29 gennaio 2010
Lasciamo Ciudad de Oaxaca presto al mattino e in una decina di minuti siamo fuori dalla citta' diretti a nord. Imbocchiamo la nuova autopista de quota 135 che collega Oaxaca a Mexico D.F. e iniziamo ad attraversare gli altopiani centrali. La vegetazione e il paesaggio cambiano in continuazione, la strada e' deserta e ben tenuta.

Ci godiamo il viaggio senza fretta, gia' sappiamo che passeremo la giornata in auto senza arrivare alla nostra destinazione finale, ma domani probabilmente ce la faremo! Abbiamo deciso di fare questo viaggio nell'interno e prendere un'auto a noleggio solo per andare a Xilitla a vedere "La casa infinita" di Sir Edward James, un'opera d'arte surrealista immersa nella jungla e che da anni speravo di visitare dopo aver letto "La polvere del Messico" di Pino Cacucci. 
Certo Xilitla non e' proprio quel che si suol dire "vicina", ma farci un migliaio di chilometri verso nord non ci pesa poi molto, anche grazie all'irrisorio costo della benzina (1 litro = 7,5 pesos, 1 euro = 18 pesos).


La mattinata prosegue tranquilla con Francesco alla guida del nostro minuscolo bolide e io che gli descrivo le bellezze della zona leggendo la Lonely Planet, quando all'improvviso lo vediamo, maestoso, ancora in lontananza, ma ben riconoscibile con la sua cima innevata.

E' "El Popo" ovvero il vulcano Popocatepetl, che in lingua Nahuatl significa "montagna che fuma". E' il secondo monte piu' alto di tutto il Messico (5426 m.) e dal 2000 ha ripreso senza tregua la sua attivita' dopo aver riposato per quasi due secoli. El Popo e' collegato attraverso il Passo de Cortez al vulcano inattivo Iztaccihuatl "la donna bianca" o "la donna dormiente", diciamo cosi' la sua eterna fidanzata. Secondo una delle molte versioni della leggenda infatti, la principessa azteca Iztac si innamoro' di Popocatepetl, uno dei guerrieri di suo padre. Il re invio' il giovane in battaglia a Oaxaca e gli promise che avrebbe potuto sposare sua figlia quando fosse tornato vincitore. Dopo qualche tempo a palazzo inizio' a circolare la falsa voce che il giovane fosse morto in guerra e la principessa Iztac, credendo alla notizia, si lascio' morire di crepacuore. Quando Popocatepetl rientro' dalla battaglia, sconvolto dal dolore per la perdita dell'amata, si rivolse agli dei. Questi, conoscendo la storia dei due ragazzi innamorati, decisero di trasformarli in montagne, cosi' che El Popo potesse vegliare per sempre sulla sua bella Iztac addormentata. Ed in effetti da certe angolazioni il vulcano Iztaccihuatl sembra proprio una fanciulla distesa:
Arrivati a Puebla lasciamo l'autostrada 135 e imbocchiamo un'altra nuovissima autopista che ci portera' piu' a nord nella citta' di Pachuca, dove decidiamo di fare una breve sosta per pranzare anche se ormai sono gia' le 15! Siamo arrivati nello Stato di Hidalgo, conosciuto anche come lo Stato del barbacoa de borrego, ovvero del montone alla piastra, non credo che avremo difficolta' nel trovare qualche posticino dove rifocillarci! Infatti Francesco scova un ristorantino niente male, dove per un centinaio di pesos mangiamo mezzo chilo di carne arrachera (manzo marinato e speziato) con cactus nopales, qualche salsiccia di chorizo, insalata mista, due birrette e una montagna di tortillas calde! Ci voleva proprio!

Abbiamo ancora un paio d'ore di luce, cosi' pensiamo sia meglio macinare ancora un po' chilometri: imbocchiamo la statale 85 che da Pachuca porta sulla Sierra Madre de Oriente e prima del tramonto ci fermiamo a Ixmiquilpan, una graziosa cittadina proprio ai piedi delle grandi montagne. Visto che abbiamo voglia di sgranchirci un po' le gambe, dopo aver trovato un alberghetto economico (200 pesos) per la notte, facciamo una passeggiata in centro e all'interno della Iglesia di San Miguel Arcangel troviamo dei murales singolari con scene di battaglia cruenta tra guerrieri Aquila e guerrieri Giaguaro e scene con le divinita' pagane del Sole e della Luna.





30 gennaio 2010
Alle 8 siamo gia' in auto, ma prima di inerpicarci su per la Sierra, facciamo due passi lungo il fiume di Ixmiquilpan ammirando i suoi alberi secolari... nella nebbiolina del mattino sembra un luogo incantato.




Seguendo sempre la statale 85 proseguiamo su per la Sierra Madre de Oriente, ma non riusciamo a vedere nulla: una nebbia fittissima avvolge le montagne e dopo poco inizia pure a piovere... insomma, non certo il tempo ideale per guidare! Dopo circa quattro ore siamo dall'altra parte della Sierra, nello Stato di San Luis Potosi' e verso le 14 finalmente eccoci a Xilitla. Anche qui il cielo e' grigio e una pioggerellina fina ci accompagna su per la stradina che porta a Las Pozas di Sir Edward James.
Sir Edward James nacque in Inghilterra nel 1907 dall'esploratore William James e da una delle figlie di re Edoardo VII. Essendo benestante di famiglia inizio' a viaggiare per l'Europa e cosi' conobbe un giovane artista spagnolo di cui decise di diventare mecenate: quell'artista era Salvador Dali'. Da qui inizia l'avvicinamento di Edward James al movimento surrealista, a cui dedico' anche alcuni scritti. Negli anni Quaranta decise che avrebbe voluto costruirsi una sorta di "giardino dell'Eden" per le sue ricerche spirituali e cosi' si reco' a Los Angeles, ma non riuscendo a trovare quello che stava cercando, penso' che il Messico poteva essere il posto giusto. Affitto' una casa a Cuernavaca e assunse il giovane indio Plutarco Gastelum come sua guida spirituale attraverso l'immenso territorio messicano. Un giorno mentre stavano facendo un bagno in un torrente nascosto nella jungla chiamato "delle 7 pozze", si racconta che Edward James fu avvolto da un nugolo di farfalle gialle e che questo evento singolare lo convinse che quello poteva essere il luogo ideale per la sua "casa infinita". Inizio' cosi' la follia piu' grande e costosa della sua intera vita, l'opera che lo tenne impegnato fino alla sua morte nel 1984 e che lo rese felice qui nel mezzo del nulla in terra messicana.
La Casa Infinita o Las Pozas, e' un garbuglio di costruzioni diverse, concepite e realizzate senza interferire con la natura rigogliosa di queste aspre colline, senza tagliare un solo albero, un solo fiore. E' una casa senza pareti che si perde nella jungla con le sue scale che portano a nulla, le voliere senza reti, le colonne senza tetti da sostenere. E' il luogo dove Sir Edwar James visse per anni in solitudine progettando sempre nuove follie architettoniche prontamente realizzate da schiere di muratori locali e che lo portarono ben presto a dilapidare il suo intero patrimonio e lo costrinsero a vendere anche tutta la sua collezione di quadri surrealisti, tra cui Il Sogno di Salvador Dali'.





Ora la Casa Infinita e' aperta al pubblico per la modica cifra di 50 pesos e durante la bella stagione si puo' venire qui, non solo per ammirare le lucide pazzie dell'Inglese, ma anche per rinfrescarsi nelle deliziose piscine naturali abbellite dai giochi d'acqua realizzati dall'artista con le sue architetture visionarie.





Visitare la Casa Infinita e passeggiare in questo labirinto inghiottito dalla vegetazione e' come trovarsi per un momento in un altro mondo, trasportati lontano, come in un sogno d'acqua e pace senza fine.








E' quasi il tramonto quando a malincuore lasciamo La Casa Infinita per riprendere la "strada di casa" verso sud. Ci ripromettiamo di tornarci un giorno, magari in estate, cosi' da potersc godere la freschezza dell'acqua a mollo nelle pozas, proprio come piaceva al nostro amato Sir Edward James.




















