installare un sistema a compressore ci sembrava poco pratico, visto lo spazio a disposizione, abbiamo optato per un frigo/freezer portatile ad alta efficienza (Engel MT45F-U1) che avevamo visto a bordo di un trimarano di amici.

Le sue dimensioni ci hanno consentito di sistemarlo perfettamente in un vano del bagno, altrimenti inutilizzato. Viene tenuto ad una temperatura di -10 gradi e lo spazio di 45 litri e’ parzialmente occupato da gruppi di elementi refrigeranti (di quelli che servono per le borse frigo per intenderci) che con rotazione giornaliera vanno a raffreddare la ghiacciaia. Il resto dello spazio e’ per surgelare cibo di riserva o il pesce da noi stessi pescato, cosi’ ora non siamo piu’ costretti a sprecarne o a cucinarlo tutto immediatamente per non farlo andare a male, come facevamo su Capitan Kaos.

Queste modifiche sono state ultimate in tre settimane, nel luglio 2008, prima di salpare per il Guatemala in vista dell'inasprimento della stagione degli uragani. Certo le cose che ci piacerebbe mettere a posto sono ancora molte, diciamo che siamo ancora un po' "accampati", ma con il tempo e senza fretta sono sicura che riusciremo a sistemare tutto. Il merito di tutte queste nuove comodità va certamente a Francesco che ha progettato e pensato tutte le soluzioni tecniche per la sua adorata barchina, io mi sono limitata ad appesantirla con qualche cassa di libri che naturalmente già non mi bastano più... a volte sento proprio la mancanza della vita terrestre... senza contare che il clima qui a Panama non aiuta certo ad apprezzare la vita a bordo, smetterà di piovere prima o poi?

In attesa di riprendere il mare vi abbraccio,


mercoledì 29 aprile 2009

Bocas del Toro: aggiornamenti


Carissimi,


eccoci qui con qualche aggiornamento. Siamo ancora a Bocas del Toro da dove, purtroppo, non abbiamo ancora un'idea precisa di quando potremo ripartire. Si, perche' abbiamo scoperto di avere una minuscola falla nello scafo di destra e sono due settimane che cerchiamo una soluzione per ripararla. Gia' a Providencia in realta', avevamo notato che la linea di galleggiamento del galleggiante dx era leggermente piu' bassa del solito. Cosi' controllammo ogni centimetro dello scafo, ma non trovammo nulla di strano. Ricordiamo per certo una "botta" misteriosa di fronte all'Honduras durante una nottata di vento forte e onde piuttosto alte, ma poi durante le nostre "gite" di ricognizione sott'acqua non riuscivamo a vedere nessun danno. Probabilmente c'era un piccolo crack che si e' trasformato in falla nell'ultimo tratto di navigazione, forse anche per via dell'urto con qualche tronco (di cui pero' non abbiamo prove). Mah. Sfortunatamente qui a Bocas e dintorni non ci sono gru, nemmeno piccine, per poter alzare almeno la punta dello scafo e "tappare il buco", cosi' stiamo valutando tutta una serie di opzioni alternative che pero', fin'ora, non ci convincono molto. Inoltre, avremmo bisogno di almeno tre o quattro giorni di sole per fare in modo che i materiali che useremo per riparare lo scafo si asciughino correttamente e questo sembra il problema maggiore... a Bocas piove ogni giorno per ore e ore. Comincio sempre più spesso a sentire la mancanza del clima secco sempre soleggiato della Baja California Sur... Vedremo che accadra', per il momento l'ipotesi piu' interessante sembra quella di spostarsi nel vicino porto di Almirante ed ormeggiarsi di fianco ad un grosso barcone mezzo affondato usandolo come punto d'appoggio per tirar fuori dall'acqua lo scafo danneggiato. Vedremo.


Intanto stiamo, come sempre, a fare altre piccole migliorie. Tirando su completamente la deriva di Damiana abbiamo notato che un pezzo di legno e fibra di vetro si stava per sbriciolare cosi' ne abbiamo approfittato per grattar via la parte "marcia" e ricostruirla con la resina epossidica. Ora non rimane che aspettare una bella giornata per cartavetrarla e dipingerla con l'antivegetativa.



Inoltre, i pacchi che aspettavamo sono arrivati due giorni fa, cosi' ora abbiamo un sacco di materiale per rendere definitivamente funzionante il bagno (necessario per passare il canale) e migliorare le pompe di sentina, lavori che fortunatamente si possono fare anche sotto il diluvio! Poco male comunque, visto che con tutta quest'acqua piovana il nostro serbatoio da 300 L. e' stracolmo, cosi' come le taniche dell'acqua da bere; abbiamo raccolto talmente tanta acqua che possiamo farci ogni giorno la doccia con l'acqua dolce e addirittura il bucato anche tutte le settimane!


L'ancoraggio e' piuttosto affollato, nessuno ha voglia di muoversi con questo tempaccio. Certo la grande maggioranza di questi barcaioli vive qui quasi tutto l'anno, sembra infatti che Panama abbia un gran numero di expat (espatriati) soprattutto dagli Stati Uniti, ma anche la comunita' germanica e' piuttosto nutrita. E poi questo e' il primo posto in cui la presenza statunitense non e' preponderante: ci sono barche da tutto il mondo, molti Europei, ma anche Sudamericani e Australiani e soprattutto molti barcaioli giovani. Si, perche' di solito l'eta' media si aggira intorno ai 60, mentre qui e' notevolmente piu' bassa. I nostri vicini qui all'ancoraggio sono Belgi, avranno si e no 35 anni e una bambina di 2; poco distante un'altra coppia con un neonato a bordo; dall'altro lato due giovanissimi Australiani. Certo noi non facciamo molta vita sociale, anche perche' il costo della vita qui e' piuttosto alto rispetto a quello a cui siamo abituati e poi 'sto fatto che la valuta panamense e' il dollaro americano influisce sul prezzo dei prodotti. La frutta pero' e' spettacolare, cosi' ci deliziamo ogni giorno con meloni, cocomeri e manghi buonissimi anche se non a buon mercato. Sicuramente, se questo luogo fosse meno votato al turismo, i prezzi sarebbero piu' ragionevoli. Capita ogni tanto poi che qualche pescatore si avvicini con il cayuco pieno di aragoste e granchi che vengono venduti per pochi dollari se si riesce a contrattare in spagnolo con un po' di pazienza.


E cosi' anche oggi mentre vi scrivo fuori il cielo e' di un bianco abbagliante con grosse nuvole scure all'orizzonte. Meno male che alla marina qui di fronte c'e' un'ampia scelta di libri in interscambio, cosi'anche le giornate piu' bagnate assumono tutta un'altra prospettiva!


In attesa del sole che mi faccia tornare il sorriso e di una soluzione per "tappare" la falla vi abbraccio, a presto

giovedì 16 aprile 2009

Isla Providencia (Colombia) to Bocas de Toro (Panama)

2 aprile 2009

Partenza da isla Providencia. Alle 8 del mattino salpo l'ancora e Fra si avvia verso il canale di uscita dalla baia. Mentre cerchiamo di metter giu' la deriva, questa si incastra malamente e per una mezz'ora siamo costretti a lavorarci in due, mentre il pilota automatico timona per noi. Risolto il problema tiro su la randa, Fra apre il genoa e ci mettiamo in rotta: bolina larga a 60 gradi con vento sui 15 nodi. Andiamo piuttosto bene visto che non c'e' molta onda e cosi' non beccheggiamo nemmeno. Un piccolo gruppo di delfini si avvicina e gioca per un po' con Damiana, ma non riusciamo ad entusiasmarci come al solito: Providencia e' la' che si sta allontanando e il nostro umore molto basso. Anche se siamo di bolina oggi fa davvero un gran caldo e cerchiamo di rifugiarci all'ombra della randa. Poi al tramonto il vento crolla proprio quando siamo in vista dell'isla San Andres che ci appare come un lungo serpentone luminoso da cui si alzano in volo decine di aerei. La nostra velocita' e' scarsa, andiamo a 3 nodi e il mare sembra olio.


Con gli ultimi raggi di luce arriva un piccolo uccellino, che decide di fermarsi per la notte sulla ritenuta della randa. Nessuno di noi ha voglia di mangiare, siamo ancora un po' giu' per aver lasciato Providencia, cosi' io me ne vado a letto e Fra inizia il suo turno. A mezzanotte quando inizio il mio, il vento si e' leggermente ripreso e cosi' rimetto Damiana in rotta e riusciamo ad evitare un paio di secche senza dover cambiare le vele.


3 aprile 2009

Al mattino vento sui 12 nodi sempre di bolina a 60 gradi. Verso le 10 ci viene una gran fame, cosi' Fra cucina una splendida frittata con il ragu di pesce che era avanzato due giorni fa. Buonissima. Nel pomeriggio il vento cala di nuovo e iniziamo a notare che questo tratto di mare e' sporco, molto sporco. Spazzatura ovunque ci giriamo. E sara' cosi' per decine di miglia. Plastica ovunque. E anche parecchi tronchi. Probabilmente le pioggie hanno riversato tutto questo in mare. Ce ne stiamo in silenzio in pozzetto aspettando un po' di vento quando in lontananza scorgiamo un puntino che si avvicina. Lo guardiamo con il binocolo e ci sembra un peschereccio malandato, ma molto veloce. Sembra proprio che ci stia puntando. Quando ormai e' a un miglio circa di distanza iniziamo a preoccuparci un po'. Pirati? E se si', cosa facciamo? Beh, aspettiamo e vediamo. Quando si avvicinano passandoci da dietro ci rendiamo conto che probabilmente erano solo curiosi di noi e si allontanano in fretta con quel ciaffo pieno di antenne e taniche di gasolio. Mah!
Per cena crema di funghi liofilizzata e avanzi di frittata. Fra inizia il suo turno senza vento. Durante il mio turno il vento cambia direzione in maniera isterica dandomi un gran da fare per regolare le vele, ma al mattino siamo di lasco a 120 gradi e la costa dei Panama si intravede nella foschia.


4 aprile 2009

Arrivo a Bocas de Toro, Panama. Passiamo la mattinata alla deriva di fronte alla costa ad una quindicina di miglia di distanza. Non c'e' vento. Pero' ci sono dozzine di delfini che si divertono con Damiana e con noi che li chiamiamo da prua. Nel pomeriggio si alza una brezza leggera che ci consente di arrivare a vela fino al canale di entrata a Bocas. Nel bel mezzo del canale una lancia della capitaneria ci intercetta e vedendo la nostra bandiera gialla (Quarantena) ci invita ad ancorarci dove preferiamo promettendo che torneranno tra un'ora per farci fare tutti i documenti.


Cosi' ci ancoriamo in una baia distante dal paese, un posto molto tranquillo e iniziamo a mettere in ordine Damiana dopo la navigazione. Dopo due ore il tizio della Capitania ancora non si vede, cosi' pensiamo che siccome e' sabato e sono le 5 del pomeriggio, probabilmente non verranno piu' e se ne riparlera' lunedi'. E invece no. Proprio mentre sto tagliando la cipolla per un sughetto all'arrabbiata arrivano: l'ufficiale della capitania, quello della MIgration, la signora dell'aduana e l'addetto all'ispezione sanitaria. Salgono a bordo e iniziano a compilare moduli facendo le domande di rito. Dopo una mezz'ora abbiamo tutti i nostri documenti, i visti e l'autorizzazione a togliere la Q flag, ma siccome e' sabato e siccome queste sono ore di lavoro straordinario... ci danno una "pelata" assurda. Praticamente meta' del nostro mensile se ne va per le pratiche di entrata. Ovviamente non abbiamo con noi una cifra del genere, cosi' Fra va con loro in paese per prelevare dei soldi e terminare questa faccenda. Dopo due ore Fra non e' ancora tornato, nel frattempo si e' fatto buio e non abbiamo modo di comunicare visto che il VHF portatile e' rimasto qui sul tavolo da carteggio. Mentre sto in pozzetto per resistere al gran caldo sento una panga avvicinarsi: eccoli! Finalmente! Si sono persi in giro per recuperare altri soldi da un canadese che come noi e' stato spennato per essere arrivato nel weekend! Per cena penne all'arrabbiata e le ultime due birrette colombiane!


5 aprile 2009

Al mattino presto montiamo il dinghy e andiamo a vedere le marine della zona. Volevamo passare una settimana attraccati ad un molo per fare alcuni lavoretti, ma visto come ci hanno spennato ieri, mi sa che sara' difficile. Le marine sono piuttosto belline, mah, decideremo nei prossimi giorni. Esploriamo un po' la zona con il dinghy facendo dei lunghi giri tra le lagune rigogliose di mangrovie. Nel pomeriggio torniamo alla barca stanchissimi, forse il gran caldo ci ha provato. Per cena filetto di manzo con spinaci e pane fatto in barca.




6 aprile 2009

Ci spostiamo di primo mattino all'ancoraggio di fronte al paese. Un tedesco con un cane aski si avvicina con il suo dinghy e ci offre di usare gratuitamente il suo mooring (un ormeggio subaqueo, ossia una boa con un blocco di cemento sotto, chiamato anche gavitello). Accettiamo con gioa. Andiamo in paese per la prima volta e ci orientiamo un po'. L'atmosfera e' quella tipica delle localita' turistiche, con musica e negozietti di souvenir.


Frotte di giovani backpackers si affollano davanti alle botteghe che offrono escursioni subacquee. I tre negozi di alimentari sono gestiti da famiglie di cinesi, che qui sembra abbiano il monopolio dei supermercati. La frutta e' spettacolare: i manghi sono enormi e maturi, le papaye giganti e subito ci viene una gran voglia di cocomero. Quando torniamo alla barca siamo spossati, non riusciamo a capacitarci del perche'. Nel senso che se io sono stanca e' normale (sono nata stanca mi dicono), ma se anche Fra si sente di dover riposare, significa che qualche fattore destabilizzante c'e'. E il caldo qui non scherza. Non c'e' mai vento e il sole picchia forte quando c'e'. Si, perche' in realta' piove spesso, ma il caldo con la pioggia e' quasi peggio. Per cena cucino una zuppa di cavolo con noodles orientali di cui abbiamo una scorta infinita e che dovremo pure consumare a breve per evitare di buttarli.


7 aprile 2009

Decidiamo che visto che ci hanno pelato per i documenti e che Christian ci ha offerto il mooring non andremo alla marina. Se vogliamo possiamo andare a farci la doccia per un dollaro, nel caso in cui non avessimo acqua piovana in eccesso. Nel pomeriggio allora ci andiamo a fare 'sta benedetta doccia, la prima vera doccia dopo due mesi all'ancora o in navigazione. Concordiamo che preferiamo farci il bagno in mare! E' ora pure di sfoltirsi un po', cosi' io taglio i capelli a Fra e lui li taglia a me, stiamo diventando veramente autarchici. Cosi' , con i capelli nuovi ce ne torniamo in barca a prepararci una carbonara.

Bocas de Toro e' una localita' carina e molto frequentata. Ogni giorno arrivano aerei da Panama City e David carichi di turisti statunitensi (facilitati anche dal fatto che la valuta locale a Panama e' il dollaro americano, pazzesco eh?). Noi dovremo fermarci per qualche settimana, stiamo aspettando un paio di pacchi che ci sono stati inviati qui e speriamo arrivino prima della fine di aprile. Poi ripariremo verso Colon, prossima tappa il passaggio del canale.
In attesa di riprendere il viaggio, vi abbraccio

Isla Providencia (Colombia)

Ricordo che l'ufficiale della Migration ci chiese: "Quanto avete intenzione di fermarvi a Providencia?" E noi: "Mah, probabilmente 5 o 6 giorni, giusto un breve scalo tecnico per fare alcune riparazioni mentre aspettiamo che il vento si calmi un po'... poi vorremmo dirigerci verso Panama". Come si suol dire... le ultime parole famose! Alla fine a Providencia ci siamo rimasti per un mese e se il nostro visto non fosse scaduto, probabilmente ci saremmo fermati ancora.

Providencia mi ha totalmente folgorato.
Un'isola minuscola (solo 18 Km il perimetro) nel mezzo del Mar dei Caraibi dove il turismo praticamente ancora non esiste. Gli unici visitatori sono quelli che arrivano qui in barca a vela e che si fermano per un breve scalo o per qualche settimana. La baia di fronte al paese di Old Providence e' piuttosto ampia e puo' ospitare anche una trentina di imbarcazioni, se non di piu'. Certo pero'nei weekends arrivano alcuni piccoli aerei con poche decine di turisti che si "nascondono" per tre giorni nei loro hotels prima di ritornare a Bogota' o in Costa Rica.

Due volte alla settimana invece arrivano i rifornimenti dalla vicina Isla San Andres, molto piu' sviluppata dal punto di vista economico e turistico. Gia' perche' a Providencia non c'e' nulla, nel senso che lo sviluppo dell'agricoltura si e' perso nell'ultimo secolo e cosi' si deve importare tutto. Ci raccontano che una volta, fino ad una cinquantina di anni fa, Providencia era una sola distesa di aranceti, palme da cocco e tamarindi e che gli abitanti dell'isola riuscivano addirittura ad esportare la frutta a Panama o in Costa Rica. E ora che fine hanno fatto tutte quelle coltivazioni? "Gli alberi si ammalarono e morirono e poi nessuno li pianto' nuovamente" ci dice Frank, che avra' si e no vent'anni e aspetta di riprendere il lavoro di meccanico dopo un incidente in motoretta. "E perche'? Cioe' perche' non li ripiantarono? Perche' ora non si coltiva piu' nulla?" "No se, I don't know" con lo sguardo che vaga tra le fronde del suo giardino dove gli alberi da frutto ci sono eccome... cosi' ogni volta che passiamo a trovarlo ce ne torniamo alla barca con una sportina colma di manghi o arance. Frank e' felice di vivere a Providencia, non se ne vuole andare via come molti dei giovani di qui, che trovano un impiego a San Andres o in continente e poi non ritornano piu' indietro. E cosi' mentre ci fa vedere gli alberi da frutto e il piccolo allevamento di tartarughe della sua famiglia ci parla dell'amore per la sua isola e di come nel corso degli anni le cose siano andate peggiorando. "Una volta qui a Providencia tenevan todo y ahora no tengon nada. Pero' la soluzione non e' fare come a San Andres e costruire grandi alberghi e negozi per il turismo. La soluzione sarebbe aiutare la gente di qui a voler restare qui, trovare il modo di riprendere l'agricoltura, sistemare le strade, regolamentare la pesca... Il problema e' che in questo tempo in cui viviamo la gente pensa solo al dinero e non e' interessata ad altro. E cosi' un'isola come Providencia muore". E lo capiamo bene. Passiamo qualche pomeriggio a parlare di politica con Frank, che sotto quell'aria timida nasconde un piglio da rivoluzionario quando racconta la storia della sua terra.

Certo il clima secco e sempre ventilato consentirebbe di coltivare ogni cosa, anche se il problema principale a quanto pare e' l'acqua. Del rio Agua Dulce che secoli fa forniva scorte d'acqua alle navi di passaggio e' rimasto solo un rigagnolo. L'acqua potabile arriva dal cielo, cosi' ogni casa ha una piu' cisterne nel cortile. Durante la stagione delle piogge si cerca di raccoglierne il piu' possibile per affrontare anche la stagione secca. L'acqua per il bucato, le stoviglie e per lavarsi invece, viene distibuita soltanto determinati giorni della settimana a seconda del livello delle riserve comuni. C'era il progetto di un desalinizzatore, ma poi tutto e' sfumato non si sa bene perche'. "Beh, ma Providencia e' cosi'" ci dice sorridendo Noel che e' tornato qui dopo molti anni passati negli Stati Uniti. Ci ha invitato a casa sua per mangiare il RONDON, il piatto tipico, e cosi' ci perdiamo in chiacchiere mentre Noel grattugia il cocco e taglia a pezzetti la yucca e le patate. Noel ci dice che l'ultimo uragano ha fatto volar via il tetto della casa e che hanno perso tutto quello che avevano, una bella sfortuna se si pensa che a Providencia gli uragani non sono poi cosi' frequenti. La casa della nonna invece, di fianco alla sua, costruita in legno cent'anni or sono non ha fatto una piega, non si e' nemmeno allagata perche' opportunamente rialzata di qualche metro da terra. Cosi' ci ritroviamo in giardino con un piatto di rondon fumante: questa zuppa di pesce e verdura cucinata nel latte di cocco ha un sapore delizioso. Mentre ci accompagna alla spiaggia dove abbiamo lasciato il nostro dinghy, Noel ci dice che lui stesso ancora fatica a capire la mentalita' della sua gente dopo esser stato lontano per tanto tempo. Ha un sacco di progetti per il futuro che potrebbero anche funzionare, se solo le cose a Providencia si muovessero in modo "normale". Il cambiamento fa fatica ad entrare, ma questo e' forse proprio uno dei punti di vantaggio di questo luogo: tutto rimane immobile. Solo le case si incrinano per via dei frequenti terremoti, anche se non crollano, cosi' i paesini assumono un'aspetto quasi surreale con tutti quei muri storti e le colonne pendenti dei porticati. Decine di polli razzolano liberi per i cortili con frotte di ragazzini che li inseguono gioiosi. Non facciamo fatica a comprendere perche' la gente e' cosi' rilassata: avere la fortuna di vivere in una piccola comunita'in un luogo paesaggisticamente meraviglioso, dove si passano i pomeriggi in spiaggia all'ombra di una palma e dove i bambini possono giocare per strada senza problemi di criminalita' alcuna rende sicuramente la vita piu' piacevole di quella a cui siamo stati abituati nella vecchia Europa!


Questa poi e' l'isola di Morgan, il pirata piu' famoso di questi mari, unica vera attrazione turistica del luogo! Henry Morgan in realta' era un ex soldato di ventura inglese che dopo aver partecipato nel 1655 alla presa della Jamaica continuo' a combattere gli Spagnoli come pirata. Cosi'negli anni successivi si impadroni' di una fortuna leggendaria conquistando citta' e miniere d'argento qui e la' per i Caraibi, combattendo gli Spagnoli in Venezuela e in Messico con una serie di prodezze che lo portarono al successo. Al termine del conflitto anglo-spagnolo Morgan fini' nelle prigioni inglesi con l'accusa di pirateria, ma venne graziato da re Carlo II che lo nomino' governatore della Jamaica proprio con il compito di ripulire i Caraibi dai pirati! Morgan aveva una delle sue basi a Providencia, dove si possono ancora vedere i resti del fortino e i cannoni recuperati dalla giungla in anni recenti.


Del suo tesoro si son perse le tracce, comunque c'e' anche chi ha provato a cercarlo qui senza risultati. Noel ci racconta che qualche anno fa una spedizione di europei ha iniziato a sondare il mare qui intorno e che sono riusciti a recuperare qualche altro cannone, qualche pezzo di vasellame e una manciata di monete. Troppo poco per continuare le ricerche, certo sarebbe stato sufficiente per allestire un piccolo museo, ma a nessuno e' venuta l'idea.

Seguendo un sentiero arrabattato tra palme crollate e sottobosco tropicale si arriva ad una roccia singolare chiamata appunto "cabeza de Morgan" perche' ricorderebbe il profilo del piu' famoso abitante del luogo.


All'estremo opposto invece il suo "deretano" troneggia sulle barche all'ancora nella baia!


Facendo il giro dell'isola in bicicletta abbiamo visitato i piccoli paesini sparsi lungo il litorale e le splendide spiagge della zona sud-ovest dove la gente di qui si rilassa ascoltando musica reggae all'ombra mentre i bambini giocano in mare o provano a pescare dagli scogli. I pochi turisti che abbiamo incontrato ci hanno detto che l'isola di San Andres e' molto piu' bella, che c'e' piu' vita e che anche il mare e' piu' brillante, ma per noi Providencia e' uno dei posti migliori dove siamo stati negli ultimi tre anni. E' la sensazione di serenita'che ci ha accolto quando siamo arrivati e che mai ci ha abbandonato durante il nostro scalo. E la disponibilita' e la bellezza della sua gente. E la luce abbagliante del sole, i colori del mare ci hanno come ripulito da tutto lo stress di Cancun e dalle difficolta' della traversata.

martedì 17 marzo 2009

Diario di bordo marzo 2009. Isla Mujeres (Mexico) - Isla Providencia (Colombia)

28 febbraio 2009


Partenza da Isla Mujeres. Ci svegliamo alla solita ora verso le 6.30 del mattino e iniziamo i preparativi per la partenza. Guardiamo le previsioni del tempo in internet e vediamo che la situazione e' leggermente cambiata: i venti prevalenti saranno da nord, nord-est (e quindi ci porteranno proprio dove vogliamo andare), pero' la loro intensita' potrebbe arrivare fino ad oltre 30 nodi. Oltretutto io ho qualche linea di febbre dovuta ad un raffreddore improvviso (ma dico io: si puo' avere il raffreddore ai tropici??), cosi' decidiamo che ci prenderemo mezza giornata per pensarci su e valutare il da farsi. Per prima cosa pero' bisogna preparare la partenza in ogni caso, anche quello in cui non si partisse. Cosi' scendiamo a terra in una piccola spiaggetta laviamo il fondo del dinghy perche' dopo esser stato quasi due mesi in acqua si porta dietro delle "barbe" di alga lunghissime. Poi andiamo a fare l'ultima provvista d'acqua, ultimi saluti e a mezzogiorno decidiamo che "si, dai, e' meglio partire, se no se ci perdiamo questo vento poi e' tutta di bolina fino al Nicaragua". E allora partiamo e salutiamo Isla Mujeres con la sua splendida baia dalle acque trasparentissime. Dopo un paio d'ore a motore per uscire dalle barriere coralline dell'isola tiriamo su le vele e iniziamo a dirigerci verso est con una bolina a 55-60 gradi e i nostri soliti 6-7 nodi di velocita' con vento intorno ai 15. Per cena Fra cucina del filetto di manzo con del cavolfiore saltato in salsa verde piccante. Purtroppo la mia semi-influenza sta peggiornado cosi' non mi sento proprio di mangiare e vado a letto prestissimo imbottita di aspirine. Francesco fa un turno lungo per lasciarmi riposare cosi' io inizio alle 2. Damiana corre tranquilla, il vento sta pian pianino girando e forse per domani saremo gia' con il vento poppa.



1 marzo 2009

Al mattino ci accoglie uno scoscio di pioggia pazzesco. Lo vediamo arrivarci proprio da dietro: nuvole nere ci rincorrono, il vento inzia a soffiare piu' sostenuto mentre una valanga d'acqua scende giu' da tutte le parti. Francesco e' super felice: finalmente potra' avere un po' d'acqua piovana! Certo perche' Fra c'ha un po' questa passione per l'acqua piovana, la raccoglie ogni volta che puo'(non perche' abbiamo bisogno d'altra acqua, ma solo perche' e' pura e buona!). Cosi' dalla randa piovono delle cascate che vengono prontamente travasate in vari contenitori. Passiamo il resto della mattinata in pozzetto degustando acqua piovana e aspettando un po' di sole. Nel primo pomeriggio il vento inzia a farsi sostenuto (20-25), ma noi non lo sentiamo perche' siamo di super lasco a 130 gradi e corriamo veloci anche a 12-13 nodi. Verso sera pero' il vento continua ad aumentare, cosi' diamo la seconda mano di terzaroli e arrotoliamo ancora un po' il genoa. Non riusciamo nemmeno ad inziare i turni che siamo nel mezzo di una sventilata pazzesca. Per due-tre ore facciamo su e giu' dalle onde con 30-35 nodi. Improvvisamente poi un'onda piu' grossa delle altre ci prende proprio di lato e sottocoperta alcuni barattoli cadono facendo un gran rumore... si e' rotto il vasetto della Nutella, sob, che peccato... Quando superiamo i 40 nodi, anche se di lasco e tutti terzarolari, decidiamo che e' meglio aspettare che la tempesta passi e ci mettiamo alla cappa al vento solo con la randa, senza vela di prua. Saranno le 10 di sera quando Fra va a letto ed io decido mio malgrado di restare in pozzetto per la notte perche' le ondone sottocoperta mi fanno venire un po' di mal di mare e poi qualcuno deve pur controllare che non scarrocciamo troppo e che la barca stia tranquilla. Cosi' tra scrosci di pioggia, stelle cadenti e un vento pazzesco me ne sto sdraiata sulla comoda panca del pozzetto aspettando l'alba e una tregua per domattina.

2 marzo 2009

Al mattino il vento e' un po' diminuto, siamo nella norma dei soliti 25-28 che di lasco sono meravigliosi. Uscendo dalla cappa uno degli stopper delle scotte della trinchetta esplode letteralmente e la trinchetta stessa esce in parte dal suo binario. La riarrotiliamo subito e ci rimettiamo in rotta con un fazzoletto di genoa. Il vento soffia sempre sostenuto e noi andiamo veloci. Le onde ormai saranno alte sui 2 metri, 2 metri e mezzo e Damiana scivola via senza alcun problema. Stiamo per raggiungere la punta del Nicaragua.



Domani sara' una giornata impegnativa perche' queste acque sono piuttosto difficili per la navigazione: e' una zona di secche e banchi di corallo estesi con rocce affioranti piu' o meno riportate dalle mappe. Per cena ci facciamo dei toast con prosciutto e formaggio piu' la solita dose di aspirine per me: ormai tra il poco sonno e l'influenza sono in uno stato di stordimento permanente, ma prima o poi passera' anche questa! Nella notte soliti turni, nulla da segnalare.


3 marzo 2009
Vento al solito sui 25-30 sempre di lasco con onde sparse e disordinate, tutta colpa dei fondali bassi. Una miriade di pesci volanti si spaventano al nostro passaggio e saltano a frotte fuori dall'acqua. Intanto noi ci accorgiamo che la rotta che stiamo seguendo ci sta portando proprio nel mezzo di una secca piuttosto estesa, cosi' dobbiamo virare e passare 5-6 ore di bolina per fare il giro intorno al possibile "pericolo". Quando fa buio riprendiamo la rotta stabilita e siamo nuovamente di lasco a 130 gradi. Notte tranquilla con vento sostenuto e grosse stelle cadenti dalle code verdognole. All'alba incrociamo una nave cargo che dopo averci passato accende una grossa luce intermittente rossa. Non sappiamo cosa voglia dire, stava cercando di dirci qualcosa? Noi non proviamo a comunicare via radio e continuiamo per la nostra strada. Visto che il vento non accenna a calare e che abbiamo anche diverse perdite da un po' tutti gli oblo' e i portelloni, senza contare che un altro stopper si e' rotto (purtroppo tutti quelli di plastica sono destinati a vita breve, per questo noi li preferiamo di metallo), insomma, decidiamo che potremmo fare una sosta all'Isla Providencia, una piccola isola che sta di fronte alla punta del Nicaragua, ma che appartiene alla Colombia. Se tutto continua cosi' dovremmo arrivarci domani nel pomeriggio. Per cena frittata con le zucchine e soliti turni.



4 marzo 2009

Vento sempre costante da nord est a 25-30 nodi. Damiana corre senza problemi diretta all'Isla Providencia e noi ce ne stiamo seduti in pozzetto a controllare le vele e bagnarci con le ondate. Oggi e' nuvoloso cosi' l'immensa distesa blu e' diventata improvvisamente grigia e minacciosa, anche seil vento e' sempre quello di prima. Poco prima del tramonto avvistiamo l'isola in lontananza, facciamo un paio di strambate per prenderla dalla direzione giusta e in un paio d'ore dovremmo essere la'.



Infatti, per l'ora di cena siamo ancorati nella piccola baia della isla mentre il vento se possibile sta aumentando di nuovo. Altre barche sono gia' qui al riparo e tutti ci salutano sorridenti. Buttiamo l'ancora in 2 metri d'acqua e mettiamo un pochino d'ordine su Damiana. Mentre Fra ripone le mappe e da' una rassettata sottocoperta, io stendo tutte le cerate e i nostri vestiti umidi nell'ultimo barlume di sole, anche se spero che nella notte piova cosi' da lavarne via il sale senza sprecare l'acqua del serbatoio. Per cena mangiamo dei tacos con chayote (zucca messicana), carote e longaniza de Valladolid (una specie di salsiccia affumicata e piccante tipica della cucina yucateca). Ci beviamo una birretta in due e alle 8 siamo gia' a letto.


5 marzo 2009
Ci svegliamo alle 6 ancora un po' storditi, forse dalle troppe ore di sonno tutte insieme. Quando chiamo la Capitaneria per avere il permesso di scendere a terra verso le 9 il vento soffia ancora molto forte. Montiamo il dinghy e dopo una mezz'oretta siamo negli uffici dell'immigrazione colombiana con un giovane ufficiale della marina militare e il nostro agente marittimo locale. Le pratiche sono velocissime e in un quarto d'ora siamo gia' a passeggio per il minuscolo paesino.


Quest'isola in passato fu abitata da diverse comunita' di pirati, tra cui il piu' famoso pirata Morgan, mentre ora ci vivono circa 10000 persone sparse nei molti villaggetti costieri. Ispezioniamo alcuni dei piccoli empori della via principale e scopriamo divertiti che vendono la pasta Corticella prodotta a Bologna e lambrusco in quantita' industriali! Curiosiamo ancora un po' e poi decidiamo di tornare in barca per iniziare le consuete riparazioni. Appena arrivati da Damiana abbiamo una delle situazioni peggiori che possano capitarci: la cima d'ancora per la vecchiaia si spezza lasciando l'ancora sul fondo e noi alla deriva per la baia. Proviamo a gettare l'ancora di riserva ma, essendo un'ancora da roccia, non riesce a far presa su questo fondale di sabbia e alghe. Grazie al cielo pero' avevamo legato un piccolo galleggiante alla prima ancora, cosi' Fra si butta in acqua per recuperarla, mentre io mi faccio dei gran giri in tondo con Damiana. E' come se ti dicessero di fare dei giri in tondo con un tir nel parcheggio affollato di un supermercato, visto che Damiana e' piuttosto grande, lo spazio di mare intorno a noi poco, e le altre barche ancorate molto molto vicine. Insomma, alla fine ce la facciamo con non poca fatica e anche con un po' di preoccupazione. A meta' del pomeriggio siamo di nuovo ancorati, ma decidiamo di montare un'altra ancora di riserva, non si sa mai, meglio averne una pronta nel caso in cui ce ne fosse bisogno di nuovo. Questo super lavoro dell'ancoraggio oggi ci ha stancato piu' della traversata. Per cena strangozzi con sugo di pomodori, olive e capperi e per dessert uno scacchetto di cioccolata. Mettiamo l'allarme d'ancora sul gps e andiamo a letto sperando di non doverci pensare piu'.



Pensiamo di fermarci qui per un po'. L'isola e' splendida con la sua tranquillita' e i volti sorridenti dei rasta in motorino. Abbiamo fatto amicizia con alcuni locali e con alcuni barcaioli davvero singolari e le giornate passano serene tra riparazioni, giri in bicicletta e chiacchiere con gli abitanti dell'isola. Senza fretta ci prepariamo a riprendere il mare, vi abbraccio tutti, a presto


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