27 gennaio 2010
Alle 11 siamo all'aeroporto di Huatulco per ritirare l'auto a noleggio che abbiamo prenotato via internet: come ci aspettavamo dal prezzo, si tratta di una piccola utilitaria piuttosto scassata, vabbe', l'importante e' che il motore sia a posto e che non ci abbandoni a mezza via.
Partiamo subito tutti allegri e, senza difficolta', troviamo le indicazioni per la statale 175 che ci portera' dritti alla citta' di Oaxaca nell'interno a circa 250 Km dalla costa. La strada e' stretta e fitta di curve, ma per fortuna e' stata recentemente ri-asfaltata, cosi', inerpicarsi su per la Sierra Madre del Sur si rivela piu' semplice del previsto. Passiamo attraverso minuscoli paesini dalle case di fango e lamiera nascoste all'ombra dei pini: la vegetazione ci ricorda paesaggi piu' simili alle nostre Alpi piuttosto che a quelli che ci immagineremmo a latitudini tropicali, ma poi controllando l'altimetro ci accorgiamo di essere saliti in fretta oltre i 2000 metri! Il traffico e' scarso, o meglio, quasi inesistente, raramente incontriamo altre vetture, piu' spesso invece Francesco e' costretto a manovre impreviste da gruppi di asinelli o di capre che ci sorprendono in mezzo alla strada.

Senza fretta proseguiamo con cautela e la Sierra ci appare infinita all'orizzonte, con le sue vette e i suoi altopiani. A bordo strada, decine di bancarelle espongono meravigliosi fiori e montagne di zucche giganti, ma non c'e' traccia dei venditori, non si vede proprio nessuno. Nelle brevi soste, il silenzio e' surreale, l'aria limpida e fresca... ci voleva proprio dopo il gran caldo delle ultime settimane!

Improvvisamente poi, iniziamo a scendere, le curve si fanno sempre piu' strette e in lontananza scorgiamo un enorme altopiano desertico costellato di cactus e pietraie a perdita d'occhio. La statale 175 ora e' diventata una comoda superstrada con due ampie corsie e in meno di un'ora percorriamo gli ultimi 80 Km che ci separano da Oaxaca.
Il traffico si fa piu' intenso man mano che ci avviciniamo alla citta'. Le indicazioni stradali diventano confuse e contraddittorie, ma riusciamo bene o male ad imboccare una traversa che ci porta nel centro storico. Facciamo qualche giretto in auto cercando un hotelino dove passare la notte, cosi' dopo esserci informati sui prezzi, scegliamo un alberghetto poco distante dallo Zocalo (la piazza centrale) per 300 pesos (circa 16 euro).
E' ormai quasi il tramonto, cosi' decidiamo di uscire subito per visitare il centro e assaggiare la famosa cucina oaxaquena. Sorta su un antico insediamento zapoteco prima ed azteco poi, la citta' di Oaxaca fu ricostruita dagli Spagnoli in seguito al loro arrivo nel 1521 e presto divento' il centro piu' importante del sud del Messico. Nel XVIII secolo l'importanza della citta' crebbe ancora grazie all'esportazione della cocciniglia dalla quale si ricavano coloranti naturali e grazie alla produzione tessile tutt'ora decisamente attiva. Camminando tra le vie affollate di gente e i molti turisti, l'atmosfera rilassata ci ricorda la citta' di Antigua in Guatemala, in effetti si somigliano proprio! Fa anche freschino, sara' perche' siamo a 1500 metri d'altezza, non ci sembra vero di poter indossare un maglione!


Incuriositi dai molti racconti gastronomici che abbiamo sentito da altri barcaioli, decidiamo di provare le specialita' locali, cosi' per una volta "facciamo i turisti" e ceniamo in uno dei molti ristorantini che circondano lo Zocalo scegliendo un piatto che ci consenta di conoscere buona parte dei manicaretti tipici.

Lo Stato di Oaxaca infatti e' anche chiamato tierra de los 7 mole, tra cui il piu' famoso mole negro e altre varieta' come il mole alle mandorle o quello verde piccante, senza contare che Oaxaca e' anche la patria del Mezcal. Per cena assaggiamo il tasajo (fettine di carne di manzo battuta in una salsa speziata), le memelas (piccole spesse tortillas ricoperte di formaggio e fagioli) e il famoso quesillo oaxaqueno (formaggio filato in strisce).
28 gennaio 2010
Al mattino presto pensiamo sia una buona idea prendere l'auto e andare a visitare le rovine archeologiche di Monte Alban, distanti solo 9 Km dalla citta'. Cosi' dopo esserci persi nei quartieri poveri inerpicati su per le colline seguendo le indicazioni stradali, la carretera piena di buche ci porta a destinazione.

Monte Alban ospita un complesso di edifici pre-colombiani considerato il piu' antico di tutto il Centro America: il primo insediamento cosi' come l'inizio della costruzione di alcune piramidi infatti risale al 500 a.C.
Situato a 1900 metri d'altezza Monte Alban ospitava l'antica capitale Zapoteca, il sito venne scelto senza dubbio per le sua posizione strategica da cui si domina l'intera vallata.

Il periodo di fioritura viene stimato tra il 300 e il 700 d.C., quando la popolazione raggiunse la considerevole cifra di 25 mila unita' e il centro cerimoniale e politico di Monte Alban conobbe la sua massima espansione.
Visitare questo complesso e' davvero piacevole: al mattino presto (i cancelli aprono alle 8, il costo del biglietto e' di 51 pesos a testa, circa 3 euro) passeggiare nella Gran Plaza tra le piramidi in completa solitudine nel silenzio, lontani dal traffico della citta' e' molto rilassante e passiamo quasi un'ora in cima alla Plataforma Sur, la piramide piu' alta, osservando il paesaggio da lassu'.


Questo e' anche uno dei luoghi dove sono state ritrovate le prime tracce di scrittura ieroglifica, comune poi a tutti i popoli della Mesoamerica. Qui sotto i Danzantes, una serie di stele con rappresentazioni di figure maschili in pose differenti, con la bocca aperta e gli occhi chiusi, come se danzassero appunto. L'ipotesi piu' accreditata sembra riconoscere in esse la raffigurazione di nemici sconfitti in battaglia dai reggenti zapotechi di Monte Alban.

Questo invece e' il palazzo dell'Osservatorio, da dove si pensa che i sacerdoti astronomi calcolassero date cerimoniali basandosi sul movimento degli astri e dei pianeti.

La struttura ospita anche un piccolo delizioso museo dove sono esposti alcuni dei ritrovamenti piu' significativi degli scavi di Monte Alban.

Verso mezzogiorno torniamo ad Oaxaca e decidiamo di fare un giro al mercato coperto dove sicuramente potremo trovare un "lurido" in cui mangiare tra le molte loncherias a gestione famigliare.


Oaxaca e' anche il posto giusto se si vogliono provare le chapulines, ovvero cavallette fritte e speziate, che vengono servite come botanas (stuzzichini) quando si prende un aperitivo per cosi' dire. E il mercato e' pieno di enormi cesti che vendono chapulines di ogni tipo, cosi' anche noi ieri sera a cena le abbiamo assaggiate malgrado lo scetticismo di Francesco! E a me son pure piaciute!

Per pranzo oggi ci prendiamo una bella tamale oaxaquena (una sorta di fettona di polenta di farina di mais ripiena di pollo in mole verde e conservata dentro ad una foglia di banano)...
...e una bella tlayuda, ovvero una grande tortilla croccante ricoperta di fagioli, verdura, diversi tipi di carne e quesillo, chiamata anche la pizza oaxaquena! Buo-nis-si-me!!!
Nel pomeriggio ci attende la Iglesia di Santo Domingo con il Museo della Cultura di Oaxaca allestito nel monastero adiacente la chiesa, un gioiello anti-sismico costruito tra 1570 e 1608 con pietre di uno spessore eccezionale, proprio per resistere ai molti terremoti che martoriano la zona.


All'interno del monastero mi perdo nella grande biblioteca con annesso archivio... peccato che i volumi siano (giustamente) non consultabili, certo passare qualche ora dando un'occhiata agli antichi tomi non mi sarebbe dispiaciuto affatto.


Dopo aver passato quasi quattro ore dentro l'immenso e interessante museo, ormai non ci rimane piu' tempo per visitare il giardino botanico e un altro paio di chiese consigliate dalla guida, vabbe', sara' per la prossima volta. Ci infiliamo in un ristorantino di pescado y mariscos, che sembra molto popolare tra i locali... ci sorge il dubbio che cio' sia dovuto alla promozione serale della cerveza 3x1, ovvero ne paghi una e ti portano tre birrette!
La giornata e' stata intensa, pensiamo sia meglio lasciare la scoperta della vita notturna di Oaxaca per un'altra volta. Torniamo in albergo e con questo meraviglioso freschino ci addormentiamo subito sotto le coperte, domani vogliamo essere in forma: inizia il viaggio verso nord!
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