lunedì 8 giugno 2009

Bocas del Toro: un po' di storia e informazioni nautiche

Mi sono accorta solo ora (dopo due mesi passati a Bocas) che ancora non vi ho detto nulla riguardo questo posto, distratta dalle mille riparazioni. Innanzitutto, vediamo un po' dove siamo:


Bocas Del Toro e' un arcipelago formato da decine di isole e isolotti ricoperti da rigogliosa vegetazione tropicale e, insieme all'adiacente Laguna de Chiriqui, offre una delle mete turistiche per ora piu' gettonate dello Stato di Panama.


Non e' chiaro da dove la zona abbia preso questo nome cosi' singolare. Nel 1502 Cristoforo Colombo arrivo' qui e sembra che alcune cascatelle d'acqua dell'isola Bastimento gli ricordassero la bocca di un toro. Un'altra versione della storia pero' sembrerebbe attribuire la derivazione del nome ad una roccia in forma di un toro sdraiato sempre all'isola Bastimento. Altre varianti farebbero derivare il nome dalle onde frangenti sulle rocce dell'isola, il cui suono somiglia al muggito di un toro oppure all'ultimo capo delle tribu' locali chiamato appunto "Boka Toro".

Il passaggio del nostro caro Cristoforo (o Cristobal Colon, come lo chiamano qui) fu uno degli eventi storici piu' importanti e molti sono i luoghi che portano ancora il segno del navigatore, se pensiamo al porto di Almirante, cosi' chiamato in onore dell'Ammiraglio Colombo o alla piccola Isla Carenero, dove si fermo' per carenare appunto le sue caravelle. Ecco come appare oggi l'Isla Carenero:


Nel XVIII secolo a turbare la tranquilla esistenza dell'arcipelago e delle popolazioni locali, arrivarono gli Inglesi che iniziarono il commercio di carapaci di tartarughe, tartarughe vive, cacao e legname che venivano trasportati via nave verso la vicina Jamaica e poi in Europa. E ' cosi' che nel 1826 nasce il vero e proprio insediamento di Bocas Del Toro sull'isla Colon grazie agli immigrati Jamaicani e ad altra forza lavoro proveniente dalle isole Providencia e Sant'Andres.
Verso il 1880 poi, l'intera regione venne dedicata alla coltivazione del banano con la creazione della Snyder Banana Co. di origine statunitense, che dopo aver cambiato diversi nomi nel corso degli anni, e' tutt'ora attiva e controlla la produzione delle banane per tutta l'area con il ben conosciuto marchio Chiquita. Sara' per questa "imposta vocazione" alla monocoltura che la varieta' dei vegetali e della frutta disponibile per la popolazione e' cosi' scarsa? E' una domanda che ci siamo posti piu' volte, visto che con questo tipo di clima sarebbe possibile coltivare ogni cosa.

Attualmente la risorsa economica piu' importante del luogo e' il turismo, cresciuto moltissimo negli ultimi anni e soprattutto il cosiddetto turismo "nautico". Marcel, un ragazzo tedesco arrivato qui con il suo catamarano 10 anni fa, ci ha raccontato che le barche ancorate erano solo due e ovviamente non esistevano i marina, ne' alcun altro servizio per i barcaioli o i turisti in generale. Poi improvvisamente il boom turistico e' esploso ed ora ci sono decine di nuovi progetti in costruzione, tra cui due nuovi marina con annesso resort e chissa' quant'altro tra appartamenti, condo e nuovi hotels. Un bel cambiamento se si pensa che dopo il devastante terremoto del 1991 la zona era stata in parte abbandonata. Felipon, un surfista locale, ci ha raccontato che moltissima gente negli anni '90 lascio' Bocas e i paesi vicini perche' tutto era stato distrutto e non c'erano prospettive per il futuro. Oggi invece Bocas vive esclusivamente grazie al turismo, favorita certo dalla costruzione dell'aeroporto che la collega giornalmente con Panama City e da la' poi con il resto del mondo.

Per quanto riguarda il turismo nautico nell'area si possono trovare centinaia di ancoraggi tra le mangrovie e l'acqua limpidissima delle lagune sui cui fondali si vedono stelle marine di tutti i colori. Inoltre, Panama e' fuori dal circuito degli uragani e questo la rende una delle mete preferite dai cruisers tra giugno e novembre (cosi' come Rio Dulce in Guatemala). Purtroppo pero' questa nuova ricchezza e soprattutto la presenza di molti espatriati statunitensi ed europei hanno fatto forse perdere d'autenticita' il luogo e spesso, ci dicono i locali, questo porta a fenomeni di micro criminalita'. Tanto per dirne una, questo e' l'unico porto in tre anni di navigazione, in cui ogni giorno mettiamo il lucchetto al motore fuoribordo del barchino e chiudiamo a chiave pure Damiana. Poi, nella nostra esperienza, Panama e' lo Stato piu' costoso per quanto riguarda le pratiche di entrata in porto e relativo soggiorno, costi che raddoppiano quasi se si ha la sfortuna di entrare nel Paese durante il weekend. Visti e permesso di navigazione possono essere rinnovati anche all'infinito, basta pagare! Ogni mese la spesa e' di circa 60 dollari per due persone e un'imbarcazione al di sopra dei 9 metri, senza contare le spese di entrata che nel nostro caso hanno raggiunto la mitologica cifra di 300 dollari, insomma, diciamo che il governo panamense ha trovato un bel sistema per spennare i visitatori!

Comunque Bocas e' dopotutto un posto tranquillo, dove la gente si e' adattata alle esigenze ambientali creando una sorta di comunita' acquatica. Alla domenica i bambini si tuffano dal molo dove attracca il traghetto e fanno a gara per farsi fotografare:


Capita ogni giorno poi di vedere bimbi con il loro cayuco (la canoa di qui) che se ne vanno a zonzo per la laguna, pescando o semplicemente per fare un giretto. Nella prossima foto il bimbo in cayuco viene seguito a nuoto dal suo cane (se non si vede ingranditela): non abbiamo capito perche' non il cane non fosse a bordo della canoa, pero' non ha mollato il suo padroncino fino a riva!


Ci aggiorniamo tra qualche settimana dalle San Blas o da Colon, un abbraccio.

giovedì 14 maggio 2009

Vivere in barca: il nostro primo anno su Damiana

E' passato ormai un anno da quando Damiana e' diventata la nostra nuova casa e vorremmo celebrare quest'occasione raccontandone la storia e descrivendo come, nel corso di questo periodo, l’abbiamo adattata alle nostre esigenze di crocieristi.

Nel 1983, Damiana fu commissionata dal velista Michael Reppy a Jhon Shuttleworth, quale versione ridotta a 42 piedi rispetto al trimarano da 65 piedi Brittany Ferries GB


realizzato dallo stesso progettista e detentore del record per la traversata dell’Atlantico in solitario nel 1981. Questa storia e’ raccontata in inglese qui. Successivamente, nel 1990 Damiana fu acquistata da Erick e Kathleen che l’hanno accudita per 18 anni partecipando ad alcune regate in Florida e nel Mar dei Caraibi.

Noi la prima volta che l'abbiamo vista dal vero e non in foto su yachtworld.com, ci siamo entusiasmati ancor di piu', pero' abbiamo dovuto immediatamente cominciare a fare i conti con le modifiche da apportarle per renderla un' imbarcazione adatta per viverci in crociera. Damiana infatti, non era stata concepita per essere una comoda abitazione galleggiante, anche se lo spazio al suo interno non e' poi cosi' ristretto (per essere un trimarano intendiamoci; un monoscafo della stessa lunghezza e' molto, ma molto piu' confortevole e ampio). Comunque erano parecchi anni che Damiana non veniva utilizzata per viverci e navigare a tempo pieno, (solo Reppy ci fece crociera per tre anni alla fine degli anni 80), cosi' diciamo che mancavano tutta una serie di accorgimenti sia tecnici, che abitativi.

Per quanto riguarda la strumentazione di bordo, Damiana era gia' ampiamente corredata di ogni gingillo elettronico, noi non abbiamo fatto altro che portarci dietro il nostro vecchio GPS Garmin 162 e il sestante, per il resto la strumentazione era a posto. L'unica vera modifica e' stata la costruzione di una struttura di alluminio da installare a poppa per ospitare il radar ed un generatore eolico Rutland 913 che abbiamo selezionato sulla base della sua robustezza e soprattutto della sua silenziosita’. In realta' nei due anni di crociera con Capitan Kaos il radar l'avremo usato si e no tre volte, sempre in situazioni di nebbia fittissima, ma, visto che Damiana non ne possedeva uno, abbiamo deciso di portarlo con noi! Per quanto riguarda il generatore a vento, precedentemente avevamo fatto affidamento solo su energia fotovoltaica e la necessita’ di una fonte alternativa ci si era presentata piu’ volte durante le giornate nuvolose.
Cosi' a Fort Myers in Florida abbiamo trovato Ken, un "artista dell'alluminio" che in due settimane ci ha disegnato e confezionato la torre di poppa e ha provveduto anche alla sua installazione. Ken lavora a bordo di un grosso barcone di metallo dove ha il suo laboratorio di saldatura e il suo lavoro e' stato veloce ed eseguito a regola d'arte, visto che dovevamo lasciare la Florida prima che la stagione degli uragani diventasse inaffrontabile. Poi questa e' anche l'unica modifica per cui non siamo riusciti ad arrangiarci da soli e lavorare con Ken e' stato un piacere.


Per immagazzinare energia elettrica Damiana era dotata di due banchi di batterie da 100 ampere che abbiamo immediatamente raddoppiato utilizzando le batterie supplementari di Capitan Kaos, da cui abbiamo anche rilevato i quattro pannelli solari flessibili (Unisolar FLX-32) ed il loro controllore di carica (BZ Products MPPT 250) a cui sono stati anche connessi i quattro pannelli rigidi gia’ presenti su Damiana. Ora con energia eolica e solare siamo praticamente autosufficienti e riusciamo a ricaricare ogni giorno quello che consumiamo; naturalmente pero', siamo dipendenti dalle condizioni atmosferiche, per esempio qui a Bocas del Toro con tutta questa pioggia e zero vento siamo stati costretti ogni tanto ad accendere il motore per qualche ora... purtroppo.


Altra tappa fondamentale nella preparazione di Damiana riguarda sicuramente l'ancora. Rispetto all’ancora d’alluminio di Capitan Kaos (Spade), quella di ghisa di Damiana (Delta) pesa il triplo (circa 20 Kg) e l’assenza sia di un rullo getta-ancora, sia di un argano salpa ancore ci ha indotto ad installarli poiche’ senza di essi alla lunga si puo’ rischiare di farsi male alla schiena. Le forze in gioco sono molto maggiori, non solo per via dell’ancora piu’ pesante, ma anche per via della maggior quantita’ di catena e soprattutto per via del peso del vascello (4 tonnellate) il quadruplo di quello a cui eravamo abituati. Mentre prima riuscivo a salpare l'ancora sempre a braccia, ora e’ plausibile solo in condizioni atmosferiche ideali con venti deboli e mare calmo, altrimenti l’argano (Lofran, Royal Manual) diventa indispensabile.


Abbiamo optato per un modello manuale poiche’ quelli elettrici si rompono facilmente. Inoltre e’ nostra filosofia, quando possibile, optare per la soluzione manuale (non elettrica) per qualsiasi dispositivo od utensile; certo e' necessario un po' di tempo in piu' per fare le cose, ma in questo modo riusciamo a conservare energia preziosa e magari utilizzarla per altri scopi, come usare il computer o vedere un film alla sera.

Per quanto riguarda gli "interni", dopo i due anni di dura “gavetta” condotta su Capitan Kaos, (27 piedi e descrivibile quale barca/campeggio per la sua scomodita’) avevamo le idee chiare su quello che ritenevamo essenziale per migliorare la nostra qualita’ della vita.
Difatti abbiamo iniziato dal …letto! Si, perche’ su Capitan Kaos, come in una piccola rulotte dovevamo montare e smontare il letto ogni giorno, cosi’ passare ad uno vero a due piazze era uno dei nostri sogni. Inoltre, riposare bene e’ fondamentale in navigazione: poche ore di sonno "ben dormite" possono cambiare l'andamento della giornata. Damiana all'inizio aveva un letto principale ad una piazza e mezza ed il nostro primo progetto e’ stato quello di ampliarlo e di dotarlo di un materasso ortopedico TempurPedic.


Appesa al "soffitto" poi, ho cucito una zanzariera a maglia finissima, che in Florida e Guatemala e' stata provvidenziale per difenderci dalle no-see ums (pappataci o sand fly).

Per quanto riguarda la cucina, Damiana, come la stragrande maggioranza delle imbarcazioni, era dotata di un fornello/forno a propano, ma abbiamo deciso di sostituirlo con una cucina ad alcool, uguale a quella che avevamo precedentemente, con l’aggiunta pero’ del forno (Origo 6000). Questo non solo perche’ abbiamo visto i resti di vascelli saltati in aria a causa del propano, ma anche perche’ abbiamo conosciuto una signora svizzera sopravvissuta all’esplosione della sua barca, incidente in cui suo marito e suo figlio hanno perso la vita. Cosi’ abbiamo smontato la vecchia cucina e un rottamaio ce l'ha addirittura comprata per 6 dollari. A parte la maggiore sicurezza, l’alcool viene prodotto per fermentazione e non estratto dal sottosuolo come il propano ed e’ quindi una fonte di energia rinnovabile, anche se e’ meno facile da reperire (per questo ce ne portiamo dietro una scorta di 50 litri). Pero', proprio perche’ brucia meno violentemente del propano, l’alcool richiede un pochino di tempo in piu’ per cucinare, ma basta farci l'abitudine.


Sempre parlando di "cucina" Damiana non era dotata di impianto di refrigerazione, ma solo di una semplice ghiacciaia posta sotto il tavolo da carteggio.

Siccome le unita’ termo-elettriche utilizzate su Capitan Kaos avevano dimostrato seri limiti e l’idea di installare un sistema a compressore ci sembrava poco pratico, visto lo spazio a disposizione, abbiamo optato per un frigo/freezer portatile ad alta efficienza (Engel MT45F-U1) che avevamo visto a bordo di un trimarano di amici.

Le sue dimensioni ci hanno consentito di sistemarlo perfettamente in un vano del bagno, altrimenti inutilizzato. Viene tenuto ad una temperatura di -10 gradi e lo spazio di 45 litri e’ parzialmente occupato da gruppi di elementi refrigeranti (di quelli che servono per le borse frigo per intenderci) che con rotazione giornaliera vanno a raffreddare la ghiacciaia. Il resto dello spazio e’ per surgelare cibo di riserva o il pesce da noi stessi pescato, cosi’ ora non siamo piu’ costretti a sprecarne o a cucinarlo tutto immediatamente per non farlo andare a male, come facevamo su Capitan Kaos.

Queste modifiche sono state ultimate in tre settimane, nel luglio 2008, prima di salpare per il Guatemala in vista dell'inasprimento della stagione degli uragani. Certo le cose che ci piacerebbe mettere a posto sono ancora molte, diciamo che siamo ancora un po' "accampati", ma con il tempo e senza fretta sono sicura che riusciremo a sistemare tutto.
In attesa di riprendere il mare vi abbraccio,


Bocas del Toro: nuovi aggiornamenti

Carissimi,

da una decina di giorni ci siamo trasferiti in una marina qui a Bocas perche' siamo riusciti a trovare una soluzione per la nostra falla nello scafo di destra. Abbiamo pensato che saremmo riusciti ad issarlo fuori dall'acqua utilizzando i pali del molo come punto d'appoggio. L'idea di usare il barcone abbandonato nel porto di Almirante, cioe' il pensiero di starcene "appesi" per giorni ad un relitto di ferro arrugginito, dopo l'entusiasmo iniziale, ci lasciava perplessi. Avevamo anche provato a contattare alcuni cantieri a Colon, ma nessuno aveva una gru in grado di sollevare una barca larga come Damiana ed, in ogni caso, i costi sarebbero stati assai elevati.
Cosi' Francesco, armato di cime e bozzelli, ha ideato questo sistema di ancoraggio dei paranchi con cui abbiamo sollevato lo scafo danneggiato di Damiana.




Edgardo, il velaio locale di origine argentina, vedendo il sistema che abbiamo escogitato ci ha detto: "Ma esta es una solucion BESTIALE!" spiegandoci che in Argentina si usa dire cosi', il che ci ha molto divertito realizzando quanto lo spagnolo-argentino sia stato influenzato dagli emigranti italiani.
Cosi' passiamo le giornate lavorando durante le ore di bassa marea (che fortunatamente per ora ci regalano gran parte della mattinata e del primo pomeriggio): Francesco se ne sta in ammollo sotto la chiglia, mentre io dal barchino gli passo i materiali e gli attrezzi.




Questo e' un lavoro che richiede il suo tempo perche' ci sono tre strati da ricostruire (fibra di vetro-schiuma di poliuretano-fibra di vetro) e ogni strato e' imbevuto di resina epossidica che richiede 8 ore per indurirsi prima di poter passare a quello successivo. Purtroppo siamo spesso rallentati dalla pioggia che continua incessante: l'altra notte e' piovuto talmente tanto che il barchino (legato allo scafo sinistro) alle 7 del mattino stava letteralmente affondando con tutto il suo contenuto! Siccome il nostro dinghy e' alto circa 70cm, e' piovuto un metro d'acqua circa in meno di 12 ore! Pazzesco eh? Cosi' abbiamo avuto un inizio giornata movimentato cercando di salvare almeno il fuoribordo dall'immersione in acqua salata. Pero' e' proprio grazie a questa abbondanza di acqua piovana che abbiamo stabilito il nostro nuovo record: da febbraio non abbiamo mai fatto alcun rifornimento di acqua, quindi sono 3 mesi che siamo autosufficienti riguardo le risorse idriche, cosa che ci rende a nostro modo orgogliosi!

Se tutto procedera' per il meglio, contiamo di finire le riparazioni per la prossima settimana, cosi' finalmente saremo di nuovo in partenza. Forse poi, prima di andare a Colon per passare il canale abbiamo pensato ad un breve scalo all'arcipelago delle San Blas, che ci dicono essere spettacolari.
In attesa di riprendere il mare, vi abbraccio e vi lascio questo tramonto di qualche sera fa.

mercoledì 29 aprile 2009

Bocas del Toro: aggiornamenti


Carissimi,


eccoci qui con qualche aggiornamento. Siamo ancora a Bocas del Toro da dove, purtroppo, non abbiamo ancora un'idea precisa di quando potremo ripartire. Si, perche' abbiamo scoperto di avere una minuscola falla nello scafo di destra e sono due settimane che cerchiamo una soluzione per ripararla. Gia' a Providencia in realta', avevamo notato che la linea di galleggiamento del galleggiante dx era leggermente piu' bassa del solito. Cosi' controllammo ogni centimetro dello scafo, ma non trovammo nulla di strano. Ricordiamo per certo una "botta" misteriosa di fronte all'Honduras durante una nottata di vento forte e onde piuttosto alte, ma poi durante le nostre "gite" di ricognizione sott'acqua non riuscivamo a vedere nessun danno. Probabilmente c'era un piccolo crack che si e' trasformato in falla nell'ultimo tratto di navigazione, forse anche per via dell'urto con qualche tronco (di cui pero' non abbiamo prove). Mah. Sfortunatamente qui a Bocas e dintorni non ci sono gru, nemmeno piccine, per poter alzare almeno la punta dello scafo e "tappare il buco", cosi' stiamo valutando tutta una serie di opzioni alternative che pero', fin'ora, non ci convincono molto. Inoltre, avremmo bisogno di almeno tre o quattro giorni di sole per fare in modo che i materiali che useremo per riparare lo scafo si asciughino correttamente e questo sembra il problema maggiore... a Bocas piove ogni giorno per ore e ore. Vedremo che accadra', per il momento l'ipotesi piu' interessante sembra quella di spostarsi nel vicino porto di Almirante ed ormeggiarsi di fianco ad un grosso barcone mezzo affondato usandolo come punto d'appoggio per tirar fuori dall'acqua lo scafo danneggiato. Vedremo.


Intanto stiamo, come sempre, a fare altre piccole migliorie. Tirando su completamente la deriva di Damiana abbiamo notato che un pezzo di legno e fibra di vetro si stava per sbriciolare cosi' ne abbiamo approfittato per grattar via la parte "marcia" e ricostruirla con la resina epossidica. Ora non rimane che aspettare una bella giornata per cartavetrarla e dipingerla con l'antivegetativa.



Inoltre, i pacchi che aspettavamo sono arrivati due giorni fa, cosi' ora abbiamo un sacco di materiale per rendere definitivamente funzionante il bagno (necessario per passare il canale) e migliorare le pompe di sentina, lavori che fortunatamente si possono fare anche sotto il diluvio! Poco male comunque, visto che con tutta quest'acqua piovana il nostro serbatoio da 300 L. e' stracolmo, cosi' come le taniche dell'acqua da bere; abbiamo raccolto talmente tanta acqua che possiamo farci ogni giorno la doccia con l'acqua dolce e addirittura il bucato anche tutte le settimane!


L'ancoraggio e' piuttosto affollato, nessuno ha voglia di muoversi con questo tempaccio. Certo la grande maggioranza di questi barcaioli vive qui quasi tutto l'anno, sembra infatti che Panama abbia un gran numero di expat (espatriati) soprattutto dagli Stati Uniti, ma anche la comunita' germanica e' piuttosto nutrita. E poi questo e' il primo posto in cui la presenza statunitense non e' preponderante: ci sono barche da tutto il mondo, molti Europei, ma anche Sudamericani e Australiani e soprattutto molti barcaioli giovani. Si, perche' di solito l'eta' media si aggira intorno ai 60, mentre qui e' notevolmente piu' bassa. I nostri vicini qui all'ancoraggio sono Belgi, avranno si e no 35 anni e una bambina di 2; poco distante un'altra coppia con un neonato a bordo; dall'altro lato due giovanissimi Australiani. Certo noi non facciamo molta vita sociale, anche perche' il costo della vita qui e' piuttosto alto rispetto a quello a cui siamo abituati e poi 'sto fatto che la valuta panamense e' il dollaro americano influisce sul prezzo dei prodotti. La frutta pero' e' spettacolare, cosi' ci deliziamo ogni giorno con meloni, cocomeri e manghi buonissimi anche se non a buon mercato. Sicuramente, se questo luogo fosse meno votato al turismo, i prezzi sarebbero piu' ragionevoli. Capita ogni tanto poi che qualche pescatore si avvicini con il cayuco pieno di aragoste e granchi che vengono venduti per pochi dollari se si riesce a contrattare in spagnolo con un po' di pazienza.


E cosi' anche oggi mentre vi scrivo fuori il cielo e' di un bianco abbagliante con grosse nuvole scure all'orizzonte. Meno male che alla marina qui di fronte c'e' un'ampia scelta di libri in interscambio, cosi'anche le giornate piu' bagnate assumono tutta un'altra prospettiva!


In attesa del sole e di una soluzione per "tappare" la falla vi abbraccio, a presto

giovedì 16 aprile 2009

Isla Providencia (Colombia) to Bocas de Toro (Panama)

2 aprile 2009

Partenza da isla Providencia. Alle 8 del mattino salpo l'ancora e Fra si avvia verso il canale di uscita dalla baia. Mentre cerchiamo di metter giu' la deriva, questa si incastra malamente e per una mezz'ora siamo costretti a lavorarci in due, mentre il pilota automatico timona per noi. Risolto il problema tiro su la randa, Fra apre il genoa e ci mettiamo in rotta: bolina larga a 60 gradi con vento sui 15 nodi. Andiamo piuttosto bene visto che non c'e' molta onda e cosi' non beccheggiamo nemmeno. Un piccolo gruppo di delfini si avvicina e gioca per un po' con Damiana, ma non riusciamo ad entusiasmarci come al solito: Providencia e' la' che si sta allontanando e il nostro umore molto basso. Anche se siamo di bolina oggi fa davvero un gran caldo e cerchiamo di rifugiarci all'ombra della randa. Poi al tramonto il vento crolla proprio quando siamo in vista dell'isla San Andres che ci appare come un lungo serpentone luminoso da cui si alzano in volo decine di aerei. La nostra velocita' e' scarsa, andiamo a 3 nodi e il mare sembra olio.


Con gli ultimi raggi di luce arriva un piccolo uccellino, che decide di fermarsi per la notte sulla ritenuta della randa. Nessuno di noi ha voglia di mangiare, siamo ancora un po' giu' per aver lasciato Providencia, cosi' io me ne vado a letto e Fra inizia il suo turno. A mezzanotte quando inizio il mio, il vento si e' leggermente ripreso e cosi' rimetto Damiana in rotta e riusciamo ad evitare un paio di secche senza dover cambiare le vele.


3 aprile 2009

Al mattino vento sui 12 nodi sempre di bolina a 60 gradi. Verso le 10 ci viene una gran fame, cosi' Fra cucina una splendida frittata con il ragu di pesce che era avanzato due giorni fa. Buonissima. Nel pomeriggio il vento cala di nuovo e iniziamo a notare che questo tratto di mare e' sporco, molto sporco. Spazzatura ovunque ci giriamo. E sara' cosi' per decine di miglia. Plastica ovunque. E anche parecchi tronchi. Probabilmente le pioggie hanno riversato tutto questo in mare. Ce ne stiamo in silenzio in pozzetto aspettando un po' di vento quando in lontananza scorgiamo un puntino che si avvicina. Lo guardiamo con il binocolo e ci sembra un peschereccio malandato, ma molto veloce. Sembra proprio che ci stia puntando. Quando ormai e' a un miglio circa di distanza iniziamo a preoccuparci un po'. Pirati? E se si', cosa facciamo? Beh, aspettiamo e vediamo. Quando si avvicinano passandoci da dietro ci rendiamo conto che probabilmente erano solo curiosi di noi e si allontanano in fretta con quel ciaffo pieno di antenne e taniche di gasolio. Mah!
Per cena crema di funghi liofilizzata e avanzi di frittata. Fra inizia il suo turno senza vento. Durante il mio turno il vento cambia direzione in maniera isterica dandomi un gran da fare per regolare le vele, ma al mattino siamo di lasco a 120 gradi e la costa dei Panama si intravede nella foschia.


4 aprile 2009

Arrivo a Bocas de Toro, Panama. Passiamo la mattinata alla deriva di fronte alla costa ad una quindicina di miglia di distanza. Non c'e' vento. Pero' ci sono dozzine di delfini che si divertono con Damiana e con noi che li chiamiamo da prua. Nel pomeriggio si alza una brezza leggera che ci consente di arrivare a vela fino al canale di entrata a Bocas. Nel bel mezzo del canale una lancia della capitaneria ci intercetta e vedendo la nostra bandiera gialla (Quarantena) ci invita ad ancorarci dove preferiamo promettendo che torneranno tra un'ora per farci fare tutti i documenti.


Cosi' ci ancoriamo in una baia distante dal paese, un posto molto tranquillo e iniziamo a mettere in ordine Damiana dopo la navigazione. Dopo due ore il tizio della Capitania ancora non si vede, cosi' pensiamo che siccome e' sabato e sono le 5 del pomeriggio, probabilmente non verranno piu' e se ne riparlera' lunedi'. E invece no. Proprio mentre sto tagliando la cipolla per un sughetto all'arrabbiata arrivano: l'ufficiale della capitania, quello della MIgration, la signora dell'aduana e l'addetto all'ispezione sanitaria. Salgono a bordo e iniziano a compilare moduli facendo le domande di rito. Dopo una mezz'ora abbiamo tutti i nostri documenti, i visti e l'autorizzazione a togliere la Q flag, ma siccome e' sabato e siccome queste sono ore di lavoro straordinario... ci danno una "pelata" assurda. Praticamente meta' del nostro mensile se ne va per le pratiche di entrata. Ovviamente non abbiamo con noi una cifra del genere, cosi' Fra va con loro in paese per prelevare dei soldi e terminare questa faccenda. Dopo due ore Fra non e' ancora tornato, nel frattempo si e' fatto buio e non abbiamo modo di comunicare visto che il VHF portatile e' rimasto qui sul tavolo da carteggio. Mentre sto in pozzetto per resistere al gran caldo sento una panga avvicinarsi: eccoli! Finalmente! Si sono persi in giro per recuperare altri soldi da un canadese che come noi e' stato spennato per essere arrivato nel weekend! Per cena penne all'arrabbiata e le ultime due birrette colombiane!


5 aprile 2009

Al mattino presto montiamo il dinghy e andiamo a vedere le marine della zona. Volevamo passare una settimana attraccati ad un molo per fare alcuni lavoretti, ma visto come ci hanno spennato ieri, mi sa che sara' difficile. Le marine sono piuttosto belline, mah, decideremo nei prossimi giorni. Esploriamo un po' la zona con il dinghy facendo dei lunghi giri tra le lagune rigogliose di mangrovie. Nel pomeriggio torniamo alla barca stanchissimi, forse il gran caldo ci ha provato. Per cena filetto di manzo con spinaci e pane fatto in barca.




6 aprile 2009

Ci spostiamo di primo mattino all'ancoraggio di fronte al paese. Un tedesco con un cane aski si avvicina con il suo dinghy e ci offre di usare gratuitamente il suo mooring (un ormeggio subaqueo, ossia una boa con un blocco di cemento sotto, chiamato anche gavitello). Accettiamo con gioa. Andiamo in paese per la prima volta e ci orientiamo un po'. L'atmosfera e' quella tipica delle localita' turistiche, con musica e negozietti di souvenir.


Frotte di giovani backpackers si affollano davanti alle botteghe che offrono escursioni subacquee. I tre negozi di alimentari sono gestiti da famiglie di cinesi, che qui sembra abbiano il monopolio dei supermercati. La frutta e' spettacolare: i manghi sono enormi e maturi, le papaye giganti e subito ci viene una gran voglia di cocomero. Quando torniamo alla barca siamo spossati, non riusciamo a capacitarci del perche'. Nel senso che se io sono stanca e' normale (sono nata stanca mi dicono), ma se anche Fra si sente di dover riposare, significa che qualche fattore destabilizzante c'e'. E il caldo qui non scherza. Non c'e' mai vento e il sole picchia forte quando c'e'. Si, perche' in realta' piove spesso, ma il caldo con la pioggia e' quasi peggio. Per cena cucino una zuppa di cavolo con noodles orientali di cui abbiamo una scorta infinita e che dovremo pure consumare a breve per evitare di buttarli.


7 aprile 2009

Decidiamo che visto che ci hanno pelato per i documenti e che Christian ci ha offerto il mooring non andremo alla marina. Se vogliamo possiamo andare a farci la doccia per un dollaro, nel caso in cui non avessimo acqua piovana in eccesso. Nel pomeriggio allora ci andiamo a fare 'sta benedetta doccia, la prima vera doccia dopo due mesi all'ancora o in navigazione. Concordiamo che preferiamo farci il bagno in mare! E' ora pure di sfoltirsi un po', cosi' io taglio i capelli a Fra e lui li taglia a me, stiamo diventando veramente autarchici. Cosi' , con i capelli nuovi ce ne torniamo in barca a prepararci una carbonara.

Bocas de Toro e' una localita' carina e molto frequentata. Ogni giorno arrivano aerei da Panama City e David carichi di turisti statunitensi (facilitati anche dal fatto che la valuta locale a Panama e' il dollaro americano, pazzesco eh?). Noi dovremo fermarci per qualche settimana, stiamo aspettando un paio di pacchi che ci sono stati inviati qui e speriamo arrivino prima della fine di aprile. Poi ripariremo verso Colon, prossima tappa il passaggio del canale.
In attesa di riprendere il viaggio, vi abbraccio

Isla Providencia (Colombia)

Ricordo che l'ufficiale della Migration ci chiese: "Quanto avete intenzione di fermarvi a Providencia?" E noi: "Mah, probabilmente 5 o 6 giorni, giusto un breve scalo tecnico per fare alcune riparazioni mentre aspettiamo che il vento si calmi un po'... poi vorremmo dirigerci verso Panama". Come si suol dire... le ultime parole famose! Alla fine a Providencia ci siamo rimasti per un mese e se il nostro visto non fosse scaduto, probabilmente ci saremmo fermati ancora.

Providencia ci ha totalmente folgorato.
Un'isola minuscola (solo 18 Km il perimetro) nel mezzo del Mar dei Caraibi dove il turismo praticamente ancora non esiste. Gli unici visitatori sono quelli che arrivano qui in barca a vela e che si fermano per un breve scalo o per qualche settimana. La baia di fronte al paese di Old Providence e' piuttosto ampia e puo' ospitare anche una trentina di imbarcazioni, se non di piu'. Certo pero'nei weekends arrivano alcuni piccoli aerei con poche decine di turisti che si "nascondono" per tre giorni nei loro hotels prima di ritornare a Bogota' o in Costa Rica.

Due volte alla settimana invece arrivano i rifornimenti dalla vicina Isla San Andres, molto piu' sviluppata dal punto di vista economico e turistico. Gia' perche' a Providencia non c'e' nulla, nel senso che lo sviluppo dell'agricoltura si e' perso nell'ultimo secolo e cosi' si deve importare tutto. Ci raccontano che una volta, fino ad una cinquantina di anni fa, Providencia era una sola distesa di aranceti, palme da cocco e tamarindi e che gli abitanti dell'isola riuscivano addirittura ad esportare la frutta a Panama o in Costa Rica. E ora che fine hanno fatto tutte quelle coltivazioni? "Gli alberi si ammalarono e morirono e poi nessuno li pianto' nuovamente" ci dice Frank, che avra' si e no vent'anni e aspetta di riprendere il lavoro di meccanico dopo un incidente in motoretta. "E perche'? Cioe' perche' non li ripiantarono? Perche' ora non si coltiva piu' nulla?" "No se, I don't know" con lo sguardo che vaga tra le fronde del suo giardino dove gli alberi da frutto ci sono eccome... cosi' ogni volta che passiamo a trovarlo ce ne torniamo alla barca con una sportina colma di manghi o arance. Frank e' felice di vivere a Providencia, non se ne vuole andare via come molti dei giovani di qui, che trovano un impiego a San Andres o in continente e poi non ritornano piu' indietro. E cosi' mentre ci fa vedere gli alberi da frutto e il piccolo allevamento di tartarughe della sua famiglia ci parla dell'amore per la sua isola e di come nel corso degli anni le cose siano andate peggiorando. "Una volta qui a Providencia tenevan todo y ahora no tengon nada. Pero' la soluzione non e' fare come a San Andres e costruire grandi alberghi e negozi per il turismo. La soluzione sarebbe aiutare la gente di qui a voler restare qui, trovare il modo di riprendere l'agricoltura, sistemare le strade, regolamentare la pesca... Il problema e' che in questo tempo in cui viviamo la gente pensa solo al dinero e non e' interessata ad altro. E cosi' un'isola come Providencia muore". E lo capiamo bene. Passiamo qualche pomeriggio a parlare di politica con Frank, che sotto quell'aria timida nasconde un piglio da rivoluzionario quando racconta la storia della sua terra.

Certo il clima secco e sempre ventilato consentirebbe di coltivare ogni cosa, anche se il problema principale a quanto pare e' l'acqua. Del rio Agua Dulce che secoli fa forniva scorte d'acqua alle navi di passaggio e' rimasto solo un rigagnolo. L'acqua potabile arriva dal cielo, cosi' ogni casa ha una piu' cisterne nel cortile. Durante la stagione delle piogge si cerca di raccoglierne il piu' possibile per affrontare anche la stagione secca. L'acqua per il bucato, le stoviglie e per lavarsi invece, viene distibuita soltanto determinati giorni della settimana a seconda del livello delle riserve comuni. C'era il progetto di un desalinizzatore, ma poi tutto e' sfumato non si sa bene perche'. "Beh, ma Providencia e' cosi'" ci dice sorridendo Noel che e' tornato qui dopo molti anni passati negli Stati Uniti. Ci ha invitato a casa sua per mangiare il RONDON, il piatto tipico, e cosi' ci perdiamo in chiacchiere mentre Noel grattugia il cocco e taglia a pezzetti la yucca e le patate. Noel ci dice che l'ultimo uragano ha fatto volar via il tetto della casa e che hanno perso tutto quello che avevano, una bella sfortuna se si pensa che a Providencia gli uragani non sono poi cosi' frequenti. La casa della nonna invece, di fianco alla sua, costruita in legno cent'anni or sono non ha fatto una piega, non si e' nemmeno allagata perche' opportunamente rialzata di qualche metro da terra. Cosi' ci ritroviamo in giardino con un piatto di rondon fumante: questa zuppa di pesce e verdura cucinata nel latte di cocco ha un sapore delizioso. Mentre ci accompagna alla spiaggia dove abbiamo lasciato il nostro dinghy, Noel ci dice che lui stesso ancora fatica a capire la mentalita' della sua gente dopo esser stato lontano per tanto tempo. Ha un sacco di progetti per il futuro che potrebbero anche funzionare, se solo le cose a Providencia si muovessero in modo "normale". Il cambiamento fa fatica ad entrare, ma questo e' forse proprio uno dei punti di vantaggio di questo luogo: tutto rimane immobile. Solo le case si incrinano per via dei frequenti terremoti, anche se non crollano, cosi' i paesini assumono un'aspetto quasi surreale con tutti quei muri storti e le colonne pendenti dei porticati. Decine di polli razzolano liberi per i cortili con frotte di ragazzini che li inseguono gioiosi. Non facciamo fatica a comprendere perche' la gente e' cosi' rilassata: avere la fortuna di vivere in una piccola comunita'in un luogo paesaggisticamente meraviglioso, dove si passano i pomeriggi in spiaggia all'ombra di una palma e dove i bambini possono giocare per strada senza problemi di criminalita' alcuna rende sicuramente la vita piu' piacevole di quella a cui siamo stati abituati nella vecchia Europa!


Questa poi e' l'isola di Morgan, il pirata piu' famoso di questi mari, unica vera attrazione turistica del luogo! Henry Morgan in realta' era un ex soldato di ventura inglese che dopo aver partecipato nel 1655 alla presa della Jamaica continuo' a combattere gli Spagnoli come pirata. Cosi'negli anni successivi si impadroni' di una fortuna leggendaria conquistando citta' e miniere d'argento qui e la' per i Caraibi, combattendo gli Spagnoli in Venezuela e in Messico con una serie di prodezze che lo portarono al successo. Al termine del conflitto anglo-spagnolo Morgan fini' nelle prigioni inglesi con l'accusa di pirateria, ma venne graziato da re Carlo II che lo nomino' governatore della Jamaica proprio con il compito di ripulire i Caraibi dai pirati! Morgan aveva una delle sue basi a Providencia, dove si possono ancora vedere i resti del fortino e i cannoni recuperati dalla giungla in anni recenti.


Del suo tesoro si son perse le tracce, comunque c'e' anche chi ha provato a cercarlo qui senza risultati. Noel ci racconta che qualche anno fa una spedizione di europei ha iniziato a sondare il mare qui intorno e che sono riusciti a recuperare qualche altro cannone, qualche pezzo di vasellame e una manciata di monete. Troppo poco per continuare le ricerche, certo sarebbe stato sufficiente per allestire un piccolo museo, ma a nessuno e' venuta l'idea.

Seguendo un sentiero arrabattato tra palme crollate e sottobosco tropicale si arriva ad una roccia singolare chiamata appunto "cabeza de Morgan" perche' ricorderebbe il profilo del piu' famoso abitante del luogo.


All'estremo opposto invece il suo "deretano" troneggia sulle barche all'ancora nella baia!


Facendo il giro dell'isola in bicicletta abbiamo visitato i piccoli paesini sparsi lungo il litorale e le splendide spiagge della zona sud-ovest dove la gente di qui si rilassa ascoltando musica reggae all'ombra mentre i bambini giocano in mare o provano a pescare dagli scogli. I pochi turisti che abbiamo incontrato ci hanno detto che l'isola di San Andres e' molto piu' bella, che c'e' piu' vita e che anche il mare e' piu' brillante, ma per noi Providencia e' uno dei posti migliori dove siamo stati negli ultimi tre anni. E' la sensazione di serenita'che ci ha accolto quando siamo arrivati e che mai ci ha abbandonato durante il nostro scalo. E la disponibilita' e la bellezza della sua gente. E la luce abbagliante del sole, i colori del mare ci hanno come ripulito da tutto lo stress di Cancun e dalle difficolta' della traversata.

giovedì 19 marzo 2009

Un cartello misterioso

Qualche giorno fa girellando per Providencia ci siamo imbattuti in questo singolare cartello stradale...

...non abbiamo la minima idea di cosa stia a segnalare, ci aiutate voi?? Grazie!

Francesco & Sara