eccoci rientrati a La Paz dopo il previsto giretto nell'interno. L'idea di conoscere luoghi nuovi e rivederne altri dove tre anni or sono ci eravamo sentiti bene, ci metteva proprio di buon umore e cosi' siamo partiti con il nostro fedele Lando, compagno di tanti chilometri.
La Baja California (che comprende gli Stati messicani di Baja California e Baja California Sur) e' una delle penisole piu' lunghe del mondo con i suoi 1220 Km di estensione nord-sud e per via del territorio impervio risulta tutt'oggi per lo piu' spopolata. Le persone infatti si concentrano nelle citta' grandi (Tijuana, Ensenada, La Paz, Cabo San Lucas, San Jose' del Cabo e Mexicali), lasciando per lo piu' intatto il territorio, costellato a sua volta da paesi piu' o meno grandi che spiccano colorati negli immensi spazi desertici.

Abbiamo percorso 1700 Km arrivando quasi al confine tra le due Bajas nel punto dove passa il 28 parallelo, che effettivamente segna la divisione tra i due Stati. La strada e' una sola, la Federal numero 1, costruita negli anni '70 e piu' volte rimodernata, infatti la carretera e' decisamente ben tenuta, meglio di tante strade italiane!
Dopo aver costeggiato la baia di La Paz per un buon tratto, ci si inerpica su per i contrafforti della Sierra La Giganta e il deserto prende il sopravvento. La strada si sposta verso ovest, il mare di Cortes ormai alle spalle, siamo quasi esattamente nel mezzo della penisola. Il traffico e' molto moderato, per non dire inesistente, e si procede senza fretta tra montagne e altopiani.

La vegetazione, apparentemente sempre uguale, cambia invece in continuazione. E grazie ad un opuscolo che illustra i diversi tipi di cactacee, ci divertiamo ad individuarle. Ecco qui sotto un bel saguaro anziano a giudicare dal numero di ramificazioni.

Man mano che si prosegue verso nord, la presenza di fiumi sotterranei fa esplodere la vegetazione, cosi' accanto ai maestosi saguaros compaiono arbusti, cespugli e a volte anche qualche fiore, cosa davvero eccezionale quest'anno, vista la scarsita' di precipitazioni nella passata stagione delle piogge.



A 200 Km a nord di La Paz nel mezzo del LLano Magdalena incontriamo Ciudad Constitucion (o Ciudad Comondu) sorta negli anni '60 proprio nel centro dell'unico vero grande bacino agricolo della BCS. I campi coltivati e i frutteti si estendono a perdita d'occhio, cosi' come i pascoli duramente strappati al deserto.


Sicuramente non una citta' turistica, ma un ottimo crocevia dove fermarsi per la notte o per una sosta, e gustare la deliziosa carne asada e al pastor (maiale marinato piccante, poi cucinato alla griglia).

Passata Ciudad Constitucion e le grandi pianure, all'improvviso ci si trova di nuovo di fronte alla Sierra de la Giganta con i suoi picchi e i profondi canion; ogni tanto qualche famiglia di asinelli fa capolino lungo la strada e dopo quasi 200 Km riecco apparire il Mare di Cortes in lontananza. Il contrasto tra il blu dell'acqua e la terra bruciata del deserto crea un'armonia di colori unica mentre costeggiamo la baia di Puerto Escondido.


Proseguendo verso nord ben presto incontriamo Loreto, cittadina molto piacevole, votata quasi esclusivamente al turismo, anche se gli albergatori lamentano un calo di affluenza dovuto, pare, all'aumento spropositato del costo dei biglietti aerei. Molti pensionati americani e canadesi scelgono di trascorrere parte dell'anno in questi luoghi, dando cosi' origine ad una cospicua comunita' di espatriati che ormai quasi supera in numero la popolazione messicana!
Loreto in realta' deve la sua nascita ad un missionario italiano, Juan Maria Salvatierra, che qui nel 1697 riusci' a costruire la prima missione stabile della Baja, dedicata appunto alla Nostra Signora de Loreto.


Riprendendo il viaggio verso nord, la Federal numero 1 si stacca nuovamente dalla costa e nell'interno ci regala un paesaggio verdeggiante con i molti cactus e arbusti tra cui scorgiamo pigre comunita' di mucche accaldate.


E dopo Loreto arriva anche il primo punto de revision militar, ossia un posto di blocco fisso, dove i gentilissimi militari messicani controllano le auto (e soprattutto i camion) in cerca di droga diretta a nord negli Stati Uniti.
Da qui proseguiamo con calma e dopo una cinquantina di chilometri ecco di nuovo il mare, la carretera si inerpica su per le montagne costeggiando la vastissima Bahia Conception dove ci fermiamo per una sosta.

Le spiagge sono bianche e deserte, e a parte le baracche dei pescatori e qualche campeggio con bungalows, la baia risulta per lo piu' disabitata offrendo numerose opportunita' di comunione con la natura. E' infatti uno dei luoghi preferiti dai kayakisti e dai velisti, che qui trovano riparo dai forti venti del nord e si divertono ad esplorare le molte isole e spiaggette nascoste.


Poco distante da Bahia Conception si trova Mulege', un minuscolo paesino sorto lungo le rive del Rio Santa Rosalia, che garantisce da secoli acqua in abbondanza per i frutteti e le palme da dattero. Anche Mulege' ospita una grande comunita' di espatriati nordamericani che amano trascorrere in Baja gli anni della pensione, tanto che la riva sinistra del fiume e' diventata quasi una "colonia" statunitense in territorio messicano. Il paesino e' minuscolo (nemmeno 4000 ab.) pero' molto grazioso con le sue spiagge di sassi e il monte del faro.



Inoltre, la Missione dedicata a Santa Rosalia costruita dai missionari Gesuiti nel 1770 e' stata completamente ristrutturata e dal suo giardino si gode della vista sul fiume.


La Federal numero 1 prosegue come un nastro steso tra la Sierra e il mare, e dopo una settantina di chilometri arriviamo a Santa Rosalia, uno dei nostri posti preferiti qui in Baja, tanto che nel 2007 vi abbiamo trascorso alcuni mesi in barca. Fondata dalla compagnia mineraria francese El Boleo nel XIX secolo, Santa Rosalia mantiene un'architettura classica coloniale con case in legno e ampio portico di fronte; infatti piu' che in Messico, sembra di trovarsi in una New Orleans del passato.

Nella piazza spicca la chiesa in acciaio prefabbricata dedicata a Santa Barbara e progettata da Eiffel (quello della torre per intenderci). Spedita in Baja durante gli ultimi decenni del XIX secolo dove venne riassemblata nel 1897 per servire la comunita' cattolica francese, e' tutt'ora in uso.


Alla meta' del XX secolo, i Francesi chiusero le miniere di rame e abbandonarono la cittadina, lasciando gli immensi impianti per il trasporto e la processazione del minerale che oggi formano un vasto parco di archeologia industriale.


Benche' ormai l'economia di Santa Rosalia sia basata principalmente sulla pesca e sulla produzione di pesce inscatolato, sembra che una compagnia mineraria canadese abbia rilevato la concessione delle antiche miniere e che i nuovi scavi inizieranno nel corso del 2011.
Proseguendo verso nord la statale si inerpica su per la Cuesta de l'Infierno, che come si intuisce dal nome, e' un tratto di montagna con profondi precipizi e dislivelli importanti. Il deserto ci circonda ed in lontananza ecco apparire il vulcano de la Tres Virgenes, maestoso con i suoi quasi 2000 metri di altezza.

Un centinaio di chilometri piu' in la' incontriamo il paese di San Ignacio con la sua missione del 1728 e la splendida laguna che fornisce acqua dolce per la vita e le coltivazioni.


Senza fretta proseguiamo seguendo la strada che ora sta virando a ovest verso l'Oceano Pacifico e il deserto del Vizcaino, riserva naturale protetta per via della biodiversita' presente solo ed unicamente in questa zona della Baja.



Ed eccoci finalmente al confine tra le due Bajas, dove sorge la cittadina di Guerrero Negro famosa nel mondo per le sue gigantesche saline e per l'avvistamento delle balene. Purtroppo visto il periodo festivo non riusciamo a visitare le saline, cosi' devo accontentarmi di fotografare quello che si vede fuori dai cancelli.

Il sale viene prodotto naturalmente, senza uso di prodotti chimici: l'acqua del mare viene fatta entrare in apposite vasche sfruttando le maree e grazie al sole e al vento, che sicuramente non manca in questa baia affacciata sull'Oceano, qui si produce il 5% del sale mondiale.


Molto suggestiva anche la punta dove sorge il vecchio faro, ormai in abbandono, dove troviamo montagne di conchiglie svuotate dei loro molluschi a memento del paziente lavoro dei pescatori. Quando ci arriviamo esce pure un po' di sole, mentre le nuvole continuano a correre veloci sospinte dal vento teso e gelido.


Abbiamo raggiunto la nostra destinazione finale, da qui riprenderemo la Federal numero 1 verso sud per tornare a La Paz, ma non prima di aver salutato le nostre amiche balene!
Da qui proseguiamo con calma e dopo una cinquantina di chilometri ecco di nuovo il mare, la carretera si inerpica su per le montagne costeggiando la vastissima Bahia Conception dove ci fermiamo per una sosta.

Le spiagge sono bianche e deserte, e a parte le baracche dei pescatori e qualche campeggio con bungalows, la baia risulta per lo piu' disabitata offrendo numerose opportunita' di comunione con la natura. E' infatti uno dei luoghi preferiti dai kayakisti e dai velisti, che qui trovano riparo dai forti venti del nord e si divertono ad esplorare le molte isole e spiaggette nascoste.


Poco distante da Bahia Conception si trova Mulege', un minuscolo paesino sorto lungo le rive del Rio Santa Rosalia, che garantisce da secoli acqua in abbondanza per i frutteti e le palme da dattero. Anche Mulege' ospita una grande comunita' di espatriati nordamericani che amano trascorrere in Baja gli anni della pensione, tanto che la riva sinistra del fiume e' diventata quasi una "colonia" statunitense in territorio messicano. Il paesino e' minuscolo (nemmeno 4000 ab.) pero' molto grazioso con le sue spiagge di sassi e il monte del faro.



Inoltre, la Missione dedicata a Santa Rosalia costruita dai missionari Gesuiti nel 1770 e' stata completamente ristrutturata e dal suo giardino si gode della vista sul fiume.


La Federal numero 1 prosegue come un nastro steso tra la Sierra e il mare, e dopo una settantina di chilometri arriviamo a Santa Rosalia, uno dei nostri posti preferiti qui in Baja, tanto che nel 2007 vi abbiamo trascorso alcuni mesi in barca. Fondata dalla compagnia mineraria francese El Boleo nel XIX secolo, Santa Rosalia mantiene un'architettura classica coloniale con case in legno e ampio portico di fronte; infatti piu' che in Messico, sembra di trovarsi in una New Orleans del passato.

Nella piazza spicca la chiesa in acciaio prefabbricata dedicata a Santa Barbara e progettata da Eiffel (quello della torre per intenderci). Spedita in Baja durante gli ultimi decenni del XIX secolo dove venne riassemblata nel 1897 per servire la comunita' cattolica francese, e' tutt'ora in uso.


Alla meta' del XX secolo, i Francesi chiusero le miniere di rame e abbandonarono la cittadina, lasciando gli immensi impianti per il trasporto e la processazione del minerale che oggi formano un vasto parco di archeologia industriale.

Benche' ormai l'economia di Santa Rosalia sia basata principalmente sulla pesca e sulla produzione di pesce inscatolato, sembra che una compagnia mineraria canadese abbia rilevato la concessione delle antiche miniere e che i nuovi scavi inizieranno nel corso del 2011.
Proseguendo verso nord la statale si inerpica su per la Cuesta de l'Infierno, che come si intuisce dal nome, e' un tratto di montagna con profondi precipizi e dislivelli importanti. Il deserto ci circonda ed in lontananza ecco apparire il vulcano de la Tres Virgenes, maestoso con i suoi quasi 2000 metri di altezza.

Un centinaio di chilometri piu' in la' incontriamo il paese di San Ignacio con la sua missione del 1728 e la splendida laguna che fornisce acqua dolce per la vita e le coltivazioni.


Senza fretta proseguiamo seguendo la strada che ora sta virando a ovest verso l'Oceano Pacifico e il deserto del Vizcaino, riserva naturale protetta per via della biodiversita' presente solo ed unicamente in questa zona della Baja.



Ed eccoci finalmente al confine tra le due Bajas, dove sorge la cittadina di Guerrero Negro famosa nel mondo per le sue gigantesche saline e per l'avvistamento delle balene. Purtroppo visto il periodo festivo non riusciamo a visitare le saline, cosi' devo accontentarmi di fotografare quello che si vede fuori dai cancelli.

Il sale viene prodotto naturalmente, senza uso di prodotti chimici: l'acqua del mare viene fatta entrare in apposite vasche sfruttando le maree e grazie al sole e al vento, che sicuramente non manca in questa baia affacciata sull'Oceano, qui si produce il 5% del sale mondiale.


Molto suggestiva anche la punta dove sorge il vecchio faro, ormai in abbandono, dove troviamo montagne di conchiglie svuotate dei loro molluschi a memento del paziente lavoro dei pescatori. Quando ci arriviamo esce pure un po' di sole, mentre le nuvole continuano a correre veloci sospinte dal vento teso e gelido.


Abbiamo raggiunto la nostra destinazione finale, da qui riprenderemo la Federal numero 1 verso sud per tornare a La Paz, ma non prima di aver salutato le nostre amiche balene!
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