venerdì 1 febbraio 2008

Impressioni dal Messico: cronaca del viaggio in auto verso nord. PARTE 2

25 gennaio 2008. Partiamo presto da San Blas, ma la strada è tutta una buca così Francesco è costretto a rallentare in continuazione. Passiamo in mezzo ai campi, tra alberi di mango e piccoli impianti per l'allevamento di gamberetti, che vengono venduti agli incroci da alcuni sorridenti ambulanti (1Kg per l'equivalente di 5 euro!!). La mappa che abbiamo è piena di errori, così sbagliamo strada un paio di volte prima di arrivare a Santiago Ixcuintla dove abbiamo previsto una breve sosta per visitare il Centro Huichol. Facciamo una passeggiata in piazza, entriamo nella splendida iglesia e poi uno zelante agente di polizia ci accompagna fino a destinazione.


Il Centro Huichol deve aver visto tempi migliori... sembra che non ci venga nessuno da anni; entriamo fiduciosi e infatti due simpatiche signore ci mostrano i pezzi di artigianato in vendita e iniziamo una piccola trattativa per acquistare qualche rarità.
Riprendiamo il viaggio e dopo una trentina di chilometri siamo all' imbarcadero per l'Isla Mexcaltitlan, situata nell'omonima laguna. Quest'isola è considerata la "culla della messicanità", si pensa addirittura che si tratti della leggendaria città di Aztlan, da cui partì la migrazione azteca che culminò con la fondazione dell'impero di Tenocthitlan. Sull'isola risiedono circa 1500 persone, non ci sono auto e gli abitanti vivono pescando nella sterminata laguna circostante, che inoltre, ospita migliaia di volatili. Affittiamo una lancia con barcaiolo e dopo appena un quarto d'ora siamo in vista dell'isola:


La città è minuscola e graziosa. Iniziamo così ad esplorare quella che gli abitanti della zona chiamano "la Venezia Messicana" e ci perdiamo nelle viuzze polverose ombreggiate dalle bouganville. Seduti di fronte a casa i pescatori aggiustano le reti chiacchierando e sorridendo ai passanti, i bambini si rincorrono nella piazza e una signora pubblicizza ad alta voce i suoi budini di riso. La sensazione è quella di essere stati catapultati in un altro mondo... come passare una giornata dentro ad un romanzo di Garcìa Marquez.


Ci fermiamo per pranzo in uno splendido ristorantino affacciato sulla laguna e assaggiamo le specialità della casa: albondigas en caldo (frittelline tonde di pasta di gambero in brodo), pescado sarandeado e ancora camarones alla matequilla (gamberetti al burro). Intorno a noi decine di uccelli acquatici si riposano o pescano.




Nella laguna inoltre vive una cospicua comunità di pellicani bianchi:




E poi ancora altre specie di aironi:




Poi, dopo aver mangiato, Nussi getta in acqua un pezzetto di tortilla per vedere se ci sono dei pesci nell'acqua fangosa della laguna e incredibilmente decine di pesci gatto fanno a gara per ingozzarsi di cibo!


Prima di ritornare all'auto diamo un'occhiata al minuscolo museo archeologico nella piazza e poi riprendiamo la lancia. Decidiamo di provare a raggiungere Mazatlan, certo mancano ancora 200Km, ma possiamo utilizzare la nuova autopista a pagamento che è appena stata inaugurata. La strada infatti è nuova di zecca e deserta, incontriamo solo pochi camiones e qualche auto più veloce di noi. Intorno sempre lagune di cui non vediamo la fine e piantagioni di agave e cocomeri. Al tramonto vediamo le luci di Mazatlan in lontananza e un'ora dopo siamo già in centro per una passeggiata e un aperitivo.


26 gennaio 2008. Mazatlan è una città piena di colori. Ricorda un po' Lisbona con i vicoli in salita che si arrampicano su per le colline e le piastrelle decorate sulle facciate delle case. La zona vecchia è recentemente stata rimessa a nuovo e i turisti si affollano nei ristorantini in stile europeo. Andiamo a vedere il museo archeologico e poi il teatro della città che è stato ristrutturato dopo più di 10 di abbandono ed ora è splendido.


La giornata trascorre tranquilla anche se purtroppo il cielo è coperto, così non possiamo goderci le spiaggie che ci dicono siano bellissime. Ecco una foto della playa Olas Altas:

La zona a nord, chiamata Zona Dorada è la parte più turistica della città: qui sorgono i grandi alberghi e le strade sono affollate di
gringos che fanno shopping. Ci facciamo solo un giro veloce in auto e poi scappiamo via in fretta diretti al mercato coperto nel centro: qui si può trovare di tutto, dal cibo ai vestiti e la qualità sembra eccellente. Ovviamente è un luogo affollatissimo, chi mangia, chi vende, chi suona, chi compra... come una festa di paese permanente in un turbine di autobus e clacson assordanti. Decidiamo di trascorrere il pomeriggio in relax: esploriamo alcune piccole gallerie d'arte e poi beviamo l'ultima margarita seduti ad uno dei tanti bistrot in una delle piazzette del centro prima di andare a cena. Domani torneremo a La Cruz.

giovedì 31 gennaio 2008

Impressioni dal Messico: cronaca del viaggio in auto verso nord. PARTE 1

23 gennaio 2008. Partiamo da La Cruz in tarda mattinata senza una meta ben definita. Prendiamo la carretera inter-statale in direzione nord con Francesco alla guida, Nussi sul sedile posteriore a godersi il paesaggio e io con mappe e Lonely Planet alla mano.

La strada è la stessa che avevamo già percorso qualche giorno prima andando a Chacala, una delle spiaggie più belle dello stato di Nayarit. Ecco un paio di foto scattate nella caletta:



La strada è ombreggiata grazie alla folta vegetazione tropicale e mentre riconosciamo i paesini, Fra cerca di evitare le topa(s). Cosa sono? Credo che in italiano si chiamino "dossi artificiali"; dai, sono quelle specie di cunette che stanno in mezzo alla strada per rallentare la velocità. Beh, il Messico è pieno di topa(s), che detta così sembra tutta un'altra cosa! Spesso sono segnalate da cartelli di questo tipo...


...ma ancora più spesso te le trovi davanti completamente inaspettate o peggio ancora invisibili. A volte poi sono altissime tanto che, anche a velocità ridottissima, è impossibile non sfiorarle con il fondo dell'automobile. Comunque, nel caso in cui ci si dovesse rimettere una ruota (o anche peggio) le llanterie (gommisti) sono ovunque e i meccanici sanno fare bene il loro lavoro. Sempre lungo questa strada qualche giorno prima ci era capitato che il bordo di un cerchione si piegasse malamente dopo aver preso una grossa buca e un sapiente gommista ce l'aggiustò in 5 minuti con due martellate!

Decidiamo di andare alla laguna Santa Maria de Oro dove vivono diverse specie di uccelli acquatici. La laguna si trova in realtà nel cratere di un vulcano e capita a volte che le acque borbottino emettendo vapori sulfurei, per questo è rinomata per le sue qualità termali
. La zona è particolarmente spettacolare dal punto di vista panoramico e le leggende sul luogo si sprecano. Raccontano gli abitanti della regione che durante la conquista spagnola l'oro abbondava a tal punto, che si credeva che bastasse sradicare un certo tipo di pianta che cresceva nei dintorni per trovare la polvere d'oro!

Il posto è veramente meraviglioso. Arriviamo alla laguna poco prima del tramonto, giusto in tempo per fare un giro in auto e trovare una camera per la notte in un piccolo campeggio con bungalows proprio di fronte alla riva. Lungo il lago ci sono decine di ristorantini che servono le specialità della zona: pescado sarandeado (ossia pesce speziato cucinato alla griglia) e chicharrones de pescado (piccoli pezzi di polpa di pesce impanati e fritti). Optiamo per i chicharrones e ne mangiamo un chilo in tre, mentre le folaghe e le anatre si godono gli ultimi attimi di luce su un vecchio pontile.



24 gennaio 2008. Francesco si sveglia all'alba, così non sono nemmeno le 8 quando siamo già in auto diretti a Tepic, capitale dello stato di Nayarit, che da qui dista poco meno di 40 Km. La prima cosa che ci colpisce è un grande zuccherificio e la moltitudine di camion sovraccarichi di canna da zucchero che vi affluiscono lentamente. La città deve essersi espansa velocemente negli ultimi anni tanto da aver inglobato questa fabbrica che una volta si trovava sicuramente più decentrata. Le strade sono trafficate, piene di colori e di gente.
Parcheggiamo poco distante dalla cattedrale, ma prima di tutto andiamo a visitare il minuscolo museo archeologico e visto che l'addetto al pagamento non c'è... entriamo gratis! Ci sono solo 4 o 5 sale con una moltitudine di reperti preistorici e soprattutto di epoca precolombiana. Il tutto è molto ben organizzato con cartelli informativi in spagnolo sulle pareti e nelle teche.


Cerchiamo di andare anche al Museo De Los Quatros Pueblos che espone oggetti della tradizione popolare e ha due belle sale dedicate agli indios Huichol, però purtroppo stanno aggiustando l'impianto elettrico così le stanze sono buie e riusciamo a vedere ben poco. Peccato. D'obbligo una visita alla cattedrale che domina la piazza del municipio dove due enormi altoparlanti diffondono la tipica musica messicana ad un volume inimmaginabile!


Decidiamo di lasciare Tepic per farci qualche ora di mare a San Blas, una cittadina distante una sessantina di Km. Uscire dalla città si dimostra più complicato del previsto e non riesco a trovare la strada giusta al primo colpo anche per colpa di un paio di cartelli stradali sbagliati. Poco male. La strada per ritornare sulla costa è tutta una curva e il povero Fra non ha un attimo di tregua, per fortuna il manto stradale è perfetto, sembra quasi che l'abbiano asfaltata per noi! Il paesaggio cambia in continuazione: passiamo attraverso piantagioni di banani, alberi di mango, palme da cocco e poi in lontananza iniziamo a scorgere l'oceano. Le spiagge nei dintorni di San Blas sono deserte e meravigliose. L'unico problema sono le no-see-ums, ossia delle minuscole moschine pressochè invisibili che hanno massacrato di punturine me e Francesco. Le avevamo già incontrate in primavera all'Isla Espiritu Santo, ma non ci ricordavamo che fossero tanto affamate!


La cittadina è molto carina e sembra rimasta messicana al 100%. Certo ci sono decine di hotel e ristoranti e i gringos non mancano, però l'impressione è stata molto positiva. Prendiamo un aperitivo nella piazza principale e poi andiamo a cena al ristorante "La Familia" dove mangiamo dell'ottimo filetto di pesce cucinato splendidamente. Le punture delle no-see-ums iniziano a frasi sentire! Ahi!

martedì 22 gennaio 2008

Talpa de Allende


Talpa de Allende, o "La Perla Escondida" come la chiamano alcuni, si trova a circa 190 Km dalla città di Guadalajara nel mezzo della Sierra Madre Occidentale ed è meta di uno dei pellegrinaggi più importanti dello Stato di Jalisco, ma anche del Messico in generale celebrato persino dagli emigranti negli Stati Uniti. Le sue vecchie costruzioni, le case con le tegole rosse, i portoni grandi e accoglienti, i suoi balconi, il monumento di Cristo Re e la imponente basilica con le alte torri che si stagliano nel cielo blu della valle, questa è Talpa, una meravigliosa cittadina dove si venera una delle immagini della Vergine Maria considerata tra le più, diciamo così, "miracolose" di tutto il Messico: Nostra Signora del Rosario, meglio conosciuta come la Vergine di Talpa.


L'origine dell'immagine della Vergine miracolosa è probabilmente da porsi nel secolo XVI anche se nessun documento lascia conoscere il nome dell'autore della scultura. Probabilmente la prima versione fu intagliata utilizzando canna di mais e lo scultore potrebbe essere stato un indio Purepecha che seppe dare alla piccola immagine la grazia e la delicatezza di un viso di "angelica bellezza" ispirato dal suo amore per la Santissima Vergine. Quindi stiamo parlando di una scultura grezza di appena 38 cm realizzata da un anonimo indigeno con materiale povero e estremamente deperibile.

Il peasino di Talpa all'epoca era poco più di un villaggio nel mezzo della Sierra, fondato dai conquistatori Spagnoli con il nome di Santiago de Talpa con l'intenzione di sfruttare i ricchi giacimenti minerari della zona. Il sacerdote Manuel de San Martin fu incaricato di provvedere alle necessità spirituali della nuova fondazione e questi edificò un'umile cappella ponedovi la stauetta grezza della Vergine che gli era stata regalata in uno dei villaggi di indios durante il suo viaggio nella regione.

All'inizio del secolo XVII il pease di Santiago de Talpa venne in parte abbandonato visto che i giacimenti minerari si erano esauriti in breve tempo e gli Spagnoli contavano di sfruttarne altri in una zona poco distante. Così i coloni che decisero di rimanere iniziarono ad occuparsi esclusivamente di agricoltura e allevamento nella fertile piana circostante. Anche Padre Manuel decise di lasciare Talpa e di portare la piccola statua della Vergine con sè per costruire una cappella più grande nel nuovo insediamento minerario che si andava a creare. Per il nuovo tempio però, padre Manuel commissionò che venisse scolpita una statua della Madonna di dimensioni naturali per l'altare principale e così la piccola Vergine di Talpa venne dimenticata in una cappelletta laterale.

Un indio di nome Diego Felipe affezionato alla piccola statuina dai tempi in cui viveva a Santiago de Talpa riuscì a portarla in casa sua e a costruirle un piccolo altare dove la sua famiglia la pregava. Secondo il documento "La Autentica" (resoconto di testimoni dell'epoca) un giorno Diego Felipe ricevette la visita di un suo fratello che era rimasto a vivere a Talpa e decise di regalargli la statuina della Madonna.

Così l'immagine ritornò a Talpa nella piccola cappella vicino al patrono della città, l'apostolo Santiago. Gli incaricati della cura del modesto tempio furono quindi i discendenti dell'indio Diego Felipe ed in particolare la nipotina Maria Tenache. Purtroppo il parroco di Guachinango visitava Talpa una volta all'anno e così il tempo passava senza che nessuno si preoccupasse che la piccola immagine si andava deteriorando per via degli insetti e dell'umidità perdendo la sua primitiva bellezza.

Nel 1644, in agosto si preparavano le feste patronali per la piccola Vergine e per l'apostolo Santiago protettori di Talpa, quando il nuovo sacerdote addetto alle celebrazioni, Pedro Rubio Felix, si accorse che l'immagine della Madonna era ormai troppo vecchia per asservire la sua funzione, così finite le feste decise che venisse avvolta in un lenzuolo e sepolta nella sacrestia della chiesa.

Così la piccola Maria Tenache obbedendo al volere del parroco iniziò a preparare la statua per l'inumazione. Era il 19 settembre 1644. Quando ormai tutto era pronto e mancava solo di seppellire l'immagine, Maria Tenache, suo padre e altre persone si diressero alla chiesa per un ultimo saluto alla Vergine. Maria Tenache stava per porre la statua in una piccola fossa scavata appositamente nel pavimento della sacrestia, quando la Vergine iniziò ad emanare una luce accecante e la bambina cadde a terra come svenuta. A quelli che le domandavano cosa fosse successo rispondeva dicendo che la Vergine improvvisamente era stata avvolta da un fascio di luce. Nessuno aveva il coraggio di svolgere il lenzuolo che copriva la piccola statua, ma tutti iniziarono a pregare, portare fiori per celebrare l'evento e a porle candele di fronte.

Quando Padre Rubio Felix, accorso per via del fatto straordinario, liberò la statuina dal suo sudario tutti i presenti notarono come l'immagine fosse tornata come nuova, splendente e senza i segni indelebili del tempo. La piccola Vergine venne posta sopra l'altare principale al posto d'onore e, da allora, non ha mai smesso di dispensare miracoli ai pellegrini che si incamminano per andarla a visitare.

Durante l'anno si celebrano sei feste: quattro in onore della Vergine del Rosario; poi il giorno della Candelaria in onore di San Josè (San Giuseppe) e la festa della Guayaba (frutto tipico di questa zona, molto simile ad una piccola pera, ma dal gusto più tropicale).
I pellegrini arrivano a Talpa preferibilmente camminando, anche se è possibile raggiungere la zona in autobus, in auto, in moto, in bici o a cavallo. Il cammino in questa regione è impervio e faticoso per via delle alte montagne, ma i pellegrini accorrono in gran numero durante ogni periodo dell'anno per celebrare la piccola immagine della Vergine considerata fonte inesauribile di miracoli da più di tre secoli. Gli abitanti di Talpa ricevono i pellegrini a braccia aperte con incondizionato spirito di ospitalità e gran parte dell'economia della cittadina si basa appunto sul turismo religioso e sull'accoglienza dei fedeli. Nei numerosi negozietti che circondano la piazza della basilica si possono trovare le specialità locali: rollos (rotoli) di guayaba e di altra frutta stagionale e il rompope, tipico liquore a base di uovo, cannella, vaniglia e mandorla, bevanda ristoratrice per turisti e pellegrini.

lunedì 21 gennaio 2008

La Cruz di Huanacaxtle

Carissimi,


mi scuso per la prolungata assenza, ma gli ultimi giorni sono stati particolarmente intensi e il tempo è volato tra mille cose da fare.

Siamo arrivati qui a La Cruz nella Baia de Banderas sabato 12 gennaio dopo 6 giorni di navigazione. La traversata è andata piuttosto bene con vento costante da nord-ovest a 10-15 nodi che non ci ha dato troppo da fare con le vele. Purtroppo il cielo è stato quasi sempre coperto, così abbiamo sofferto un po' il freddo e la mancanza di energia (i pannelli solari senza sole funzionano a rilento). Poco male, è stato sufficiente rinunciare al frigorifero e ad ascoltare un po' di musica durante i turni di notte!

Appena partiti da La Paz, durante il passaggio notturno nel canale tra l'Isla Cerralvo e la costa della Baja California Sur, abbiamo preso un tonnetto: inizialmente pensavamo che la lenza si fosse ingarbugliata malamente nella deriva per via di una strambata non proprio ben eseguita (che, tra le altre cose, mi è costata la promozione... ora sono stata declassata a "sbucciapatate poliglotta di seconda categoria"). Poi la sorpresa: mentre cercavamo di recuperare l'esca ci accorgiamo che c'è qualcosa appeso là in fondo... non ci potevamo credere! Yum, sashimi per colazione, che gioia!

E così con il gennaker gonfio e la randa paciuta abbiamo iniziato la rotta verso sud: la costa lentamente è sparita nella foschia del tramonto e le onde disordinate ci hanno sballottato nel punto in cui l'Oceano Pacifico incontra il mare di Cortez.

Sono stati giorni di silenzi e lunghe ore in contemplazione del mare. Siamo stati bene in mezzo a quell'immensità come è stato altrettanto emozionante vedere di nuovo terra dopo 6 giorni di sola acqua. Stranamente non abbiamo incrociato nessuno: nessun'altra barca a vela (se non l'ultimo giorno in prossimità della costa) e nessuna "navona" ossia nessun cargo e/o nave da crociera.

Non siamo riusciti a pescare altri pesci, un vero peccato. Comunque avevamo cibo a sufficienza e così Francesco ha cucinato e mangiato in abbondanza come al solito. Io, complice un prolungato attacco di mal di mare, ho preferito non esagerare e cercare di mantenermi attiva e in grado di manovrare piuttosto che sofferente per essermi ingozzata di cibo. I turni di notte sono stati più piacevoli del solito con nuove costellazioni da riconoscere e delfini a farci compagnia. Solamente l'ultima notte un ventaccio contrario (20-23) ci ha costretto ad una bolina inaspettata conclusasi all'alba con l'ingresso nella Baia de Banderas dove il vento è crollato e ci ha lasciato alla deriva per qualche ora.

La nostra destinazione finale doveva essere Nuevo Vallarta, ma con una telefonata per avvisare la marina del nostro imminente arrivo scopriamo che la prenotazione è stata cancellata visto che eravamo in ritardo di un giorno sulla data prevista. Che fiscalità! Per questo abbiamo ripiegato su La Cruz dove sapevamo che c'era un'altra marina sebbene ancora in fase di costruzione. E meno male! La Cruz è uno splendido paesino di pescatori ancora (per poco) estraneo al turismo americano-occidentale di massa; tutta un'altra cosa rispetto alle affollatissime e cementatissime Nuevo e Puerto Vallarta.

Le strade qui sono di ciottoli, buche e polvere, i bambini giocano a pallone davanti a casa, polli e cani più o meno randagi ci accompagnano nel nostro primo giretto di esplorazione.


Ci sentiamo subito a casa e passiamo qualche ora in uno splendido locale all'apero gestito da due francesi: più che un locale si tratta del patio di casa loro, dove sono stati allestiti un piccolo palco per i concerti serali e un'esposizione di artigianato degli indios Huichol. Le bouganville colorate, una fontana con due tartarughe assonnate e numerosi gatti che dormono al sole completano l'atmosfera rilassata di questo bar-ristorante-galleria d'arte dove è possibile utilizzare internet wireless semplicemente sedendosi ad uno dei tavoli anche senza obbligo di consumazione. Madò, mi sembro una Lonely Planet dopo questa descrizione!


Troviamo senza problemi un meraviglioso hotel per la mamma di Francesco, anche se più che un hotel nel classico senso della parola, potrei parlare di un miniappartamento con terrazza e cucina arredato in stile messicano con mobili di legno grezzo e coperte colorate.

E così il 16 gennaio per la prima volta prendiamo un autobus per andare in aeroporto e l'esperienza rimarrà una di quelle da raccontare: a parte il fatto che nemmeno i passeggeri locali riuscivano a capire cosa dicesse l'autista che invece di parlare bisbigliava (per capire quanto ci costava la corsa ho dovuto leggere il labiale), la cosa più terribile è stato il suo stile di guida! Con il tachimetro rotto fermo sui 130 Km/h e un'immagine psichedelica di Gesù sul retro della sedia questo pazzo ci ha portato vivi (un miracolo) fino a destinazione dopo aver corso come in una gara di Formula Uno sulla strada statale scalcagnata e aver cacciato due o tre inchiodate da brivido di quelle con le ruote che stridono per la velocità con annessa derapata... Comunque poi, guardando altri autobus, abbiamo capito che abbiamo beccato male noi perchè tutti gli altri si muovevano a velocità regolare rispettando la segnaletica e le fermate!

Per il resto nulla da segnalare. Ora siamo qui con Nussi e stiamo facendo dei giretti di esplorazione nei dintorni (presto vi posterò foto e resoconti) e dopodomani partiremo per un viaggetto di qualche giorno lontano (si spera!) dal turismo per gringos.
Due giorni fa ci siamo avventurati verso nord senza una meta precisa e dopo ore di strada sterrata persi in mezzo ai campi prima, e al deserto poi, siamo arrivati in una spiaggia deserta stupenda chiamata La Pegnita. Peccato ci fosse un gran vento, troppo anche solo per sedersi un pochino al sole. Il tempo purtroppo non ancora mai stato clemente davvero e il caldo stenta ad arrivare.


Per il momento non ho altro da aggiungere, ma prometto prestissimo un nuovo post con nuove foto. Un abbraccio da La Cruz

mercoledì 26 dicembre 2007

Diario dicembre 2007: Santa Rosalia, San Carlos, La Paz, Mare di Cortes


6-7 dicembre 2007


Santa Rosalia - Baia Algodones, San Carlos, Stato di Sonora. Partiamo verso mezzogiorno dopo aver salutato tutti gli amici della marina e i barcaioli. Dopo due mesi li sentiamo un po' come se fossero diventati una sorta di famiglia allargata. E' incredibile come si possano stringere dei legami così intensi con persone che in fondo abbiamo appena conosciuto. Credo che la condivisione di questo tipo di esperienza in mare ci faccia sentire vicini senza nemmeno bisogno di spiegarne il perchè.
E così finalmente riprendiamo il mare che oggi ci sembra particolarmente splendente anche se siamo di bolina con un vento leggero a 10-15 nodi che però mantiene la nostra velocità intorno ai 4-5. Passiamo il pomeriggio in silenzio, ognuno assorto nei suoi pensieri osservando la costa che si allontana e Santa Rosalia che piano piano scompare. Per la notte Francesco fa il primo turno (20.00-02.00) e io il secondo (02.00-07.00). Nel frattempo il vento è girato, così siamo di lasco con il gennaker e andiamo anche a 7 nodi. Il cielo è una distesa di stelle (mica mi ricordavo che ce n'erano tante!) e la brezza leggera e costante non mi dà troppo da fare con le vele, così in sole 5 ore conto 22 stelle cadenti... un record! Alcune veramente emozionanti con una lunga scia bluastra al seguito. Al mattino con l'alba si intravede la costa dell'altro lato del mare di Cortez con le sue montagne mezzo nascoste dalla foschia. Siamo emozionati, anche se il vento sta diminuendo e di conseguenza la nostra velocità. In più ci sono delle onde disordinate e piuttosto alte per un vento così leggero, così siamo sballottati qui e là. Arrivati a 8 miglia da Baia Algodones, di fianco a San Carlos, il vento crolla e ci lascia alla deriva. Aspettiamo un'oretta cercando in continuazione di regolare le vele per cogliere anche il più leggero alito di vento, ma niente. Ci rassegnamo ad accendere il motore e così arriviamo all'ancoraggio giusto prima che il sole scompaia. Per cena abbiamo degli avanzi di pasta al tonno e di pasta e fagioli. Dall'altra parte della baia vediamo solo un'altra barca all'àncora... che meraviglia finalmente soli!





8 dicembre 2007

Baia Algodones - Marina Real (San Carlos). Ci svegliamo alle 6.30 e il cielo è completamente coperto. Anche nei giorni scorsi non era stato granchè soleggiato, così i pannelli solari hanno caricato pochino e siamo al 68% della nostra energia. Così chiamiamo via radio la Marina Real e, visto che hanno un posto per noi, decidiamo di andarci per ricaricare le batterie. Spostandoci verso l'ingresso della marina vediamo due tizi che si sbracciano per salutarci dalla barca all'àncora che avevamo notato ieri sera: che meraviglia! E' Windflower con Karyn e Gary, quella coppia di californiani che sta in giro da 16 anni! Che felicità! Li andiamo a salutare mettendoci d'accordo per un incontro nel pomeriggio e poi andiamo a sbrigare le partiche di ingresso alla marina. Ci assegnano una slip piuttosto stretta, ma Fra con una manovra complicata eseguita alla perfezione "parcheggia" senza problemi. Vado immediatamente ad informarmi sulle previsioni del tempo per i prossimi giorni e purtroppo ci sono cattive notizie: sarà coperto con temperature bassine per questa stagione (15°-18°). Così facciamo l'autostop per andare a San Carlos che dista più o meno 5 chilometri. Al nostro ritorno troviamo Karyn e Gary che ci aspettano alla nostra barca con un'ottima pita+hummus e una bottiglia di tequila reposada... buonissima! Trascorriamo insieme un paio d'ore raccontandoci tutto quello che ci è successo i questi mesi. Cena con avanzi di pasta e fagioli.


9 dicembre 2007

Marina Real (San Carlos). Cielo... nuvolosissimo! Vabbè, secondo le previsioni dovrebbe tornare il sole in un paio di giorni. Passo la mattinata facendo il bucato e poi ci mettiamo a cucinare visto che Karyn e Gary sono invitati a cena. Inoltre avere sempre una pentola sul fornello scalda l'ambiente che comincia ad essere freddino! Prepariamo una torta di mele, bieta stufata, pane al latte e un sughetto all'arrabbiata, ma quando è l'ora dell'appuntamento i nostri ospiti non si fanno vedere. Così li chiamiamo sul VHF e ci dicono che per colpa dell'onda là fuori hanno passato una nottataccia... poveri, vabbè sarà per domani sera, tanto la cena è già pronta!



10 dicembre 2007

Marina Real (San Carlos). Durante la notte piove a dirotto e al mattino ci sono dei nuvoloni neri che non ci fanno sperare in un miglioramento. In più troviamo tutto il pozzetto sporco di sugo all'arrabbiata: probabilmente un gabbiano è riuscito ad aprire la pentola che stava fuori e ora ci sono schizzi d'unto e pomodoro dappertutto... vabbè, peccato per il sugo, comunque il gabbiano se ne deve essere pentito visto che era piccantissimo! Karyn e Gary attraccano alla marina e ci prestano la loro auto per andare a fare provviste. Così andiamo a Guaymas, una città di circa 100 mila abitanti a circa 30 chilometri da qui. Piove a dirotto per tutto il pomeriggio. Per cena cambiamo menu, visto l'inconveniente del sugo: spaghetti alla carbonara, filetto di vitello con bieta, torta di mele, vino rosso e limocello.


11 dicembre 2007

Marina Real (San Carlos). Salutiamo Karyn e Gary che tornano in auto negli USA per Natale... è davvero triste vederli andare via. Mattinata in barca con il magone. Inoltre le previsoni del tempo non migliorano: sta arrivando un altro Northern, ovvero un'altra tempesta di vento da nord. Così paghiamo per un'altra notte, ma se domani il tempo sarà buono ce ne andremo, vogliamo davvero partire! Passo la giornata a riorganizzare le sentine e aggiornare l'inventario. Nel pomeriggio il vento non è ancora arrivato, che rabbia, se pensiamo che potevamo partire... Nel pomeriggio traduco parte del blog in inglese, mentre Fra aggiusta la luce della bussola che durante l'ultima notte in navigazione ha smesso di funzionare.

12 dicembre 2007

Marina Real (San Carlos). Ci sono 20-25 nodi di vento con punte oltre i 30. Non partiamo. Per oggi niente diario, sono troppo scazzata.


13 - 14 dicembre 2007

Marina Real (San Carlos) - Isla Carmen, ancoraggio Perico South. Partiamo intorno alle 13 aiutati da quattro omaccioni della marina per uscire dalla slip. Il vento sta tra 15-18 nodi, ma siamo di lasco così andiamo velocissimi con una media di 7 nodi anche se abbiamo il genoa e due mani di terzaroli alla randa. Man mano che scendiamo verso sud fa sempre più caldo anche se il vento non accenna a diminuire, anzi! Durante la notte ho un attacco di mal di mare, ma con il braccialetto elettronico e buona volontà lo tengo più o meno sotto controllo. Al mattino siamo in vista dell'isola Carmen e mentre facciamo dei bordi per raggiungere l'ancoraggio il vento aumenta improvvisamente: Fra dà una terza mano di terzaroli, ma non serve a molto. La nostra velocità impenna, ora andiamo anche a 10-12 nodi e non possiamo permettercelo per lunghi tratti visto che siamo sovraccarichi. Inoltre durante una strambata la randa si straccia in un altro punto... ma quante volte la dovrò ricucire ancora?? Finalmente arriviamo all'ancoraggio dove il vento sembra soffiare di meno, ma solo per via del montarozzo che ci sta di fronte. In realtà ci sono ancora 27-30 nodi. Siamo affamatissimi dopo queste ultime ore impegnative, così ci cuciniamo la classica aglio e olio con un peperoncino habanero piccantissimo! Nel pomeriggio crollo addormentata, mentre Fra prepara nuove rotte al computer. Quando mi sveglio preparo il "pappone" per pescare, ma non ci sono pesci, peccato avremmo mangiato volentieri un bel brodetto stasera. Fa piuttosto freddo e fuori il vento è sempre più forte tanto che anche in questa baia riparata si è alzata un po' di onda. Per cena abbiamo un grosso pezzo di filetto di vitello comprato a San Carlos con broccoli. Alle 20 siamo già a letto, mentre fuori c'è la bufera.



15 dicembre 2007

Isla Carmen, ancoraggio Perico South. Ci svegliamo alle 7. Abbiamo dormito un sacco, anche se più volte durante la notte, abbiamo dovuto controllare l'àncora. In realtà non abbiamo mai avuto problemi con l'àncora, nemmeno con venti peggiori di questo, però controllare non costa nulla. Ascoltiamo la NET e così ci dicono che il Northern continuerà fino a domani con punte oltre i 35 nodi previste per stanotte. Poco male, tanto siamo fermi. Passiamo la mattinata leggendo e sistemendo i pannelli solari seguando il movimento del sole. Il vento sta sui 32 nodi costante, così prepariamo l'ormeggio a Y (ossia leghiamo una cima a Y agli scafi laterali e al cavo d'àncora) e in questo modo la barca si muove meno e non oscilla più da un lato all'altro della baia. Peccato che ci sia troppo vento per scendere a terra e inoltre non possiamo nemmeno cucire il pezzetto di randa che si è rotto perchè se la srotoliamo si involerebbe immediatamente anche provando a trattenerla bene... Speriamo per domani. Passiamo il pomeriggio leggendo. (A questo proposito vi consiglio questo libro che mi è stato regalato da Gina di Balena: "Eat, Pray, Love" di Elizabeth Gilbert. Non so che titolo abbia in italiano, ma è stato sicuramente tradotto: è la storia di una ragazza americana che passa un anno tra Italia, India e Indonesia alla ricerca di un equilibrio tra piacere e meditazione per la sua vita. La prosa in inglese è piacevolissima, spero che con la traduzione non si perda, se vi va provate a leggerlo in lingua originale, merita davvero). Nel pomeriggio Fra cucina il pane, per cena avanzi di verdura varia.


16 dicembre 2007

Isla Carmen, ancoraggio Perico South. Sveglia alle 6.45, colazione e ascolto della NET. Il vento dovrebbe diminuire nel pomeriggio, così decidiamo di srotolare la randa e iniziare il piccolo rammendo. Fra si offre per cucire il rattoppo (un quadratino di 25 cm di lato), mentre io cerco in ogni modo di fissare la vela perchè non prenda vento, che comunque soffia ancora tra 18 e 24 nodi. Nel pomeriggio prepariamo una rotta di massima per La Paz con alcuni ancoraggi intermedi di emergenza se per caso dovessimo incappare in un altro Northern. Nel tardo pomeriggio finalmente il vento crolla del tutto, ora è calma piatta, pazzesco! Ceniamo al tramonto con quesadillas, insalata e un avanzo di broccoli.


17 dicembre 2007

Isla Carmen - Isla Monserrat, ancoraggio South-West Bight. Sveglia alle 6.20. Prepariamo tutto per la partenza e dopo aver ascoltato la NET io salpo l'àncora (per chi mi ha fatto domande al riguardo, la risposta è: sì, salpiamo l'àncora a mano!), tiro su la randa, apro il gennaker e finalmente mi siedo in pozzetto. Fra sta al timone. Purtroppo non c'è vento per niente. Però ci sono un sacco di delfini che ci vengono incontro e nuotano sotto la barca riemergendo da un lato e dall'altro! Dopo i delfini incontriamo tre cuccioli di foca che tenedosi abbracciati nuotano con noi e poi ci urlano. Noi urliamo loro indietro, così si spaventano e si immergono... che fessacchiotte! Passiamo l'intera giornata cercando di regolare le vele per prendere quei 2-3 nodi di vento... ma nel tardo pomeriggio siamo costretti ad accendere il motore per raggiungere un ancoraggio vicino. Non vogliamo fare la notte perchè questa zona è costellata di isole e rocce più o meno sommerse e navigare con il buio è rischioso... se si può ci si ferma. Nel tragitto peschiamo un grosso tonno, ma mentre Fra lo tira su il pescione si slama e ritorna in acqua... che delusione, già pregustavamo un sashimi per cena... Arriviamo all'Isla Monserrat 10 minuti prima che il sole sparisca dietro le montagne, giusto in tempo per cucinare una frittata con l'ultima luce.




18 - 19 dicembre 2007

Isla Monserrat - Isla San Francisco. Alle 6.20 siamo in piedi, facciamo colazione e ascoltiamo la NET. E' in arrivo un altro Northern, ma decidiamo di partire comunque, se no rischiamo di non arrivare per Natale a La Paz. Il cielo è nuvoloso e c'è poco vento (5-8 nodi) così siamo un po' apatici anche se delfini ci salutano. Durante il giorno facciamo solo poche miglia. La notte passa abbastanza tranquilla: io faccio il primo turno (21.00-01.00) e Fra il secondo (01.00-06.00) ed è la prima volta che non sveglio Francesco per "qualcosa che non va" e che invece lui sveglia me per cambiare le vele. Sto migliorando, la mia promozione è vicina, spero. Al mattino non c'è pressochè nemmeno un alito di vento, ma qualche ora più tardi siamo in un turbine da 25 nodi e andiamo veloci verso sud. Vediamo il nostro primo squalo! Nel pomeriggio, dopo una giornata faticosa con punte di 30 nodi, ci ancoriamo all'Isla San Francisco. Altre barche sono già qui al riparo. Siamo un po' stanchi, così cuciniamo una carbonara e poi andiamo a letto.




20 dicembre 2007

Isla San Francisco - La Paz. Sveglia alle 6.30, colazione e niente NET perchè non riceviamo bene il segnale. Peccato. Fuori soffia ancora molto, ma decidiamo di partire lo stesso. Diamo due mani di terzaroli alla randa e Fra si prende una botta alla testa con il boma... poverino. Partiamo con 25 nodi da nord-ovest al lasco, ma dopo poco il genoa si incasina e la sua scotta si stacca dal punto di scotta, così la vela è legata solo alla sartia e sbatte ovunque. Bisogna tirarla giù e in fretta. Fra va a prua a prenderla mentre io cerco di calarla lentamente, ma con questo vento non è facile. Stiamo andando piuttosto veloci (7 nodi) e solo con la randa... per il momento decidiamo di continuare così senza vela di prua fino a che la barca farà fatica a seguire il timone. Le onde iniziano a crescere e nel giro di poche ore alcune saranno alte 3-4 metri, ma per fortuna noi ci danziamo sopra e andiamo ancora più veloci in planata, tanto che in lontananza scorgiamo già la costa di La Paz. Nel pomeriggio il vento si placa un pochino così armiamo il fiocco, poi il vento cala ancora così andiamo con il gennaker e tiriamo su anche tutta la randa... che con questo ventaccio, indovinate un po'?, si è stracciata di nuovo in un altro punto! Ma quando finirà? Ormai potrei aprire una veleria! Comunque dopo un'oretta il vento cambia completamente direzione e ora viene da sud-est (14-20 nodi), così dobbiamo fare le ultime 20 miglia di bolina, non ci facciamo proprio mancare niente! Ecco un paio di foto da "dopo tempesta": Fra bello come il sole, io per niente convinta che sia già il momento di togliere i terzaroli alla randa...



Arriviamo a La Paz che è già buio ed entrare in porto è difficile e pericoloso: ci sono molte barche all'àncora senza luci e io non vedo nulla, per fortuna che Fra sembra avere gli infrarossi agli occhi! Attracchiamo al fuel-dock della marina aiutati da due inservienti, domani ci sposteremo al molo che ci hanno assegnato. Non ci sembra vero poter avere una doccia calda dopo tanta fatica. Per cena andiamo al nostro ristorante preferito "Rancho Viejo" e mangiamo una quantità di cibo considerevole! E che meraviglia poter stare di nuovo qui a La Paz per un po'!



21 dicembre 2007

La Paz. Giornata tranquilla. Sistemiamo la barca, mettiamo via le vele, facciamo la stima dei danni alla randa. Nel pomeriggio andiamo in centro e ci mescoliamo alla folla in cerca di regali. Per una volta ci compriamo qualcosa: io mi innamoro subito di un paio di sandali super fricchettoni fatti a mano che, vista la temperatura di questi giorni, non potrò indossare fino a che non saremo in Polinesia, e Fra si regala un buffo cagnuzzo di peluche che chiamiamo Bubi. Andiamo a prendere un aperitivo nel locale di alcuni nostri amici, il "Salsipuedes" e passiamo un paio d'ore a chiacchiere con loro. Durante la notte inizia un Northern veramente forte, con punte oltre i 35 nodi.


22-23-24 dicembre 2007

La Paz. Giornate ventose e con tante cose da fare. Esploriamo tutte le ferramenta della città in cerca di aggeggi per riparazioni o per futuri bisogni. Camminiamo un giorno intero per raggiungere un negozio di articoli di pesca solo per accorgerci che quello segnato sulla mappa non esiste. Mangiamo ottime pastarelle alla crema (che di solito invece qui in Messico sono sempre troppo dolci). Andiamo a far la spesa per il giorno di Natale e ritorniamo alla marina carichi di cibo e con un gran mal di schiena. Troviamo un ristorante dove cucinano il miglior pollo mai provato prima, non per niente il suo nome è "Superpollo". Prendiamo accordi con il velaio per comprare un po' di dacron (tela per vele): per risparmiare ce la ripariamo da noi la randa, anche perchè ormai ci siam fatti l'esperienza! Uno scarrafone spunta fuori da uno stipetto della barca: panico. Se ce n'è uno ce ne saranno altri, penso io. Non abbiamo mai avuto problemi con le cucarachas fino ad ora... comunque meglio preparare alcune trappole con l'acido borico, giusto per star sicuri ed evitare un'invasione, ci mancava solo questa! Il vento è sempre forte con raffiche tra 20 e 35 nodi; ogni tanto dà qualche ora di pausa e allora è veramente caldo, si potrebbe stare in spiaggia se fossimo amanti della tintarella. Per lo più però, ce ne andiamo in giro con maglione e berretto di lana, l'aria è gelida. Poco male, adoro questa città e la sua paciosa atmosfera!



25 dicembre 2007

La Paz. Feliz Navidad! Sveglia alle 7. Durante la notte penso che siano stati sparati centinaia di botti... i Messicani amano i fuochi d'artificio et similia, così abbaimo avuto un riposo scoppiettante fino alle 5 del mattino... non osiamo immaginare cosa faranno per l'ultimo dell'anno! Mentre facciamo colazione riceviamo la prima telefonata d'auguri: è mia madre con tutto il parentame. Passiamo la giornata a cucinare il cenone. Il menu prevede un antipasto con salsina al salmone, caviale e Chardonnay,


tagliatelle al ragù,


e polpettone con purè servito con dell'ottimo Merlot cileno.


Per dolce abbiamo una Meraner con la panna montata e un "cicchetto" di tequila reposada artigianale. Dopo aver mangiato tutta questa roba siamo talemente stanchi che alle 22 siamo già a letto... comunque è stata proprio una serata piacevole, a parte il vento che fuori soffia ancora senza tregua e ci son spifferi da ogni fessura.


Saremo a La Paz fino al 2 di gennaio, poi Mazatlan e Puerto Vallarta dove ci fermeremo per una quindicina di giorni visto che verrà a trovarci la mamma di Fra... Sarà dura lasciare questo posto che sento già mio, anche se è davvero poco il tempo che abbiamo passato qui. Sempre più spesso penso che sarebbe molto bello potersi fermare qui in Baja Sur per un po', magari non so, aprire un'attività e vivere a terra, scoprire nuovi mondi e modi di gestire la quotidianità, però per ora il viaggio continua, chissà che non si ritorni qui nel futuro... Nei prossimi giorni quello che faremo sarà riparare la randa e ultimare alcuni progetti di miglioramento ad alcune parti della barca, quindi riprenderò il diario quando saremo nuovamente in navigazione, mi sembra che sia più interessante che raccontarvi di cuciture e carpenterie. Se succede qualcosa di divertente aggiornerò di sicuro questo post, per il momento comunque è davvero tutto, a presto

domenica 9 dicembre 2007

San Carlos


Carissimi,

finalmente siamo riusciti a riprendere il mare! Siamo partiti due giorni fa da Santa Rosalia e ora ci troviamo a San Carlos, un piccolo paesello dall'altro lato del mare di Cortez nello stato di Sonora. La traversata (70 m/n) è andata piuttosto bene con venti leggeri (5-15 nodi) e costanti che non ci hanno dato troppo da fare con le vele: una volta tanto il turno di notte è stato piacevolmente rilassante senza problemi particolari e una miriade di stelle cadenti. Che meraviglia!

Abbiamo passato la prima notte all'àncora nella Baia Algodones di fronte alla spiaggia. Poco distante avevamo notato un'altra barca, ma mai avremmo immaginato che si trattava dei nostri amici di Windflower, quella coppia di californiani che sta in giro da 16 anni. Che felicità ritrovarli dopo tutti questi mesi!

Purtroppo il cielo nuvoloso non ci ha consentito di ricaricare a sufficienza le batterie con i pannelli solari, così ora ci troviamo in una marina (Marina Real) poco distante dal centro della città con l'unico scopo di stare il più possibile collegati all'elettricità! Ieri siamo stati a fare un giretto in paese, ma sinceramente non ci ha entusiasmato. Qui il 60% della popolazione è costituita da Americani, così si perde completamente lo spirito messicano del luogo, peccato. Comunque, se le previsioni per domani saranno buone, contiamo di salpare e passare qualche giorno in solitudine nelle calette qui vicino prima di riattraversare il mare e dirigerci a La Paz, con una sosta intermedia all'Isla Carmen.

Vi lascio con alcune foto di Bruno e Blanco a Santa Rosalia che mi sono state regalate da Casey, uno dei due ragazzini di 4 P.A.C.K., una famiglia di barcaioli con cui abbiamo trascorso piacevoli giornate nelle ultime settimane.

Un bacio grande a tutti









sabato 10 novembre 2007

Pitture rupestri in Baja California Sur

Era da tempo che volevamo andare a vedere le pitture rupestri della Sierra di San Francisco e così tre giorni fa ci siamo finalmente decisi e siamo partiti insieme a Gina e Randy (l'equipaggio di Balena) con il loro pick-up. La strada per raggiungere la Sierra si è rivelata molto più lunga e maladata del previsto, per fortuna il cielo velato di nuvole leggere ci ha risparmiato in parte la calura. Da Santa Rosalia abbiamo preso la Carretera Transpeninsular #1 in direzione nord fino al Km 118; da qui si prosegue su uno sterrato per altri 37 Km e quando dico "sterrato" intendo per davvero! Il paesaggio qui è magnifico: si inizia a salire di altopiano in altopiano, mentre il deserto cambia vegetazione man mano che si va avanti.

Dopo quasi tre ore di viaggio arriviamo alla prima cueva, ma troviamo il cancello chiuso, così proseguiamo fino ad un piccolo paesino dove speriamo di poter trovare qualcuno a cui chiedere il permesso di visitare i siti archeologici. Il paesino è in realtà un minuscolo villaggio, saranno si e no una decina di case e un rancho costruito da poco per i turisti. Ci indirizzano verso una casetta con il tetto di lamiera: qui troviamo un simpatico vecchino che ci fa compilare un registro con il nostro nome e poi ci assegna come guida un ragazzino piuttostro sveglio (chissà, forse suo nipote?). Così torniamo indietro insieme a Francisco Ramon, che avrà più o meno 14 anni e che sa tutto sulle pitture rupestri: ci dice che le più belle in realtà stanno in fondo al canion nella cueva EL CANION, ma che ci vogliono cinque ore di cammino per raggiungerle... peccato, dovremmo accontentarci di vedere solamente la cueva El RATON.

Questa, in effetti, è una delle zone del mondo dove si possono trovare alcuni tra i più numerosi esempi di dipinti rupestri, tanto che è stata dichiarata patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO nel 1993. Il primo a fornire una sorta di documentazione riguardo questi siti fu il missionario gesuita Francisco Javier Clavijero nel 1789; egli rimase fortemente colpito dalla bellezza dei dipinti e dalla loro straordinaria resistenza agli agenti atmosferici, che aveva loro permesso di essere ancora visibili dopo migliaia di anni. Poco però si conosce riguardo gli autori delle pitture: si tratta quasi sicuramente degli antenati del popolo Cochimi, una delle comunità che popolavano la Baja California prima dell'arrivo degli Spagnoli.


Nel 1895 il chimico francese Léon Diguet, impiegato presso la compagnia mineraria El Boleo di Santa Rosalia, pubblicò una descrizione dettagliata dei dipinti di otto grotte, ma solo nel 1966 l'archeologo Clement Meighan presentò uno studio approfondito di tutti i dipinti presenti nella regione. Durante gli anni '80 l'INAH (Instituto Nacional de Antropologia y Historia) si prese carico di catalogare le pitture, anche grazie all'appoggio del Getty Coservation Institute che compì studi dettagliati nella cueva de EL RATON rendendola fruibile al pubblico. Per quanto riguarda la datazione, secondo gli ultimi studi compiuti da un team di ricerca internazionale con sede in Nuova Zelanda, le pitture più antiche di questa zona potrebbero avere un'età compresa tra i 7000 e 7500 anni.

Le pitture constano di enormi figure antropomorfe e zoomorfe, che apparentemente possono sembrare confuse e in alcuni casi sovrapposte, ma in realtà rappresentano scene di caccia e momenti della vita quotidiana. Vi posto qualche foto dalla cueva EL RATON. Nell'immagine qui sotto si può vedere sulla destra un uomo con le braccia alzate e sotto di lui una figura scura di animale, che i locali chiamano el puma negro; di fianco sulla sinistra un cervo dipinto in rosso.

Francisco Ramon ci spiega che i colori utilizzati sono principalmente il rosso e il nero, rispettivamente ottenuti attraverso l'utilizzo di sangue animale ed estratti di alcuni vegetali e frutti presenti nella zona, che venivano a loro volta macerati utilizzando dei "pestelli" in pietra.


Le pitture sono collocate molto in alto sulla parete rocciosa, per questo si pensa che i loro autori utilizzassero fusti di palma per costruire delle impalcature sulle quali poi si arrampicavano per dipingere. La sensazione che si prova osservando questi dipinti è meravigliosa, è davvero incredibile come siano perfettamente conservati e come i colori siano ancora così brillanti.


Sarebbe davvero splendido poter restare qui e andare a visitare tutte le grotte passando una notte nel deserto, ma purtroppo non abbiamo l'attrezzatura necessaria, chissà magari ci torneremo con più calma. Francisco Ramon ci promette che la prossima volta ci porterà a vedere tutto quello che conosce qui nei dintorni e ci dice che nel fiume sul fondo del canion c'è una sorta di "piscina" naturale dove si può fare il bagno e pescare, fantastico! Inoltre, dovrebbe esistere un punto panoramico da cui è possibile vedere sia il Mare di Cortez che l'Oceano Pacifico allo stesso tempo... Speriamo davvero di poterci venire di nuovo!

Durante il viaggio di ritorno ci fermiamo per cenare a San Ignacio e così cogliamo l'occasione per visitare la missione che fu iniziata nel 1740 dal gesuita Fernando Consag e terminata nel 1786 dal monaco domenicano Crisostomo Gomez. L'altare ricoperto da una sottile placca dorata e dipinto a olio è davvero magnifico, però purtroppo quando entriamo nella chiesa è già troppo scuro per poter fare delle foto.


Arriviamo a Santa Rosalia verso le 20, ringraziamo Gina e Randy per la bella giornata passata insieme e ce ne andiamo dritti a letto, pensando ai magnifici paesaggi che abbiamo attraversato e a quanti ancora ci aspettano...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...